Mercoledì, 17 Giugno 2026
$ £

Dalla mostra personale di Hans Op de Beeck ai percorsi percettivi proposti da Olivier Boréel e Perrine Mornay

 

La nostra testata ha un legame consolidato per le attività che propone “Dello Scompiglio” ideato e diretto dalla regista e artista Cecilia Bertoni, che prende vita nella omonima Tenuta, situata alle porte di Lucca, sulle colline di Vorno, poiché è una delle realtà più innovative sul territorio nazionale che coniuga all’interno di “un luogo” la necessità di produrre ed esporre diverse forme di percorsi d’arte. Il luogo è inserito profondamente nella natura, la abita e ne è abitato. Una scelta di relazione con l’ambiente di profonda sostenibilità che da’ vita anche ad un’azienda agricola e cucina, che mantiene con grande integrità il percorso di responsabilità ambientale che si è proposto. L'Associazione dal 2007 crea, produce e ospita spettacoli, concerti, mostre, installazioni; realizza residenze di artisti, laboratori, corsi e workshop; organizza e propone itinerari performatici all’aperto, visite guidate, lezioni Metodo Feldenkrais®; gestisce lo Spazio Performatico ed Espositivo (SPE); il tutto tenendo presente tutte le innovazioni culturali che si muovono in Europa e non solo e proponendo percorsi artistici sempre estremamente impattanti. E’ sicuramente questo il caso delle tre operazioni artistiche di cui abbiamo fruito nella giornata del 25 aprile e che ci ha sottoposto a una “resistenza emotiva”, su cui ci siamo dovuti interrogare a lungo.

Add a comment

Recensione dello spettacolo Cantando sotto la pioggia, The Broadway Musical in scena al Teatro Brancaccio dal 15 al 26 aprile 2026

 

Dopo il grande successo ottenuto negli ultimi anni dai musicals nei teatri italiani, Fabrizio di Fiore Entertainment & FdF GAT danno vita a una nuova produzione: Cantando sotto la pioggia.

Il debutto romano al teatro Brancaccio, con la regia di Luciano Cannito.

Ci sono film che appartengono al loro tempo e altri che lo superano, diventando icone senza età. Singin’ in the Rain (1952), diretto da Stanley Donen e Gene Kelly, appartiene con pieno diritto alla seconda categoria. Non è soltanto un musical, è una dichiarazione d’amore al cinema stesso: un inno all’arte di sognare con le immagini, con la musica e con il corpo in movimento.

Per capire l’essenza del musical bisogna tornare all’epoca che racconta: la fine degli Anni Venti.
Fino al 1927, Hollywood viveva la sua età dell’oro del cinema muto: attori come Greta Garbo o Rudolph Valentino erano divi assoluti, capaci di conquistare platee mondiali senza pronunciare una sola parola: il loro linguaggio era fatto di espressioni, gesti, mimica: un’arte universale che non aveva bisogno di traduzioni.

Tutto cambiò con l’arrivo del sonoro.

Add a comment

Recensione dello spettacolo La denuncia in scena al teatro Spazio Diamante di Roma dal 10 al 12 aprile 2026

 

Due sedie, due protagoniste. Un'unica scena divisa tra la professoressa Clelia, interpretata magistralmente da Marta Pizzigallo, e Alice Caetani, studentessa all'ultimo anno di liceo, cui presta il volto la giovane e brava Elisabetta Mirra. Il pubblico assiste a un vero e proprio interrogatorio condotto da una preside fisicamente assente ma idealmente molto presente: ai suoi occhi — e a quelli degli spettatori — Clelia è rea di aver molestato sessualmente la propria alunna. L'accusa, vera o falsa che possa sembrare, viene avallata dall'orientamento sessuale dell'insegnante, dichiaratamente omosessuale.

La pièce, definita come un giallo dei sentimenti, si divide in tre quadri: nel primo si assiste, a mo' di tribunale, alle versioni dell'una e dell'altra messe a confronto dalla preside; nel secondo si torna alla scena del crimine con un flashback su ciò che sarebbe realmente tra le due donne. L'epilogo, infine, rimette tutto in discussione.

Scritto e diretto da Ivan Cotroneo, La denuncia è un meccanismo teatrale costruito a incastro, in cui ogni passaggio non si limita ad aggiungere informazioni: le ribalta, le incrina, le contamina. È un teatro che lavora per sottrazione, ma anche per sospetto. Questa struttura è il vero motore dello spettacolo: tre momenti distinti, tre variazioni dello stesso evento, tre prospettive che si contraddicono o si completano, a seconda dello sguardo dello spettatore. Il modello è quello del racconto a versioni, quasi un Kurosawa contemporaneo calato nella quotidianità di una scuola.

Add a comment

Recensione di ‘Madama Butterfly’ al Teatro Verdi di Trieste

 

Nel nostro tempo ci sono sempre più spesso delle dipendenze: dall’alcol, dalla droga, dal computer, dal telefonino.

A Trieste pare ci sia una dipendenza da ‘Madama Butterfly’. Come spiegare, altrimenti, la presenza del titolo  in ben sette  stagioni dal 2002, tenendo oltretutto conto che in questo periodo c’è stata la chiusura per il Covid? La storia della piccola giapponesina è andata in scena 46 volte in meno di 25 anni. Un record.

Peraltro gli spettacoli sono stati premiati da serie di sold out, con settimane di anticipo rispetto alla prima. Che testimoniano il piacere per il titolo ed una fiducia preventiva negli spettacoli, francamente non sempre ripagata.

In questi anni ci sono state Cio Cio San da manuale, a cominciare da una insuperata Fiorenza Cedolins che ha cesellato una delle grandi pagine della storia del Verdi, con Pinkerton vocalmente di grande rilievo, come Francesco Hong ed il sempre più bravo Luciano Ganci. Ma anche diversi scivoli. D’altra parte un tempo, quando ancora si pensava che nel mondo dell’opera ci fossero delle regole, il ruolo della protagonista era un punto d’arrivo in una carriera, una di quelle tappe che segnavano la scelta del repertorio. Cio Cio San richiede estensione, potenza, ma anche delicatezza, luminosità di suono, filati. Si diceva, sempre in quel tempo remoto in cui i cantanti avevano un repertorio e non erano considerati, da agenti e direttori artistici, dei Superman del pentagramma, spesso costretti, però, a lasciare presto le corde vocali sullo spartito, che chi cantava quella parte non poteva affrontare ruoli spinti come Turandot od Abigaille. Sono state grandissime interpreti di questo ruolo la Olivero, Mirella Freni, la Kabaivanska, la Cedolins e nessuna di loro è stata la figlia di Nabucco e tantomeno la principessa di ghiaccio.

Add a comment
Logoteatroterapia

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per scoprire gli sconti sugli spettacoli teatrali riservati ai nostri lettori

Search