Giovedì, 14 Novembre 2019
$ £

Enrico Maria Carraro Moda e la neoborghesia che nessuno può giudicare

Intervista a Enrico Maria Carraro Moda regista dello spettacolo Pasolini/Caselli 66 andato in scena al Teatro Trastevere dal 24 al 27 ottobre 2019

 

Qual è la genesi di questo spettacolo?

Sicuramente è arrivato prima di tutto il testo di Pasolini, l’idea di metterlo in scena nasce tre anni fa con la ragazza che interpreta la prostituta in questa versione (Clara Morlino), mia collaboratrice da molto tempo, volevamo mettere in scena Orgia di Pasolini, e la nostra idea è stata accolta dal festival del Teatro Patologico, diciamo che tutto è partito da questo festival, la scelta del testo è stata una scelta dettata da un gusto comune. 

 

Come è arrivata Caterina Caselli?

Arrivare a Caterina Caselli è stato molto facile, è un processo che applico spesso quando mi approccio ad un testo già scritto, controllo tutto quello che è nel panorama del momento: Caterina Caselli esce nel momento storico in cui esce anche Orgia, ovviamente c’è un’attinenza, le hit del 1966 affrontano un ampio universo di tematiche, però una parte di questo universo era Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli, che riflette la realtà dei personaggi dello spettacolo, il giudizio della società che i due protagonisti vivono come un fardello.

 

Lo spettacolo ha una scenografia scarna, ma incisiva, fatta di giochi dell’infanzia, cosa racconta al pubblico?

La scenografia viene fuori dall’infanzia dei due protagonisti, che sono presi e riscritti nel 1966, ma io vado a trattare argomenti più vicini a me, le musiche, quei cartoni animati, un certo tipo di panorama televisivo però anni ‘80, come se i personaggi ripercorressero la loro infanzia attraverso i giochi in scena. Loro stanno nel loro mondo di adulti, ripercorrendo sia nelle parole che nella scena la loro infanzia.

 

Pasolini nel suo manifesto per il nuovo teatro dice che il teatro d’avanguardia deve essere indirizzato a “Le poche migliaia di intellettuali di ogni città il cui interesse culturale sia magari ingenuo, provinciale, ma reale.” Quale pensi invece sia il pubblico del tuo spettacolo?

Un pubblico che va a teatro disposto ad entrare in quel che accade e attraverso quello che succede e attraverso le interpretazioni degli attori ripensare su quello che ha visto, in questo caso specifico la sua infanzia, dove li sta portando, dove li ha portati, dove sono in questo momento.

 

Come ti approcci al tuo lavoro da regista?

Il mio è un percorso che io regista disegno necessariamente, non un sogno o qualcosa che evapora, ma un qualcosa con un tessuto e una linea definita, non volto a buttare dentro il più possibile e puntare al sensazionalismo, ma lasciando comunque la possibilità a tantissime riflessioni diverse. Mi serve una seppur piccola guida. Lo spettatore non deve fare tutto da solo, c’è un percorso che io disegno e attraverso cui lo guido verso la mia direzione. 

 

 

Mila Di Giulio

3 novembre 2019

 

 

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per scoprire gli sconti sugli spettacoli teatrali riservati ai nostri lettori