Martedì, 14 Luglio 2026
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Recensione di ‘Elektra’ di Strauss, il 20 e 21 giugno 2026 al ‘Verdi’ di Trieste

 

Ritorna dopo quasi mezzo secolo ‘Elektra’ a Trieste.

Il teatro chiude una stagione dai numeri positivi con uno degli spettacoli più riusciti della sua storia recente, certamente il  miglior allestimento triestino, a nostro parere, di un’opera di area tedesca  dell’ultimo mezzo secolo.

Merito degli interpreti, di un’orchestra in stato di grazia, di un direttore colto e preparatissimo, di un regista che cesella uno spettacolo indimenticabile, ma anche della sinergia di tutte le componenti del Verdi, che pare rianimare il più mitteleuropeo dei teatri italiani, farlo ritornare a quei vertici di qualità e di interesse che  parevano essersi appannati fino a qualche stagione fa.

Un teatro vivo, attento, in tutte le sue componenti. Dalla cortesia della biglietteria all’attenzione delle maschere, passando per i sorrisi del guardaroba, alla pazienza di chi accompagna in sala.

Speriamo che questa impressione sia il terreno fecondo per un futuro di grandi esperienze, a partire dalla stagione prossima, la prima firmata dall’attuale Direttore Artistico Valerio Vicari.

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Dall’11 al 21 giugno, il borgo sabino si trasforma nel centro del teatro antropologico mondiale.

 

​Ci sono luoghi in cui la geografia si arrende all'immaginazione. Per undici giorni, dal 11 al 21 giugno 2026, il borgo medievale di Fara in Sabina ha smesso di essere soltanto uno splendido scorcio del Lazio profondo per tornare a farsi capitale globale del teatro di ricerca. La XXVI edizione del FLIPT (Festival Laboratorio Interculturale di Pratiche Teatrali) non è stata un'edizione come le altre: ha segnato il traguardo storico dei cinquant'anni del Teatro Potlach, fondato qui nel 1976 da Pino Di Buduo e divenuto nel tempo un faro dell'antropologia teatrale. Nato dall'ormai storico sodalizio artistico tra Di Buduo e il maestro Eugenio Barba (fondatore dell'Odin Teatret e dell'I.S.T.A. - International School of Theatre Anthropology), il FLIPT 2026 ha radunato artisti, studiosi e compagnie provenienti da ben 19 Paesi del mondo. Esiste un’ostinazione poetica nel lavoro che il Teatro Potlach porta avanti a Fara Sabina da cinquant'anni. Guardando le performance della XXVI edizione del FLIPT, l'impressione è quella di trovarsi di fronte a un presidio di resistenza culturale che non ha perso un briciolo della fame sperimentale delle origini. Il cuore profondo di questa edizione è risieduto, ancora una volta, nel concetto antropologico di "baratto culturale".

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Allo SPE - Spazio Performatico ed Espositivo de Lo scompiglio lo spettacolo dei Muta Imago

 

Lo SPE (Spazio Performativo ed Espositivo) della Tenuta Dello Scompiglio a Vorno figura oramai per la nostra testata un sicurezza rispetto alla proposta teatrale che presenta. Nato dal sapiente recupero di ex edifici agricoli, lo SPE è una vera e propria "scatola magica" dove i confini tra teatro, danza, musica e arti visive si annullano. Lo Scompiglio e la sua sala che si presta tecnologicamente a tante proposte di teatro sperimentale, con la sua “black box modulabile” è una zona dove il pubblico e gli attori si fondono insieme grazie anche al sostegno di un supporto tecnico (quando lo spettacolo lo richiede) che non ha nulla da invidiare ai grandi teatri di ricerca europei. L'acustica è impeccabile e la dotazione illuminotecnica e fonica permette di ospitare progetti multimediali complessi. “Atomica” dei Muta Imago è un'opera teatrale che si declina attraverso diversi canali percettivi, un viaggio visivo e sonoro che scuote lo spettatore nel profondo, confermando la compagnia romana come una delle realtà più originali e radicali della scena contemporanea, capace di trasformare il teatro in un'esperienza quasi ipnotica e rituale.

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Recensione dello Spettacolo Falstaff, l’arte di farla franca presso il Teatro Quirino di Roma dal 05 al 17 maggio 2026

 

L'arte della parola, della persuasione, della seduzione, dell'affabulazione, finanche dell'inganno, è protagonista, esaltata e smascherata allo stesso tempo, nel Falstaff di Davide Sacco, "Falstaff, l'arte di farla franca", in scena dal 5 al 17 maggio in prima nazionale al Teatro Quirino di Roma. Nel doppio ruolo di regista e autore Sacco propone, con un notevole sforzo di scrittura, una rivisitazione combinata dell’opera “Le allegre comari di Windsor” di Shakespeare, di cui eredita e mantiene la leggerezza e la comicità del protagonista e degli intrighi, e del Don Giovanni di Moliere, una commedia drammatica che ragiona, invece, sulla morale, sul concetto del Cielo come forza esterna e suprema, sulla presenza di un sommo giudice che non redime, bensì punisce chi pensa di potersi beffare di Lui. A interpretare Sir John Falstaff, il personaggio shakespeariano al limite tra comicità e dramma, è Emilio Solfrizzi che, calato immediatamente nella parte, passa tra gli astanti in sala, istrionico, egocentrico, narciso, avvolto nei lustrini di una giacca nera paillettes e raggiunge il palcoscenico, accompagnato da due soubrette che acclamano, a sorrisi spiegati, fragorosi applausi per il "one man show". Dopo una rapida arringa, sulla base di una incalzante colonna sonora e luci da varietà, che anticipa le intenzioni narrative e l'intreccio della storia, cala di colpo il drappo dorato ed è subito spettacolo. Sette personaggi, oltre Falstaff, colorati e caricaturati, animano il palcoscenico, alternandosi in un via vai di scene dal sapore brechtiano che ruotano su una piattaforma, creando una sensazione di costante circolarità, ritmo e movimento: due donne, le comari, che svolgono un ruolo centrale, smascherando gli inganni del seduttivo e ignaro Falstaff; i due camerieri aiutanti, apparentemente sciocchi eppure sufficientemente astuti da allearsi alle due donne e far cadere la maschera scanzonata e beffarda del loro padrone, riducendolo nel ridicolo e costringendolo, per la prima volta, a fare i conti con le conseguenze delle sue sconsiderate azioni; i due mariti delle comari, più avvezzi al gioco e alle sfide che realmente gelosi e preoccupati della fedeltà delle loro rispettive mogli, ma che, proprio per sfida, offrono a Falstaff, che si scompiscia e li schernisce, un compenso in denaro per corteggiarle e sedurle; il passante, un brav’uomo, creditore di Falstaff che, altresì bullo e menzognero, lo invischia in una rete di false lusinghe e discorsi fantasiosi che padroneggia fino a manipolare il suo interlocutore a suo piacimento e scopo; e infine l'onnipresente e centrale figura del mendicante, un personaggio più onirico che reale, che è allo stesso tempo coscienza e commendatore, il “convitato di pietra” preso in prestito dal Don Giovanni, che, dopo vari ma vani preavvisi, appare nell’ultimo atto per punire, una volta per tutte, l’irriverenza di Falstaff.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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