Giovedì, 23 Maggio 2024
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La recente messa in scena di Nabucco a Trieste offre lo spunto per un interessante dibattito sul ruolo del regista e sulla tutela sul suo lavoro, che non deve riguardare il solo Verdi, probabilmente ‘vittima’ di una serie di situazioni infauste, ma l’intero sistema teatrale.

Non a caso sulla questione esiste una sentenza del 2021 che tutela i diritti d’autore sulla regia, proprio di un ‘opera lirica.

Riassumendo l’episodio da cui partiamo e semplificando, anche perché la questione non  vuole essere contingente ma quanto mai universale,  Giancarlo Del Monaco, regista dalla sessantennale carriera costellata di trionfi e spettacoli che hanno fatto discutere, per  cinque volte sovrintendente in altrettanti teatri internazionali, da un po’ di tempo lontano dall’Italia, allestisce ‘Nabucco’ a Zagabria nel 2022.

Uno spettacolo non tradizionale, ambientato durante i moti del 1848, supportato dalle scene e dai costumi di William Orlandi, confezionato con passione e cura.

Certamente la trasposizione ‘rivoluzionaria’ non è una novità assoluta ed era una sorta di omaggio alle atmosfere gattopardesche. Con il dipanarsi della storia ci si allontana sempre  di più dal racconto storico per entrare in una dimensione metaforica ed  alla fine invece che di austriaci e di patrioti ci si ritrova a parlare di Valori, solitudine, uomini, inferno.

Il direttore artistico del teatro triestino va a vedere lo spettacolo e decide di proporlo sulle scene del Verdi.

Evidentemente gli era piaciuto, lo aveva trovato adatto al pubblico ed alla politica culturale della direzione.

Che, va detto, merita un plauso per la programmazione coraggiosa di questa stagione.

Si arriva quindi alla definizione del cast, decisamente  prestigioso: oltre alla regia di Giancarlo Del Monaco e le scene ed i costumi di William Orlandi, ci sono la direzione di Daniel Oren, le voci di Burdenko, della Siri, di Ventre.

Quando iniziano le prove, i posti in sala sono in grandissima parte già venduti e si raggiunge il sold out prima del debutto.

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Praticamente da sempre, il cinema, il teatro e le altre forme di intrattenimento sono state profondamente influenzate dalla letteratura. Sino a qualche anno fa, però, il legame tra questi due mondi era “unidirezionale”, nel senso che erano le opere letterarie ad essere trasposte in rappresentazioni cinematografiche o teatrali e mai il contrario. Oggi, però, viviamo in un’epoca in cui sempre più spesso le varie aree dell’intrattenimento si sovrappongono e si contaminano a vicenda come avvenuto di recente con molti giochi e videogame che sono stati poi di ispirazione per film e serie televisive. 

 

Lo spartiacque si è avuto con il successo di Game of Thrones

Una delle serie televisive più iconiche dei nostri tempi è Game of Thrones, il Trono di Spade nella traduzione italiana, che con i suoi 73 episodi è andata in onda dal 2011 al 2019 facendo da apripista nell’universo delle serie cult che di lì in poi si sono succedute sempre più di frequente. La serie, tratta dai racconti fantasy si George R. R. Martin, è ambientata in un mondo immaginario dominato da potenti casate, macchinazioni di ogni tipo e draghi. Il Trono di Spade, come detto, ha influenzato e non poco il mondo dell’intrattenimento ed è stato fonte di ispirazione anche per videogame e giochi come slot machine. Ciò è avvenuto principalmente perché oggi il gioco, soprattutto quello online, ha assunto all'interno del mondo dell'intrattenimento un'importanza decisiva come testimoniato anche dal fatto che sempre più agenzie stanno mettendo in piedi il proprio programma vip casino per attirare una fetta sempre più grande di utenza e fidelizzare al massimo la propria clientela. Non mancano però esempi di giochi e videogame che hanno ispirato film e serie televisive e uno dei più significativi in tal senso è The Last of Us che, nato come saga di videogame, è stato trasposto in una serie televisiva che ha fatto incetta di premi.

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In questi giorni il mondo del teatro del Nord Est è stato scosso da una notizia che lascia increduli: Fiorenza Cedolins, soprano dalla trentennale carriera di successo nei più grandi teatri del mondo, nominata a febbraio di quest’anno direttrice artistica del settore Musica e Danza del ‘ Giovanni da Udine’, non vedrà rinnovato il suo contratto.

Un mancato rinnovo apparentemente inspiegabile.

Certo non per la mancata qualità della proposta formulata: la ‘sua’ stagione è ricca di titoli, ma soprattutto presenta interpreti  di prima grandezza, molti dei quali non si erano mai esibiti ad Udine e che certamente possono attirare pubblico ben oltre i confini regionali.

Solo per fare qualche esempio, domenica prossima ci sarà il concerto di Francesco De Muro, tenore dalla fama mondiale abituato ai pubblici del Metropolitan di New York, dell’Operà di Parigi, di Madrid, Berlino, Siviglia, che il 3 dicembre terrà l’unico recital italiano di quest’anno.

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Lavoro con il Teatro Ragazzi da oltre 25 anni, sia all’interno degli istituti scolastici che al di fuori di essi, in teatri o altre realtà che offrono il laboratorio teatrale come occasione di crescita da innumerevoli punti di vista.  

Alcuni dei bambini o adolescenti partecipano ai miei laboratori solo per una stagione; altri per alcuni anni; altri ancora, una volta raggiunta la maggiore età, intraprendono percorsi universitari o accademici per fare dell’arte scenica la propria professione. Ma non sono la maggioranza. In ogni caso, ho sempre avuto chiaro fin dal mio primo incarico in questo ambito, che il Teatro Ragazzi è una magnifica occasione per crescere nella maniera più armoniosa possibile; il teatro migliora gli aspetti relazionali, linguistici comunicativi; aumenta l’empatia, stimolando a essere persone migliori; opera su funzioni esecutive importantissime quali la memoria, l’attenzione, la concentrazione, il problem solving; implementa la collaborazione con tutti, facendo in modo che ciascuno si senta parte di un gruppo che coopera per un obiettivo comune; e potrei andare avanti.

Spesso vengo a conoscenza di magnifiche esperienze condotte da miei colleghi, che hanno suscitato nei loro giovani allievi l’amore per il teatro (e di conseguenza per l’arte, la musica, la letteratura, la bellezza) tirando fuori da essi talenti che non sapevano di avere; aumentando l’autostima e la costruzione di autentici rapporti che durano nel tempo.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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