Martedì, 14 Luglio 2026
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Recensione dello spettacolo La denuncia in scena al teatro Spazio Diamante di Roma dal 10 al 12 aprile 2026

 

Due sedie, due protagoniste. Un'unica scena divisa tra la professoressa Clelia, interpretata magistralmente da Marta Pizzigallo, e Alice Caetani, studentessa all'ultimo anno di liceo, cui presta il volto la giovane e brava Elisabetta Mirra. Il pubblico assiste a un vero e proprio interrogatorio condotto da una preside fisicamente assente ma idealmente molto presente: ai suoi occhi — e a quelli degli spettatori — Clelia è rea di aver molestato sessualmente la propria alunna. L'accusa, vera o falsa che possa sembrare, viene avallata dall'orientamento sessuale dell'insegnante, dichiaratamente omosessuale.

La pièce, definita come un giallo dei sentimenti, si divide in tre quadri: nel primo si assiste, a mo' di tribunale, alle versioni dell'una e dell'altra messe a confronto dalla preside; nel secondo si torna alla scena del crimine con un flashback su ciò che sarebbe realmente tra le due donne. L'epilogo, infine, rimette tutto in discussione.

Scritto e diretto da Ivan Cotroneo, La denuncia è un meccanismo teatrale costruito a incastro, in cui ogni passaggio non si limita ad aggiungere informazioni: le ribalta, le incrina, le contamina. È un teatro che lavora per sottrazione, ma anche per sospetto. Questa struttura è il vero motore dello spettacolo: tre momenti distinti, tre variazioni dello stesso evento, tre prospettive che si contraddicono o si completano, a seconda dello sguardo dello spettatore. Il modello è quello del racconto a versioni, quasi un Kurosawa contemporaneo calato nella quotidianità di una scuola.

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Recensione di ‘Madama Butterfly’ al Teatro Verdi di Trieste

 

Nel nostro tempo ci sono sempre più spesso delle dipendenze: dall’alcol, dalla droga, dal computer, dal telefonino.

A Trieste pare ci sia una dipendenza da ‘Madama Butterfly’. Come spiegare, altrimenti, la presenza del titolo  in ben sette  stagioni dal 2002, tenendo oltretutto conto che in questo periodo c’è stata la chiusura per il Covid? La storia della piccola giapponesina è andata in scena 46 volte in meno di 25 anni. Un record.

Peraltro gli spettacoli sono stati premiati da serie di sold out, con settimane di anticipo rispetto alla prima. Che testimoniano il piacere per il titolo ed una fiducia preventiva negli spettacoli, francamente non sempre ripagata.

In questi anni ci sono state Cio Cio San da manuale, a cominciare da una insuperata Fiorenza Cedolins che ha cesellato una delle grandi pagine della storia del Verdi, con Pinkerton vocalmente di grande rilievo, come Francesco Hong ed il sempre più bravo Luciano Ganci. Ma anche diversi scivoli. D’altra parte un tempo, quando ancora si pensava che nel mondo dell’opera ci fossero delle regole, il ruolo della protagonista era un punto d’arrivo in una carriera, una di quelle tappe che segnavano la scelta del repertorio. Cio Cio San richiede estensione, potenza, ma anche delicatezza, luminosità di suono, filati. Si diceva, sempre in quel tempo remoto in cui i cantanti avevano un repertorio e non erano considerati, da agenti e direttori artistici, dei Superman del pentagramma, spesso costretti, però, a lasciare presto le corde vocali sullo spartito, che chi cantava quella parte non poteva affrontare ruoli spinti come Turandot od Abigaille. Sono state grandissime interpreti di questo ruolo la Olivero, Mirella Freni, la Kabaivanska, la Cedolins e nessuna di loro è stata la figlia di Nabucco e tantomeno la principessa di ghiaccio.

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La recensione di ‘Contrazioni Pericolose’ a Spilimbergo, nell’ambito delle stagioni ERT FVG

 

Sono diverse le tappe della lunga tournee  inserite nella programmazione dell’Ert FVG di ‘Contrazioni Pericolose’, spettacolo teatrale  scritto e diretto da Gabriele Pignotta.

Un allestimento che si presenta bene già all’apertura del sipario, grazie ad un impianto  fisso attentamente studiato da  Alessandro Chiti, che ha pensato ad una struttura articolata, molto credibile, ben realizzata, funzionale, ricca, efficacemente illuminata da Maximiliano Lumachi.
Azzeccati, in particolare quelli della protagonista, i costumi di  Rosalia Guzzo e funzionali le musiche di Stefano Switala.

Ma se si comincia bene, le cose vanno meglio quando la trama comincia a dipanarsi.

Pignotta ha ideato una trama brillante, ricca di spunti di riflessione, ma ha anche costruito dei testi freschi, magnificamente cuciti addosso agli interpreti,  mai scontati, con un magnifico uso dei differenti registri, ritmi comici serrati, passaggi estremamente divertenti, ma anche attimi di profonda suggestione.

Si ride, di gusto, ma anche si pensa, ci si commuove, ci si ricorda di come la vita possa cambiare da un momento all’altro, come nulla sia scontato e niente , nell’esistenza, sia un diritto.

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Recensione di ‘Ma che razza di Otello’ con Marina Massiroli a San Daniele del Friuli

 

L’ERT FVG ha proposto nel teatro di San Daniele del Friuli ‘Ma che razza di Otello’, che viene presentato come una rapsodia  per arpa e attrice alla riscoperta dell’Otello verdiano, scritta da Lia Celi, definita ‘autrice vivace – e appassionata melomane’.

Concretamente è una sorta di lunga conferenza in cui Marina Massiroli parla dell’ Otello di Verdi, con il supporto di un leggio su cui tiene dei fogli chi occasionalmente occhieggia ed il sostegno della brava arpista  Monica Micheli che suona dal vivo alcune pagine musicali.

Il pubblico ha applaudito alla fine, dimostrando di aver apprezzato il discorso della popolare attrice.

Noi rimaniamo perplessi .

Quando Verdi compose l’’Otello’  era un musicista famosissimo, che da anni non componeva più opere. Aveva deciso di rimettersi in gioco per raccontare la storia del Moro di Venezia, vicenda intensa e rivoluzionaria: protagonista assoluto era un uomo di colore, in un tempo di razzismo e di politica coloniale. Era un generale di Venezia, nonostante le origini africane; un uomo che aveva saputo combattere i pirati, guadagnandosi la stima della Repubblica marinara, fedele, affidabile, responsabile, obbediente.

Un’anima buona, ma fragile, che credeva nell’amicizia e che era grato a chi lo aveva accolto.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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