Giovedì, 13 Agosto 2026
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Recensione dello spettacolo Antigone in scena al teatro Vascello dal 21 al 30 Novembre 2025

 

Qual è il limite tra politica, giustizia e umanità?

Questo è uno degli interrogativi che Roberto Latini ci pone con la sua messa in scena di Antigone, partendo dall'interessante e raffinata riscrittura moderna di Jean Anouilh del mito di Sofocle.

Il contesto sfocia nel mondo moderno, passando da una “striscia” di grossolana sabbia ad una strada con simboliche strisce pedonali, suoni d'auto e lampioni sotto i quali si svolge un dialogo intimo e confidente, molto familiare, surreale per ambientazione, tra l'accusata Antigone e lo zio re Creonte.

Per i toni usati potrebbe essere una discussione tra le quattro mura, il pubblico si sente a casa e si ritrova nel proprio quotidiano, se non fosse per i temi trattati di grande spessore e conflittualità..

Si mostra insolitamente la faccia umana del potere la quale mostra la propria fragilità e paura di fronte allo scontro tra gli interessi personali e la Legge che il governo ha il dovere di far rispettare.

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Recensione dello spettacolo La vedova scaltra in scena al Teatro Quirino di Roma dal 25 novembre al 7 dicembre 2025 in prima nazionale dopo il debutto parigino

 

È il 1748 quando va in scena la prima rappresentazione di La vedova scaltra, che dà vita a un bel po’ di polemiche: Goldoni osa, primo fra tutti, fare un passo in più verso l’emancipazione dalla commedia dell’arte. Il drammaturgo veneziano intende allontanarsi da quello che definisce il “cattivo Teatro” per dar vita a qualcosa di nuovo. La vedova scaltra segna proprio il punto di svolta tra la commedia dell’arte e quella di carattere ed è il testo con cui si afferma la riforma del teatro goldoniano.  

La vedova scaltra, una commedia moderna

La trama è nota: Rosaura, bella e ricca vedova veneziana, desidera risposarsi. A bussare alla sua porta per corteggiarla sono ben quattro pretendenti: Milord Runebif, Monsieur Le Bleau, don Àlvaro di Castiglia e il Conte di Bosco Nero. Ognuno di loro è deciso a conquistarne il cuore: l’inglese le dona come pegno un diamante, il francese un suo ritratto, lo spagnolo l'albero genealogico della sua famiglia, e l'italiano le invia un’appassionata lettera d'amore. A far da tramite per tutti è Arlecchino, creando equivoci e fraintendimenti vari. Indecisa su chi scegliere, con l'astuzia che le è propria e l'aiuto della fidata Marionnette, la protagonista orchestra un gioco di travestimenti e inganni per mettere alla prova i suoi corteggiatori e scegliere chi sia davvero degno del suo cuore.

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Recensione dello spettacolo Anfitrione in scena al teatro Ambra Jovinelli di Roma dal 19 al 30 novembre 2025

 

Rimettere in scena l’Anfitrione di Plauto ai giorni nostri significa avere il coraggio di confrontarsi con un testo che ha attraversato i secoli indenne: Plauto non invecchia, non annoia e non è mai scontato. Con una lucidità inaspettata, la sua voce torna a sorprenderci trattando temi quali l’identità, il potere, l’inganno, il doppio, e lo fa con un brio tale che l’Anfitrione non sembrerebbe una tragicommedia del 206 a.C.
Diretto e interpretato da Emilio Solfrizzi, lo spettacolo all’Ambra Jovinelli abbraccia questa pesante eredità con un approccio ben chiaro: mantenere il ritmo brillante della commedia antica, ma alleggerirne il linguaggio per renderlo immediatamente fruibile allo spettatore moderno. È così che nasce un allestimento vivace, ben costruito, che si rivela non solo irresistibilmente divertente, ma persino attualissimo. Solfrizzi riesce a sfruttare bene il gioco degli equivoci, dei travestimenti e degli inganni e lo restituisce al pubblico come specchio del nostro tempo senza forzature ma con una lucidità che lascia pensare.

Storia vecchia, linguaggio moderno: Plauto alleggerito ma non superficiale

La vicenda è quella nota: Anfitrione, valoroso generale qui interpretato da Giancarlo Ratti, torna dalla guerra con il servo Sosia, alias Solfrizzi, ignaro che Giove (Ivano Falco), affascinato da Alcmena (Viviana Altieri), abbia assunto le sue sembianze per conquistarla. Quando il vero Anfitrione bussa alla porta di casa, scoppia il caos: Sosia non viene creduto da nessuno, il generale si ritrova estromesso dalla propria abitazione e gli spettatori, insieme ai personaggi stessi, perdono man mano le coordinate delle varie identità. Un gioco di scambi, conflitti e malintesi che Plauto padroneggia con una freschezza drammaturgica che risplende in modo particolare grazie al lavoro di adattamento del testo: la struttura plautina è rimasta, ma è stata tradotta in una lingua più agile e colloquiale, senza subire banalizzazioni. Anzi, alcune battute riscritte in chiave contemporanea facilitano l’italianizzazione dei giochi di parole e smussano le ruvidità del testo latino. E il risultato è un Plauto più snello, più immediato, che piace al pubblico.

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Recensione dello spettacolo Metaforicamente Schiros in scena allo Spazio Diamante dal 21 al 23 novembre 2025

 

È tornata sul palco dopo una lunga assenza, Beatrice Schiros, e lo ha fatto a modo suo, ovvero emozionando e spiazzando il suo pubblico. Metaforicamente Schiros si presenta da subito come uno spettacolo a sé: può essere inteso come un rientro, un rito, ma anche come una resa dei conti con se stessa e con il teatro. Su quel palcoscenico Schiros smette di recitare e comincia solo a esistere e la platea la vede così com’è, fragile e feroce, ironica e spiazzante, e tutto questo funziona.

È un ritorno che si rivela non solo convincente ma anche necessario. Prima di tutto per lei stessa, tanto da definirlo un “atto psicomagico” che le ha prescritto anche il suo psicoterapeuta, ma è un atto necessario soprattutto per il pubblico, perché raramente capita di assistere a un monologo che riesce a toccare così tanti temi senza mai perdere lucidità, ritmo e potenza emotiva.

Beatrice lo ammette subito con una sorta di riluttanza: non vorrebbe essere lì. È un incipit che potrebbe sembrare una battuta, ma non lo è. È il primo passo di un racconto che si snoda man mano attraverso un ricordo che ne attiva un altro, un aneddoto che porta a una risata, una risata a un dolore e così via, e tutto scorre con una naturalezza impressionante. Non c’è niente di artefatto né di smussato per far piacere al pubblico, c’è solo la vita. La sua. Ma anche quella dello spettatore, che non può fare a meno di partecipare a questa psicomagia.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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