Giovedì, 12 Febbraio 2026
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Recensione dello Spettacolo Meno di Due presso Spazio Diamante a Roma dal 13 al 18 gennaio 2026

 

Si ride, a Spazio Diamante, grazie alla coinvolgente naturalezza interpretativa di Anna Bellato, e alla sua fragorosa e a tratti inaspettata risata, che contagia immediatamente il pubblico, e di Francesco Colella, che la spalleggia con complicità e intesa. "Meno di due", scritto e diretto da Francesco Liegi, con Francesco Colella, Anna Bellato e Leonardo Maddalena della compagnia Teatrodilina, torna a teatro, nella periferia est di Roma, dal 13 al 18 gennaio: è la storia dell'incontro tra un uomo e una donna dopo mesi di conversazioni online; è il racconto di una relazione reale, del coraggio di un primo vero appuntamento, delle speranze e dei timori, delle vittorie e delle sconfitte, degli slanci e dei rifiuti, delle illusioni e delle delusioni, delle fragilità e delle vulnerabilità che, sembra suggerire il regista, rendono, a volte, due persone un po' meno di due. Nel buio della sala (sala White), che alla prima conta il tutto esaurito, un altoparlante annuncia l'arrivo del treno alla stazione di Padova, circa un'ora di distanza da dove abita Anna, una donna single, senza figli, apparentemente indipendente, forte ed entusiasta; otto ore di viaggio, invece, da Catanzaro, città natale di Francesco, un uomo divorziato, con una figlia adolescente, professore di greco, alla soglia dei cinquanta. È autunno inoltrato, fuori la pioggia scivola dal cielo senza tregua. È il loro primo incontro, nel bar della stazione di Padova. L'imbarazzo della prima volta dal vivo è palpabile: mentre l'ombrello continua ad aprirsi tra le mani nervose di Francesco, che tenta invano ripetutamente di chiuderlo, la timidezza e l'agitazione di Anna, frenetica ed eccitata, si manifestano al primo gesto, quello di voler offrire un caffè, senza però conoscere davvero in fondo i gusti di Francesco. I dialoghi rimangono incerti, interrotti da silenzi sospesi e scomodi o da frasi di circostanza.

Si conoscono da mesi, in verità, eppure non si sono mai davvero presentati, stretti la mano, guardati negli occhi, annusati, accarezzati, abbracciati, toccati, non hanno mai danzato insieme. Complice un'app di dating, la loro relazione è cresciuta a distanza, mascherata dai filtri dello schermo, che appiana rughe e delusioni, inventando nuove versioni di sé e proiezioni dell’altro, che si sovrappongono e confondono l'identità, generando, a volte, fantasie e aspettative irreali e irrealizzabili.

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 La Chunga” per la regia di Carlo Sciaccaluga, al Teatro India di Roma

 

 

A neanche un anno dalla morte dello scrittore Mario Vargas Llosa, il Teatro India rende omaggio all’autore peruviano con lo spettacolo “La chunga”, il testo del narratore più rappresentato in Italia, dove la protagonista è un personaggio secondario estratto dal libro “La casa verde” del 1966. Testo teatrale curato direttamente da Llosa a cui probabilmente il direttore della Fondazione Teatro Roma, Luca De Fusco, vista la sua prima rappresentazione in questa versione per la regia di  Carlo Sciaccaluga, presentata per la prima volta a Catania nell’ambito di un progetto dedicato all’artista peruviano, proprio quando De Fusco era direttore dello Stabile etneo. E il successo di pubblico di questi giorni, mostra che non solo la scelta è stata azzeccata, grazie anche alle tematiche affrontate, che sono ne fanno un prodotto assolutamente attuale. La Chunga, è il nome del personaggio principale della pièce, donna scontrosa e urticante, proprietaria di un bar, nella città di Piura, nel nord del Perù, dove lo scrittore abitò da bambino. Un luogo desolato, circondato da distese di sabbia, con cui il narratore probabilmente ha dovuto fare i conti. E tutta la desolazione emerge non solo dai personaggi, ma anche dalla scenografia di Anna Varaldo, che racconta come un libro illustrato l’intento della storia, non solo nella scarna e iconica presenza di oggetti di scena fortemente simbolici, ma anche per il gioco di piani che si sdoppiano, dando esattamente l’effetto di una seconda scena, quella del ricordo, onirica e rarefatta.

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Recensione dello spettacolo ‘Il clown dei clown’ inserito con grande successo nella stagione Ert FVG 2025-26

 

Lo spettacolo di David Larible, considerato il più grande interprete mondiale del clown Augusto, è un incontro tangibile con la poesia.

In un’ora e mezza assistiamo al dipanarsi della storia di un addetto alle pulizie che sogna di diventare un artista circense ed alla fine, nonostante gli ostacoli  dell’arcigno direttore, interpretato dal bravo Andrea Ginestra, riesce a coronare il suo sogno, almeno per un attimo.

Riesce a far ridere la gente, strappa un applausone, ma poi  ritorna al suo posto, togliendosi gli abiti di scena e riprendendo il secchio.

Ci si diverte moltissimo, si ride di gusto, perché Larible ha confezionato uno spettacolo attento, dai tempi perfetti, mai banale, ricco di allusioni, con una interazione fitta con il pubblico, spesso invitato a salire sul palcoscenico a sorpresa.

Ma soprattutto si pensa, si riflette, ci si commuove.

Manca luoghi comuni, banalità, stereotipi.

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Recensione dello spettacolo Dracula – A comedy of Terrors in scena al teatro Spazio Diamante dal 19 dicembre 2025 al 6 gennaio 2026

 

Le Cattive Compagnie tornano con una parodia irresistibile

Al termine dello spettacolo viene da pensare che le Cattive Compagnie hanno l’intelligenza di non sbagliare un colpo. Dopo il successo di I 39 gradini, questi cinque brillanti attori tornano a dissacrare un classico della lettura mondiale, il Dracula di Bram Stoker, e lo fanno a modo loro: riempiendo la sala di risate. Questa nuova messinscena si rivela una commedia degli errori dove l'errore non è un difetto ma un metodo: travestimenti che vanno storti, cambi scena che si vedono, effetti speciali dichiaratamente low-tech. 

Un'operazione così dichiaratamente orientata all'intrattenimento come Dracula – A Comedy of Terrors non ha pretese di profondità: non cerca né intende aggiungere nulla di nuovo sul mitico vampiro né vuole indagare il rapporto tra Eros e Thanatos. È una rappresentazione che ha come unico scopo quello di far ridere, costruita certamente con precisione artigianale ma senza ambizioni se non l’essere una commedia, un “canto della festa” appunto, come la definì Aristotele. Alcuni momenti rivelano una certa ripetitività nella struttura delle gag, e qualche battuta appoggia più sul riconoscimento della citazione che sulla sua reale efficacia comica. Tuttavia, questo Dracula piace e funziona, e permette al pubblico di rivendicare il diritto alla leggerezza e al divertimento puro almeno per una serata.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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