Domenica, 11 Aprile 2021
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Recensione dello spettacolo “The Niu Sciò” della compagnia teatrale di Roma “Appiccicaticci”, andato in scena presso il Teatro Garbatella di Roma il 2 Agosto 2020

 

Sa essere irresistibile, alle volte, il teatro. Quando poi a manovrarne i pregiati meccanismi sono tre abili improvvisatori, maestri nel padroneggiare il palco con la disinvoltura che solo un testo, una regia, mesi di prove sanno dare, allora diventa persino insostenibile il pensiero che tutto questo in realtà non esista, che la tradizionale impalcatura teatrale possa essere distrutta e che dalle sue macerie possa venirsi a costituire ogni volta materia nuova e fertile, che di fronte al profano spettatore si stia dipanando un mistero seducente ed ipnotico cui difficilmente, a luci spente e sipario calato, si crede davvero. Eppure è esattamente questo a fare dell’improvvisazione teatrale un’arte a lungo rilascio, che continua ad esercitare il suo influsso estetico anche dopo ore, forse giorni, dalla sua rappresentazione: l’illusione che ne è intrinsecamente parte, la sua straordinaria e affascinante imprevedibilità, il suo non esistere né prima né dopo; il suo essere semplicemente presente, non senza però cementificarsi nella memoria, imprimendosi con incisività nei ricordi di un pubblico che pare magnetizzato; vivendo solo per pochi attimi, ma per poter sopravvivere eternamente.

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Sul sito del Teatro Vascello è possibile assistere allo spettacolo che ha meglio rappresentato la produzione della Cooperativa La Fabbrica dell'attore: Il gabbiano di Anton Cechov, nell'allestimento voluto da Giancarlo Nanni e andato per la prima volta in scena nel 1998 (potete vederlo a questo link: https://www.teatrovascello.it/#popmake-2369)

Il regista fu fondatore della Cooperativa assieme alla compagna di vita e d’arte Manuela Kustermann, con cui prese in carico il Teatro di Monteverde Vecchio, risollevandone le sorti fino all'investitura governativa di Teatro studio di innovazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Nel 2018 Kustermann ripropose quella messa in scena, per celebrare i vent'anni da quel fortunato debutto, ma soprattutto per onorare la memoria di Nanni intanto scomparso.

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Nel periodo particolare che stiamo attraversando, dove si tende a volte a delegare a fattori esterni le sorti della nostra vita, la commedia rappresenta un’ esortazione a responsabilizzarci nel far dipendere l’esito di certi eventi principalmente dalle nostre scelte piuttosto che da forze superiori.

Commedia in tre atti scritta da Peppino De Filippo nel 1942. Nella versione in oggetto (1959) allestita per la televisione, Peppino curò anche la regia teatrale, mentre quella televisiva fu affidata a Fernanda Turvani. Il tema è quello della superstizione molto caro a Peppino De Filippo, ricorrente anche in: “ L’ospite gradito” ed accennato in: “ Don Raffaele ‘o trombone”. 

Il commendatore Gervasio Savastano (Peppino De Filippo), benestante imprenditore e gran lavoratore, dai riflessi caratteriali ruvidi e impositivi, è letteralmente predato dalla propria superstizione. A  causa di questa, la sua vita viene caratterizzata, rallentata e intorpidita  da rituali scaramantici che divengono vere e proprie regole di vita a tal punto da investire anche il rapporto con i suoi dipendenti d’azienda. Uno di questi, Belisario Malvurio (Pino Ferrara), verrà infatti licenziato perchè ritenuto portatore di sfortuna a causa di peggioramenti inaspettati di affari finanziari coincidenti con la sua presenza. Anche nei confronti della moglie Teresa (Lidia Martora) e della figlia Rosina (Alba Cardilli) i modi di Gervasio sono sbrigativi e intolleranti, specie quando si tratta di opporsi fermamente alla volontà di quest’ultima di sposarsi con un ragazzo che il commendatore non gradisce affatto a causa di una certa estetica “trascurata”.

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Sulla sana proposta implicita di dare un senso al nostro rimanere a casa senza abbrutirci, bensì perfezionarci e stimolarci, la pièce di Peppino de Filippo, “Don Raffaele ‘o Trombone”, non mancherà di impreziosire i nostri momenti lanciandoci dal passato una sfida a cui siamo chiamati a rispondere nel presente.

 

Musicista e suonatore di trombone, Don Raffaele Chianese ( Peppino de Filippo) vive in condizioni di estrema miseria senza mai esser riuscito a risollevare se stesso e la sua famiglia da tale stato. Egli, inoltre, non si è mai sentito sostenuto dalla famiglia, decisamente carente di stima verso di lui, reputandolo di fatto un incapace, illuso e presuntuoso. Don Raffaele, infatti si ostina a perpetuare il proprio fallimento come musicista, rinunciando ad occasioni di lavoro proposte da amici compassionevoli, come compare Giovanni (Enzo Cannavale), anche se lontane dalla musica.

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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