Giovedì, 18 Luglio 2024
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La camera ardente è stata allestita al Teatro Argentina di Roma dalle ore 17 del 10 agosto. I funerali si svolgeranno in forma privata.

 

Pochi giorni dopo aver festeggiato il compimento del centesimo anno di vita, il 9 agosto ci ha lasciato nella sua casa di Roma, l’attrice, autrice di cinema e teatro, scrittrice di libri di successo Franca Valeri. La sua attività artistica ha attraversato gran parte del ‘900 interpretandolo e rappresentandolo nelle sue performance, che si sono propagate campi dell’arte. Negli anni in cui esordiva come attrice, all’incirca a metà del secolo scorso, le figure femminili che influenzavano con la loro intelligenza, ironia, capacità critica, in un modo così determinante il panorama culturale italiano, erano davvero una minoranza. Di estrazione borghese e formatasi in un ambiente intellettualmente stimolante, muta il suo nome d’origine Alma Franca Maria Norsa in Franca Valeri, ispirandosi allo scrittore francese Paul Valery.

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Il 17 maggio, sul decreto firmato dal Presidente del Consiglio, compare la notizia da molto attesa, ovvero la ratificazione sulla ripresa degli spettacoli dal vivo, sia all’aperto che al chiuso, a partire dal 15 giugno.  

Iniziano a circolare le prime notizie sulle riaperture imminenti, come quella attesissima del Globe Theatre di Roma, che accompagna il pubblico romano con i suoi incantati adattamenti a cielo aperto. 

Il decreto riporta nell’allegato 9 le misure specifiche relative al distanziamento e alla modalità di svolgimento degli spettacoli dal vivo:

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Nella confusione di necessità che l’anomala contemporaneità impone il teatro va annoverato fra gli invisibili, per uscire da questa anacronistica situazione per i lavoratori dello spettacolo il gruppo Attori, Attrici Uniti ha deciso di organizzarsi in gruppi di discussione, che per necessità del periodo si sono svolti virtualmente, per discutere un piano d’azione concreto e organizzato, con l’unica importante richiesta di essere ascoltati e compresi nelle richieste di tutela. 

Quella che è infatti una categoria parcellizzata, ha deciso di riunirsi per formare progressivamente un’identità, approfittando dell’anomalia del momento storico per rivendicare dei diritti necessari e dovuti, non solamente legati alla pandemia in corso, ma ancor di più a necessità che indugiano sopite nel teatro da fin troppo tempo. Criticità annose e ingombranti come un Fus insufficiente per tutelare un patrimonio artistico ampio e diversificato come quello italiano e l’assenza di un modello di disoccupazione che permetta un sussidio fra un contratto e l’altro.

Nei giorni precedenti abbiamo pubblicato il documento stilato dal movimento, ma fermarci lì sarebbe stato un tradimento ai principi dell’iniziativa: Attori e attrici uniti è una comunità fatta di voci, forti e di storie diversificate. 

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Rileggendo le recensioni degli scorsi mesi alla luce degli eventi attuali, la riflessione si dispiega su due fronti paralleli: da un lato emerge chiara l’evidenza di ciò che è assente, dall’altro diventa ingombrante la presenza di tasselli che la quotidianità frenetica permette troppo spesso di accantonare. 

Una fra le questioni sollevate in questi giorni riguarda la necessità del teatro e l’ingiustizia del ritardo nelle riaperture delle sedi designate agli spettacoli dal vivo.

Probabilmente la ragione che più impone la necessità di affrettare la riapertura dei teatri è il bisogno di recuperare un luogo in cui la sospensione del quotidiano è concessa, in cui i pensieri veloci possono essere fermati, per dedicarsi alla riflessione e autoriflessione di ciò che è più grande, meno immediato, ma più reale dell’immediatezza.

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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