Martedì, 14 Luglio 2026
$ £

Recensione dello spettacolo Don Giovanni in scena al Teatro Sala Umberto di Roma dal 3 all’ 8 marzo 2026

 

 

Generalmente associato al nome di Mozart, il Don Giovanni non è solo il libretto di Da Ponte creato per il compositore austriaco, ma è anche la tragicommedia di Molière. Tre nomi importanti della storia del teatro e della musica mondiali, legati tra loro da un solo mito che Arturo Cirillo ha avuto l’ambizione e la capacità di far convivere in un unico testo senza che nessuno dei tre prevalesse sull’altro. Il suo Don Giovanni risulta uno spettacolo riuscito perché non è frutto di un mero collage fra testi, ma è una drammaturgia organica realizzata con la pazienza di chi il materiale lo studia da tempo: non c'è nulla di improvvisato. C'è invece la precisione di chi conosce ogni battuta del testo e ha scelto la strada meno ovvia.

Il Don Giovanni di Cirillo: quando Molière, Mozart e Da Ponte dialogano in un unico spettacolo

Fin dalle prime battute, c'è una domanda che risuona nell’aria: cosa succederebbe se Don Giovanni smettesse di sedurre e riuscisse a redimersi? La risposta, implicita in ogni gesto, in ogni pausa, in ogni risata, è che semplicemente non potrebbe. Il suo non è un vizio né libertinaggio: lui vive l’amore e la seduzione come un gioco, e senza questa recita perpetua Don Giovanni cesserebbe di esistere. Cirillo lo sa, e ha costruito il suo spettacolo esattamente intorno a questa consapevolezza: il suo Don Giovanni, infatti, non è un seduttore da punire, ma un uomo condannato alla propria libertà e destinato a morire di sé stesso.

Nel realizzare questo spettacolo, la scommessa drammaturgica di Cirillo è ambiziosa quanto rischiosa, ma è sicuramente vinta. È riuscito a far convivere tre padri nobili dello stesso mito, facendo confluire in un unico spettacolo l’anima di ciascuno per dar vita a un testo più fluido e contemporaneo. Dal commediografo francese ha mutuato la comicità paradossale e ossessiva, quel gusto per l'assurdo che a tratti evoca Beckett più che il Grand Siècle. Da Da Ponte ha tratto la vena poetica, quella drammatica leggerezza che solo il grande librettista veneziano sapeva giostrare con tale equilibrio. Di Mozart è inevitabilmente la musica, non come citazione né come sottofondo, ma come struttura emotiva dello spettacolo: le composizioni di Mario Autore dialogano con la melodia mozartiana, la rievocano senza imitarla, allestendo un paesaggio sonoro capace di essere festoso e funereo nel volgere di pochi minuti.

Add a comment

Recensione della prima compagnia de ‘Il Trovatore’ al teatro Verdi di Trieste.

 

Al Verdi di Trieste va in scena ‘Il Trovatore’.

Diciamo subito che è un grande successo di botteghino, tanti stranieri nel pubblico, molti applausi ed anche parecchie ovazioni.

Operazione riuscita se si puntava al consenso e se si voleva attirare l’attenzione nazionale sul teatro giuliano, perché il cast allineato è decisamente importante.

Come tristemente prevedibile anche in questo caso, come nel titolo precedente, la locandina ha subito diversi cambi: sostituito il direttore, cambiato il tenore della seconda compagnia, passato Park in prima compagnia per sostituire il collega che ha dato forfait e chiamato un altro baritono per completare le recite.

Pare che queste situazioni stiano diventando il costume del teatro d’opera contemporaneo.

Parlare di questo allestimento per noi è particolarmente difficile.

Ancora una volta sottolineiamo che il ruolo del recensore è raccontare quello che pensa dello spettacolo, che il suo è un parere, frutto di studi, di conoscenze, anche di scoperte.

Ma ovviamente non è la verità assoluta. Perché in Arte la verità assoluta non esiste.

Add a comment

Recensione di ‘Arlecchino nel futuro’ nelle sale ERT FVG

 

In tournee nelle sale ERT FVG c’è ‘Arlecchino nel futuro’, una storia ambientata in un futuro inquietante, dominato dall’Intelligenza artificiale e  nel quale l’inquinamento la fa da padrone, tanto che la temperatura del globo è insopportabile, le città di mare sono state sommerse, l’umanità sogna un esodo sulla luna.

Uno spettacolo a più  facce. Le due interpreti, Serena Balivo e Mariachiara Falcone, sono l’elemento forte dell’allestimento. Bravissime ad affrontare un caleidoscopio di personaggi, curano l’espressione con sapienza. Trovano una pronuncia veneziana molto particolare ed interessante, ma soprattutto dimostrano una ammirevole capacità di piegare lo strumento vocale alle richieste narrative della trama, trovando suoni graffiati dai colori solfurei, cambi di registro pirotecnici, riuscendo ad evocare atmosfere ora intense, ora leggere, supportate anche dalle belle maschere di realizzate da Renzo Sindoca e Leonardo Gasparri.

Funzionali i costumi e le scene di Mariano Dammacco e Gioacchino Gramolini.

Efficaci le musiche di Marcello Gori, che aiutano a portare lo spettatore in una atmosfera suggestiva.

Add a comment

Recensione dello spettacolo Pirandello Pulp di Edoardo Erba, in scena al Teatro Sala Umberto dal 24 febbraio al 1 marzo 2026

 

Pirandello Pulp, dalla drammaturgia di Edoardo Erba, con la regia di Gioele Dix, in scena al Teatro Sala Umberto, è un esempio di metateatro, di una nevrosi di vita e di arte, di sessualità spinta che esplode, di solitudine e comunque di un movimento.  

Edoardo Erba ci presenta una rilettura originale un po’ irriverente di un classico di Pirandello, “Il gioco delle parti”, un’aguzza e beffarda riflessione sull’identità, le maschere sociali e l’ironia della vita.

La vicenda è ambientata durante una prova teatrale.

In scena c’è Maurizio, il regista chiuso dai suoi schemi, dall’unico vate “Vittorio” in attesa del tecnico incaricato di montare le luci. Al suo posto però arriva Carmine, un perdigiorno che non ha esperienza dello spettacolo e non sa minimamente fare il suo lavoro. Lo scambio di persona costringe Maurizio a raccontare l’opera scena per scena, nel tentativo di renderla comprensibile a spettatrici e spettatori. Il racconto, però, diventa presto un terreno di scontro. Carmine, per evitare di salire sulla scala, comincia a mettere in discussione ogni scelta registica. Le sue osservazioni, legate a una sessualità vissuta in modo rischioso, spostano progressivamente l’asse del discorso. Leone, Guido e Silia diventano protagonisti reali, un pretesto in una commedia feroce che mette a nudo le dinamiche umane più intime e sottili, dove ciò che sembra non è, e il controllo passa di mano senza che nessuno ne sia davvero consapevole.

La chimica tra Dapporto e Troiano è indiscutibilmente uno dei punti di forza dello spettacolo. Massimo Dapporto, dal profondo mestiere, è brillante nell’interpretazione del suo personaggio, un uomo complesso che tenta di combattere i suoi molteplici pregiudizi, facendoli danzare con disinvoltura tra passaggi di potente drammaticità e momenti di pungente ironia. Fabio Troiano è esilarante, si dona completamente, con una prova attoriale convincente. Attacchi, difese, finte, contro-finte sono il pane quotidiano dei personaggi che, se potessero, passerebbero a fil di spada l’autore stesso. Lo spettacolo usa la parola come fosse il coltello brandito dal serial killer dell’identità: pronto a colpire ripetutamente. I momenti verità, di questo strano interludio in un interno borghese, sono resi meravigliosamente veri attraverso le luci di Cesare Agoni, in grado di catturarli. Un’esplosione comica con un cuore malinconico che batte sotto il neon di un parcheggio di periferia.

Add a comment
Logoteatroterapia

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per scoprire gli sconti sugli spettacoli teatrali riservati ai nostri lettori

Search