Martedì, 07 Febbraio 2023
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Fabio Morgan: il mio teatro dell'Orologio? Un'istituzione culturale romana che pensa ai giovani

Intervista a Fabio Morgan, Direttore artistico del Teatro dell'Orologio, che ci parla della stagione 2015/2016 e dello spettacolo "HITCHCOCK. A love story", in scena dal 15 al 25 ottobre, del quale ha curato la scrittura.

L'anno precedente, il 2014, in piazza dell'Orologio un "matrimonio" tra il Teatro e gli Spettatori, quest'anno, il 2015, una sala da te all'inglese (sotto la pioggia) con la promessa di "cambiamenti reali". In una sola stagione sotto la tua direzione artistica, quanto è cresciuto il Teatro dell'Orologio?

La stagione 2014 - 2015 ha permesso al Teatro dell'Orologio di crescere tantissimo, nella misura in cui, attraverso la programmazione di 25 spettacoli di lunga tenitura, abbiamo potuto definito la nostra linea, la nostra idea di teatro. Il nostro scopo era quello di imporci come una (tra le tante) istituzioni culturali romane, un luogo in cui tornare e avere la sicurezza di trovare qualcosa di bello e interessante da vedere.

 

Per la stagione 2015/2016 avete in programma un totale di 49 spettacoli, in proporzione come saranno divisi tra attori/compagnie già conosciuti, giovani emergenti e ricerca?

La nostra forza è sempre quella di dare spazio a compagnie e artisti emergenti, quindi sicuramente anche in questa stagione il numero di spettacoli nuovi, di drammaturgie originali e lavori di ricerca è nettamente superiore. Quest'anno poi ci spingiamo oltre il confine geografico della città o della regione, ospitando compagnie che arrivano da varie parti d'Italia, in particolare dalla Toscana e dalla Lombardia.

 

Cosa ti ha spinto a investire su ben 5 percorsi monografici?

L'idea di programmare cinque percorsi monografici di cinque compagnie emergenti nasce dal proposito di avvicinare sempre di più i nostri spettatori al lavoro degli artisti: il percorso monografico permette avere esperienza diretta di come si declina la poetica e il flusso creativo delle compagnie, fortificando così la conoscenza di autori, attori e registi.

Durante la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione hai ironicamente accennato alla questione finanziamenti pubblici al teatro, dilungandoti (senza diventare prolisso) qual è nel complesso la tua opinione al riguardo?

Durante la conferenza stampa ho parlato in particolare dei contributi degli enti locali. La situazione nel Lazio è disastrosa: sia la Regione che il Comune non prevedono nessun tipo di sostegno per i privati che gestiscono degli esercizi teatrali. È molto grave che la politica non incentivi in nessun modo chi si prende la responsabilità di creare un presidio culturale in un territorio, chi cerca di sviluppare dei percorsi di visioni ed estetiche insieme agli artisti, chi lavora costantemente sulla creazione e il sostegno dell'elemento più importante: il Pubblico. Si preferisce sostenere, con quelle poche risorse appostate per lo spettacolo dal vivo, gli eventi. La politica dell'evento è forse una dei maggiori responsabili del dissesto culturale della città. Qui si parla ancora dell'estate romana come se fosse un dogma inviolabile, Nicolini è sempre portato nel corteo politico come il Santo patrono della cultura romana, ma i tempi sono cambiati, e credo che lo stesso Nicolini oggi cercherebbe di attualizzare la domanda culturale che da più parti viene fatta alle istituzioni. Ci viene mostrato sempre di più quanto si abbia bisogno di spazi che svolgano un certo tipo di offerta culturale, basti citare su tutto le occupazioni del Valle e del Cinema America, che sono state accolte dal pubblico con molto entusiasmo. Io non sono d'accordo con le occupazioni come modus operandi, preferisco chi ha il coraggio di investire i propri soldi cercando di fare delle buone operazione di imprenditoria culturale, ma è evidente che il pubblico e soprattutto le nuove generazioni hanno bisogno di luoghi in cui riconoscersi, luoghi che siano espressione di una visione culturale, luoghi che siano delle seconde case. Io penso che sempre di più i teatri debbano assumere questo ruolo all'interno delle città. Un ruolo di grande responsabilità, di chi ha la forza di creare intorno a se delle comunità culturali, delle comunità vitali. Ma questo lavoro, per essere fatto, ha bisogno di grandi sforzi, e a me sembra assurdo che l'associazione pinco/panco riceva per l'estate romana, per un iniziativa che dura dai 10 ai 15 giorni, cifre che arrivano fino a 50 mila euro, e chi invece, svolge questo servizio per la città non veda in nessun modo riconosciuto il proprio lavoro. Come ho detto in conferenza, quando si pone questa questione all'assessore di turno, la risposta è sempre stata, ma a Roma ci sono troppi teatri non possiamo finanziarli tutti, e la mia contro risposta è: io non chiedo di finanziarli tutti, io chiedo di finanziare il mio!!! Quello che voglio dire è che la politica deve dettare la linea di sviluppo al quale è interessata e sostenere chi svolge quello sviluppo nella città, questo significa sostenere chi ha per vocazione, anche da privato, l'interesse pubblico, o come è stato chiamato molto spesso in questi tempi, il Bene Comune. Da parte del Comune non abbiamo risposta. Ci tengo a dire che l'unica mosca bianca è la Presidente della Commissione cultura On. Michela Di Biase, che qualche giorno fa ha proposto una delibera, rivoluzionaria per il Comune di Roma, in cui vengono detassati gli esercizi teatrali e cinematografici, ecco questo è il giusto spirito per riconoscere il nostro lavoro. Forse finalmente si passerà dal Santo Nicolini, alla Santa Michela di Biase!


Scorrendo il cartellone abbiamo notato anche la programmazione dedicata ai ragazzi, quanto è importante questo range di pubblico e quanto punta su di esso il Teatro dell'Orologio?

E' la prima volta che dedichiamo uno spazio così importante agli spettatori più giovani. Ed è stato possibile grazie alla collaborazione con la compagnia Readarto Officine Artistiche, formata da giovani attori under 30 che lavorano moltissimo con i bambini. Sono fermamente convinto che far frequentare il nostro teatro ai bambini sia un modo per legarli a noi, affinché possano riconoscerlo come un luogo proprio.

 

Dal 15 al 25 ottobre sarà in scena HITCHCOCK. A love story. Nel testo, scritto da te, cinema e teatro s'incontrano: quale necessità espressiva ti ha portato a questo risultato di crossover di linguaggi artistici?

Io sono soprattutto un grande spettatore di cinema. Passione che condivido con Leonardo Ferrari Carissimi, che è il regista dello spettacolo, e il mio fraterno amico, nonché fondatore - insieme ad Alessandra Muschella e Anna Favella - della nostra compagnia teatrale CK teatro. Siamo interessati ad entrambi i linguaggi, cinema e teatro, e abbiamo già prodotto, oltre a 10 spettacoli teatrali, un cortometraggio, un film e stiamo per produrre il secondo. Con questo spettacolo abbiamo cercato di unire queste nostre grandi passioni.

 

Quanta "Love story" c'è in Hitchock e quanto "Noir" nella tua Love story?

In Hitchcock sono tutte storie d’amore, storie quotidiane dove si insinua l'inquietudine, in cui la realtà si smaschera e mostra il suo volto, la sua natura instabile. Anche se alla fine, spesso, tutto sembra ricongiungersi, le coppie tornano al loro amore, qualcosa di indelebile resta, la vita non sarà più la stessa. Nel nostro spettacolo c'è molto....no, no, non vi dico niente dovete venire a vederlo. Vi posso dire soltanto che è una storia d'amore, che si ride molto, che è thriller.

 

Cosa ti ha spinto a "non" curare la regia di questa tua scrittura?

Gli spettacoli nascono sempre da un’idea progettuale che io e Leonardo Ferrari Carissimi condividiamo, poi in alcune occasioni abbiamo scritto insieme e lui curava la regia, a volte ho fatto io delle regie, questa volta abbiamo provato una formula più netta io mi sono dedicato alla scrittura e Leonardo alla regia, senza che l'uno intervenisse sull'altro.


Concludendo quanto crede nel pubblico romano il Campione di ping pong Fabio Morgan e da Super direttore artistico, per i nostri lettori, tutti i buoni motivi per seguire la stagione 2015/2016 del Teatro dell'Orologio e non un'altra.

Ti ringrazio perché mi dai l'occasione di parlare del mio vero talento, quello di giocatore di ping pong, e di rinnovare la sfida: come sai quest'anno chiunque può sfidarmi a ping pong e se riesce a battermi avrà un abbonamento teatrale in omaggio. A parte questo credo molto nel pubblico, e credo, da Super direttore, che il pubblico ci stia di anno in anno premiando con la loro presenza; Perché dovrebbero scegliere il nostro Teatro? Primo perché facciamo un offerta di abbonamenti unica, basti citare l'abbonamento per universitari e under 25 che costa 38 euro per 7 spettacoli e poi, questo lo dico sempre da campione di ping pong, perché siamo il teatro off più importante di Roma.

 

Fabio Montemurro
15 ottobre 2015

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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