Giovedì, 09 Luglio 2020
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Noi che siamo stati ragazzi spensierati e felici negli anni 80, gli anni del boom economico del quale non sapevamo niente ma ne respiravamo l'ottimismo e la positività, siamo diventati genitori in questi tempi pieni di incertezze, instabilità ma anche di progresso e connettività. Cosa ci portiamo dietro di quegli anni, quanto è rimasto in noi di quello sguardo positivo con il quale aspettavamo il futuro? Come le nuove tecnologie e procedure che i nostri figli utilizzano con disinvoltura, si sono inserite e hanno condizionato le nostre abitudini e il nostro modo di vivere la quotidianità?

Quante volte ci siamo scoperti a pensare che eravamo meglio noi, con le nostre telefonate dal fisso o dalla cabina telefonica (quando cercavamo un po' d'intimità ed eravamo riusciti a trovare i gettoni necessari), le feste il sabato pomeriggio a casa con i genitori che controllavano che tutto filasse liscio, le nostre interminabili partite al subbuteo, gli occhialetti dell'intrepido, i giornaletti e le videocassette porno riposte nei nascondigli più improbabili. Noi che per comprare parlavamo con il commesso e non con il corriere. Però, magari, un secondo dopo, ci scopriamo a usare le app per noleggiare la macchinetta del car sharing o a rinnegare la moca per farci il caffè più rapidamente con la cialda.

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Come Tre Aringhe è la storia di tre uomini comuni che semplicemente raccontano se stessi e, come nella miglior tradizione italiana, dal dramma nasce la commedia.

Nel mio adattamento sono andato a scavare nei personaggi per trovare alcune caratteristiche che l’uomo in momenti di difficoltà tira fuori, evidenziando aspetti caratteriali che sono tutto men che mai positivi: nel caso dei nostri personaggi, uno è cinico e intollerante, l’altro pignolo ed in attesa di un miracolo, e l’ultimo ormai illuso e deluso dal mondo. Mettere tre persone di questo tipo in una stanza non può che far nascere attrito dal quale la storia deve andare ad attingere per nutrirsi.

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È un gran ritorno ai monologhi dal vivo, dopo la parentesi dello spettacolo corale ‘’Il principe abusivo a teatro’’ con Christian De Sica.

La scelta di ritornare sulle tavole del palcoscenico è stata spinta soprattutto dalla voglia di potermi confrontare con il pubblico, perché lo spettatore è l’unico vero metronomo della vita di un artista. Sentire un applauso, una pausa, guardarsi negli occhi resta ancora l’unico deterrente contro l’incomunicabilità, oggi più che mai, accentuata dalla realtà virtuale.
In questo viaggio artistico non sarò da solo ma ad accompagnarmi ci sarà il maestro e compositore Umberto Scipione che dal vivo suonerà e segnerà le tappe cinematografiche della mia carriera da Benvenuti al Sud passando per il Principe Abusivo e si Accettano Miracoli per concludersi con Mister Felicità.

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Per il carnevale arriva al Teatro Vittoria “Maghi per una notte”, uno spettacolo di magia e comicità allo stato puro, esilarante e stupefacente, che incanterà grandi e piccini. Protagonista il duo straordinario di clown, mimi e prestigiatori, I Lucchettino, definiti dal quotidiano francese Le Figaro “gli Stanlio e Ollio italiani”. Il grande trasformista Arturo Brachetti, che li ha voluti al suo fianco nel recente Brachetti & His Friends in centinaia di repliche in tutto il mondo, li ha descritti così: “Con i Lucchettino ho condiviso le tavole dei palcoscenici di mezza Europa con orgoglio per ben tre anni.

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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