Sabato, 04 Febbraio 2023
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"Bisbigliata Creatura" è la performance di danza, vincitrice del Premio InDivenire 2019, e andata in scena a chiusura dello stesso Festival nella serata del 30 gennaio 2023. La creazione evocativa di Mariella Celia è stata una vera esperienza per gli occhi e per l'anima. La scena è stata presentata in un'atmosfera avvolgente, con luci a neon e fari arancioni, che hanno fatto intravedere corpi in movimento al di là di un telo trasparente, che privava l'occhio dello spettatore di una visuale nitida. La musica onirica e l'improvvisa caduta del telo, ha dato spazio alla comparsa di un corpo riverso a terra, nudo (dai colori carne del costume), inerme, con le mani avvolte in guantoni da pugile, così come recita la poesia "La bambina pugile" di Chandra Livia Candiani a cui la coreografia si è ispirata, avvolto nel fumo e cosparso dalla creta; nella mente emerge immediatamente un ricordo, quel momento magico, viscerale del distacco del feto dal grembo materno, e proiettato in un mondo nuovo e sconosciuto.

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Il coreografo valdostano torna a Roma nel teatro del suo cuore, con Quintetto, uno spettacolo a cui Chenevier è altrettanto legato. 

Spettacolo vincitore del Be Festival a Birmingham nel 2015, inserito nella TOP 10 Comedy del 2016 del quotidiano inglese The Guardian, premiato dal pubblico al MESS Festival di Sarajevo nel 2015.

Il "5", nell'esoterismo, è il numero che simboleggia la vita universale, l'individualità umana, la volontà, l'intelligenza, l'ispirazione e il genio. Simboleggia anche l'evoluzione verticale, il movimento progressivo ascendente. Per l'esoterismo il "5" è il numero dell'uomo come punto mediano tra terra e cielo, e indica che l'ascensione verso una condizione superiore è possibile. 

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La rubrica “Danzatori in movimento” esplorerà la vita e la carriera di danzatori e coreografi che, per un breve o un lungo periodo hanno scelto di vivere e lavorare al di fuori dei confini italiani.

Un appuntamento mensile, in cui incontreremo personaggi noti e meno noti del panorama della danza italiana, che ci racconteranno la loro esperienza all'estero e come questa ha influito sulla loro crescita personale e professionale. Scopriremo come il loro percorso artistico si sia arricchito e ci darà un'idea delle opportunità che il mondo offre ai talenti della danza. Siamo entusiasti di condividere con voi queste storie emozionanti e ispiratrici, e di scoprire insieme come l'espressione artistica possa superare i confini geografici.

 

Lorenzo Mattia Pontiggia

Lorenzo Mattia Pontiggia è nato a Milano e ha iniziato la sua formazione a L’omino danzante. Ha continuato a studiare ad Aosta all’Institut de Danse Du Val d’Aoste e al ForDance Institute. Nel 2014 è entrato all’Accademia Teatro alla Scala, dove ha avuto la fortuna di esibirsi sullo storico palco milanese, e nel 2015 si è trasferito a Professione Danza Parma. Nell’ottobre 2015 ha ricevuto una borsa di studio per l’Orlando Ballet School dove è stato trainee per un anno e poi promosso alla seconda compagnia dove ha ballato per due anni.

Nel 2018 ha vinto il 2° premio nella divisione classica e il 3° premio nella divisione contemporanea al Youth America Grand Prix di Boston. Nello stesso anno è stato selezionato da Roberto Bolle per far parte di OnDance dove è stato insignito dall’étoile il premio come talento emergente dopo aver ballato nel Gala Roberto Bolle and Friends. Nel 2019 Lorenzo ha vinto il 2° premio nella divisione classica e gli è stato chiesto di esibirsi al gala Stars of today meet the stars of tomorrow allo YAGP Tampa. È stato uno dei 60 ballerini selezionati da tutto il mondo a competere all’International Ballet Competition di Helsinki, uno dei concorsi di danza più prestigiosi e storici del mondo. È entrato a far parte del Cleveland Ballet ed è tuttora parte della compagnia.

 

Quando hai lasciato l'Italia per trasferirti in America? Da cosa è nata questa tua decisione? 

Ho lasciato l’Italia a 15 anni nel settembre del 2015, dopo aver ricevuto alle semifinali dello Youth America Grand Prix una borsa di studio per l’Orlando Ballet School. 

A Orlando avevo la possibilità di studiare per molte più ore rispetto all’Italia e uno dei maestri della scuola, e mio mentore, Olivier Muñoz è considerato uno dei migliori maestri per uomini a livello mondiale e io l’ho vista come l’opportunità della vita.


Come ti sei trovato inizialmente in una città così diversa da quelle italiane? Com'è stato l'approccio alla danza, il confronto con tanti altri danzatori e alla compagnia?

Inizialmente l’unico problema era la lingua però, nel giro di qualche mese ho cominciato a non avere più nessuna difficoltà. Non avevo molto tempo per vivere la città da turista, visti gli allenamenti dalle 9 alle 19:30 dal lunedì al sabato, ma comunque Orlando è piena di natura, parchi e laghi e mi sono subito trovato benissimo!
A livello di danza la cosa che ho trovato più difficile è stata senza dubbio la velocità delle esecuzioni, specialmente nei salti; in Europa la tecnica che viene studiata maggiormente è la Vaganova (scuola russa) ed è molto più lenta a livello di musicalità e di conseguenza anche l’esecuzione dei passi. Avere delle gambe veloci è sicuramente un vantaggio, perché è più facile rallentare che accelerare.
Sicuramente all’inizio è stato molto difficile anche imparare a memorizzare le coreografie immediatamente, ma questo credo sia normale nel passaggio tra scuola e compagnia; il mio primo anno facevo parte della scuola ma ballavo anche con la compagnia e poi dalla seconda stagione, a 16 anni, sono stato promosso alla seconda compagnia.

In America ho sicuramente trovato più sana competizione rispetto all’Italia e grazie a questo sono riuscito a migliorare tantissimo. Non sono uno che si fa demoralizzare dalla bravura altrui, anzi la prendo come una spinta per arrivare allo stesso livello!

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È la fotografia di un movimento che attraversa l’Europa facendone danzare le identità: Dancing Days, la rassegna di Romaeuropa curata da Francesca Manica, in scena al Mattatoio dal 26 al 30 ottobre e al Teatro Biblioteca Quarticciolo il 4 e 5 novembre, raccoglie alcune delle più sorprendenti creazioni della scena coreografica europea, anche grazie alla rete Aerowaves che seleziona ogni anno le migliori proposte coreografiche disegnando un network sul territorio nazionale e internazionale.

Ad aprire la rassegna la danzatrice e coreografa franco-malgascia Soa Ratsifandrihana, già nei lavori di Anne Teresa De Keersmaeker e James Thierrée, in scena il 26 ottobre con la sua prima creazione, Gr oo ve, un assolo che dal groove, quell’indefinibile “quasi nulla” alla base di molti stili musicali del XX secolo, arriva a risvegliare i ricordi dell’infanzia generando attraverso la danza una rinascita spirituale.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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