Giovedì, 29 Febbraio 2024
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Recensione dello spettacolo “Magnifica presenza” in scena al Teatro Ambra Jovinelli dal 7 al 18 febbraio 2024

 

È il 2012 quando il film “Magnifica presenza” irrompe nelle sale cinematografiche italiane. Sulla scia dei precedenti successi, Ferzan Özpetek rinnova in questa pellicola le sue scelte stilistiche, il legame con i suoi attori feticci e, soprattutto, l’interesse per un certo periodo della storia italiana. La vicenda prende spunto dall’intento di ricordare le persone perse: il regista rende protagoniste della storia delle magnifiche presenze che rappresentano un punto di congiunzione tra presente e passato in un andirivieni tra realtà e illusione che si percepisce anche a teatro. 

La pièce, presentata al Teatro Ambra Jovinelli di Roma, vanta un cast che non ha fatto troppo rimpiangere quello del film, segno che la scelta di Özpetek è stata ben calcolata. Il giovane e promettente attore Federico Cesari è un Pietro che si presenta al pubblico come un ragazzo puro, sensibile, fin troppo chiuso nel suo mondo e per questo sembra decollare pian piano fino a spiccare il volo verso il finale, rivelando la propria interiorità senza remore. Inizialmente Cesari sembra subire l’ingombrante presenza di Tosca D’Aquino: è inevitabile che un’attrice navigata come lei riesca a risplendere di luce propria anche con poche battute, ma Cesari riesce bene a marcare i propri spazi. Tanto che, accanto a Serra Yilmaz, Toni Fornari, Luciano Scarpa, Tina Agrippino, Sara Bosi e Fabio Zarrella, dimostra di essere del tutto a proprio agio. Tutto il cast brilla come un unicum surreale che convince abbastanza. Oltre a Cesari e alla D’Aquino, quelli che conquistano maggiormente l’attenzione sono gli attori impegnati nei doppi ruoli: Luciano Scarpa è una incredibile e affascinante Signora Ennio ma anche un austero e deciso Filippo, la Agrippino passa con disinvoltura dalla avida Livia Morosini alla superficiale padrona di casa dalla risata squillante, mentre Zarrella dimostra di saper essere un amante dolce e premuroso nei panni del fantasma ma anche un violento e irruento Massimo.

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Recensione dello spettacolo “Farà giorno”, in scena al teatro Il Parioli dal 31 Gennaio al 11 Febbraio 2024

 

A volte abbiamo bisogno proprio di questo: di un buon piatto tradizionale, cucinato bene e con ingredienti di qualità. In “Farà giorno”, in scena al teatro Il Parioli dal 31 Gennaio al 11 Febbraio, tutto è così semplice e, contemporaneamente, così gradevole. In una drammaturgia contemporanea che oscilla tra la ricerca di improbabili pietanze gourmet, la facile ristorazione fast food e la riproposizione di vecchie minestre riscaldate, il copione scritto da Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi si distingue da una parte per l’impianto tradizionale e l’utilizzo di soluzioni drammaturgiche di consolidato effetto, ma anche per la qualità della scrittura e lo spessore dei contenuti. La base del racconto difatti è l’espediente narrativo per eccellenza: la contrapposizione degli opposti.

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Recensione dello spettacolo Racconti disumani in scena al Teatro Quirino di Roma dal 30 gennaio al 4 febbraio 2024 

 

Si presenta come un lavoro sofisticato, accurato e tragicamente attuale questo spettacolo diretto da Alessandro Gassman che vede come unico protagonista un incredibile Giorgio Pasotti. 

Il sipario si apre su una scena essenziale e funzionale ai due racconti scelti dal regista, cioè “Una relazione accademica” e “La tana”: nel primo Pasotti gioca, gira intorno, scende e sale da una sedia vestito di tutto punto e, nonostante un tono di voce profondo e obliquo, è facile accorgersi che, dietro un atteggiamento e un aspetto umani, il suo personaggio è quello di una scimmia. Si cambia completamente registro nel secondo racconto: Pasotti diventa ansiogeno, nevrotico e iperattivo nei panni di una talpa impegnata nella cura e difesa ossessiva della sua tana. 

Ad aiutare nella comprensione dei due differenti tipi di personaggi sono anche le luci: il lavoro di Marco Palmieri si rivela davvero peculiare, puntuale e attento a disvelare le sfumature di carattere della scimmia umanizzata così come a far entrare lo spettatore nei cunicoli della talpa. Inoltre, notevole è stata anche l’impresa compiuta da Emanuele Maria Basso di adattare i due racconti al palcoscenico senza perderne l’anima e il significato e presentarli al pubblico in chiave odierna.

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Recensione di ‘Il Malloppo’  in scena dal 30 gennaio all’11 febbraio 2024 nei teatri della rete ERT Friuli Venezia Giulia

 

 

Si ride e si riflette con il lavoro di Orton in scena a Gemona del Friuli

 

 Il 30 gennaio è andata in scena a Gemona del Friuli, nell’ambito della stagione dell’Ert,  la prima delle tappe della tournee regionale di  ‘Il Malloppo’.

Joe Orton , con questo titolo, venne consacrato, negli anni Sessanta, come uno degli autori di maggior successo della scena teatrale, sia londinese che americana.

Di tratta di una commedia nera, grottesca, acida, che regala sorrisi amari, che diventano spunti per riflessioni acri.

La storia, surreale, è  quella di due maldestri ladri che riescono a portare a termine un furto piuttosto clamoroso, nascondendo il malloppo nella bara che avrebbe dovuto contenere il feretro della madre di uno dei due.

Un’ infermeria che colleziona mariti, un vedovo bacchettone, un ispettore acutissimo, un figlio ingrato ed un amico inaffidabile sono i protagonisti della vicenda che, pur scritta più di mezzo secolo fa,  sembra raccontare in  modo puntuale il nostro tempo.

Arguta ed attenta la traduzione di Riccardo Erba, che riesce a regalare pennellate di attualità al testo, senza travisarlo.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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