Sabato, 24 Ottobre 2020
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Poe Suite: Vittoria Faro e Raffaele Pallozzi ci raccontano un altro modo di fare teatro

Poe Suite, racconti per voce e piano, al teatro Sala Due il 30 - 31 gennaio e 1 febbraio 2015

 

Intervista doppia a Vittoria Faro e Raffaele Pallozzi

 

Enrico F. Come è nata l’idea di Poe Suite?  

 

Vittoria F. L’idea nasce da una forte passione nei confronti dell’autore/poeta Edgar Allan Poe, sul quale sto lavorando da diversi anni. La ragione che mi fa sentire vicina a lui e alle tematiche che affronta sono di diverso tipo. La prima è legata all’ansia che, degenerata, può portare al terrore e alle paure. Tema, questo, particolarmente affine a quello che stiamo vivendo in questo secolo.

Dall’altro lato trovo che Poe abbia uno stile di scrittura che si avvicina molto alla poesia, per questo leggere i suoi racconti è un po’ come leggere una poesia. La lettura dei suoi testi crea quindi inevitabilmente una musica e un ritmo. Ma provando a leggerlo mi rendevo conto che da sola non riuscivo ad arrivare ad uno stato di estati, mancava un qualcosa che permettesse alla mente di spostarsi in quel luogo altro. Per questo motivo ho ritenuto opportuno chiedere a Raffaele Pallozzi di dialogare in maniera libera ed aperta su questi racconti per trovare punti comuni, non con una logica prestabilita ma tenendo conto della poesia insita nel testo. Insieme cerchiamo di stare dietro al ritmo di Poe, cosa già difficile visto che lavoriamo su una traduzione, che fa perdere un po’ di musicalità, ma nonostante ciò si sente al suo interno un tempo: un vortice che porta in una dimensione di ansia e paura.

 

Enrico F. C’è solo Ansia e paura nei suoi testi?

 

Vittoria F. Se lo si legge in maniera più attenta ci si rende conto che Poe va a toccare anche altre tematiche, come in Eleonora, testo che si avvicina tantissimo al gotico ed al dolce stil novo, con la figura della cugina che viene idealizzato come se questa fosse un angelo del paradiso. Quella presente in questo racconto è una musica nettamente diversa dal ciclo dei racconti de I delitti di Rue Morgue.

 

 

 

Enrico F. Con quale approccio ti stai preparando per questo spettacolo?

 

Vittoria F. Sto vivendo questo spettacolo con una grande agitazione. Diciamo che questa è una forma di esorcismo, poiché allontana da me quelle paure che sono, in parte, dentro ognuno di noi. Preparare questo spettacolo mi allontana dall’ansia e mi avvicina alla poesia che alleggerisce tutte le paure. Sto cercando di elevarmi ,attraverso la poesia e la musica, dalla realtà grazie ai racconti di Poe. Questo è esattamente quello che adesso desidero fare nel teatro. Un qualcosa di diverso sia dal teatro contemporaneo che dai grandi classici. 

 

 

 

Enrico F. La vertigine non è la paura per l’abisso ma l’attrazione per esso. Come commenti questa frase?

 

Vittoria F. Stiamo vivendo un momento difficile, sia dal punto di vista sociale che culturale nel nostro paese. Per me in questo momento mettere in scena questo spettacolo è un po’ un suicidio, ma nonostante tutto continuo a sentirmi attratta da questo mondo. Poe dice che la filosofia non ha abbastanza tenuto in considerazione il sentimento della perversità, il desiderio di fare del male per il puro piacere di fare del male. Noi viviamo di istinti, che spesso nel quotidiano vengono frenati. Così facendo abbiamo perso alcune capacità, molte delle quali credo ci permettono di avere un diverso approccio con l’arte, e che ci fanno avere più paura. La razionalità ci allontana da alcune cosa che in realtà fanno parte di noi e con il teatro, fatto in un certo modo, credo si possa riscoprire quel lato di noi che per anni, spesso per vite intere rimane celato, nascosto, nell’abisso del nostro animo.

 

 

Enrico F. Ci dai un buon motivo per venire a vedere questo spettacolo?

 

 

Vittoria F. Credo che questo spettacolo nonostante parli di tematiche crude, come il terrore e l’omicidio, può altresì, in un certo senso, portare ad un’elevazione dello spirito. Avvicinandosi alla poesia, si può cogliere la sensibilità di un momento: fra la fragilità di una voce, di un suono di una nota. Questo è uno spettacolo che proietta verso l’abbandono di noi.

 

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Enrico F. Come hai reso musica le parole di E. A. Poe?

 

Raffaele P. Ho utilizzato un approccio emozionale. C’è da dire che insieme a Vittoria si è creata un’amalgama eccezionale: riusciamo a stabilire una sorta di connessione nell’improvvisazione, talvolta è il testo che suggerisce dei mode, altre ho notato che è Vittoria che riesce a seguire la musica che creo sul testo e nel farlo piega parte dei discorsi pur non perdendo il senso del testo.

 

 

Enrico F. Cosa ti sta lasciando quest’esperienza alla scoperta di Poe?

 

Raffaele P. Fortunatamente è uno dei miei autori preferiti, il fatto di esaltarlo con la musica è una cosa che mi lascia sopratutto tanta passione e voglia di continuare ad indagare in questo senso.

 

 

Enrico F. Ci dai anche te un buon motivo per vedere lo spettacolo?

 

Raffaele P. Perché sono sicuro che sarà una performance diversa, più che nuova, innovativa.

 

 

 

Enrico Ferdinandi

 

26 gennaio 2015

 

 

informazioni

 

POE SUITE

Racconti di Edgar Allan Poe per voce e piano.

 

Narrazione Vittoria Faro

Musica composta ed interpretata da Raffaele Pallozzi

 

Venerdi 30 gennaio ore 21,00

Sabato 31 gennaio ore 21,00

Domenica 1 febbraio ore 18,00

 

 

Teatro Due Roma, Via dei Due Macelli 37

 

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

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 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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