Sabato, 18 Aprile 2026
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Il resoconto di due settimane di spettacoli in una città che li ha accolti con generosità.

Sono un po’ di anni che la nostra redazione segue il “Fringe Italia Off”, un ponte tra Milano e Catania (da settembre ad ottobre) che mette in rete due città distanti 1300 km cercando di valorizzare i territori di entrambe i luoghi attraverso un’operazione culturale che vede come unico protagonista: il teatro. Basterebbe questo a giustificare questa operazione fortemente voluta, ideata e diretta da Renato Lombardo e Francesca Vitale; ma negli anni di frequentazione ci siamo accorti che ogni nuova edizione apporta uno scatto, un nuovo messaggio che riempie l’esperienza di una manifestazione già così articolata. Abbiamo avuto l’opportunità di seguire il Fringe Catania Off in cui si sono mossi 61 spettacoli per 272 repliche, più di 60 eventi “Free Fringe”, oltre 24 spazi diffusi,  un Villaggio off, al centro fieristico “Le ciminiere”, architettura industriale ristrutturata per ospitare eventi culturali e mostre permanenti e la parola chiave che sentiamo aver accompagnato il nostro viaggio quest’anno è CORAGGIO. Il coraggio di invadere gli spazi di una città come Catania, dal centro fino alle periferie, il coraggio delle compagnie presenti che hanno investito in un progetto culturale ( e di questi tempi è davvero una gran cosa!), il coraggio di un’organizzazione che crede che il teatro possa farsi endemico e proliferare sommesso, o meno, intaccando ancora indelebilmente gli animi delle persone. Qui il report di alcuni degli spettacoli che abbiamo seguito:

 

“Un comune immortale” presso “Piazza Scammacca”

"Un comune immortale" è uno spettacolo scritto e interpretato da Alessandro Colombo, con la regia di Filippo Capparella. Lo spettacolo racconta liberamente la storia del tennista Andre Agassi, basandosi sul libro “Open, e affronta temi universali come la pressione, la lotta interiore e la ricerca della perfezione attraverso la vicenda di un atleta. Il tema è sicuramente vincente, la trattazione della vita di un campione come Agassi, narrata sapientemente dalla sua bella biografia è un plot che ci è sembrato potesse esplodere; il tormento dell’atleta, il fuoco che brucia dentro e la volontà di mantenerlo acceso nonostante le frequenti difficoltà, la lotta costante tra la mente e il corpo, che spesso non fa ciò che vorremo facesse; insomma i temi ci sono tutti. Alessandro Colombo non si risparmia, mette in scena tutto il tormento con una fatica evidente, il sudore, lo sforzo, sono una parte imponente della messa in scena, che hanno un peso importante sulla performance. Manca però, a nostro avviso, qualcosa, alcune scelte di sceneggiatura si protraggono a lungo, alcuni passaggi così dilatati fanno perdere a volte il senso dello spettacolo; ossia la lotta contro sé stessi, contro il padre che gli ha imposto il destino del tennista, gli ha sottratto la libertà di scegliere la propria vita, ma allo stesso tempo gli ha dato l’opportunità di entrare nell’olimpo del tennis, di toccare con mano l’immortalità. Insomma, uno spettacolo a nostro parere ancora da ripulire, ma con un gran potenziale.

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Recensione dello spettacolo L’importanza di chiamarsi Ernesto in scena al teatro Sala Umberto di Roma dal 21 ottobre al 2 novembre 2025

 

Se c'è un tipo di ironia che attraversa i secoli e non invecchia mai, è quella di Oscar Wilde. L'importanza di chiamarsi Ernesto, tornato in scena al Teatro Sala Umberto di Roma per la regia di Geppy Gleijeses, è uno spettacolo che ancora funziona, diverte e scorre con fluidità. Quest’opera non rappresenta solo una macchina comica fatta di equivoci, false identità e battute fulminanti, è un vero e proprio testo sovversivo scritto da chi, della doppia identità, aveva fatto esperienza esistenziale prima ancora che letteraria. Wilde, infatti, compose questa commedia mentre viveva la sua relazione clandestina con Lord Alfred Douglas: anche lui indossava una maschera, quella di rispettabile uomo di mondo, per sopravvivere in una società che lo avrebbe distrutto, come infatti accadde. Dall’apparente leggerezza del testo si evince una carica eversiva che non si limita a deridere le convenzioni vittoriane, ma tocca questioni più profonde quali l'impossibilità di essere sé stessi, la necessità della menzogna per esistere socialmente, il conformismo come gabbia esistenziale. 

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Recensione dello spettacolo Amadeus in scena al teatro Ambra Jovinelli di Roma dal 23 ottobre al 2 novembre 2025

 

Quarant'anni dopo gli otto Oscar vinti dal film di Miloš Forman, Amadeus di Peter Shaffer torna a teatro per la regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia. Un ritorno sensazionale: due ore e mezza di spettacolo, un cast di undici attori, costumi firmati che rievocano un Settecento immaginario. L'ambizione e la cura produttiva sono evidenti. C’è da chiedersi se la sontuosità dell’allestimento e la durata eccessiva siano davvero al servizio del testo o se, paradossalmente, non finiscano per soffocarlo. 

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Recensione dello spettacolo “Ad A.” in scena allo Spazio Diamante di Roma dal 16 al 19 ottobre 2025

 

Lo spettacolo Ad A., in scena allo Spazio Diamante, merita attenzione per il coraggio con cui affronta temi spinosi quali l’Alzheimer giovanile, il diritto all'eutanasia, l’abbandono istituzionale dei fragili. Sara Esposito – qui autrice, regista e interprete – sceglie una lente distopica per raccontare la storia di Ada, donna affetta da demenza giovanile, del marito Pietro e del fratello Max. Ambientato in un 2035 dove la scienza è immobile e il pensiero libero è un crimine, lo spettacolo costruisce un futuro oppressivo in cui i soggetti deboli vengono internati e dimenticati. È nel rapporto tra questa cornice fantascientifica e la vicenda personale dei tre protagonisti che si gioca la sfida drammaturgica più interessante e più complessa del lavoro.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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