Venerdì, 13 Febbraio 2026
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Recensione dello spettacolo Anfitrione in scena al teatro Ambra Jovinelli di Roma dal 19 al 30 novembre 2025

 

Rimettere in scena l’Anfitrione di Plauto ai giorni nostri significa avere il coraggio di confrontarsi con un testo che ha attraversato i secoli indenne: Plauto non invecchia, non annoia e non è mai scontato. Con una lucidità inaspettata, la sua voce torna a sorprenderci trattando temi quali l’identità, il potere, l’inganno, il doppio, e lo fa con un brio tale che l’Anfitrione non sembrerebbe una tragicommedia del 206 a.C.
Diretto e interpretato da Emilio Solfrizzi, lo spettacolo all’Ambra Jovinelli abbraccia questa pesante eredità con un approccio ben chiaro: mantenere il ritmo brillante della commedia antica, ma alleggerirne il linguaggio per renderlo immediatamente fruibile allo spettatore moderno. È così che nasce un allestimento vivace, ben costruito, che si rivela non solo irresistibilmente divertente, ma persino attualissimo. Solfrizzi riesce a sfruttare bene il gioco degli equivoci, dei travestimenti e degli inganni e lo restituisce al pubblico come specchio del nostro tempo senza forzature ma con una lucidità che lascia pensare.

Storia vecchia, linguaggio moderno: Plauto alleggerito ma non superficiale

La vicenda è quella nota: Anfitrione, valoroso generale qui interpretato da Giancarlo Ratti, torna dalla guerra con il servo Sosia, alias Solfrizzi, ignaro che Giove (Ivano Falco), affascinato da Alcmena (Viviana Altieri), abbia assunto le sue sembianze per conquistarla. Quando il vero Anfitrione bussa alla porta di casa, scoppia il caos: Sosia non viene creduto da nessuno, il generale si ritrova estromesso dalla propria abitazione e gli spettatori, insieme ai personaggi stessi, perdono man mano le coordinate delle varie identità. Un gioco di scambi, conflitti e malintesi che Plauto padroneggia con una freschezza drammaturgica che risplende in modo particolare grazie al lavoro di adattamento del testo: la struttura plautina è rimasta, ma è stata tradotta in una lingua più agile e colloquiale, senza subire banalizzazioni. Anzi, alcune battute riscritte in chiave contemporanea facilitano l’italianizzazione dei giochi di parole e smussano le ruvidità del testo latino. E il risultato è un Plauto più snello, più immediato, che piace al pubblico.

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Recensione dello spettacolo Metaforicamente Schiros in scena allo Spazio Diamante dal 21 al 23 novembre 2025

 

È tornata sul palco dopo una lunga assenza, Beatrice Schiros, e lo ha fatto a modo suo, ovvero emozionando e spiazzando il suo pubblico. Metaforicamente Schiros si presenta da subito come uno spettacolo a sé: può essere inteso come un rientro, un rito, ma anche come una resa dei conti con se stessa e con il teatro. Su quel palcoscenico Schiros smette di recitare e comincia solo a esistere e la platea la vede così com’è, fragile e feroce, ironica e spiazzante, e tutto questo funziona.

È un ritorno che si rivela non solo convincente ma anche necessario. Prima di tutto per lei stessa, tanto da definirlo un “atto psicomagico” che le ha prescritto anche il suo psicoterapeuta, ma è un atto necessario soprattutto per il pubblico, perché raramente capita di assistere a un monologo che riesce a toccare così tanti temi senza mai perdere lucidità, ritmo e potenza emotiva.

Beatrice lo ammette subito con una sorta di riluttanza: non vorrebbe essere lì. È un incipit che potrebbe sembrare una battuta, ma non lo è. È il primo passo di un racconto che si snoda man mano attraverso un ricordo che ne attiva un altro, un aneddoto che porta a una risata, una risata a un dolore e così via, e tutto scorre con una naturalezza impressionante. Non c’è niente di artefatto né di smussato per far piacere al pubblico, c’è solo la vita. La sua. Ma anche quella dello spettatore, che non può fare a meno di partecipare a questa psicomagia.

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Recensione dello spettacolo ‘Il Teatro Comico di Carlo Goldoni’ di Valentina Diana all’Auditorium alla Fratta di San Daniele del Friuli, titolo inaugurale della stagione ERT FVG 2025-26

 

 

Fra i titoli che stanno inaugurando le varie stagioni dell’ERT Friuli Venezia Giulia c’è ‘Il Teatro comico di Carlo Goldoni’, nella rielaborazione di Valentina Diana.

Si tratta di uno spettacolo che sulla carta ha tanti punti di forza.  Non fosse altro per la produzione del Teatro dell’Elfo, sicuramente una delle colonne delle scene italiane degli ultimi cinquant’anni, assieme al Centro Teatrale Bresciano ed all’Invisibile Kollettivo, che dello spettacolo cura anche la regia.

In effetti  l’atto unico  presenta una struttura scenicamente piacevole, ricca di  citazioni, di soluzioni, senza eccessi e non ovvia.

Certo non si può dire che la soluzione offerta fosse rivoluzionaria: una sala prove, scalcinata e misera, con  i ricordi di un passato glorioso ed un presente ammaccato.

Esattamente come ammaccato è l’amor proprio del capocomico, un piacevole ed appropriato Lorenzo Fontana, chiamato a gestire una compagnia di attori ormai alla fame, che cerca di portare il scena uno spettacolo, scontrandosi con fatiche e compromessi, delusioni e miseria.

Gli interpreti erano tutti bravi: la primadonna, resa con attenzione  e ricchezza di sfumature, di Debora Zuin; Colombina, spigliata e brillante, di Elena Russo Arman; la coppia di maschere, Brighella ed Arlecchino,  di Nicola Bortolotti ed Alessandro Mor, ben coordinati e sicuri nei cambi di registro.

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Recensione dello spettacolo Rette parallele sono l’amore e la morte di e con Oscar De Summa in scena al TeatroBasilica dal 14 al 16 novembre 2025

 

Dal vuoto cosmico parte questo racconto. Sì, perché è proprio nel vuoto cosmico che Oscar De Summa cerca l’ispirazione per scrivere “una grande tragedia”. È così che il narratore, dal proscenio, introduce quella che poi scopriremo essere un’epica dell’esistenza intessuta di poesia e fisica quantistica.  

È in quello stato di fluttuazioni che De Summa è incalzato dal persistente ricordo di Mariarosaria e della sua storia d’amore tragicamente infranta ai tempi del liceo. La coetanea e vicina di casa nella sua città d’origine in Puglia verrà a mancare proprio durante la stesura del testo.  Da qui nascerà la necessità di esplorare i fenomeni delle relazioni umane attraverso l’entanglement, uno dei fondamenti della fisica quantistica, che stabilisce come due o più particelle siano intrecciate; come lo stato di una influenzi lo stato dell'altra, indipendentemente dalla distanza che le separa.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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