Lunedì, 11 Maggio 2026
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Recensione dell’Opera Musical 55 secondi in prima mondiale al Giovanni da Udine

 

Il Friuli mezzo secolo fa è stato devastato da un terribile terremoto. Una regione distrutta, letteralmente rasa a terra, paesi cancellati, quasi mille morti, una ricostruzione motivata e motivante, un sistema di solidarietà capillare, vasto;  una ripartenza sicura, organizzata, che ha portato la regione a diventare un modello  per la gestione delle emergenze.  

Dopo 50 anni le case sono state ricostruite, i paesi hanno ripreso a vivere, pur con alcune criticità legate forse più ai cambiamenti sociali che al sisma, la protezione civile è diventata realtà nazionale e si continua a sbandierare il ‘ modello Friuli’ ogni volta che succede qualche sciagura.

Il 6 maggio 2026 ci sono state tante manifestazioni ufficiali: addirittura la presenza a Gemona del Friuli del  Presidente della Repubblica e della Presidente del Consiglio, a commemorare vivi e morti. 

Un anniversario che andava ricordato, celebrato e che in qualche momento è sembrato perfino festeggiato, quasi che la soddisfazione per essere ripartiti avesse cancellato il dolore che aveva costretto a fermarsi.

Francamente alcune manifestazioni ci lasciano perplessi, primo fra tutti un mega concerto di Andrea Boccelli, che non capiamo che affinità possa avere con il terremoto, con il Friuli, con la ricostruzione .

Perché il rischio  della spettacolarizzazione a tutti i costi, della sacralizzazione della tragedia sono dietro l’angolo e rischiano di far perdere la genuinità dell’evento.

Il Friuli è rinato anche perché ha saputo credere in se stesso, perché ha scelto di epicizzare il proprio passato di fatica e di sacrifici e di trasformare la criticità in identità.

Era, per certi versi lo è ancora, terra di sforzi , di impegno, di senso del dovere e di concretezza. Valori che cozzano con l’apparenza, il clamore, l’ostentazione e l’egoreferenzialità.

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Dalla mostra personale di Hans Op de Beeck ai percorsi percettivi proposti da Olivier Boréel e Perrine Mornay

 

La nostra testata ha un legame consolidato per le attività che propone “Dello Scompiglio” ideato e diretto dalla regista e artista Cecilia Bertoni, che prende vita nella omonima Tenuta, situata alle porte di Lucca, sulle colline di Vorno, poiché è una delle realtà più innovative sul territorio nazionale che coniuga all’interno di “un luogo” la necessità di produrre ed esporre diverse forme di percorsi d’arte. Il luogo è inserito profondamente nella natura, la abita e ne è abitato. Una scelta di relazione con l’ambiente di profonda sostenibilità che da’ vita anche ad un’azienda agricola e cucina, che mantiene con grande integrità il percorso di responsabilità ambientale che si è proposto. L'Associazione dal 2007 crea, produce e ospita spettacoli, concerti, mostre, installazioni; realizza residenze di artisti, laboratori, corsi e workshop; organizza e propone itinerari performatici all’aperto, visite guidate, lezioni Metodo Feldenkrais®; gestisce lo Spazio Performatico ed Espositivo (SPE); il tutto tenendo presente tutte le innovazioni culturali che si muovono in Europa e non solo e proponendo percorsi artistici sempre estremamente impattanti. E’ sicuramente questo il caso delle tre operazioni artistiche di cui abbiamo fruito nella giornata del 25 aprile e che ci ha sottoposto a una “resistenza emotiva”, su cui ci siamo dovuti interrogare a lungo.

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Recensione dello spettacolo Cantando sotto la pioggia, The Broadway Musical in scena al Teatro Brancaccio dal 15 al 26 aprile 2026

 

Dopo il grande successo ottenuto negli ultimi anni dai musicals nei teatri italiani, Fabrizio di Fiore Entertainment & FdF GAT danno vita a una nuova produzione: Cantando sotto la pioggia.

Il debutto romano al teatro Brancaccio, con la regia di Luciano Cannito.

Ci sono film che appartengono al loro tempo e altri che lo superano, diventando icone senza età. Singin’ in the Rain (1952), diretto da Stanley Donen e Gene Kelly, appartiene con pieno diritto alla seconda categoria. Non è soltanto un musical, è una dichiarazione d’amore al cinema stesso: un inno all’arte di sognare con le immagini, con la musica e con il corpo in movimento.

Per capire l’essenza del musical bisogna tornare all’epoca che racconta: la fine degli Anni Venti.
Fino al 1927, Hollywood viveva la sua età dell’oro del cinema muto: attori come Greta Garbo o Rudolph Valentino erano divi assoluti, capaci di conquistare platee mondiali senza pronunciare una sola parola: il loro linguaggio era fatto di espressioni, gesti, mimica: un’arte universale che non aveva bisogno di traduzioni.

Tutto cambiò con l’arrivo del sonoro.

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Recensione dello spettacolo La denuncia in scena al teatro Spazio Diamante di Roma dal 10 al 12 aprile 2026

 

Due sedie, due protagoniste. Un'unica scena divisa tra la professoressa Clelia, interpretata magistralmente da Marta Pizzigallo, e Alice Caetani, studentessa all'ultimo anno di liceo, cui presta il volto la giovane e brava Elisabetta Mirra. Il pubblico assiste a un vero e proprio interrogatorio condotto da una preside fisicamente assente ma idealmente molto presente: ai suoi occhi — e a quelli degli spettatori — Clelia è rea di aver molestato sessualmente la propria alunna. L'accusa, vera o falsa che possa sembrare, viene avallata dall'orientamento sessuale dell'insegnante, dichiaratamente omosessuale.

La pièce, definita come un giallo dei sentimenti, si divide in tre quadri: nel primo si assiste, a mo' di tribunale, alle versioni dell'una e dell'altra messe a confronto dalla preside; nel secondo si torna alla scena del crimine con un flashback su ciò che sarebbe realmente tra le due donne. L'epilogo, infine, rimette tutto in discussione.

Scritto e diretto da Ivan Cotroneo, La denuncia è un meccanismo teatrale costruito a incastro, in cui ogni passaggio non si limita ad aggiungere informazioni: le ribalta, le incrina, le contamina. È un teatro che lavora per sottrazione, ma anche per sospetto. Questa struttura è il vero motore dello spettacolo: tre momenti distinti, tre variazioni dello stesso evento, tre prospettive che si contraddicono o si completano, a seconda dello sguardo dello spettatore. Il modello è quello del racconto a versioni, quasi un Kurosawa contemporaneo calato nella quotidianità di una scuola.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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