Martedì, 24 Maggio 2022
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Recensione della mostra Giuseppe Loy. Una certa Italia. Fotografie 1959-1981 dall’8 dicembre 2021 al 27 febbraio 2022 presso Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 

 

 

«I nostri figli si sono abituati a vivere con un tale enorme numero di immagini piatte 

(stampate, proiettate, etc.) che perderanno il senso della dimensione. 

Sarà a loro praticamente impossibile comunicare con chi non ha subito quelle valanghe. 

Mancherà loro, per esempio, l’intuizione dello spessore, l’intelligenza della profondità?»

(Giuseppe Loy)

 

Sono passati quarant’anni dalla scomparsa di Giuseppe Loy, fratello del più celebre Nanni. L’Italia ha, oggi però, la possibilità di scoprire la sua fotografia attraverso la prima retrospettiva a lui dedicata e allestita nei rinnovati spazi della Sala delle Colonne e delle Cucine Novecentesche di Palazzo Barberini. Un risultato frutto di un grande sforzo di ricerca e archivio: morto di infarto nel 1981, l’artista lascia dietro sé settantamila scatti e un libro di poesie. Grazie all’impegno dei due curatori, il figlio Angelo Loy e Chiara Agradi, insieme alla Media Partnership di Rai Scuola vengono digitalizzati e della sistematizzati ben 1.565 rullini in bianco e nero, 338 rullini a colori, 1.800 stampe e documenti. In questo modo l’archivio fotografico Giuseppe Loy è in grado di realizzare un’esposizione che conta 135 stampe originali in bianco e nero, documenti, poesie, epigrammi, immagini di famiglia e un video dedicato al grande rapporto di amicizia che legò Loy ad Alberto Burri, Afro e Lucio Fontana.

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Dies di Alessandro D’Ercole e Tatsiana Pagliani presso l’associazione Massenzio Arte dal 13 al 19 novembre 2021

 

La mostra bipersonale Dies di Alessandro D’Ercole e Tatsiana Pagliani, a cura di Federica Fabrizi è patrocinata dall’Associazione Art G.AP. Modern & Contemporary Art di Roma e dalla prestigiosa Accademia dei Romani di Guidonia.

Alessandro D’Ercole, sculture, e Tatsiana Pagliani, pittrice, si confrontano sul tema del tempo scandito dai giorni della settimana. Qual è l’origine dei nomi dei giorni della settimana? Tutto ha inizio dai Babilonesi che crearono un Ordine di Venerazione Settimanale che poi, successivamente, è stato ereditato dai Romani. Gli astrologi dell’epoca credevano che i corpi celesti governassero a turno la prima ora del giorno, così decisero di associare il nome di ogni giorno al pianeta dominante nella rispettiva giornata. Nell’antichità quelli che noi oggi chiamiamo pianeti, che Tolomeo sosteneva girare intorno alla terra, erano considerati delle “stelle erranti” (la parola “pianeta” significa “errante”). Infatti per tale ragione, Dante Alighieri nella Divina Commedia adoperò la parola pianeta per indicare le stelle del nostro firmamento.

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Dal 22 ottobre – 2 novembre 2021 presso Sacripante Gallery di Roma Roma

 

 

«Cosa si conosce e cosa no. Si conoscono mai le persone? Quanta presa si ha sulla realtà? Che accade davvero nel presente? Quesiti che riguardano non solo il nostro futuro ma la nostra specie. Tutto è in dubbio: come cambierà il mondo, qual è il fine del progresso tecnologico e con quale impatto sull’ambiente. Misteri, come le domande e le risposte che ci poniamo nell’oggi. Ognuno ha le proprie: le mie si traducono nelle opere che creo». 

 

(Elisa D’Urbano)

La mostra Unknown scaturisce dall’interrogarsi sui concetti di Antropocene e Chthulucene. Il primo è stato coniato dal premio Nobel per la chimica atmosferica Paul J. Crutzen e indica l’era geologica attuale: pesantemente condizionata nelle sue caratteristiche chimiche, fisiche e biologiche dall’azione umana. In particolare gli effetti delle concentrazioni di CO2 e CH4 nell’atmosfera. Il secondo è utilizzato dalla filosofa Donna Haraway, professoressa emerita all’Università di Santa Cruz in California, che ritiene maggiormente corretto parlare di Chthulucene: il nostro pianeta vive di legami sotterranei che coinvolgono virus, animali e piante sconosciute, isole lontane e vulcani attivi. Bisogna individuare un linguaggio che riesca a mettere tutto ciò in comunicazione, consentendo a tutte le specie che abitano questo spazio finito e parteciparvi in maniera più armonica.

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Recensione Riapertura delle sale del Cinquecento restaurate presso le Gallerie Nazionali d’Arte Antica Barberini Corsini nella sede di Palazzo Barberini 

 

Con l’inaugurazione del nuovo allestimento delle sale del Cinquecento, situate nell’ala nord, si conclude il lungo intervento di riqualificazione del piano nobile di Palazzo Barberini. Un progetto iniziato nel 2017 e portato avanti con grande determinazione da Flaminia Gennari Santori, direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di cui Palazzo Barberini – insieme alla Galleria Corsini – è sede, che spiega: «l’intento è quello di restituire al pubblico un percorso organico e facilmente leggibile, in una struttura espositiva narrativa che metta in risalto anche la storia del palazzo e delle sue collezioni». 

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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