Giovedì, 12 Febbraio 2026
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Recensione dello spettacolo "Con la carabina", in scena allo Spazio Diamante di Roma e premio UBU nel 2022 per la migliore regia

 

Ci vuole tempo per prendersi cura del proprio gusto estetico e una conoscenza del teatro che prevarica ogni giudizio, anche verso se stessi, nel ritrovarsi a trovare profondamente bello ciò che in una lettura di superficie può apparire estremamente atroce. C’è una frase di Artaud che più di tutte, a nostro parere, descrive ciò che intimamente il pubblico anela quando si approccia all’esperienza teatrale: “Dichiaratamente o no, consciamente o no, ciò che in fondo il pubblico cerca nell’amore, nel delitto, nelle droghe, nella guerra o nell’insurrezione è uno stato poetico, una trascendente esperienza vitale”; che ogni consuetudine che lo tiene in vita si trasformi in uno stato poetico.

Non esagero nel dire che negli spettacoli di Licia Lanera questo accade, prepotentemente, irrimediabilmente. Sicuramente ciò è accaduto in chi vi scrive nel vedere “Con la carabina”, dove la regista, proprio perché sa che a fine spettacolo nel pubblico può insorgere quell’ “esperienza vitale”, lo “preserva” invitandolo ad uscire dalla sala senza dargli il tempo dell’applauso, del decantare, del sopire al morso di quel pugno nello stomaco; tuto deve restare lì, in quella sospensione di memoria che rimarrà scolpita in qualche parte del cervello. Il testo, “À la carabine” (2020) della drammaturga francese Pauline Peyrade, racconta di una bambina di undici anni che il tribunale francese ha ritenuto fosse consenziente di uno stupro subito ad opera di un amico del fratello. Una scrittura potente che si muove tra analessi e prolessi, salti continui di memoria che costringono lo spettatore a tenere un filo mentale continuo, assai difficile da ammatassare. Ma seppure il testo fa un grande dono alla potenza della messa in scena, in questa operazione è la regia che costruisce la finitezza di un prodotto davvero ben riuscito.

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Recensione dello Spettacolo “Dedicato” presso Teatro Biblioteca Quarticciolo a Roma il 24 al 25 gennaio 2026

 

Sabato 2 agosto, ore 19.30, siamo al festival Terreni Creativi Plurale 2025 ad Albenga, quando assistiamo a “Dedicato-Appunti di questi giorni, prima tappa di lavoro”, un canovaccio di lavoro su cui si costruirà lo spettacolo “Dedicato” a cui abbiamo assistito a Roma al Teatro del Quarticciolo. Da quel sabato di inizio agosto lo spettacolo si è esteso ed arricchito di una serie di elementi che lo hanno compiuto, non lasciando tesi sospese, o spazi di definizione. L’intento è chiaro da subito, Ermelinda Nasuto interprete principale insieme a Olga Durano, ci chiede di entrare con lei nella sua storia di malata oncologica, dal momento in cui ha ricevuto la diagnosi, fino al primo anno di decorso della malattia. Se nella prima stesura lo spettacolo era un interrogativo, ora ci è sembrato una risposta, chiara, precisa. Non una soluzione, ma una risposta.

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Recensione dello spettacolo La coscienza di Zeno, in scena al Teatro Quirino, dal 20 al 25 gennaio 2026

 

Approda al Quirino, dopo due anni di successi mietuti in tutta Italia (la prima rappresentazione è del 2023 in occasione del centenario della pubblicazione del romanzo), “La coscienza di Zeno” con la regia di Paolo Valerio, grazie alla produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. L’occhio proiettato sul sipario a inizio e fine della messa in scena, quello del dottor S.,  è una dichiarazione da parte del regista della fedeltà alla predisposizione psicanalitica di uno dei capolavori del Novecento. Ci sentiamo effettivamente osservati, ci troviamo in un rocambolesco capovolgimento delle sedie su cui siamo assisi a un lettino, pronti ad essere analizzati fin dal profondo.

A rispecchiare le nostre visioni immaginifiche, i nostri sogni più complessi, i dubbi ed i turbamenti, è la scena stessa su cui si muovono come in continui salti di memoria e di pensieri i personaggi tutti, anch’essi al servizio di un unico direttore di scena, la mente di Zeno Cosini. Che nel romanzo sveviano rifugge ad un certo punto a farsi psicanalizzare e per vendetta il dottor S. ne racconterà la storia, fornendo, dapprima al lettore, ma poi (come nel nostro caso) allo spettatore, un centinaio di chiavi differenti per leggerci nell’anima. Alessandro Papa, video creator, ci invita a cadere insieme agli attori in un altro universo costruito su una serie di immagini fortemente evocative lasciate scorrere sia sui pesanti tendaggi di velluto che circondano la scena, sia sul grande oblò centrale, che come un obiettivo gigante mette a fuoco i pensieri di Zeno, ne ingrandisce le mania, ne racconta i propositi, in fondo mai realizzati. Pochi oggetti di scena, sedie, su cui gli attori salgono e scendono, che si spostano, che si erigono in volo anche. Essenziali, fondamentali! (Scene e costumi di Marta Crisolini Malatesta).

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 Recensione dello spettacolo Wonder Woman in scena al Teatro Vascello dal 15 al 18 gennaio 2026

 

 

Siamo nel 2015 quando tre giudici della Corte d’Appello di Ancona assolsero in secondo grado due giovani dall’accusa di violenza sessuale su una ventenne. Secondo la Corte "la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo 'Vikingo' con allusione a una personalità tutt' altro che femminile quanto piuttosto mascolina”. La “scaltra peruviana”, così venne definita la vittima dalle tre giudici durante il processo, fu addirittura accusata di aver provocato e sedotto i due giovani. Troppo poco attraente per essere stuprata, questa fu la conclusione dell’abominevole sentenza. Solo nel 2022 i due giovani furono condannati dalla Corte di Cassazione in via definitiva. 

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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