Martedì, 24 Maggio 2022
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Recensione dello spettacolo Capitano Ulisse, di Alberto Savinio. Regia di Andrea Martella. In scena al Teatro Trastevere dal 6 al 10 Aprile 2022

 

Il concetto di eroe di Alberto Savinio sembra distanziarsi dalla consueta accezione. Nella sua opera (1934), il capitano Ulisse discende parecchi gradini del piedistallo fino a divenire tremendamente umano e imperfetto, fino ad accarezzare il ridicolo. Le gesta dell' Ulisse omerico diventano ora semplicemente "gesti": privi di patinatura, perfettibili e primitivi. Ma saranno proprio questi a rendere Odisseo un eroe, ovvero un uomo che gravato dai propri limiti, anzi, nonostante questi, riesce con smisurato sforzo a portare a termine la sua storia, combattendo prima di tutto contro se stesso. Le pagine di Savinio sono pesanti anche a sfogliarsi perchè cariche dello sforzo con cui ogni personaggio non accetta la natura delle cose ma lotta e suda per cambiarle, per poi inciampare, comicamente, sulla propria difettosità.

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Recensione dello spettacolo Non domandarmi di me, Marta mia… di Katia Ippaso in scena, prima romana, al Teatro Palladium il 26 e 27 marzo 2022

 

Il 10 dicembre 1936 Luigi Pirandello moriva a Roma. Sul genio e il talento dell’opera dello scrittore agrigentino – anche drammaturgo di fama internazionale – la critica ha speso fiumi di parole, tuttavia c’è un aspetto “privato” della vita che è stato riportato alla luce solo negli ultimi anni. Si tratta del suo amore, totalizzante, ossessivo per l’attrice Marta Abba che emerge dalle numerose lettere scritte dall’autore, ma che non fu mai corrisposto. Pirandello vide per la prima volta l’attrice il venticinque febbraio del 1925 al teatro Odescalchi, alla prima di “Nostra Dea”, commedia dove lei era la prima attrice; quando apparve trafelata sul palcoscenico, giovanissima, lo scrittore siciliano ne rimane folgorato: È come se avesse un brillante sulla fronte capace di vedere più lontano degli altri. Marta Abba, nell’animo di Pirandello, assume il ruolo di “guida”, “di assoluta e unica ispiratrice”, diventa cioè colei che con la sola sua presenza sia fisica che spirituale, o solo attraverso una lettera, lo può salvare dalla depressione ridonandogli la vita. A lei dedicherà molte delle sue opere. Marta divenne capace di recitare il repertorio pirandelliano, assumendo ecletticamente tutte le possibili maschere: da quella tragica a quella inquieta, a quella piena di contraddizioni, a quella sferzante, ironica, ilare.

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Recensione di Aspettando Godot in scena al teatro Lo Spazio di Roma dal 31marzo al 3 aprile 2022

 

Sulla scena, un albero imponente le cui diramazioni si allungano oltre lo spazio scenico; dai rami pendono sottili drappi di tessuto bianco a fungere da foglie; sotto sembrano ripararsi due inquilini molto particolari: Estragone e Vladimiro. La scelta del colore bianco crea uno scenario onirico in cui i due protagonisti si muovono in una dimensione sospesa in attesa dell’arrivo di qualcuno non ben identificato di nome Godot. I due sono clochard cercano di “passare il tempo”, frase ripetuta in diversi punti dello spettacolo e frase chiave dell’opera. Tutto si svolge attorno all’attesa dell’arrivo di Godot e intanto ci si interroga se è il caso di andare o rimanere, ma alla fine bisogna aspettare Godot e si rimane sempre fermi. Nell’attesa si cerca di dare un senso al tempo chiacchierando, pensando al suicidio, prendendo in considerazione la possibilità di separarsi, ma alla fine non accade nulla di tutto ciò, si finisce sempre nell’attesa dell’arrivo di Godot. A spezzare questa routine l’irruzione sulla scena di altri due improbabili tipologie umane: il proprietario del terreno su cui si trovano, denominato Pozzo e il suo schiavo Lucky ridotto in condizioni animalesche. Non è di immediata comprensione il loro ruolo e se rimandino ad altri significati, sicuramente movimentano la scena con le intemperanze di Pozzo che sottomette violentemente Lucky mentre dice di volergli bene. Sul finale tutto rimarrà uguale alla fase iniziale, restando sempre nell’attesa di Godot.

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Recensione dello spettacolo L'uomo dal fiore in bocca, di Luigi Pirandello. Con Lucrezia Lante della Rovere. Adattamento e regia di Francesco Zecca. In scena al Teatro Argot Studio dal 31 marzo al 10 aprile 2022

 

Osservare gli altri per distrarsi da se stessi, per dimenticarsi di quel senso di vuoto che solo la consapevolezza della morte può restituire così efficacemente. Rimanere affascinati dell'inutilità della altrui vita così leziosa, elegante, ma tremendamente sterile, diviene occasione per non avere rimpianti per il proprio termine corsa. Questi sono i concetti che l'uomo con il fiore in bocca esprimeva ad un avventore che aveva per pochi istanti perso il treno. E quel fiore diviene espressione del rapporto intimo ed individuale con la non esistenza: un fatto che dovrà accadere allo sfiorire dello stesso.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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