Giovedì, 12 Febbraio 2026
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Recensione dello spettacolo La guerra svelata di Cassandra in scena al teatro Spazio Diamante di Roma dal 27 al 30 novembre 2025

 

Portare in scena il mito di Cassandra ai nostri giorni appare come un gesto politico prima che artistico. Cassandra fa parte dell’immaginario occidentale da tremila anni: profetessa di Apollo, condannata a vedere il futuro senza essere mai creduta, figlia di Priamo, prigioniera di Agamennone, è la voce inascoltata della tragedia troiana. Un mito antico come questo non ha bisogno di essere spiegato né di essere piegato alle necessità della realtà odierna, eppure, La guerra svelata di Cassandra, scritto da Salvatore Ventura e diretto da Alessio Pizzech, cade in parte in questa trappola e finisce col perdere la potenza simbolica originaria, pur costruendo uno spettacolo di indubbia intensità emotiva e attoriale.

Gaia Aprea: una presenza scenica potente

Unica protagonista della scena, Gaia Aprea esplora il mito con tutto il suo essere e regala al pubblico un’esibizione commovente, potente, sensuale, disturbante. La sua Cassandra non piange per sé, ma per l'umanità tutta che resta sorda al richiamo della pace. Per svelare alla platea quel che questo personaggio nasconde dentro di sé, l’attrice ricorre a tutta la sua ricchissima tavolozza espressiva. La sua presenza scenica è indiscutibile e si dimostra straordinaria per intensità e precisione. La sua Cassandra non è l’eco di un’eroina archetipica, ma è un essere umano frantumato e lucidissimo, che ci parla da un luogo senza tempo. 

La sua performance è un manuale di recitazione: voce modulata come lama e carezza; il suo corpo sa essere arma e vittima senza mai eccedere nel compiacimento del dolore; lo sguardo che ci rivolge è quello di chi non invoca pietà ma responsabilità. Ora la sua Cassandra grida a un Enea invisibile di salvare Troia dall'incendio, poi si spoglia restando in sottana, entra dentro quella bara bianca diventata quasi una vasca da bagno, sguazza bevendo champagne da un calice, brindando alla fortuna di chi non ha successo. La sua bravura è un dato scenico indiscutibile, non un’interpretazione. Aprea fa ciò che ogni grande attrice dovrebbe fare davanti al mito: non lo racconta, lo incarna. E il pubblico non può che restarne soggiogato. 

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Recensione dello spettacolo Robe dell’altro mondo (cronache di un’invasione aliena) in scena a Spazio Diamante dal 25 al 30 novembre 2025

 

Carrozzeria Orfeo, in collaborazione con il gruppo Le Canaglie e con una versione completamente rielaborata, torna in scena con Robe dell’altro mondo. Il progetto, nato nel 2012 e già allora vincitore del bando Creatività Giovanile della Fondazione Cariplo, indaga le paure e i pregiudizi che influenzano quotidianità e relazioni del vivere metropolitano. 

Il mondo è in piena crisi economica, sociale e umana. L’ultima speranza è rappresentata dagli alieni, giunti sulla terra ad aiutarci. Inizialmente percepiti come unici salvatori, vengono presto dichiarati ostili dalle istituzioni politiche e religiose. 

Già allora l’autore Gabriele Di Luca, regista insieme ad Alessandro Tedeschi, Massimiliano Setti e Roberto Capaldo, aveva saputo restituire fragilità ed asperità collettive attraverso una drammaturgia mordace e sarcastica, sonora, echeggiante. Già allora le coreografie evocative muovevano nello spettatore una sorta di risincronizzazione con il sé. 

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Recensione dello spettacolo Antigone in scena al teatro Vascello dal 21 al 30 Novembre 2025

 

Qual è il limite tra politica, giustizia e umanità?

Questo è uno degli interrogativi che Roberto Latini ci pone con la sua messa in scena di Antigone, partendo dall'interessante e raffinata riscrittura moderna di Jean Anouilh del mito di Sofocle.

Il contesto sfocia nel mondo moderno, passando da una “striscia” di grossolana sabbia ad una strada con simboliche strisce pedonali, suoni d'auto e lampioni sotto i quali si svolge un dialogo intimo e confidente, molto familiare, surreale per ambientazione, tra l'accusata Antigone e lo zio re Creonte.

Per i toni usati potrebbe essere una discussione tra le quattro mura, il pubblico si sente a casa e si ritrova nel proprio quotidiano, se non fosse per i temi trattati di grande spessore e conflittualità..

Si mostra insolitamente la faccia umana del potere la quale mostra la propria fragilità e paura di fronte allo scontro tra gli interessi personali e la Legge che il governo ha il dovere di far rispettare.

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Recensione dello spettacolo La vedova scaltra in scena al Teatro Quirino di Roma dal 25 novembre al 7 dicembre 2025 in prima nazionale dopo il debutto parigino

 

È il 1748 quando va in scena la prima rappresentazione di La vedova scaltra, che dà vita a un bel po’ di polemiche: Goldoni osa, primo fra tutti, fare un passo in più verso l’emancipazione dalla commedia dell’arte. Il drammaturgo veneziano intende allontanarsi da quello che definisce il “cattivo Teatro” per dar vita a qualcosa di nuovo. La vedova scaltra segna proprio il punto di svolta tra la commedia dell’arte e quella di carattere ed è il testo con cui si afferma la riforma del teatro goldoniano.  

La vedova scaltra, una commedia moderna

La trama è nota: Rosaura, bella e ricca vedova veneziana, desidera risposarsi. A bussare alla sua porta per corteggiarla sono ben quattro pretendenti: Milord Runebif, Monsieur Le Bleau, don Àlvaro di Castiglia e il Conte di Bosco Nero. Ognuno di loro è deciso a conquistarne il cuore: l’inglese le dona come pegno un diamante, il francese un suo ritratto, lo spagnolo l'albero genealogico della sua famiglia, e l'italiano le invia un’appassionata lettera d'amore. A far da tramite per tutti è Arlecchino, creando equivoci e fraintendimenti vari. Indecisa su chi scegliere, con l'astuzia che le è propria e l'aiuto della fidata Marionnette, la protagonista orchestra un gioco di travestimenti e inganni per mettere alla prova i suoi corteggiatori e scegliere chi sia davvero degno del suo cuore.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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