Mercoledì, 22 Maggio 2019
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#riflessioni

Veramente i teatri sono sempre vuoti? Gli italiani non amano il teatro? Gli spettatori rinunciano a causa dei prezzi troppo alti o è solo una scusa? Cerchiamo di fare chiarezza partendo da una base certa, quella data dall’ultimo sondaggio Doxa relativo alle abitudini culturali degli italiani.

Nel corso dell’ultimo anno, fra gli intervistati, solo il 40% ha dichiarato di essere andato a teatro almeno una volta. Percentuale all’interno della quale è emerso che ad amare il teatro sono per lo più persone con un’età compresa fra i 55 ed i 65 anni. Altro dato su cui riflettere, sempre da fonte Doxa, è un forte aumento di spettatori nel sud Italia.

Quindi i giovani non vanno a teatro? Abbiamo avuto modo di parlare con l'amministrazione del Piccolo teatro di Milano – teatro d’Europa, fiore all’occhiello nostrano ed abbiamo scoperto che non è proprio così. Difatti il teatro milanese può vantare una statistica incredibile: un numero di abbonati all’altezza delle prime squadre di Serie A, oltre 23 mila. Di questi circa la metà (il 46%) sono giovani con un età al di sotto dei 26 anni.

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#riflessioni

 

Stare tutta la serata seduti sul divano a fissare lo schermo, piatto, del televisore. Passare ore ed ore a scrollare il telefonino alla ricerca degli aggiornamenti più interessanti postati dai propri contatti. Tenere in mano, fermi come mummie, tablet che portano la nostra cervicale ad assumere una forma sempre più curva.

L’intrattenimento passa sempre di più per un filtro, quello dello schermo, che ci allontana dalle forme del reale. Al contempo aumentano con sempre maggior frequenza persone, ragazzi in particolar modo, con problemi legati all’apprendimento, all’empatia, con difficoltà ad istaurare e mantenere sani rapporti sociali.  A venire meno è la funzionalità dei così detti neuroni specchio, che sono in grado di lavorare sul cervello innescando una vera e propria forma di pre-comunicazione, che precede il linguaggio e che è fondamentale per l’interazione con l'altro.

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Da Mazara del Vallo a New York, passando per Roma. Si potrebbe così sintetizzare la storia di Valentina Marino, giovane cantante e compositrice jazz. Nata a Mazara del Vallo si trasferisce quasi subito a Roma dove cresce studiando canto e musica, per poi giungere a New York dopo l’università. In questi brevi passaggi così menzionati si racchiude ciò che andremo a scoprire essere la ricchezza di un’artista che coniuga, insieme a un talento naturale, una spiccata sensibilità umana.

Caratteristica quest’ultima che le consente la lettura dell’animo umano come pochi sanno fare, e ancor meno, sanno raccontare.
Per noi è una storia che inizia dalla fine, nella premessa vi è uno spirito zigano, una voglia di mettersi in gioco e la forza di prendere armi e bagagli e trasferirsi a New York. Per assecondare un sogno, per realizzare una vita. È qui che conosciamo Valentina e, attraverso il suo ultimo lavoro, scopriamo la profondità di un’artista che difficilmente lascia indifferenti.

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Lo avevamo visto calcare le scene fino a metà gennaio nel suo teatro, il Parioli di Roma, con quello che si può definire lo spettacolo più rappresentativo della dinastia De Filippo: “Natale in casa Cupiello”.

Luigi De Filippo si è spento a Roma quest'oggi. Aveva 87 anni e da quando ne aveva venti aveva fatto del palco la sua ragione di vita, entrando nella compagnia del padre Peppino. 

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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