Mercoledì, 30 Novembre 2022
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Recensione della mostra Annibale Carracci. Gli affreschi della cappella Herrera presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma dal 17 novembre 2022 al 5 febbraio 2023 

 

Annibale Carracci fu, anche grazie ai contributi del fratello Agostino e del cugino Ludovico, tra i protagonisti della pittura a cavallo tra il Cinquecento e Seicento. Talmente stimato che persino un artista estremamente parco di complimenti verso i colleghi come Michelangelo Merisi da Caravaggio ebbe a dire di fronte alla sua Santa Margherita «mi rallegro che al mio tempo veggo pure un pittore» secondo quanto riportato da Giovanni Pietro Bellori. Di lì a breve entrambi si sarebbero cimentati in un confronto che avrebbe regalato al mondo una tra le cappelle più preziose per la Storia dell’Arte: la Cerasi in Santa Maria del Popolo a Roma, che riunisce la Conversione di Saulo e la Crocifissione di San Pietro di Caravaggio e L'Assunzione della Vergine di Carracci. Quest’ultimo, però, si racconta che nonostante gli onori e la gloria fu preso dalla depressione: tra le tante cause, la più significativa è l’essersi sentito offeso da un pagamento eccessivamente al ribasso da parte del cardinale Odoardo Farnese per il vastissimo ciclo di affreschi realizzato per il suo palazzo vicino al Tevere. Tanto da morirne. La sua fama non lo seguì nella tomba, anzi: fu tale da farlo seppellire all’interno Pantheon, che già ospitava Raffaello Sanzio. 

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Recensione della mostra Pier Paolo Pasolini. TUTTO È SANTO - Il corpo veggente presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini, Roma dal 28 ottobre 2022 al 12 febbraio 2023

 

Pier Paolo Pasolini. TUTTO È SANTO è l’ambiziosissimo progetto espositivo per celebrare i cento anni dalla nascita del regista e intellettuale bolognese, portato avanti in sinergia da Azienda Speciale Palaexpo, Gallerie Nazionali di Arte Antica, MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo e declinato rispettivamente ne Il corpo poetico, Il corpo veggente e Il corpo politico. 

A Palazzo Barberini, sede insieme alla Galleria Corsini delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, trova spazio l’aspetto più visionario e assieme, visivo, di Pasolini: e non potrebbe essere altrimenti, considerando i riferimenti all’antico, all’arte e alla pittura di cui le sue opere sono colme. Del resto «Tutto è santo» - battuta pronunciata da Chirone all’interno del film Medea con come protagonista un’indimenticabile Maria Callas che dà il titolo all’intera operazione - pare sposarsi a meraviglia con gli sguardi, i visi, le carni che emergono dai quadri, dalle fotografie, dai fotogrammi selezionati per l’esposizione e alternati a volumi e riproduzioni che aiutano a inquadrare l’universo sia iconografico sia tematico di Pier Paolo Pasolini. 

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Recensione della mostra Impronte presso Sacripante Gallery a Roma dal 7 al 30 luglio 2022

Domande sul corpo, proiezioni floreali, il gioco della creazione per sovrapposizione: questo è molto altro suggeriscono le interessanti opere che sanno di sapienza artigiana e che vanno a comporre la mostra Impronte di Maria Donata Papadia. L’artista, dopo essersi laureata all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, si appassiona al mondo del teatro: è infatti scenografa e costumista per il Teatro Due Mondi per diverso tempo. In quello spazio visionario può dar libero sfogo alla propria fantasia e lasciar germogliare i semi di una ricerca sul rapporto tra colore ed energia che dura ormai da trent’anni. E che l’accompagna ovunque, declinandosi nelle diverse sfaccettature con cui la Papadia ha deciso di esprimersi: pittrice, scenografa, costumista, ricercatrice cromatica. 

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Recensione della mostra PINO PASCALI. Fuori Museo dal 15 giugno all’11 luglio 2022 presso la Galleria la Nuvola 

 

In una delle strade più cinematografiche e suggestive della capitale, la storica Galleria La Nuvola accoglie nel suo nuovo spazio di via Margutta 41 la mostra: PINO PASCALI. Fuori Museo.

Da mercoledì 15 giugno, trentacinque opere del geniale artista pugliese, morto in un incidente motociclistico a Roma a soli 33 anni, ripercorrono nella galleria la breve e sorprendente carriera artistica di Pascali. In mostra sono esposti, grazie al curatore Alberto Dambruoso e all’architetto Lorenzo Locci, i folgoranti archetipi con cui l’artista si cimenta: le balene e i pescecani, i velieri e le abitazioni rocciose, le vedute totemiche e tribali, le sue armi e le sue bizzarre pubblicità. Soggetti che appaiono fortemente eterogenei e contrastanti, ma che ad una lettura più approfondita esprimono il senso del tragico che la vita inevitabilmente sottende. Nell’intera opera di Pino Pascali, il tragico viene sempre proposto in chiave “giocosa” e ironica, grazie all’utilizzo di materiali fragili ed effimeri, quali la plastica, la lamiera, la paglia, la raffia. Una sorprendente produzione artistica, intrisa del romanico pugliese e del bestiario medievale dell’architettura sacra, che Pascali contrappone in risposta alle nuove tendenze americane degli anni sessanta: la Pop Art, la Minimal Art, fino a precorre l’Arte Povera, di cui diverrà esponente di spicco.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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