Martedì, 14 Luglio 2026
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Recensione dello spettacolo “Distopik”, in scena al Teatro Trastevere dal 12 al 15 Febbraio 2026.

La società distopica va in scena è al Teatro Trastevere. La raccontano nello spettacolo “Distopik” le compagnie Sputnik e Lumik con due atti unici da loro realizzati, due testi di colore diverso, ma che trovano alla fine della narrazione un’intima correlazione.

In “133 metri sul livello del mare”, per la regia di Giovanni Caloro, la scena si apre su Francesca (Francesca Pimpinelli), trentenne dalla loquela inarrestabile, che insegue il sogno di una casa per sé e contemporaneamente si culla sui ricordi del suo giovane passato. I colori tenui delle sue speranze e della sua voglia di vita si stagliano però sul cupissimo sfondo di una tragedia in corso e di un mondo inesorabilmente sommerso dall'innalzamento del livello dei mari. E, mentre il suo allegro ciarlare è intervallato dello squittio delle nutrie, le acque che sommergono uno dopo l'altro i quartieri della capitale la costringeranno a traslocare sempre più in alto. Prima un attico diventato simile a una palafitta, dove un gabbiano è l'unica compagnia possibile. L’ultimo rifugio sarà sul punto più alto di Roma, a 133 metri sul livello del mare, il luogo che, per sua natura, nasceva per essere il più vicino al cielo.

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Recensione della prima compagnia di ‘Aufstieg und fall der stadt Mahagonny’ al Teatro Verdi di Trieste.

 

Nei giorni scorsi abbiamo recensito su questa pagina il cast della compagnia alternativa di  ‘Aufstieg und fall der stadt Mahagonny’ in scena al teatro Verdi di Trieste per sei  repliche. In questa occasione parleremo del cast dei primi titolari, in forma quasi completa, perché per un gioco di alternanze di ruoli non abbiamo mai ascoltato Santiago Martinez, del quale, per dovere di cronaca, abbiamo sentito dire cose buone.

Confermiamo prima di tutto il giudizio ampliamente positivo sull’allestimento e l’esecuzione. Alla seconda visione la regia di Henning Brockhaus appare ancora più ricca di riferimenti, scorre con grande efficacia, sa essere grottesca dove serve, senza risultare mai grossolana; regala frammenti di autentica commozione; coglie con sensibilità le caratteristiche di voci ed interpreti e riesce a cucire loro addosso i personaggi esaltando le potenzialità dei cantanti.

Preziosa l’interazione fra platea e palcoscenico, con i cantanti cha cantano in sala  ad abbattere ogni distanza e rendendo ancora più drammaticamente contemporanea la storia raccontata.

Siamo di fronte ad un autentico uomo di teatro, sicuro, preparatissimo, dalla forte identità.

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Recensione dello spettacolo Liberamente ispirato a una storia vera in scena al teatro Spazio Diamante di Roma dal 4 al 5 febbraio 2026

 

Disarmante. Profondo. Provocatorio. Alla fine dello spettacolo Liberamente ispirato a una storia vera sono queste le emozioni che restano nello spettatore che ha assistito a una messinscena sicuramente coraggiosa, sia nella sceneggiatura che nell’interpretazione e sia nella costruzione della narrazione teatrale.

Allo Spazio Diamante, uno dei pochi teatri romani a dedicare il proprio palco anche a compagnie e interpreti giovani e poco noti, ha debuttato lo spettacolo della compagnia Collettivo012 che mescola dramma familiare, memoria storica e distopia tecnologica. Il meccanismo narrativo si presenta subito complesso agli occhi dello spettatore: si parte dall'estate del 1943, quando Maddalena e Bruno si innamorano in un'Italia schiacciata tra guerra e patriarcato, per poi fare un salto temporale all’anno 2025, quando i sei nipoti di Bruno e Maddalena si riuniscono nella casa dei nonni per firmare il contratto di pubblicazione del romanzo che il nonno ha lasciato come testamento morale. Sembrano tutti d’accordo alla sua realizzazione, fino all’inaspettato ritorno di Diego, il nipote fuggito dall'altra parte del mondo, che porta con sé Ascanio, un'intelligenza artificiale umanoide.

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Recensione dello spettacolo Lungo viaggio verso la notte al Teatro Argentina di Roma dal 04 al 15 febbraio 2026

 

Tre ore di recitazione, con un solo intervallo, impegnano, quasi in un patto di fiducia, attori e pubblico in sala. Gabriele Lavia, regista e insieme protagonista nel ruolo di James Tyrone, porta in scena al Teatro Argentina di Roma Lungo Viaggio verso la Notte, il capolavoro del drammaturgo statunitense Eugene O’Neill, a cui rende omaggio mettendosi al completo servizio delle parole, che ininterrottamente occupano lo spazio scenico, elette da Lavia come vere protagoniste della sua trasposizione scenica. La scenografia imponente e fissa, un colpo d’occhio eloquente e schiacciante, non lascia scampo a fraintendimenti: tanto i personaggi quanto la platea sono ingabbiati, intrappolati, all’interno della narrazione, in un’atmosfera austera e stantia, un salotto dalle pareti altissime, dove una biblioteca ricca è l’unico elemento di abbondanza in una casa che ha perso il senso del focolare e che racconta una storia familiare decadente, disfunzionale, piena di rimproveri, litigi, rivendicazioni, rimorsi e di tormenti. Tutto si svolge negli ambienti interni, nell’arco di una giornata, dalla mattina all’imbrunire, attraverso un lungo viaggio verso la notte: fuori la nebbia è densa, la luce del sole è apparsa, filtrando dalla grande vetrata, solamente al mattino presto, e all’interno la penombra delle poche lampade accese, ordine dell’avaro Tyrone, sembra schernirsi di quei poveri prigionieri, James, Mary, Jamie ed Edmund, avviluppati nelle loro stesse gabbie.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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