Lunedì, 17 Giugno 2024
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Recensione dello spettacolo “Il figlio”, in scena al teatro Il Parioli dal 3 al 7 aprile 2024

 

Nicola (Giulio Pranno), un bell'adolescente, da mesi non va più a scuola. Quando la madre Anna (Galatea Ranzi) lo scopre, condivide il problema con l'ex marito Piero (Cesare Bocci). I due genitori si attivano dialogando faticosamente con il ragazzo, che svela loro un imprecisato malessere esistenziale. Ogni sua richiesta viene assecondata: Nicola cambia scuola e lascia la madre trasferendosi da Piero, che ora vive con la sua nuova compagna Sofia (Marta Gastini), da cui ha appena avuto un figlio. Sebbene padre e madre si prodighino per lui, il primo mettendo anche in discussione la sua nuova vita, nulla cambia in Nicola. La sua sofferenza è costante e procede senza deviazioni verso la sua meta naturale.

L'autore della piéce, il francese Florian Zeller, ha scritto una trilogia sulla famiglia: “Il padre”, “La madre” e, appunto, “Il figlio”. Il primo di questi testi è asceso a grande notorietà dopo la trasposizione cinematografica, magnificamente interpretata da Anthony Hopkins ed Olivia Colman, che ha fruttato a Zeller l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Anche “Il figlio” è stato portato sul grande schermo, con i genitori interpretati da Hugh Jackman e Laura Dern.

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Recensione dello spettacolo l’Origine del mondo: ritratto di un interno in scena al Teatro Argentina di Roma dal 22 al 28 marzo 2024

 

 

“Ma ridi. Ridi! Sei tanto bella quando ridi.” Lucia (Mascino), entra in scena al secondo atto, vorticosamente. È una madre, e una nonna, che cerca maldestramente e senza riuscirci di spronare una figlia, Concita, risucchiata nel buco nero dell’apatia: “É successo di nuovo”.  “Devo ricominciare da capo”. Così Concita (De Gregorio), con un timbro di voce inconfondibile, come inserita in un quadro, una scenografia impeccabile dallo sfondo blu notte, che rende vischiosa persino nel pubblico in sala la percezione di uno stato di disagio, apre la prima scena di un racconto complesso e complicato, colmo di rimandi letterari e filosofici, che indaga la natura umana e la sua solitudine, le sue fragilità, nella moltitudine dei rapporti interpersonali.

Concita De Gregorio, Lucia Mascino e Alice Redini, che interpretano nell’ordine, ognuna perfettamente calata nel proprio personaggio, la madre, la nonna e la figlia/psicoterapeuta, sono le protagoniste di uno spettacolo integralmente al femminile, denso, profondo e leggero al tempo stesso, scritto e diretto in tre atti da Lucia Calamaro, alla sua seconda edizione dell’Origine del Mondo: ritratto di un interno, presentato al Teatro Argentina di Roma dal 22 al 28 marzo.

Origine del Mondo è un’istantanea sulla società contemporanea, costellata da problematiche sociali e relazionali sempre più gravi e compromesse. Un’indagine sulla solitudine, sul dolore e la sofferenza, sull’incapacità di rapportarsi con l’altro da sé e la necessità spasmodica della ricerca dell’isolamento e del distacco; sul rapporto ambivalente, a volte simbiotico e a volte conflittuale tra genitori e figli; sui disturbi alimentari e sulle manie, e infine sulla depressione, “la malattia del secolo”. 

L’intento della regista è quello di rappresentare con un taglio “cabarettistico” e accessibile, ma senza mai banalizzarlo e proponendo infine una catarsi evangelica, uno spaccato familiare difficile, nel quale chiunque può tuttavia riconoscersi, compromesso dalla ricaduta di una donna, Concita, madre di una ragazza adolescente adultizzata (Alice) e figlia, a sua volta, di una figura materna ingombrante (Lucia), in uno stato depressivo che la immobilizza all’interno delle mura di casa.

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Recensione di ‘Nabucco’ Giuseppe Verdi, in scena a Trieste dal 22 al 30 marzo 2024

 

Il Verdi di Trieste, in questa Stagione Lirica e di Balletto decisamente non scontata, propone un titolo di grande presa: Nabucco.

Un successo annunciato, come testimonia il fatto che da settimane il teatro è sostanzialmente esaurito.

Il cast è di grande impatto: la regia di Giancarlo Del Monaco, le scene ed i costumi di William Orlandi, la direzione di Daniel Oren, le voci di Burdenko, della Siri, di Ventre.

 Diciamo subito che l’esito, a giudicare dagli applausi, è stato trionfale.

In realtà , a nostro parere,  sullo spettacolo vanno fatte molte considerazioni e non tutte positive.

La premessa è che l’impressione ricevuta è che queste grandi personalità più che lavorare insieme all’allestimento, vi abbiano partecipato contemporaneamente.

Sono mancati, ci pare, il coinvolgimento, la narrazione ed anche la platea ha dato la sensazione che l’ammirazione per la prova fornita abbia  avuto il sopravvento sul reale coinvolgimento emozionale.

A riprova che non bastano i migliori ingredienti per un buon piatto: ci vuole anche la giusta ricetta e deve essere ben realizzata.

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Recensione di ‘Da questa sera si recita a soggetto’, in scena dal 20 al 23 marzo 2024 nei teatri della rete ERT Friuli Venezia Giulia

 

In questi giorni l’Ert, Ente Teatrale Regionale del Friuli Venezia Giulia, ospita le nuove tappe della tournée regionale dello spettacolo ‘Da stasera si recita a soggetto. Il metodo Pirandello’, il nuovo lavoro di Paolo Rossi, del quale firma l’ideazione,  la drammaturgia, assieme a Carlo G. Gabardini e la regia.

L’idea è quella di una rilettura dei temi pirandelliani, in modo particolare della maschera,  affrontati attraverso una festa alla quale sono chiamati a partecipare  tutti i presenti, attori e pubblico.

Riassunta in questo modo, sembra poca cosa.

In realtà siamo davanti ad uno spettacolo travolgente, ironico, meditato, pregno di riferimenti interessantissimi e che merita di essere visto.

Un annuncio registrato comunica che i presenti possono fotografare, riprendere, registrare, senza limitazioni.  Tanto per porsi subito controcorrente, per proclamare il proprio non essere allineato. L’unica richiesta è, nel caso suonino i telefonini, permettere agli attori di rispondere alla chiamata.

Rossi, che in questa occasione riesce ad essere coerente con la pluridecennale carriera senza risultare né autoreferenziale, né  prevedibile, è il capocomico di una sconclusionata compagnia di artisti chiamati ad improvvisare, in un continuo gioco metateatrale,  sulle tematiche suggerite dai testi di Pirandello, peraltro presente in una reincarnazione canina, ma anche  stimolato dalle sollecitazioni della platea, coinvolta sia in divertenti quanto assurdi numeri di danza, che in brevi performance attoriali.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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