Mercoledì, 21 Febbraio 2024
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La ricetta giusta per ritrovare il buonumore? Affidarsi alla terapia del sorriso, una vero toccasana per la salute. Lo sa bene il comico Claudio Sciara che ha deciso di sposare questa filosofia di vita, consapevole di quanto il potere di una risata possa davvero aiutare la mente e il corpo. Ed è così che l’artista si racconta nel suo nuovo spettacolo “50 e giù”, in scena dal 28 al 30 aprile 2023 presso il teatro Testaccio (via Romolo Gessi)  con il quale intende fare un bilancio della sua esistenza, riletta in chiave ironica e divertente. Sciara approda giovanissimo al cabaret aggiudicandosi numerosi premi nei festival più importanti d’Italia, la sua innata simpatia conquista le platee di ogni età, fino alla popolarità che scoppia dopo la sua partecipazione al programma tv “Italia’s got talent”.

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Dal 26 al 30 aprile, al Teatro Ambra Jovinelli, Fabio Troiano, per la regia di Giorgio Gallione, è protagonista de Il Dio bambino, scritto nel 1993 da Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Il monologo racconta una normale storia d’amore che si sviluppa nell’arco di alcuni anni e dà agli autori l’occasione di indagare su l’Uomo, per cercare di capire se ce l’ha fatta a diventare adulto o è rimasto irrimediabilmente bambino, un bambino che si vanta della sua affascinante spontaneità invece di vergognarsi di un’eterna fanciullezza.

IL TESTO

Scritto nel 1993 da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, il monologo Il dio bambino prosegue e approfondisce, dopo Parlami d’amore Mariù e Il Grigio, il particolarissimo percorso teatrale del Gaber di quegli anni. Esempio emblematico del suo “teatro di evocazione”, Il dio bambino racconta una normale storia d’amore che si sviluppa nell’arco di alcuni anni e dà agli autori l’occasione di indagare su l’Uomo, per cercare di capire se ce l’ha fatta a diventare adulto o è rimasto irrimediabilmente bambino, un bambino che si vanta della sua affascinante spontaneità invece di vergognarsi di un’eterna fanciullezza. Un uomo a confronto con una donna, il migliore testimone per mettere in dubbio la sua consistenza, la sua presunta virilità. Come d’abitudine, Gaber e Luporini conducono un’indagine lucidissima, mai autoassolutoria, spietata e affettuosa al contempo, che cerca di radiografare le differenze tra questi due esseri, così simili e così diversi, con la consapevolezza che se queste differenze si annullassero, la vita cesserebbe di esistere. Così tra le righe affiora la speranza, il ponte verso un futuro meno imperfetto. Nel Dio bambino è la nascita di un figlio a far ritrovare al protagonista il senso del proprio agire, tra lampi di autoironia e umorismo. A trent’anni di distanza, Il dio bambino rimane un testo di incredibile forza e attualità, cinico ma commovente. Un teatro disturbante, nel suo stimolo a ripensare a noi stessi, ma di grandissima empatia.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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