Lunedì, 11 Maggio 2026
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Recensione dello spettacolo Funerale all’italiana in scena al teatro Spazio Diamante di Roma dal 4 al 7 dicembre 2025.

 

 

Non è mai facile portare sul palco gli argomenti scomodi, i cosiddetti tabù, eppure questo spettacolo lo fa con una naturalezza e al tempo stesso una profondità che spiazza: Funerale all’italiana affronta un argomento che, fin da piccoli, ci viene inculcato come un tabù, quello della morte. La morte e i morti sono diventati innominabili, ma siamo sicuri che sia giusto così? 

Il tabù della morte portato in scena

In questi sessanta minuti di spettacolo, Benedetta Parisi ci fa cambiare idea: fa entrare il pubblico in una sorta di chiesa improvvisata in cui le luci sono soffuse e sul palcoscenico svetta un pulpito. Lei stessa ci accoglie proprio come se fossimo lì per assistere al rito funebre di una persona non ben identificata, ma il funerale non inizia mai per davvero.  

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Recensione  di ‘Macbeth’ al Teatro Sociale di Gemona del Friuli, il 4 dicembre 2025, all’interno della stagione ERT FVG

 

L’Ert FVG osa molto, moltissimo e propone ai suoi abbonati uno spettacolo di grande teatro classico.

In un tempo di influencer ed Instagram, di sondaggi di gradimento e di post, ci vuole una certa dose di coraggio ad inserire, nel cartellone di un teatro di provincia, un titolo di Shakespeare, messo in scena in modo decisamente classico. 

Non era una edizione filologica, ma certo una proposta impegnativa. Il testo, magnificamente tradotto ed adattato da  Daniele Pecci, è stato trasformato in un atto unico di cento minuti, coinvolgente ed intenso, tanto per gli attori che gli spettatori.

 Innegabile la riuscita del lavoro di pulitura, attenta e calibrata, che riesce a condensare il testo senza  perdere la magia della parola shakesperiana, mantenere i ritmi del racconto, creare la giusta suggestione storica. Ne esce un lavoro di grande valore, innegabilmente lontano, forse per alcuni troppo, da un pubblico più giovane, poco avvezzo a questa tipologia di spettacolo, ma che potrebbe trovare una delle sue ragioni proprio in questa considerazione: proporre un caposaldo del teatro, allestito secondo un  gusto tradizionale, con ricchezza di mezzi  e grande qualità interpretativa, confidando nella possibilità di una vera ‘semina’ di stimoli e di sensazioni, anche presso un pubblico poco abituato a queste proposte.

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Recensione di ‘Il Barbiere di Siviglia’ di Rossini inaugura la stagione di opera e balletto del teatro di Trieste

 

Il Verdi di Trieste inaugura la stagione con una doppia produzione firmata, per regia, scene e costumi, da Pier Luigi Pizzi: ‘Il Barbiere di Siviglia’ di Rossini e ‘Le Nozze di Figaro’ di Mozart.

Alla conferenza stampa abbiamo appreso che questa accoppiata, in verità coraggiosa se non ardita, è un’idea di Paolo Rodda, che con questo spettacolo ha, di fatto, salutato il pubblico triestino, visto che il giorno dopo la presentazione pubblica, Valerio Vicari è stato nominato il nuovo direttore artistico del teatro.

Nelle due opere si alternano cast che non prevedono  sostituzioni  o cambi ed in questo modo il teatro offre al pubblico, per tre fine settimana, la possibilità di assistere ai differenti spettacoli in due giorni di seguito. 

Una idea felice, in un periodo in cui la città offre una immagine particolarmente suggestiva, che trova supporto importante nella qualità della proposta teatrale.

La scena, in classico stile Pizzi,  è dominata da una struttura architettonica pulita, geometricamente severa, che con alcuni abili spostamenti  trasforma l’ambiente dall’esterno della casa all’interno dell’abitazione di don Bartolo.

Pochi gli interventi cromatici, affidati al rosso di un mantello; al viola del cappotto del tutore di Rosina e dell’abito di Berta; agli abiti di Rosina.

Abbaglianti le luci, firmate dall’aiuto regista Massimo Pizzi Gasparon Contarini, che sublimano i bianchi, ingioiellandoli di toni metafisici.

Pizzi ha previsto che la scena  sia edificata su tre gradini, una sorta di crepidoma, che se da un lato complicano la fruizione acustica in qualche momento, soprattutto all’inizio con il palcoscenico svuotato, dall’altro raccontano la sacralità pagana del Teatro, Tempio della cultura,  luogo al tempo stesso del finto e del vero.

Questa la suggestione emersa prepotente: da una parte una visione più convenzionale, prevedibile, con qualche forzatura, alcune gag , delle macchiette, secondo la lettura più consueta  del capolavoro rossiniano; dall’altro il sentimento vero, trasmesso con convinzione da alcuni personaggi, che cercano di uscire dallo stereotipo.

Quindi non solo il teatro nel teatro, che è ormai una sorta di firma del regista, ma un dialogo fra apparenza e sostanza, fra maschere e cuore, fra gesto plateale e sfumatura.

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Recensione di ‘Aggiungi un posto a tavola’ al teatro di Udine, attualmente in tournée

 

 

La più amata delle commedie musicali di Garinei e Giovannini  compie mezzo secolo e lo festeggia con una lunga tournèe che dopo Trieste tocca Udine.

Cinquant’anni e non sentirli: strabiliante ancora oggi, per bellezza, funzionalità, garbo e modernità l’impianto scenico, firmato, come i costumi, da Giulio Coltellacci, artista troppo poco ricordato, capace di invenzioni sceniche brillanti, ricche di rimandi e riferimenti, sempre attenti e garbati.

In un tempo di allestimenti che violentano libretti, spartiti e gusto degli spettatori, è un regalo, per gli occhi e per la mente, vedere una macchina scenica perfetta, che affonda le radici nel teatro shakespeariano , brilla della simmetria barocca del bosco, gioca con i praticabili come si faceva nel Secondo Ottocento ma al tempo stesso è originale e fresca, nonostante i dieci lustri.

Altrettanto smaglianti le coreografie di quel fuoriclasse che è stato Gino Landi, riprese da Cristina Arrò.

Ancor oggi infallibile per idee, tempi, ritmi e potenza narrativa la regia di  Pietro Garinei Sandro Giovannini , riletta  con garbo, rispetto,  misura ed intelligenza da Marco Simeoli.

Un lavoro sempre attuale, ma che non rinnega nulla delle sua storia gloriosa a partire dalla delicatissima scelta di portare in scena la  voce di Dio di Enzo Garinei, registrata  qualche mese prima della morte dell’attore, omaggio ad un modo elegante  ma mai compassato di fare la commedia musicale all’italiana, tipologia differente dal musical americano, nel quale la componente melodica ha un peso prevalente sulla narrazione e dall’operetta, di cui è certamente figlia e che sarà presto protagonista al  ‘Giovanni da Udine’ con ‘Vedova Allegra’ e ‘La Bajadera’.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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