Martedì, 24 Maggio 2022
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Proprio su queste pagine spesso ci siamo trovati a riflettere sul fatto che spesso il teatro intuisce e mostra problematiche, disagi, affezioni, ancor prima della società civile o della comunità scientifica. 

Questo è accaduto anche rispetto alla violenza nei confronti delle donne, della quale solo in tempi recenti si è iniziato finalmente a discutere e cercare soluzioni. 

Il teatro ha sempre portato sulla scena grandi personaggi femminili vittime di soprusi, ingiustizie, prepotenze quando non proprio violenze, da parte dell’uomo o della società costituita  maschilista. Facciamo quindi un piccolo viaggio, abbracciando un arco temporale che va dal XVII al XX secolo, per riportare alla nostra memoria tre fra i testi più famosi della drammaturgia.

Nel novembre del 1604 va in scena per la prima volta Otello, tragedia di William Shakespeare, anche chiamata “Il dramma della gelosia”. Il protagonista preferisce dare ascolto alle bugie di un uomo, Iago, e lasciare che il tarlo della gelosia si insinui in lui, piuttosto che credere a due donne, sua moglie Desdemona e la fedele ancella Emilia, le quali proclamano a gran voce l’innocenza e la totale fedeltà di Desdemona. Ma le donne “parlano troppo, sono furbe, sono ripostigli chiusi a chiave pieni di luridi segreti” come dirà Otello. Ancor prima della violenza, è il pregiudizio ben radicato a preparare il terreno per le bugie di Iago. Shakespeare mostra senza veli l’ingiustificata sottomissione e la scarsa considerazione dell’uomo nei confronti della donna, atteggiamento che porterà purtroppo a terribili conseguenze.

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La scena che si apre sotto gli occhi degli spettatori presenti a una performance di Palyback Theatre è minima. Da un lato due sedie, che ospiteranno il conduttore e i vari narratori che dal pubblico troveranno il coraggio di alzarsi per condividere con tutti la propria storia. Sul fondo cinque o sei cubi, su cui siedono gli attori in un silenzio attento che tra pochi minuti diverrà azione. Quindi un attaccapanni con appese stoffe colorate, aventi la funzione di scenografia, costumi e oggetti. Chiudono la scena uno o più musicisti con vari strumenti a portata di mano. Dopo una breve introduzione, il conduttore invita gli spettatori a sedersi uno alla volta accanto a lui per raccontare un particolare vissuto in tema con l’argomento della serata.

Le parole escono dalle labbra del narratore, entrano nel pubblico e negli artisti, trovano spazio nel cuore, nei pensieri, nei ricordi. Magari risvegliano qualcosa, fanno risuonare eventi di ciascuno, portano in luce cose sepolte e dimenticate. E il loro viaggio è appena cominciato. Ora escono dai corpi in cui hanno trovato casa e si trasformano in musica, rumore, scena, azione drammaturgica, voce sussurrata, voce urlata, caos o armonia, forti sentimenti o leggera delicatezza. 

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Il teatro ha la funzione di costruire cittadini

 

Nella città di Firenze e più precisamente nel suo I.P.M. Meucci, è appena partito un ambizioso quanto affascinante progetto. Streaming Theater: un ponte fra carcere e città nasce con l’intento di educare e formare i giovani ospiti dell’istituto penitenziario ai mestieri dello spettacolo, con particolare attenzione alla formazione dell’attore. Il teatro risponde quindi a due bisogni fondamentali del carcere minorile: comunicare con l’esterno e lavorare quotidianamente per imparare un mestiere in grado di aprire strade future.  

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È innegabile il fatto che il teatro sia l’arte del “qui e ora”, dell’attimo presente. 

Lo spettacolo esiste appena si accendono i fari e si apre il sipario, e un attimo dopo la chiusura dello stesso, non esiste più. Come la vita reale, non può essere racchiuso, inscatolato in un oggetto concreto come un dipinto, un libro, un disco, un film o una scultura. Mentre gli attori recitano, ciascuna battuta, ogni singolo movimento del corpo, qualsiasi espressione o azione sono compiuti esattamente lì, in quel momento, e anche se l’attore conosce a menadito le battute che seguiranno, le vive in quel preciso istante, come se tutto accadesse per la prima e unica volta.

Il teatro è altresì l’arte della relazione. Alla prima lezione di Storia del Teatro all’università, il professore tentò di dare una definizione del teatro (cosa alquanto ardua per chiunque) arrivando poi a affermare che “teatro è tutto ciò che si dichiari tale”. Ma, cosa ancora più importante, “teatro è ciò che accade quando c’è almeno un attore che recita e almeno uno spettatore che guarda”. Ovvero, il teatro si fa almeno in due. La scrittura è un’attività solitaria, alla stregua della pittura, la scultura e la composizione musicale. Un musicista potrebbe anche non esibirsi mai di fronte al pubblico (vedi Mina degli ultimi decenni) ma comporre e suonare musica che gli ascoltatori possono fruire autonomamente in qualsiasi momento desiderino farlo. 

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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