Martedì, 16 Aprile 2024
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Intervista a Marco Giorgetti direttore generale del teatro della Toscana

 

Cominciamo con il tirare un bilancio della stagione appena trascorsa, è soddisfatto di come ha risposto il pubblico nella prima, vera, stagione dopo il Covid?

Il Teatro della Toscana cammina nel tempo, un tempo equamente diviso tra passato, presente e futuro, intersecandosi nei ritmi di una stagione teatrale tornata, stabilmente, a riempire il cartellone nel periodo che va dall’autunno alla primavera. Il passato racconta nei modi, nei fatti e nelle traiettorie, lo stato di salute della Fondazione Teatro della Toscana, che si traduce nell’efficacia rappresentativa dei numeri per tutti i suoi spazi. Nella stagione 2022/2023 appena trascorsa, finalmente completa, che ha segnato un decisivo ritorno alla normalità, su un totale di 371 recite si è registrata una presenza di oltre 100.000 spettatori, con 3.500 abbonamenti e oltre 1.200 TT Young Card (membership card riservata agli under30), dimostrazione del sostegno alla programmazione del Teatro della Toscana anche da parte dei giovani. Questa ampia partecipazione ha permesso di decretare il tutto esaurito per la metà delle date in programma nelle sale della Fondazione.

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Abbiamo intervistato l'attore Maximilian Nisi, impegnato nelle prove dello spettacolo “Un sogno a Istanbul”, di Alberto Bassetti, per la regia di Alessio Pizzech, tratto dal libro: La cotogna di Istanbul di Paolo Rumiz. Debutto a luglio 2023 al Campania Teatro Festival. Insieme a lui saranno presenti in scena: Maddalena Crippa, Mario Incudine (autore anche delle musiche) e Adriano Giraldi. Le scene e costumi sono curate da Andrea Stranisci e le luci da Eva Bruno. 

Una preziosa occasione per cogliere l'anima della persona ancor prima che dell'attore, per parlare dello spettacolo, del suo sottotesto, della necessità di recuperare la corporeità che, oltrepassando la parola verbale, diviene linguaggio espressivo universale anche fuori dal palcoscenico. E sul senso del.. cammino. 

 

 

Come stanno andando le prove e qual'è per te la situazione ideale per provare?

Mi trovo a Trieste e lo spettacolo è co - prodotto dal Teatro della Contada Teatro Stabile di Trieste e Arca Azzurra che invece è toscana. Anche Paolo Rumix, l’ autore del libro, La Cotogna di Istanbul da cui è stato ideato lo spettacolo teatrale, è triestino e con lui ho avuto modo di confrontarmi. Sono molto soddisfatto dell'andamento delle prove, grazie al modo antico, privo di distrazioni, con cui lavoriamo. Trieste non è dispersiva e invita alla concentrazione, è a misura d'uomo e riflette, per questo, la mia situazione ideale. Tendo a cercare contesti privi del superfluo e di dispersione: la mia situazione ideale è la provincia. Mi sto trovando molto bene con il gruppo capitanato dal regista Alessio Pizzech: puro argento vivo, passione, energia e continua ricerca espressiva sfociata nel lavorare non solo con le parole ma anche sulle immagini. Di fatto non ci sono protagonisti in questo spettacolo, siamo all'interno di una ballata poetica dove sarebbe impensabile scegliere un solo verso senza indebolire il tutto.

Il gruppo è qualcosa di più e di diverso rispetto alla somma di tanti singoli. La sensazione che ho è proprio quella d’essere parte di un tutto, insieme ai miei compagni di lavoro, coesi nella stessa intenzionalità di raccontare qualcosa di importante. È davvero raro, nella mia esperienza, trovare un’ armonia simile tra strumenti diversi che, seppur separati, suonano la stessa musica, come una doppia corda di alcuni strumenti, ovvero due corde che suonano la stessa melodia pur rimanendo distinte. 

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Incontriamo una delle grandi protagoniste del teatro dell’opera del Secondo Novecento, la signora Bruna Baglioni.

 

Mezzosoprano autentico, dalla voce ricchissima di colori, con un centro solido e possente, bassi suadenti ed acuti come lame,  capace di non cadere nella tentazione  di aprirsi ai ruoli di soprano e lavorare con tenacia e costanza, consegnandoci ruoli di grande valore musicale e di forte impatto scenico, grazie alla capacità di dare sempre una interpretazione personale dei vari personaggi. 

Il suo repertorio è ricco di titoli di grande impegno: da ‘La Favorita’ a ‘Don Carlo’;  da ‘ Cavalleria Rusticana’ a ‘La Gioconda’; da ‘Il Trovatore’ ad ‘Aida’ e di lei si è sempre parlato come di una professionista seria, appassionata, affidabile. 

Una donna determinata, diretta, schietta, capace di essere se stessa e di non vivere la popolarità  in chiave divistica e superficiale, ma di porsi al servizio del canto con umiltà e dedizione. 

Da quando ha lasciato il palcoscenico, peraltro con una voce ancora prodigiosamente integra, la signora si è dedicata all’insegnamento.

Questo  nostro incontro è l’occasione per conoscere meglio questa artista, così acclamata dagli amanti dell’opera e così schiva  ad apparire su giornali e riviste, ma anche per compiere un viaggio nella sua carriera, conoscere gli esordi, capire l’importanza che hanno avuto  i suoi Maestri, che le sono stati affianco fino a pochi anni fa; cogliere  il suo atteggiamento verso una professione che lei ha saputo sublimare,, ma che prima di tutto è impegno, lavoro, fatica, studio.

Sicuramente una donna tutta d’un pezzo, che fra le righe manifesta la stima per la figlia, apprezzata agente teatrale, ma  che sente il bisogno di  chiarire l’assoluta distanza dalla sua carriera, perché nel mondo dell’arte si va avanti per i propri meriti, ci si deve guadagnare tutto in prima persona e non ci devono essere facilitazioni od ostacoli smussati.

Così è stato per lei e questo le ha permesso una carriera lunghissima, senza cedimenti, che l’ha portata sui principali palcoscenici del mondo, consacrandola una vera regina dell’Arena, decisamente teatro non facile per la voce; amata primadonna del Metropolitan; trionfatrice di una delle serate più tese della storia della Scala; ma anche sempre disponibile ad esibirsi nella cosiddetta ‘provincia’, perché l’Arte vera non ha categorie preconcette, gerarchie e pregiudizi.

Nonostante il successo internazionale, quello che emerge non è una cantante autoreferenziale, ma una donna preoccupata per il futuro del teatro,  che non perde tempo in faziosità, ma chiede con determinazione  che la politica abbia il coraggio di scendere in campo in difesa dei giovani cantanti, che non celebra i tanti applausi ricevuti, ma l’importanza delle tante audizioni fatta, il valore dello studio e della fatica, il coraggio dei Direttori Artistici capaci di puntare sui nomi emergenti, l’etica dei grandi Maestri che riconoscevano il valore degli sconosciuti.

Un incontro che è una lezione di eleganza e di modestia, di competenza e di coerenza.

Cominciamo questa intervista proprio con una domanda che riguarda questa seconda fase della sua carriera.

 

Che consigli si sente di dare  ai giovani che vorrebbero diventare cantanti lirici? Quali sono secondo lei le doti principali che devono avere?

La prima cosa da avere è la testa, poi la voce e da ultimo ma non per minore importanza, la voglia di studiare assiduamente che dovrà accompagnare il cantante fino all’ultimo giorno della carriera. Studio, studio, studio senza cercare scappatoie e raccomandazioni, senza pensare di essere il primo della classe, perché questo devono dirglielo gli altri che lo ascoltano.

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In questi giorni è in scena al Teatro Verdi ‘Orfeo ed Euridice’, spettacolo che segna il ritorno sulle scene triestine del mezzosoprano Daniela Barcellona, sicuramente una delle artiste più apprezzate nella scena lirica mondiale  e massima interprete attuale del  ‘Rossini serio’.

I suoi ruoli en traversi hanno scritto la storia dell’opera di questi anni, grazie ad una tecnica inossidabile, costruita grazie al marito , il Maestro Alessandro Vitiello; ad una capacità interpretativa fuori dal comune e da un carisma che riesce a magnetizzare il pubblico, a trascinarlo in una dimensione metafisica, magica e poetica.

Siamo davanti ad una artista vera, che ha saputo costruire la carriera con dedizione, studio appassionato, responsabilità.  Una cantante che non ha forzato le tappe, che ha saputo rispettare il suo prezioso strumento vovale, ma anche il pubblico, al quale ha consegnato sempre prove di grande spessore. Impossibile elencare i trionfi, i premi vinti, i colleghi con cui si è esibita. Ha avuto il coraggio di mettersi in gioco in allestimenti complessi, ha lavorato con tutti i più grandi registi, si è esibita nei maggiori teatri , dalla Scala al Metropolitan, dalla Royal Opera House al teatro Real di Madrid, passando per Parigi, Salisburgo, Vienna, Chicago, Barcellona, l’Australia, il Giappone , ma esibendosi anche in moltissimi teatri italiani, dando prova di sensibilità e disponibilità.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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