Sabato, 04 Febbraio 2023
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Recensione della mostra Impressionisti segreti presso Palazzo Bonaparte dal 6 ottobre 2019 al 8 marzo 2020

 

La bellezza pura lascia sempre negli occhi di chi la contempla la sensazione di sete inappagata che si traduce nel desiderio di voler continuare a prendere ad oltranza senza mai essere sazi. Non ci si abitua mai, soprattutto quando il nutrimento proviene da opere impressioniste “segrete”, ossia poco conosciute dal grande pubblico perché appartenenti a collezioni private, a cui l’occhio è quindi poco avvezzo. Nell’eccezionale occasione dell’inaugurazione di Palazzo Bonaparte, come nuovo spazio museale romano, sono state raccolte alcune produzioni impressioniste dei più noti nomi del movimento, quali Monet, Pissarro, Renoir, Sisley, Caillebotte, Morisot, Cross, ma, in misura minore, sono presenti anche opere di Manet, Cézanne, Gauguin, Signac, Laugè, solo per citarne alcuni.

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Più di sessanta tra artisti italiani e israeliani esplorano la dimensione intima e immaginifica dell’infanzia. Dopo Matera, Ravenna, Tel Aviv, Bologna e Torino la mostra Unforgettable Childhood – L’Infanzia indimenticabile arriva dal 13 dicembre 2019 al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese di Roma per proseguire fino al 16 febbraio 2020.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, curata da Ermanno Tedeschi, la collettiva è prodotta dall’Associazione Culturale Acribia con il patrocinio dell’Ufficio Cultura dell’Ambasciata d’Israele in Italia e con il sostegno di Banca Patrimoni Sella & C.

Nelle oltre ottanta opere esposte vengono fissate esperienze, sensazioni e stati emotivi dell’infanzia, intesa come fase dell’esistenza «in cui tutto è possibile – afferma Ermanno Tedeschi – quando le azioni del bambino sono continue sperimentazioni in cui si esercita ad essere, con semplicità e naturalezza, l’adulto di domani».

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Si è inaugurata venerdì 6 dicembre la mostra di Santiago Calatrava “Nella Luce di Napoli” a cura Sylvain Bellenger direttore del Museo di Capodimonte, l'esposizione è stata ideata dallo Studio Calatrava e realizzata in collaborazione con lo studio di progettazione ing. Vito Avino e il funzionario architetto del Museo e Real Bosco di Capodimonte Renata Marmo. Si potrà visitare la mostra fino al 10 maggio 2020. In esposizione quattrocento opere tra cui: sculture, disegni, maquette, un’artista fra le menti creative è più brillanti dei nostri giorni: arriva a Napoli, nel Museo e Real Bosco di Capodimonte, la mostra di Santiago Calatrava, architetto, ingegnere, pittore, scultore, disegnatore, artista a tutto tondo. Spirito inquieto alla continua ricerca di un equilibrio tra volume e luce, i due elementi essenziali del suo concetto di architettura (“un gioco armonioso di equilibrio dei volumi sotto la luce” nella definizione di Auguste Rodin nel suo libro Les Cathédrales de France, 1914). La mostra a Capodimonte, divisa tra il secondo piano del Museo e l'edificio del Cellaio nel Real Bosco, sottolinea già nel titolo questo elemento: Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli ma anche l'amore dell'artista per la città, culla e porto del Mediterraneo, crocevia di culture e civiltà differenti.

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Rintracciare attraverso l’opera di sedici artisti dell’attuale panorama italiano rimandi e affinità elettive con la grande tradizione figurativa etrusca. È da questo proposito che nasce la mostra Corrispondenze. La tradizione nel contemporaneo, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia dal 26 ottobre all’8 novembre di quest’anno.

Se, infatti, l’arte contemporanea sembra oggi parlare con un linguaggio spesso incomprensibile – si pensi ai coniglietti d’acciaio specchiante o ai palloni da basket in equilibrio di Jeff Koons – e il concetto stesso di “bellezza” viene in alcuni ambienti guardato con un certo sospetto, è altrettanto vero che torna a fiorire la grand art, come l’ha definita Aude de Kerros in opposizione al concettualismo imperante. Infatti, si sta risvegliando tra artisti, pubblico, collezionisti e tutti gli “addetti ai lavori” un nuovo interesse per l’arte contemporanea ispirata alla tradizione e al bello inteso come valore. E, come nota la curatrice Alessandra Redaelli, “se si va al fondo, si scopre che la grande tradizione del bello e del saper fare molte delle sue radici le affonda lì, in quelle terre comprese tra l’Arno e il Tevere”. Corrispondenze nasce quindi per raccogliere – sottolinea ancora la Redaelli – “le voci più interessanti di un contemporaneo intessuto di tradizione e di bellezza”.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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