Recensione di ‘Serata Petit / Wheeldon / Pastor’, unico spettacolo di balletto della stagione del Teatro triestino.
Difficile scrivere la recensione dello spettacolo visto a Trieste: ‘Serata Petit / Wheeldon / Pastor’, proposto da Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.
Proporre Petit a Trieste è un gesto coraggioso. Perché il coreografo francese era molto legato alla città e perché i triestino lo amavano moltissimo.
Tante le prove di questo vicendevole affetto: potrebbero bastare il fatto che lo stesso Petit, ultracinquantenne, interpretò al Verdi la parte di Coppellius e dall’altra parte ricordare l’immediato sold out per tutte sette le repliche di ‘Proust, ou Les Intermittences du coeur’, che costrinse il teatro ad organizzare una recita straordinaria, i cui biglietti risultarono esauriti in poche ore.
Certamente lo sapeva il Direttore Artistico prof. Rodda quando meritoriamente ha pensato di riportare il lavoro del grande coreografo sul palco triestino ed ha puntato su uno dei pochi corpi di ballo di una fondazione italiana, oltretutto del teatro della capitale.
Crediamo, vista la sua vasta preparazione e la sua nota precisione, che lo sapesse bene anche la giustamente acclamata etoile Eleonora Abbagnato.
Con queste premesse ci aspettavamo di ritrovare l’intensa narrazione, di sentirci trasportati nei turbinii del racconto coreutico e narrativo, di respirare quell’ afflato coraggioso che ha consentito a Petit di svecchiare il mondo della danza con una competenza inattaccabile.
La serata vedeva anche un interessante pezzo su musica di Ezio Bosso: finalmente il Maestro entrava nella stagione di quel teatro che doveva essere casa sua ma che di fatto non gli consegnò mai veramente le chiavi delle stanze delle decisioni.
Insomma c’era moltissima attesa per questo spettacolo.
Per quel che ci riguarda, ma può benissimo essere che avessimo noi la serata sbagliata, delle attese esagerate, che il nostro posto non ci garantisse la giusta visione, che non si sia stati all’altezza di cogliere gli intenti della compagnia e qualsiasi altra motivazione vorranno addurre coloro che non concordano, siamo rimasti decisamente delusi.
Per svariati motivi, il primo dei quali è legato alla struttura dello spettacolo, che abbiamo trovato poco organica, una raccolta di pezzi, che forse avrebbe voluto essere una sorta di ‘best of’, che a noi è sembrato più ad un saggio di fine corso con un ‘ospite famosa.
Abbiamo apprezzato che le basi non fossero registrate, ma la resa dell’orchestra della fondazione, a ranghi ridotti, ci è sembrata disomogenea.
Se i brani di Bosso hanno avuto una resa felice e coinvolgente, decisamente meno riuscita l’esecuzione del Bolero, con alcuni passaggi critici, che pensiamo imputabili alla bacchetta, pur dalla lunga esperienza, del maestro David Garforth.
L’apertura era affidata alla presenza carismatica della Abbagnato, affiancata da Giacomo Castellana. La ballerina, sontuosamente vestita da Yves Saint Laurent, ha confermato la solidità tecnica che l’ha resa famosa. Notevole il lavoro sulle punte, si è mossa con grande eleganza, ma anche con una marcata algidità, che l’espressione fissa del volto ha sottolineato ed in alcuni passaggi esasperato e che ha appannato la componente narrativa. Che trattandosi di una coreografia di Petit è elemento non da poco.
Buona l’affinità con Castellana, che si dimostra un capace porteur .
Alla fine del brano la Abbagnano raccoglie gli applausi e poi lascia la scena, tanto che alla fine dello spettacolo, nonostante il ruolo di Direttrice del Corpo di Ballo, non ritorna al proscenio. Gesto insolito, che non vogliamo leggere né come una contestazione del lavoro del corpo di ballo, né come una scortesia verso il pubblico triestino.
Francamente incomprensibile la collocazione iniziale di quello che si rivelerà come il pezzo più riuscito della serata.
‘Within the golden hour’ , con i costumi dal sapore televisivo di Anna Biagiotti, è un gradevole pezzo d’insieme, dalle trascinanti atmosfere sonore e dalla buona componente esecutiva. D’effetto le luci, che rendono suggestive alcune posizioni coreografiche, che evidenziano una apprezzabile attenzione alla preparazione tecnica, ma anche una certa ritrosia alla sperimentazione, al superamento dello stereotipo ed al mettersi in gioco con coraggio. Tutti i danzatori hanno assolto il compito con bravura, alcuni anche in modo eccellente, ma pareva che ci fosse una difficoltà ad andare oltre all’aspetto formale.
Lo spettacolo, decisamente breve, era diviso in due parti, per un totale di novanta minuti compreso l’intervallo.
Tempi del genere fanno pensare a ritmi e virtuosismi, anche atletici, che non abbiamo visto, neanche nella seconda parte, composta da ‘Le combat des Anges’e ‘Bolero’.
Nella coreografia di Petit hanno ballato Claudio Cocino e Simone Agrò. Entrambi dotati di un fisico prestante, armonico, che rende le loro figure eleganti, hanno eseguito il brano con qualche imprecisione ma soprattutto, ancora una volta, senza riuscire ad ammaliare. Certamente estrarre un momento da un balletto composito non favorisce gli interpreti e questa scelta non può essere imputata ai danzatori, ma a chi ha pensato la struttura della serata.
Per quel che riguarda ‘Bolero’, eseguito con il corpo di ballo al completo, vestito con i costumi di Tatyana van Walsum, costituiti da incomprensibili tute trasparenti che mettevano in vista la biancheria, possiamo notare l’impegno dei singoli interpreti, in una coreografia che ci è apparsa faticosa, in alcuni passaggi caotica e priva di quella componente sensuale e coinvolgente che dovrebbe essere l’anima del brano di Ravel.
Alla fine applausi cordiali da un pubblico con tanti giovani e numerose perplessità del pubblico più adulto nei commenti all’uscita.
Gianluca Macovez
14 gennaio 2026
informazioni
Trieste, Teatro verdi, 10 gennaio 2026.
BALLETTO
‘Serata Petit / Wheeldon / Pastor’
Allestimento del Teatro dell’Opera di Roma
Direttrice del Corpo di ballo e Étoile interprete di La Rose Malade ELEONORA ABBAGNATO
Direttore d’Orchestra DAVID GARFORTH
Luci Stefano Laselva
Orchestra e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
LA ROSE MALADE
Musica Gustav Mahler
Coreografia ROLAND PETIT
Costumi Yves Saint Laurent
Eleonora Abbagnato e Giacomo Castellana
WITHIN THE GOLDEN HOUR
Musica:Ezio Bosso
The sky seen from the moon
Le Notti…
Of the Thunders Dance of the tree
Worried
African skies
Musica:Antonio Vivaldi
Andante dal Concerto per Violino in Si bemolle maggiore, RV 583
Coreografia CHRISTOPHER WHEELDON
Costumi Anna Biagiotti
Waltz
Federica Maine, Alessio Rezza
Slow
Alessandra Amato, Claudio Cocino
Vivaldi
Sara Loro, Michele Satriano
Duetto Uomini
Simone Agrò,Mattia Tortora
Coppie
Flavia Stocchi, Giovanna Pisani, Eugenia Brezzi, Marta Marigliani, Simone Agrò, Giuseppe Depalo, Valerio Marisca, Mattia Tortora
LE COMBAT DES ANGES – PAS DE DEUX DA PROUST, OU LES INTERMITTENCES DU CŒUR
Musica Gabriel Fauré , Elegia Op.24 per violoncello e orchestra
Coreografia ROLAND PETIT
Costumi Teatro dell’Opera di Roma
Morel Claudio Cocino
Saint Loup Simone Agrò
BOLERO
Musica Maurice Ravel
Coreografia KRZYSZTOF PASTOR
Ripresa da Simonetta Lisy
Scene e costumi Tatyana van Walsum
Coppia principale
Marianna Suriano,Giacomo Castellana
Una donna Arianna Tiberi
Due donne Sara Loro, Gloria Malvaso
Primo uomo Valerio Marisca
Secondo uomo Gabriele Consoli
Tre uomini
Giuseppe Depalo, Alessandro Vinci, Mattia Tortora
Donne Eugenia Brezzi, Giorgia Calenda, Annalisa Cianci, Beatrice Foddi
Erika Gaudenzi, Virginia Giovanetti, Sara Loro, Gloria Malvaso, Marta Marigliani, Cristina Mirigliano, Flavia Morgante, Giovanna Pisani, Chiara Teodori ,Arianna Tiberi
Uomini Giovanni Castelli, Gabriele Consoli, Andrea D’Ottavio, Jacopo Giarda ,
Giuseppe Depalo, Domenico Gibaldo, Walter Maimone, Valerio Marisca, Emanuele Mulè , Giovanni Perugini, Massimiliano Rizzo, Mattia Tortora, Alessandro Vinci, Manuel Zappacosta


