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Allo Spazio Diamante in scena La guerra svelata di Cassandra: Gaia Aprea interpreta un mito potente e attuale
Recensione dello spettacolo La guerra svelata di Cassandra in scena al teatro Spazio Diamante di Roma dal 27 al 30 novembre 2025
Portare in scena il mito di Cassandra ai nostri giorni appare come un gesto politico prima che artistico. Cassandra fa parte dell’immaginario occidentale da tremila anni: profetessa di Apollo, condannata a vedere il futuro senza essere mai creduta, figlia di Priamo, prigioniera di Agamennone, è la voce inascoltata della tragedia troiana. Un mito antico come questo non ha bisogno di essere spiegato né di essere piegato alle necessità della realtà odierna, eppure, La guerra svelata di Cassandra, scritto da Salvatore Ventura e diretto da Alessio Pizzech, cade in parte in questa trappola e finisce col perdere la potenza simbolica originaria, pur costruendo uno spettacolo di indubbia intensità emotiva e attoriale.
Gaia Aprea: una presenza scenica potente
Unica protagonista della scena, Gaia Aprea esplora il mito con tutto il suo essere e regala al pubblico un’esibizione commovente, potente, sensuale, disturbante. La sua Cassandra non piange per sé, ma per l'umanità tutta che resta sorda al richiamo della pace. Per svelare alla platea quel che questo personaggio nasconde dentro di sé, l’attrice ricorre a tutta la sua ricchissima tavolozza espressiva. La sua presenza scenica è indiscutibile e si dimostra straordinaria per intensità e precisione. La sua Cassandra non è l’eco di un’eroina archetipica, ma è un essere umano frantumato e lucidissimo, che ci parla da un luogo senza tempo.
La sua performance è un manuale di recitazione: voce modulata come lama e carezza; il suo corpo sa essere arma e vittima senza mai eccedere nel compiacimento del dolore; lo sguardo che ci rivolge è quello di chi non invoca pietà ma responsabilità. Ora la sua Cassandra grida a un Enea invisibile di salvare Troia dall'incendio, poi si spoglia restando in sottana, entra dentro quella bara bianca diventata quasi una vasca da bagno, sguazza bevendo champagne da un calice, brindando alla fortuna di chi non ha successo. La sua bravura è un dato scenico indiscutibile, non un’interpretazione. Aprea fa ciò che ogni grande attrice dovrebbe fare davanti al mito: non lo racconta, lo incarna. E il pubblico non può che restarne soggiogato.
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