Giovedì, 13 Agosto 2026
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Recensione dello spettacolo Pirandello Pulp di Edoardo Erba, in scena al Teatro Sala Umberto dal 24 febbraio al 1 marzo 2026

 

Pirandello Pulp, dalla drammaturgia di Edoardo Erba, con la regia di Gioele Dix, in scena al Teatro Sala Umberto, è un esempio di metateatro, di una nevrosi di vita e di arte, di sessualità spinta che esplode, di solitudine e comunque di un movimento.  

Edoardo Erba ci presenta una rilettura originale un po’ irriverente di un classico di Pirandello, “Il gioco delle parti”, un’aguzza e beffarda riflessione sull’identità, le maschere sociali e l’ironia della vita.

La vicenda è ambientata durante una prova teatrale.

In scena c’è Maurizio, il regista chiuso dai suoi schemi, dall’unico vate “Vittorio” in attesa del tecnico incaricato di montare le luci. Al suo posto però arriva Carmine, un perdigiorno che non ha esperienza dello spettacolo e non sa minimamente fare il suo lavoro. Lo scambio di persona costringe Maurizio a raccontare l’opera scena per scena, nel tentativo di renderla comprensibile a spettatrici e spettatori. Il racconto, però, diventa presto un terreno di scontro. Carmine, per evitare di salire sulla scala, comincia a mettere in discussione ogni scelta registica. Le sue osservazioni, legate a una sessualità vissuta in modo rischioso, spostano progressivamente l’asse del discorso. Leone, Guido e Silia diventano protagonisti reali, un pretesto in una commedia feroce che mette a nudo le dinamiche umane più intime e sottili, dove ciò che sembra non è, e il controllo passa di mano senza che nessuno ne sia davvero consapevole.

La chimica tra Dapporto e Troiano è indiscutibilmente uno dei punti di forza dello spettacolo. Massimo Dapporto, dal profondo mestiere, è brillante nell’interpretazione del suo personaggio, un uomo complesso che tenta di combattere i suoi molteplici pregiudizi, facendoli danzare con disinvoltura tra passaggi di potente drammaticità e momenti di pungente ironia. Fabio Troiano è esilarante, si dona completamente, con una prova attoriale convincente. Attacchi, difese, finte, contro-finte sono il pane quotidiano dei personaggi che, se potessero, passerebbero a fil di spada l’autore stesso. Lo spettacolo usa la parola come fosse il coltello brandito dal serial killer dell’identità: pronto a colpire ripetutamente. I momenti verità, di questo strano interludio in un interno borghese, sono resi meravigliosamente veri attraverso le luci di Cesare Agoni, in grado di catturarli. Un’esplosione comica con un cuore malinconico che batte sotto il neon di un parcheggio di periferia.

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Recensione di ‘L’Olimpiade’ di Antonio Vivaldi al teatro comunale ‘Mario Del Monaco’ di Treviso

 

In occasione della conclusione delle Olimpiadi, due teatri veneti, a poca distanza fra loro, hanno allestito ‘L’Olimpiade’ di Antonio Vivaldi: il Ristori di Verona ed il Comunale di Treviso.

Se il primo ha optato per un allestimento noto, con alcuni interpreti dalla carriera già avviata da anni, Treviso ha scelto di puntare sui giovani con un progetto articolato ed ambizioso, che secondo noi ha centrato l’obiettivo.

Il  teatro ‘Mario Del Monaco’ ha infatti ospitato lo spettacolo finale di  un percorso preparatorio di tre settimane, basato sull’edizione curata dal professor Alessandro Borin, docente di Storia della Musica del Conservatorio di Castelfranco Veneto.

Il  Conservatorio Steffani, peraltro, che ha avuto il ruolo di  deus ex- machina, decisamente illuminato,  di questo progetto formativo e di ricerca PNRR Musical Theatre and New Technologies, che ha coinvolto moltissime realtà culturali, come l’ Accademia Vivaldi della Fondazione Giorgio Cini, che ha scelto i cantanti borsisti, provenienti da sette differenti paesi; l’Accademia nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma per la messa in scena ed il progetto visuale; l’Accademia Teatro alla Scala di Milano, che garantirà la partecipazione di due borsisti come attrezzisti e tecnici di palcoscenico; la Libera Accademia di Belle Arti di Firenze per le riprese video.

Anche la Steffani International Orchestra, formata da 25 orchestrali selezionati tramite una call internazionale coordinata dal professor Damiano Lazzaron, dell’Ufficio Erasmus del Conservatorio Agostino Steffani, ha avuto una forte componente giovanile, cui si affiancavano i più esperti componenti dell’ensemble barocco I Sonatori de la Gioiosa Marca, orchestra tutor del progetto.

L’idea è di una sorta di fucina culturale, una grande ed appassionante master class, finalizzata al recupero di uno dei titoli di Vivaldi, ma anche alla nascita di specie di Agorà musicale, luogo di incontro, dialogo e scambio, che appassioni interpreti e pubblico.

Una continua interferenza fra ardori giovanili ed appassionata esperienza, che ha portato ad uno spettacolo apprezzato sia dalla critica che dal pubblico, accorso all’unica replica inserita, come evento fuori abbonamento, nella stagione 2025-26, firmata dal Maestro Canazza per il Teatro di Treviso.

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Recensione dello Spettacolo Titoli di Testa presso il Teatro Vittoria di Roma dal 17 al 22 febbraio 2026 

 

Un leggio, un grande schermo, una sedia: tanto basta a Francesca Reggiani che, sul palco del Teatro Vittoria di Roma, porta tutto il resto. Con verve e indiscussa capacità comica, la Reggiani intrattiene il pubblico per circa due ore, lo diverte (e si diverte), fa ridere “fino alle lacrime”. Titoli di testa, in scena tutte le sere dal 17 al 22 febbraio, è la fotografia iperrealistica di uno spaccato storico, culturale, politico, economico e sociale contemporaneo che viene rappresentato con lucida e amara ironia, passando in rassegna con chiave comica le storpiature, i difetti, i vizi, le contraddizioni di un’epoca che, da destra a sinistra, dal privato al pubblico, dal nazionale al globalemai come in questo momento supera, surclassa e doppia la più sfrenata fantasia”.

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Recensione dello spettacolo di Lehar al  Teatro ‘Giovanni da Udine’, inserito nella Stagione Opera, Operetta e Danza

 

Nell’ultima domenica di Carnevale il ‘Giovanni da Udine’ ha ospitato un riuscito allestimento di ‘La Vedova Allegra’.

Diciamo subito che lo spettacolo è stato una scommessa vinta per la direttrice artistica Fiorenza Cedolins, che ha brillato anche per garbo ed eleganza: normalmente siede al centro della platea, quasi a mettere la faccia per ciascuno degli spettacoli che propone. In questo caso ha optato per dei posti meno evidenti, in maniera da non essere vista, se non negli intervalli: un gesto nobile nei confronti della protagonista, Elizaveta Shuvalova, che debuttava in una parte che aveva visto il soprano friulano trionfare in moltissimi allestimenti, alcuni celeberrimi anche perché trasmessi in televisione.

Nessun paragone, nessun confronto ed è bene così.

Certamente lo sforzo produttivo della Compagnia Artescenica è stato notevole: uno spettacolo piacevolissimo, che nulla ha a che fare con le operette dagli allestimenti raccogliticci che troppo spesso popolano le sale teatrali.

Vero che il genere è oneroso, che servono cantanti, attori, ballerini, costumi, ma quanto visto ad Udine dimostra che si può fare una buona operetta senza dissanguarsi economicamente, senza scivolare nel triviale, senza profumare di miseria.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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