Mercoledì, 17 Agosto 2022
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Recensione dello spettacolo Nemmeno il tempo di piacersi, di Marco Falaguasta, Tiziana Foschi e Alessandro Mancini. Con Marco Falaguasta. Regia di Tiziana Foschi. Andato in scena ai Giardini della Filarmonica il 20 luglio 2022 all'interno della rassegna I solisti del Teatro.

 

Nell' incanto dei Giardini della Filarmonica il tempo e lo spazio smarriscono la loro identità, confondendosi per poi sfumare in dissolvenza: lo sviluppo tematico dello spettacolo di Marco Falaguasta sembra risentire di tali atmosfere oniriche. Neanche il tempo di piacersi rinuncia, infatti, all'impronta narrativa del qui ed ora, imperniandosi, invece, attorno al sapore del ricordo di un tempo passato, precisato nell'anno 1985. Tale data, oltre a corrispondere al periodo adolescenziale dell'attore, diviene occasione di confronto tra l'attualità e i tempi andati. Ben lungi dal creare un ostinato e ridondante confronto tra presente e passato, il nucleo della performace di Falaguasta, con la regia di Tiziana Foschi, è il racconto in chiave (apparentemente) comica dell'umano smarrimento di fronte al crollo delle certezze con le quali la generazione dei cinquantenni di oggi è cresciuta. Quando viene a mancare un certo tipo di sostegno, ci si sorprende goffi nel cercare di adattarci in corsa a ciò che non ci appartiene. Possedere un passo più incerto rispetto a chi, invece, è nato e cresciuto con la modernità giustifica solo in parte la difficoltà di integrarsi nell'orizzonte attuale. La verità è che la proposta odierna non sarà mai per noi sufficientemente convincente: per tale ragione ricerchiamo affannosamente quel certo modo di essere di una volta, attraverso il quale ritrovare noi stessi negli altri. 

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Recensione dello spettacolo Napoletana in scena presso la Casa del Jazz (Roma) il 3 luglio 2022

 

È un pubblico eterogeneo quello che si riunisce nel parco dell’incantevole Villa Osio, un tempo proprietà del boss della banda della Magliana Enrico Nicoletti oggi prestigiosa sede della Casa del Jazz dopo essere stata assegnata al Comune di Roma. Ci sono giovanissimi, coppie di adulti, gruppi di anziani. Tutti accorsi per assistere a Napoletana di Mariangela D’Abbraccio: un concerto che è anche uno spettacolo, terzo episodio di una sorta di trilogia - i capitoli precedenti sono Nel cuore di Totò e Amarafemmina – che nasce dall’intenzione di celebrare e attualizzare la tradizione musicale partenopea.

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Recensione dello spettacolo Pene d’Amor Perdute di William Shakespeare in scena al Gigi Proietti Globe Theathe dal 10 al 19 giugno 2022 

 

“L’amor mio è di un immacolato color bianco e rosso.

Maculatissimi pensieri, padrone, si celano sotto tali colori”.

 

Shakespeare non è nuovo alla rivisitazione delle sue opere, ma prendere un’opera del Bardo e trasformarla in una “fiaba musicale” è una scommessa ardita. Ci provano, riuscendo, i giovani provenienti dall’Accademia “Silvio d’Amico”, con la regia di Danilo Capezzani, con cui si apre la nuova stagione del Globe, sotto la direzione di Nicola Piovani.

Pene d’amor perdute ha una storia molto semplice. Ferdinando il re di Navarra e i suoi amici, spavaldi e sicuri, firmano un giuramento: per tre anni si dedicheranno esclusivamente allo studio e non conosceranno le gioie e le pene dell’amore. In un tempo imprecisato, giunge, però, un’imprevista visita dell’affascinante principessa di Francia, accompagnata dalle sue damigelle, che renderà molto arduo mantenere il patto. I quattro perderanno la testa e faranno di tutto per conquistare le donne: lettere, regali, travestimenti, con un effetto comico assicurato. 

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Recensione dello spettacolo La Spallata in scena al Teatro Tirso de Molina in scena dal giorno 8 al 12 giugno 2022 

 

Siamo nel 1963 in un quartiere popolare di Roma, dove ci si esprime prevalentemente nel linguaggio dialettale. Entriamo nella vita di una famiglia numerosa che riporta nomi di discendenza fascista, allargata anche alla presenza di zii e amici, come era consueto nelle famiglie del tempo. La componente femminile è prioritaria ed è delineata nelle sue varie sfumature di personalità: da subito cogliamo la dicotomia tra Eddarella e la zia rimasta vedova. La prima, giovane, piena di sogni e di aspettative sul futuro, ha rinunciato al guadagno sicuro che le procurava occuparsi di unghie e capelli per inseguire quello di fare carriera nel cinema e per questo intraprenderà delle frequentazioni che nel lungo tempo si riveleranno nocive. All’opposto, la zia, vive radicata nel passato al punto tale che i suoi interlocutori sono le foto del marito e del cognato, scomparsi prematuramente qualche anno prima. Non riesce più a guardare al futuro con interesse e ripropone esclusivamente il vissuto che emerge dai ricordi. Intanto Lucia, la sorella, rimasta vedova anche lei, è colei che si occupa concretamente di tutte le incombenze di casa ma è perennemente angustiata dai comportamenti preoccupanti dei figli: Eddarella, Benito detto Tito e Claretta. Anche i fratelli di Eddarella hanno intrapreso percorsi instabili in ambito lavorativo.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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