Mercoledì, 30 Novembre 2022
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È in corso al Farnese ArtHouse una serie di proiezioni-incontro per le scuole per un approccio diverso e inclusivo alla formazione attraverso la formula del “Debate”. Protagonisti interattivi professori e studenti di due istituti omonimi: il liceo classico e l’Istituto comprensivo E.Q. Visconti. Un nuovo modo di sfidare (in sicurezza) la pandemia ripensando la sala cinematografica come aula scolastica attiva e multimediale

 

Desacralizzare l’aula per aprire la scuola al territorio, (ri)portare i giovani al grande schermo attraverso la filosofia; sperimentare processi di inclusione sociale attraverso il dibattito regolamentato: questi i tre concetti da cui è partito con grande successo il progetto Cinesofia. I grandi temi della filosofia nel cinema, un’iniziativa concepita da due scuole omonime, il liceo classico e l’Istituto comprensivo Ennio Quirino Visconti di Roma in collaborazione con il Farnese ArtHouse, storica sala cinematografica d’autore nel cuore della capitale. Con la curatela scientifica di Sergio Petrella e la direzione artistica di Fabio Amadei, l’iniziativa si propone di educare studentesse e studenti alla filosofia attraverso il linguaggio cinematografico (e viceversa) consentendo agli stessi studenti di esprimere il proprio giudizio critico in un gioco assoluto di squadra, diventando oratori e argomentatori. È questa la formula del “Debate”: una gara aperta in cui la competizione del pro e contro lascia il posto all’integrazione del pensiero. Obiettivo primario del progetto è infatti, il rispetto reciproco e l’interazione dialettica con il prossimo, senza lasciare indietro nessuno.

Il cinema è rappresentazione della vita, della fantasia, delle emozioni, dei sentimenti: il cinema è vita, insomma. Se questo è vero, anche il gioco, che è parte della vita collettiva, non poteva che finire in una quantità pantagruelica di film.


Più nello specifico, casinò e poker sono stati spesso ambientazione e pretesto narrativo di moltissimi film in cui i protagonisti, per un motivo o un altro, si sono ritrovati seduti al tavolo da gioco.
Alcune scene di poker sono entrate in film considerati classici, come The Cincinnati Kid, La Stangata o il più recente Rounders: la sfida finale tra "The Kid" (il leggendario Steve McQueen) e il "campione" in carica Lancey "The Man" Howard (interpretato Edward G. Robinson), la partita tra Paul Newman e Robert Shaw nella Stangata, l’iconica partita a Texas Hold’em tra James Bond e l’antagonista Le Chiffre nel riuscito Casinò Royale del 2006.

Ma sono tanti, e vari, e di ogni genere i film in cui appare il poker. Cominciamo il nostro ping-pong avanti e indietro nel tempo con California Poker, un buddy movie del 1974 la cui trama narra la storia di due amici che, tra un’avventura (o disavventura) e l’altra riescono addirittura a sedersi allo stesso tavolo con una leggenda del poker, Amarillo Slim.

Otto storie da otto Paesi del mondo: il documentario collettivo Tornare all'Anormalità (più complesso di un virus) racconta le contraddizioni sociali che, preesistenti al Covid-19, sono esplose con la pandemia.

 

Il film è visibile in tutto il mondo sulla piattaforma streaming Streeen.org (channel Prima Visione a 4,20€).

 Gli autori e le autrici del documentario devolveranno il ricavato del film a EMERGENCY ONG ONLUS, per contribuire all'impegno e alla missione dell'Associazione nella difesa del diritto alla salute per tutti gli individui. 

Il film, frutto del lavoro indipendente di nove documentaristi, non nega e non discute il tema sanitario, ma, partendo da questo, racconta le disuguaglianze economiche, le ingiustizie sociali, l'aumento della violenza domestica, il diritto alla salute negato. Problemi esacerbati dalle conseguenze dell'emergenza sanitaria, ma insiti in un sistema che ci accomuna tutti, nessuno escluso, da un estremo all'altro della Terra.

Dà voce, così, agli indigeni del Brasile sotto attacco di Bolsonaro, agli operai delle fabbriche costretti ad esporsi al contagio, ai disoccupati e ai familiari di chi non può permettersi un trasporto in ospedale o una sepoltura dignitosa, alle donne vittime di femminicidio, in aumento durante il lockdown, a chi non teme il Covid perché già segnato dalla paura, dalla morte e dalla povertà.

Recensione della sitcom Penne lisce disponibile su YouTube e Instagram dal 19 marzo 2020

 

In quasi due mesi di misure contenitive a cui l’Italia è stata sottoposta causa pandemia da COVID-19, durante la cosiddetta fase 1 il mondo dell’arte, della cultura e dello spettacolo si è sforzato di restare attivo trasferendosi di fatto su internet. I risultati son stati altalenanti, la quantità enorme la qualità un po’ meno.  Tantissimi han detto la propria, molti han cercato e continuano a cercare un modo originale per esprimersi, qualcuno ha provato a fare ciò che sa. 

Un esperimento riuscito, nella semplicità del suo raccontare senza presunzione uno dei tanti aspetti della situazione attuale è Penne lisce: titolo che gioca con il formato di pasta per antonomasia meno amato dagli italiani ma anche con l’escamotage narrativo alla base. La trama è contemporanea: l’unico posto rimasto dove socializzare, che non sia l’inflazionata rete è il supermercato; ma anche canonica: lei (Elisa Zanotto) e lui (Antonio Macrì) non si conoscono ma iniziano a scriversi. È pure buffa: lei, giovane e annoiata social media manager di un museo, lascia una lettera tra i sottaceti. Sperando qualcuno la noti ed esaudisca il suo desidero: conoscere qualcuno di nuovo. 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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