Sabato, 24 Gennaio 2026
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Dopo il successo degli allestimenti dedicati a classici come La locandiera di Goldoni e La bisbetica domata di Shakespeare – per cui Tindaro Granata è stato candidato al Premio Ubu –, l’attore siciliano e il regista Andrea Chiodi tornano a collaborare lavorando su uno dei testi più fortunati di Molière, Il malato immaginario.
Il 1673 è l’anno di composizione dell’opera: un nuovo attacco di Molière contro i medici, che testimonia, ancora una volta, il suo odio viscerale per questa categoria.
“Molière – scrive Giovanni Macchia, tra i francesisti più autorevoli del Novecento – è uno scienziato delle nevrosi”. È un uomo malato, che teme di morire, ma che sa anche che ridere e far ridere è una difesa contro quelli che erano i suoi stessi mali: la gelosia, il dolore, l’ansia, la malinconia. C’è, dunque, dietro commedie che sembrano fatte di comicità persino farsesca, l’ombra di un autoritratto, un gioco, dice Macchia, “tra assenza e presenza”.

“La mia esplorazione e curiosità per questo testo – dichiara Andrea Chiodi – inizia da questa battuta di Molière: ‘Quando la lasciamo fare, la natura si tira fuori da sola pian piano dal disordine in cui è finita. È la nostra inquietudine, è la nostra impazienza che rovina tutto, e gli uomini muoiono tutti quanti per via dei farmaci e non per via delle malattie’. Una visione che fa un po’ paura, ma che, allo stesso tempo, mi intriga moltissimo”.

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Il fascino senza tempo della commedia napoletana rivive nel cuore pulsante di una Roma moderna. Nello spazio culturale del Teatro Prati si mescolano una serie di preziosi elementi: la tradizione del "teatro vero", i costumi confezionati seguendo fedelmente le linee sartoriali dell'epoca, la scenografia ricostruita con pezzi di antiquariato e la messa in scena di capolavori senza età che conquistano il pubblico. Per questo motivo Fabio Gravina, Direttore Artistico di questo teatro, situato in via degli Scipioni nel quartiere Prati, ancora una volta ha deciso di portare sul palco uno spettacolo corale: “ ‘O tuono ‘e marzo”, commedia di Vincenzo Scarpetta che Eduardo De Filippo portò alla ribalta in televisione con la sua presenza e quella di Paolo Stoppa e Rina Morelli.
 

Dal 22 gennaio al Teatro Roma va in scena un Amleto inedito, in bilico tra ironia e teatro dell’assurdo, raccontato dalla servitù del castello di Elsinore

 

Una visione originale della celebre tragedia shakespeariana è quella che va in scena al Teatro Roma (Via Umbertide, 3) dal 22 gennaio al 1° febbraio 2026, con le vicende di Amleto Principe di Danimarca narrate da un punto di vista inedito, quello delle cucine. Con ‘Amleto in salsa piccante’ finiscono sotto la lente d’ingrandimento non solo i temi classici dell’opera, ma anche le dinamiche umane che avvengono nei luoghi più intimi e quotidiani. Accanto ai nobili personaggi del capolavoro shakespeariano, qui rappresentati in chiave ironica, gravitano numerosi cuochi e personale di servitù, partoriti dalla fantasia audace e geniale di Aldo Nicolaj e capitanati dal cuoco Froggy (Massimiliano Vado), sua moglie Cathy (Claudia Ferri), la cognata Inge (Veronica Milaneschi), aiutati dalla sguattera Brecka (Danila Stàlteri). 

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Ale&Franz, il duo comico italiano per eccellenza, torna a teatro con un nuovo originale spettacolo che ne ripercorre la trentennale carriera, affiancando ai loro personaggi più iconici e surreali nuovi ospiti disposti ad entrare nel loro strambo universo con l'ironia che da sempre li contraddistingue. Il duo comico rilancia e raddoppia con un lavoro che confonde le carte e segna l'inizio di una nuova era. Un ennesimo CAPITOL’HO della nostra storia. Unica costante? Sarà il pubblico a scoprirlo...

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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