Domenica, 15 Settembre 2019
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Tra luce e dinamismo: Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico

Recensione della mostra Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico presso Palazzo Merulana dal 21 marzo al 17 giugno 2019

 

Allestita all’interno degli eleganti ambienti di Palazzo Merulana - un nuovo spazio espositivo di ben 4 piani, ricavato dall’ex-Ufficio di Igiene di Via Merulana 121 grazie alla sinergia tra la fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture - Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico è la mostra che ripercorre le varie fasi che contrassegnano l’operato dell’artista all’interno di un movimento con cui ebbe rapporti strettissimi. Suo entusiasta protagonista - insieme al fondatore Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Gino Severini, Luigi Russolo, Fortunato Depero - si risolse poi ad abbandonarlo con una famosa missiva del 1937 al giornale Perseo. Tornando, di fatto, al figurativismo ma arricchendolo del suo personalissimo punto di vista.

La creazione attorno a cui ruota l’intera esposizione è Primo Carnera, del 1933. Ispirata a una foto del pugile realizzata da Elio Luxardo - pubblicata sulla prima pagina della Gazzetta dello Sport in occasione della conquista del titolo mondiale - è caratterizzata da un innovativo espediente tecnico: una rete metallica applicata al fondo del dipinto su cui poi è passato il colore. In questo modo viene sottolineato volontariamente l’effetto rotocalco, in un geniale gioco di rimandi tra l’utilizzo dello scatto come fonte e la sua trasposizione pittorica. A rendere ancora più interessante l’opera c’è il suo retro: il quadro Vaprofumo, del 1926. Contraddistinto da colori chiari, tenui e metallici, si pone l’ambizioso obiettivo di suggerire allo spettatore l’impressione olfattiva diffusa da un flacone di profumo: la sagoma bucata vuole rimandare, infatti, alle narici.

Lo stratagemma della rete metallica verrà riproposto altrove, come nell’intero ciclo Le quattro stagioni in rosso del ’40, ma intorno agli ’30 è il cinema ad ammaliare Balla: non a caso lo definisce “pittura vivente”. Le sue muse, in un certo senso, divengono le attrici Isa Miranda o Neda Naldi, presenti in mostra anche grazie agli scatti del già citato Elio Luxardo o di Arturo Ghergo. E, addirittura, la “Divina” come testimonia Greta Garbo del 1935, esibita con relativa foto pubblicata dalla rivista Cinema illustrazione.

Giacomo Balla è inoltre innamorato della luce. Tanto da imporre alla maggiore delle due figlie, l’altra verrà chiamata Elica, proprio questo nome. Sono due le tele, entrambe del 1926, che riassumono i concetti di luminosità e dinamismo a lui tanto cari: si tratta della sfavillante Bionbruna e dell’affascinante Nel patio (Luce tra i veli), impreziosita da una cornice originale. Le due donne, in atteggiamento diverso, esprimono la medesima brillante seduzione unita alla gioia di vivere, quasi un’incrollabile fiducia nello splendore del progresso. Gli anni bui del Fascismo avrebbero dato loro torto.

 

Cristian Pandolfino
10 aprile 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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