Venerdì, 06 Marzo 2026
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Recensione della prima compagnia de ‘Il Trovatore’ al teatro Verdi di Trieste.

 

Al Verdi di Trieste va in scena ‘Il Trovatore’.

Diciamo subito che è un grande successo di botteghino, tanti stranieri nel pubblico, molti applausi ed anche parecchie ovazioni.

Operazione riuscita se si puntava al consenso e se si voleva attirare l’attenzione nazionale sul teatro giuliano, perché il cast allineato è decisamente importante.

Come tristemente prevedibile anche in questo caso, come nel titolo precedente, la locandina ha subito diversi cambi: sostituito il direttore, cambiato il tenore della seconda compagnia, passato Park in prima compagnia per sostituire il collega che ha dato forfait e chiamato un altro baritono per completare le recite.

Pare che queste situazioni stiano diventando il costume del teatro d’opera contemporaneo.

Parlare di questo allestimento per noi è particolarmente difficile.

Ancora una volta sottolineiamo che il ruolo del recensore è raccontare quello che pensa dello spettacolo, che il suo è un parere, frutto di studi, di conoscenze, anche di scoperte.

Ma ovviamente non è la verità assoluta. Perché in Arte la verità assoluta non esiste.

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Recensione di ‘Arlecchino nel futuro’ nelle sale ERT FVG

 

In tournee nelle sale ERT FVG c’è ‘Arlecchino nel futuro’, una storia ambientata in un futuro inquietante, dominato dall’Intelligenza artificiale e  nel quale l’inquinamento la fa da padrone, tanto che la temperatura del globo è insopportabile, le città di mare sono state sommerse, l’umanità sogna un esodo sulla luna.

Uno spettacolo a più  facce. Le due interpreti, Serena Balivo e Mariachiara Falcone, sono l’elemento forte dell’allestimento. Bravissime ad affrontare un caleidoscopio di personaggi, curano l’espressione con sapienza. Trovano una pronuncia veneziana molto particolare ed interessante, ma soprattutto dimostrano una ammirevole capacità di piegare lo strumento vocale alle richieste narrative della trama, trovando suoni graffiati dai colori solfurei, cambi di registro pirotecnici, riuscendo ad evocare atmosfere ora intense, ora leggere, supportate anche dalle belle maschere di realizzate da Renzo Sindoca e Leonardo Gasparri.

Funzionali i costumi e le scene di Mariano Dammacco e Gioacchino Gramolini.

Efficaci le musiche di Marcello Gori, che aiutano a portare lo spettatore in una atmosfera suggestiva.

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Recensione dello spettacolo Pirandello Pulp di Edoardo Erba, in scena al Teatro Sala Umberto dal 24 febbraio al 1 marzo 2026

 

Pirandello Pulp, dalla drammaturgia di Edoardo Erba, con la regia di Gioele Dix, in scena al Teatro Sala Umberto, è un esempio di metateatro, di una nevrosi di vita e di arte, di sessualità spinta che esplode, di solitudine e comunque di un movimento.  

Edoardo Erba ci presenta una rilettura originale un po’ irriverente di un classico di Pirandello, “Il gioco delle parti”, un’aguzza e beffarda riflessione sull’identità, le maschere sociali e l’ironia della vita.

La vicenda è ambientata durante una prova teatrale.

In scena c’è Maurizio, il regista chiuso dai suoi schemi, dall’unico vate “Vittorio” in attesa del tecnico incaricato di montare le luci. Al suo posto però arriva Carmine, un perdigiorno che non ha esperienza dello spettacolo e non sa minimamente fare il suo lavoro. Lo scambio di persona costringe Maurizio a raccontare l’opera scena per scena, nel tentativo di renderla comprensibile a spettatrici e spettatori. Il racconto, però, diventa presto un terreno di scontro. Carmine, per evitare di salire sulla scala, comincia a mettere in discussione ogni scelta registica. Le sue osservazioni, legate a una sessualità vissuta in modo rischioso, spostano progressivamente l’asse del discorso. Leone, Guido e Silia diventano protagonisti reali, un pretesto in una commedia feroce che mette a nudo le dinamiche umane più intime e sottili, dove ciò che sembra non è, e il controllo passa di mano senza che nessuno ne sia davvero consapevole.

La chimica tra Dapporto e Troiano è indiscutibilmente uno dei punti di forza dello spettacolo. Massimo Dapporto, dal profondo mestiere, è brillante nell’interpretazione del suo personaggio, un uomo complesso che tenta di combattere i suoi molteplici pregiudizi, facendoli danzare con disinvoltura tra passaggi di potente drammaticità e momenti di pungente ironia. Fabio Troiano è esilarante, si dona completamente, con una prova attoriale convincente. Attacchi, difese, finte, contro-finte sono il pane quotidiano dei personaggi che, se potessero, passerebbero a fil di spada l’autore stesso. Lo spettacolo usa la parola come fosse il coltello brandito dal serial killer dell’identità: pronto a colpire ripetutamente. I momenti verità, di questo strano interludio in un interno borghese, sono resi meravigliosamente veri attraverso le luci di Cesare Agoni, in grado di catturarli. Un’esplosione comica con un cuore malinconico che batte sotto il neon di un parcheggio di periferia.

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Recensione di ‘L’Olimpiade’ di Antonio Vivaldi al teatro comunale ‘Mario Del Monaco’ di Treviso

 

In occasione della conclusione delle Olimpiadi, due teatri veneti, a poca distanza fra loro, hanno allestito ‘L’Olimpiade’ di Antonio Vivaldi: il Ristori di Verona ed il Comunale di Treviso.

Se il primo ha optato per un allestimento noto, con alcuni interpreti dalla carriera già avviata da anni, Treviso ha scelto di puntare sui giovani con un progetto articolato ed ambizioso, che secondo noi ha centrato l’obiettivo.

Il  teatro ‘Mario Del Monaco’ ha infatti ospitato lo spettacolo finale di  un percorso preparatorio di tre settimane, basato sull’edizione curata dal professor Alessandro Borin, docente di Storia della Musica del Conservatorio di Castelfranco Veneto.

Il  Conservatorio Steffani, peraltro, che ha avuto il ruolo di  deus ex- machina, decisamente illuminato,  di questo progetto formativo e di ricerca PNRR Musical Theatre and New Technologies, che ha coinvolto moltissime realtà culturali, come l’ Accademia Vivaldi della Fondazione Giorgio Cini, che ha scelto i cantanti borsisti, provenienti da sette differenti paesi; l’Accademia nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma per la messa in scena ed il progetto visuale; l’Accademia Teatro alla Scala di Milano, che garantirà la partecipazione di due borsisti come attrezzisti e tecnici di palcoscenico; la Libera Accademia di Belle Arti di Firenze per le riprese video.

Anche la Steffani International Orchestra, formata da 25 orchestrali selezionati tramite una call internazionale coordinata dal professor Damiano Lazzaron, dell’Ufficio Erasmus del Conservatorio Agostino Steffani, ha avuto una forte componente giovanile, cui si affiancavano i più esperti componenti dell’ensemble barocco I Sonatori de la Gioiosa Marca, orchestra tutor del progetto.

L’idea è di una sorta di fucina culturale, una grande ed appassionante master class, finalizzata al recupero di uno dei titoli di Vivaldi, ma anche alla nascita di specie di Agorà musicale, luogo di incontro, dialogo e scambio, che appassioni interpreti e pubblico.

Una continua interferenza fra ardori giovanili ed appassionata esperienza, che ha portato ad uno spettacolo apprezzato sia dalla critica che dal pubblico, accorso all’unica replica inserita, come evento fuori abbonamento, nella stagione 2025-26, firmata dal Maestro Canazza per il Teatro di Treviso.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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