Sabato, 18 Aprile 2026
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Recensione di ‘Le Nozze di Figaro’ di Mozart al teatro Verdi di Trieste, il 6 dicembre 2025

 

La duplice inaugurazione del Verdi di Trieste firmata Pier Luigi Pizzi si completa, dopo l’apertura con ‘ Il Barbiere di Siviglia’, con le mozartiane ‘Le Nozze di Figaro’, allestite sulla medesima base scenica.

Esperimento interessante, che in questo secondo titolo, a nostro parere, presenta luci ed ombre.

Cominciamo subito con un plauso al teatro triestino che ha cercato una strada nuova, ha avuto il coraggio di sperimentare soluzioni inedite ed ha messo in campo nomi importanti.

La presenza di Pizzi, regista, costumista e scenografo, coadiuvato dalla mano affidabile di Massimo Pizzi Gasparon Contarini, autore anche delle luci, è stata una scelta di grande spessore, premiata da un ampio consenso di pubblico  e di critica.

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Recensione dello spettacolo “Moulin Rouge”, in scena al teatro Sistina Chapiteau di Roma dal 15 ottobre 2025 al 4 gennaio 2026

 

Una mise en scène grandiosa che trasforma il musical in una parabola mistica sull'amore

 

Tratto dal film di Baz Luhrmann, che a sua volta si ispira alla Traviata verdiana, che a sua volta rilegge La signora delle camelie di Dumas figlio, Moulin Rouge in scena al Sistina Chapiteau di Roma (fino al 4 gennaio) testimonia una verità fondamentale: l'arte è un lungo passaggio di consegne, una continua rielaborazione della scintilla originaria. Ogni epoca riaccende la stessa fiamma con nuove parole, nuove musiche, nuova carne scenica.

Parigi, 1899. Christian (Luca Gaudiano) è un giovane aspirante scrittore americano che fa della passione il suo credo. Si trasferisce a Pigalle per sviluppare le sue doti artistiche nell'atmosfera bohémien della capitale francese. Lì incontra una sgangherata compagnia di artisti guidata dal pittore Toulouse-Lautrec (Daniele Derogatis) e, anche grazie a loro, si troverà a imbastire uno spettacolo per Zidler (Emiliano Geppetti), una sorta di Mangiafuoco postmoderno che organizza gli spettacoli del Moulin Rouge, raccogliendo tutti i vizi e il bisogno di lussuria della capitale francese.

Una sera Christian viene presentato a Satine (Diana Del Bufalo), l'étoile del locale. Appena la donna entra in scena, il giovane rimane folgorato dalla sua bellezza, mentre il locale è in subbuglio per uno spettacolo vivace e ammiccante fatto a colpi di can-can e giarrettiere. Tra il pubblico c'è anche il Duca di Monroth (Mattia Braghero), a cui Zidler promette una notte con Satine sperando che il nobile finanzi il suo sogno di trasformare il Moulin Rouge in un vero teatro, salvandolo dalla bancarotta.

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Recensione dello spettacolo Funerale all’italiana in scena al teatro Spazio Diamante di Roma dal 4 al 7 dicembre 2025.

 

 

Non è mai facile portare sul palco gli argomenti scomodi, i cosiddetti tabù, eppure questo spettacolo lo fa con una naturalezza e al tempo stesso una profondità che spiazza: Funerale all’italiana affronta un argomento che, fin da piccoli, ci viene inculcato come un tabù, quello della morte. La morte e i morti sono diventati innominabili, ma siamo sicuri che sia giusto così? 

Il tabù della morte portato in scena

In questi sessanta minuti di spettacolo, Benedetta Parisi ci fa cambiare idea: fa entrare il pubblico in una sorta di chiesa improvvisata in cui le luci sono soffuse e sul palcoscenico svetta un pulpito. Lei stessa ci accoglie proprio come se fossimo lì per assistere al rito funebre di una persona non ben identificata, ma il funerale non inizia mai per davvero.  

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Recensione  di ‘Macbeth’ al Teatro Sociale di Gemona del Friuli, il 4 dicembre 2025, all’interno della stagione ERT FVG

 

L’Ert FVG osa molto, moltissimo e propone ai suoi abbonati uno spettacolo di grande teatro classico.

In un tempo di influencer ed Instagram, di sondaggi di gradimento e di post, ci vuole una certa dose di coraggio ad inserire, nel cartellone di un teatro di provincia, un titolo di Shakespeare, messo in scena in modo decisamente classico. 

Non era una edizione filologica, ma certo una proposta impegnativa. Il testo, magnificamente tradotto ed adattato da  Daniele Pecci, è stato trasformato in un atto unico di cento minuti, coinvolgente ed intenso, tanto per gli attori che gli spettatori.

 Innegabile la riuscita del lavoro di pulitura, attenta e calibrata, che riesce a condensare il testo senza  perdere la magia della parola shakesperiana, mantenere i ritmi del racconto, creare la giusta suggestione storica. Ne esce un lavoro di grande valore, innegabilmente lontano, forse per alcuni troppo, da un pubblico più giovane, poco avvezzo a questa tipologia di spettacolo, ma che potrebbe trovare una delle sue ragioni proprio in questa considerazione: proporre un caposaldo del teatro, allestito secondo un  gusto tradizionale, con ricchezza di mezzi  e grande qualità interpretativa, confidando nella possibilità di una vera ‘semina’ di stimoli e di sensazioni, anche presso un pubblico poco abituato a queste proposte.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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