Recensione della mostra Caravaggio 2025 allestita a Palazzo Barberini dal 7 marzo al 6 luglio 2025
Per chi avesse perso l’evento, c’è ancora qualche giorno di tempo per assaporare l’indiscussa bellezza di uno degli artisti più interessanti e seguiti dalla seconda metà del Novecento presente in Caravaggio 2025. Già il titolo apre qualche interrogativo sull’evento. Nell’intento dei curatori si tenta di accostare la kermesse all’anno del Giubileo, anche se l’accostamento appare un po’ forzato vista la spiritualità fuori dai canoni e dai conformismi ecclesiastici vissuta da Caravaggio. Questo titolo ci dà però qualche anticipazione sui contenuti della mostra, sono presenti infatti alcune opere di recente e ancora discussa attribuzione al pittore che si mescolano ad alcuni dipinti più noti e significativi della sua produzione artistica. Pertanto aggiungere l’anno 2025 al nome del pittore, ci attualizza la ricerca sull’artista dandoci una visione più completa della sua produzione. All’ingresso delle stanze dedicate al Bardo, colpisce immediatamente la calca presente per vedere i quadri. Si fa fatica a muoversi e a contemplare le opere esposte per un sovraffollamento dovuto probabilmente alla disposizione di un cospicuo numero di opere in poche stanze. Inoltre l’illuminazione non sempre eccelle, per cui alcune opere possono essere ammirate adeguatamente solo da alcune angolazioni a discapito dei visitatori che non posso godere di un percorso che risulta alquanto interessante per le scelte effettuate. Si è cercato infatti di delineare i momenti essenziali della produzione caravaggesca con molti dipinti noti provenienti sia dalla collezione interna di Palazzo Barberini, sia da collezioni presenti in altre parti in Italia e all’estero.