Sabato, 18 Settembre 2021
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Recensione dello spettacolo teatrale L’inizio del Buio, debutto nazionale presso il Teatro Comunale di Todi, sabato 28 agosto nell’ambito del Todi Festival. 

 

Si è aperto il sipario, lo scorso sabato 28 agosto, di fronte alla platea nella cornice dell’elegante e signorile Teatro Comunale di Todi. Come da locandina, “l’Inizio del Buio”, riduzione dell’omonimo testo di Walter Veltroni (2011), che rievoca le tragiche vicende di Alfredino Rampi e Roberto Peci, ha dato il via al Festival, inaugurando un’edizione ricca di appuntamenti centrati sull’attualità. 

Un debutto in prima nazionale, proposto dal regista Peppino Mazzotta, con un riadattamento “delicato e semplice”, interpretato con prudente veemenza da Sara Valerio e Giancarlo Fares.

A quarant’anni esatti dai due accadimenti, lo spettacolo ha inghiottito nel buio un pubblico preparato e consapevole che quella sera avrebbe ripercorso il dramma di due vicende che hanno scosso gli animi degli italiani nell’estate del 1981.

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Recensione dello spettacolo L’esperimento di e con Monica Nappo, andato in scena al Teatro Sala Umberto il 29 luglio 2021

 

Una sedia che rimanda ad uno studio di psicoterapia o di counseling, non è ben chiaro, accanto una pentola in cui c’è qualcosa che si sta riscaldando ma di cui non siamo a conoscenza. Tra questi due elementi che assurgono ai due poli della scenografia, con un disegno luci che si alterna tra l’uno e l’altro, si muove la protagonista del nostro monologo. Monica Nappo, nelle vesti di una donna che sta elaborando il vissuto inerente il suo divorzio, rispetto alla sedia messa in primo piano dalle luci di scena, a tratti è seduta, a tratti è in piedi dalla parte di chi ascolta. Durante la pièce infatti ci svelerà il suo doppio ruolo di couselor (una sorta di terapeuta pe terapie brevi) e nel contempo di persona che ha urgenza di essere ascoltata, che s’interroga sul suo rapporto di coppia tentando di riannodare i fili della sua vita. Nel monologo in scena entriamo a contatto con la storia di una donna, una storia che ci narra di un subdolo e impercettibile distacco della persona che si ama, una storia che inevitabilmente attraverserà la solitudine, in cui ciascuno di noi potrebbe identificarsi.

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Recensione dello spettacolo La Lezione di Eugène Ionesco, in scena il 22 luglio 2021 a I giardini della filarmonica all’interno della rassegna I solisti del teatro.

 

Sullo sfondo del suggestivo scenario all’interno de I giardini della filarmonica, in scena la prima nazionale de La lezione di Eugène Ionesco, regia di Luca Ferrini con Alberto Melone e Paolo Roca Rey. Di fronte ai giardini riempiti dal pubblico, ad accoglierci la scenografia di una salotto con scrivania nel disordine completo. Al momento della comparsa dei personaggi sulla scena, gli spettatori edotti sulla trama rimangono disorientati: al posto della studentessa che appartiene alla drammaturgia originaria di Ionesco, troviamo un ragazzo! Ma ad avere un effetto ancor più estraniante sul pubblico è la presenza del professore che imperterrito, utilizza l’appellativo “signorina”, non desistendo neanche dinanzi alle precisazioni sul proprio genere sessuale dello studente che, a quel punto, si arrende assecondando il bizzarro docente. Il dubbio se sia un uomo o una donna quasi si insinua anche tra chi assiste seduto nell’ampio spazio verde.

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Recensione dello spettacolo Pinocchio, di Franco Scaldati. Regia di Livia Gionfrida. In scena al Palazzo della cultura di Catania dall’8 al 18 luglio 2021

 

Esistono parole per comunicare, ossequiose di leggi logiche e semantiche che ci permettono di condividere ed esprimere un linguaggio comune. C’è poi una tipologia di linguaggio che, pur usufruendo della medesima fonetica, ne riplasma il costrutto interno seguendo traiettorie non più condivise ma totalmente personali, dove è riconoscibile il suono ma non la sua intenzione. Nella scrittura di Franco Scaldati, regista, poeta, drammaturgo e attore palermitano,  la linearità del “ verbo” diviene quasi intralcio alla natura indomita di questo, costituita da un selvaggio ed istintivo libero fluire dialettale alternato ad improvvise impuntate e virate. Qui la parola fugge, anzi scappa e si lascia affannosamente rincorrere da certe regole e aspettative di prevedibilità delle quali si sente il rauco fiatone. Qui la parola si accomoda dove le pare e senza permesso, per trovare da sola la sua collocazione all’interno di un foglio bianco che può rimanere tale oppure leggermente tracciato da parole e frasi che si cercano senza trovarsi. Su questa scia, il Pinocchio di Scaldati si lascia scorgere e raggiungere solo con i sensi, lasciando che sia il riverbero delle parole e il loro carattere evocativo, e non il loro significato, a colpire lo stomaco ora con una piacevole vibrazione, ora con un pugno. Il Pinocchio collodiano, tradotto in palermitano dallo stesso Scaldati, è una linea che spesso si spezza per divenire altro, per seguire una suggestione o una ritmica che sembra nata in quel momento, lasciando che sia il profumo di quell’emozione a farsi figura. Analogamente, la vibrazione  sottostante ai fonemi riflette l’abolizione della regola strutturale per consentire che siano i suoni ad evocare immagini e non la parola a tradurle.

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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