Giovedì, 28 Maggio 2020
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Il teatro è fermo. A quanto pare lo resterà ancora a lungo per il bene comune. Giusto, bisogna aspettare prima che ci siano le condizioni (per la sicurezza sia degli attori che degli spettatori), per tornare a vivere e fruire delle rappresentazioni teatrali. In questi giorni il dibattito su cosa si può fare per il teatro durante questa emergenza risponde a una domanda principale: trasmettere il teatro in televisione o sui social network può essere utile?

Il mondo degli addetti del settore è diviso in due. Da una parte chi, come Pino Strabioli, trova sbagliato, giustamente, parlare di teatro in televisione o sul web per il fatto che per potersi chiamare così è necessario avere un pubblico ed almeno un attore dal vivo. 

Dall’altra c’è chi invece spinge, come Monica Guerritore, per far sì che le emettenti televisive diano più spazio agli spettacoli teatrali e propone di far recitare gli spettacoli che sarebbero dovuti andare in scena in questi mesi in televisione.

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L’arte, in ogni sua espressione, può raccontare un periodo storico, un sentimento, una circostanza. E per farlo non deve necessariamente essere figlia dell’attualità. 

Un quadro di Hopper descrive perfettamente l’attesa di oggi, anche se è stato dipinto nei primi anni del Novecento; e probabilmente più di un lettore di Saramago ha pensato, come me, di vivere nel romanzo Cecità quando è esplosa la pandemia. Sono sicura che esempi di questo tipo si trovino anche nella musica e nel cinema. E ovviamente nel teatro. 

Qualche giorno fa, persa nelle mie riflessioni, mi è tornato in mente La Gabbia, lo spettacolo andato in scena al Brancaccino e recensito per La Platea a maggio 2019. La Gabbia, scritto da Massimiliano Frateschi e diretto da Massimiliano Vado, racconta la sospensione spazio-temporale in cui vivono e di cui sono vittime i due protagonisti. Uno spazio fisicamente rappresentato da una gabbia di nylon e fili di ferro, ma inesistente, se non nella mente di Max e Pier. Uno spazio in grado di intrappolarli in un eterno presente, nel quale è difficile immaginare un futuro, così come fare pace con un passato scomodo e amaro. 

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In questo periodo di emergenza La Platea vuole contribuire con il suo psicoterapeuta Simone Marcari. Nasce così la rubrica #inascolto che, con tre appuntamenti settimanali, ha lo scopo di aiutare i nostri lettori ad affrontare al meglio questi giorni in casa, contrastando l'ansia, lo stress e tutte le problematiche che questo duro momento sta portando a tutti noi. 

Se avete domande potete commentare in calce all'articolo, sui nostri social o mandando una mail a redazionelaplatea@gmail.com 

 

 

Presentazione della rubrica #inascolto

 

 

 

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Sono ormai 48 anni che il 27 marzo viene celebrata "La Giornata Mondiale del Teatro", da quando a Vienna, nel 1962, durante il IX congresso mondiale dell’istituto internazionale del teatro, su proposta del regista finlandese Arvi Kivimaa viene istituita questa ricorrenza 

Sin dalla prima edizione, viene richiesto ad una personalità del mondo dell’arte di lanciare un messaggio per celebrare questo giorno.

Il primo di questi messaggi fu affidato alla voce saggia di Jean Cocteau, che in un momento storico delicato, altalenante fra i tragici postumi del conflitto mondiale e la guerra fredda incombente, affida al teatro una missione ambiziosa:

«Le nazioni, grazie a queste Giornate Mondiali di Teatro, alla fine, diventeranno consapevoli del reciproco patrimonio culturale e lavoreranno insieme nella grande impresa della pace».

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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