Martedì, 31 Marzo 2020
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Sulla sana proposta implicita di dare un senso al nostro rimanere a casa senza abbrutirci, bensì perfezionarci e stimolarci, la pièce di Peppino de Filippo, “Don Raffaele ‘o Trombone”, non mancherà di impreziosire i nostri momenti lanciandoci dal passato una sfida a cui siamo chiamati a rispondere nel presente.

 

Musicista e suonatore di trombone, Don Raffaele Chianese ( Peppino de Filippo) vive in condizioni di estrema miseria senza mai esser riuscito a risollevare se stesso e la sua famiglia da tale stato. Egli, inoltre, non si è mai sentito sostenuto dalla famiglia, decisamente carente di stima verso di lui, reputandolo di fatto un incapace, illuso e presuntuoso. Don Raffaele, infatti si ostina a perpetuare il proprio fallimento come musicista, rinunciando ad occasioni di lavoro proposte da amici compassionevoli, come compare Giovanni (Enzo Cannavale), anche se lontane dalla musica.

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#recensione del DVD dello spettacolo “Quaranta ma non li dimostra (il teatro di Peppino De Filippo)”, visto a casa nei giorni di quarantena da Coronavirus!

 

In questi giorni particolari è importante non diluirci dentro la trappola della routine o nella morsa del “dovere” necessariamente fare qualcosa. A volte ciò che risulta davvero nutriente non risiede nel “macro” bensì nelle piccole cose, purché sentite come realmente nostre. Una proposta per arginare un certo appiattimento umorale, rivitalizzando e tenendo allenate le nostre più nobili prerogative di empatia e introspezione, può venire dalla visione in video di alcuni spettacoli teatrali. Nello specifico,  la pièce “Quaranta...ma non li dimostra”, scritta nel 1933 da Peppino e Titina de Filippo e portata in televisione nel 1963, ci offre la doppia e preziosa opportunità di poter riflettere e ridere su tematiche universali. Queste, anche quando non vissute direttamente da noi, raggiungono e mettono in vibrazone la nostra anima comune di esseri umani. Potremo inoltre apprezzare le straordinarie doti interpretative e drammaturgiche di un attore di eccelso spessore, quale Peppino de Filippo, troppo spesso trattato sbrigativamente come fratello “minore” di Eduardo o come semplice spalla dell’inarrivabile Totò. È bello e se vogliamo, anche emozionante, andare a scoprire ciò che è meno visibile, rintracciandone un valore più prezioso perchè più nascosto rispetto all’immediatamente bello. 

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Recensione dello spettacolo Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere in scena al Teatro Brancaccio il giorno 3 marzo 2020

“Tanto tempo fa, i marziani e le venusiane si incontrarono, si innamorarono e vissero felici insieme perché si rispettavano e accettavano le loro differenze. Poi arrivarono sulla Terra e furono colti da amnesia: si dimenticarono di provenire da pianeti diversi.” Così scriveva John Gray nel 1992 nel suo celebre bestseller: “Gli uomini vengono da Marte e le donne vengono da Venere” in cui, il celebre terapeuta di coppia, sviscerava lucidamente e senza pregiudizi, le connaturate differenze tra il genere maschile e femminile. Da allora, il noto libro è stato fonte d’ispirazione per numerosi dibattiti in molteplici ambiti, compresi quelli artistici. A tal proposito,  Debora Villa ne ha tratto una divertentissima pièce teatrale affrontando le differenze di genere all’interno della coppia, ma questa volta dal punto di vista femminile. Abbiamo fatto appena in tempo a gustare l’esilarante ironia di Debora Villa nella sua spassosissima performance in un’unica data che ha preceduto la chiusura dei teatri in tutta Italia a causa della diffusione del Coronavirus.

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Recensione dello spettacolo Il Giardino dei ciliegi, in scena al Teatro Argentina dal 25 Febbraio al 8 marzo 2020 – ANNULLATO.

 

Questo articolo esce dopo che le ultime repliche, per le restrizioni imposte dalle esigenze di tutela della salute pubblica, sono state annullate. Abbiamo riflettuto sull’opportunità di pubblicare un articolo di commento, nel momento in cui il mondo del teatro è afflitto da tanta incertezza sul suo futuro. Omaggiare, come riteniamo di fare, uno spettacolo capace di mettere in mostra così efficacemente la potenza evocativa del teatro, ci sembra un augurio, il più sentito, e come tale speriamo sia letto.

 

Dalla stanza dei bambini non si esce mai. Si cade in un lungo sonno chiamato vita. Quando una scure arriva a recidere il giardino dove abbiamo deposto l’anima, è il momento di destarsi per andare avanti. Ma su quel pavimento si continua e si torna a giacere e tutto quello che era il nostro passato rimane sospeso nell’aria, sopra di noi.

Quando la proprietaria terriera Ljubov' (Valentina Sperlì), assieme alla figlia adolescente Anja (Marta Cortellazzo Wiel), la cameriera Carlotta (Chiara Michelini), il lacchè Jaša (Andrea Bartolomeo) ritorna da Parigi nei luoghi dell’infanzia, ad attenderla c’è, intatto, tutto il suo mondo. Il fratello Gaiev (Fabio Monti), la figlia adottiva Varja (Petra Valentini), la governante Duniaša (Arianna Aloi), il vecchio servitore Firs (Bruno Stori). Figure che, sollevate dal sonno della mente, ricominciano la loro fatua danza.

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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