Mercoledì, 30 Novembre 2022
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Recensione dello spettacolo Macbeth in scena al Globe Theatre Gigi Proietti dal 2 al 25 settembre 2022

 

Sul palcoscenico dell’evocativo Globe Theatre, quando è in scena la tragedia Macbeth, tra i numerosi personaggi in scena, il vero protagonista però risulta un’entità invisibile: il Male. I più tormentati e insoluti interrogativi dell’essere umano, riguardano proprio la sua essenza. In una prospettiva estremamente moderna e lucida, Shakespeare, ne ha scandagliato la natura in un’opera di estrema imponenza. Quest’entità metafisica sceglie d’incarnarsi in Macbeth, un uomo valoroso e fedele al re Duncan, suo cugino. Dopo aver incontrato 3 spiriti maligni che gli profetizzano la sua ascesa come duca di Cawdor e come re, anche un uomo retto come lui, inizia a cedere alla fascinazione del potere. Ma se il Male lo osserviamo da vicino, ha molteplici sfaccettature e lo dimostra Macbeth entrando in un profondo conflitto interiore. Vorrebbe soddisfare la sua ambizione di gloria, ma vacilla e vorrebbe farlo “santamente”, come lo accusa sua moglie Lady Macbeth. Lei, al contrario, non ha esitazioni sull’obiettivo da perseguire, circuisce e convince il marito ad agire senza scrupoli. Durante tale dialogo serrato, Lady Macbeth sembra impersonare l’alterego del protagonista la cui interiorità è scissa tra remore e cupidigia e la moglie si presta a dar voce alla sua parte oscura, funesta. Che così decide di commettere i delitti più efferati per sostituire Duncan e subentrare al trono. Ma ancora una volta, il Male mostra il suo volto fragile: dopo l’assassinio del re, Macbeth è stravolto dai sensi di colpa e solo grazie all’intervento lucido e spietato della moglie, riesce a dirottare la responsabilità dell’accaduto sulle guardie. In questo momento ci troviamo di fronte due reazioni differenti: chi giunge quasi alla follia e chi prosegue crudelmente inseguendo i propri scopi. 

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Recensione dello spettacolo Il corpo della donna come campo di battaglia, in scena al Todi Festival il 27 agosto 2022

 

La Storia è donna e la si può immaginare indaffarata a tenere testa ai suoi miliardi di figli, a quell’umanità che la sfida ma non la invecchia, che la guarda dal basso e che si affanna per essere notata, per esserne degna per spodestarla, di tanto in tanto da quel trono universale. Al teatro Comunale di Todi, in occasione della prima serata della XXXVI edizione del Todi Festival 2022, va in scena “Il corpo della donna come campo di battaglia”, lavoro intenso del regista Matëi Vişniec che con coraggio decide di raccontare da un punto di vista differente un conflitto che tante ferite profonde ha lasciato nel ventre già lacerato a fondo della Storia. C’è un filo sottile che lega, d’altronde, questa prima teatrale con la dedica che l’evento ha deciso di fare alla poetessa Patrizia Cavalli, recentemente scomparsa: l’orgoglio, il coraggio e una sfrontata autosufficienza. Tre caratteristiche che, nelle donne dell’opera teatrale come nella poetessa forse cambieranno il mondo ma saranno necessarie per togliergli davanti il velo opaco di non vuol guardare o ascoltare. 

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Recensione dello spettacolo Nemmeno il tempo di piacersi, di Marco Falaguasta, Tiziana Foschi e Alessandro Mancini. Con Marco Falaguasta. Regia di Tiziana Foschi. Andato in scena ai Giardini della Filarmonica il 20 luglio 2022 all'interno della rassegna I solisti del Teatro.

 

Nell' incanto dei Giardini della Filarmonica il tempo e lo spazio smarriscono la loro identità, confondendosi per poi sfumare in dissolvenza: lo sviluppo tematico dello spettacolo di Marco Falaguasta sembra risentire di tali atmosfere oniriche. Neanche il tempo di piacersi rinuncia, infatti, all'impronta narrativa del qui ed ora, imperniandosi, invece, attorno al sapore del ricordo di un tempo passato, precisato nell'anno 1985. Tale data, oltre a corrispondere al periodo adolescenziale dell'attore, diviene occasione di confronto tra l'attualità e i tempi andati. Ben lungi dal creare un ostinato e ridondante confronto tra presente e passato, il nucleo della performace di Falaguasta, con la regia di Tiziana Foschi, è il racconto in chiave (apparentemente) comica dell'umano smarrimento di fronte al crollo delle certezze con le quali la generazione dei cinquantenni di oggi è cresciuta. Quando viene a mancare un certo tipo di sostegno, ci si sorprende goffi nel cercare di adattarci in corsa a ciò che non ci appartiene. Possedere un passo più incerto rispetto a chi, invece, è nato e cresciuto con la modernità giustifica solo in parte la difficoltà di integrarsi nell'orizzonte attuale. La verità è che la proposta odierna non sarà mai per noi sufficientemente convincente: per tale ragione ricerchiamo affannosamente quel certo modo di essere di una volta, attraverso il quale ritrovare noi stessi negli altri. 

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Recensione dello spettacolo Napoletana in scena presso la Casa del Jazz (Roma) il 3 luglio 2022

 

È un pubblico eterogeneo quello che si riunisce nel parco dell’incantevole Villa Osio, un tempo proprietà del boss della banda della Magliana Enrico Nicoletti oggi prestigiosa sede della Casa del Jazz dopo essere stata assegnata al Comune di Roma. Ci sono giovanissimi, coppie di adulti, gruppi di anziani. Tutti accorsi per assistere a Napoletana di Mariangela D’Abbraccio: un concerto che è anche uno spettacolo, terzo episodio di una sorta di trilogia - i capitoli precedenti sono Nel cuore di Totò e Amarafemmina – che nasce dall’intenzione di celebrare e attualizzare la tradizione musicale partenopea.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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