Martedì, 10 Dicembre 2019
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Grazia Capraro in Bolle di sapone: è sempre più difficile incontrarsi veramente senza farsi del male

L’attrice protagonista di Bolle di sapone ci racconta l’universo delicato e pudico del suo personaggio. Scritto e diretto da Lorenzo Collalti, lo spettacolo sarà in scena al teatro Brancaccino fino al 1 dicembre 2019

 

Ciao Grazia, prima di tutto complimenti. Ho visto lo spettacolo e mi è piaciuto molto, ma devo ammettere che quando si sono spente le luci sono rimasta senza parole. Non riuscivo a credere fosse finita così. Poi mi sono presa del tempo, ho metabolizzato e sono riuscita a dare un senso a tutto, soprattutto al titolo. Perché proprio Bolle di sapone? 

Bolle di sapone perché i due protagonisti sono come due bolle di sapone, sono un universo chiuso e possono vivere solamente sfiorandosi. Non possono toccarsi veramente, perché altrimenti scoppiano, esplodono. In natura non esiste una bolla di sapone che si può fondere con un’altra. Diciamo che questa è l’immagine che Lorenzo Collalti ha voluto restituire, anche se alla fine spetta sempre allo spettatore vivere il suo personale spettacolo e avere la sua personale interpretazione. Del titolo compreso. Sicuramente non troverà da nessuna parte perché si chiama così. 

 

Come tu stessa hai detto, due bolle di sapone fanno pensare a qualcosa che non si potrà mai toccare, a qualcosa che si rompe, finisce presto. Alla solitudine. In effetti, i due protagonisti della storia sono due persone molto sole: fanno fatica a socializzare, a creare occasioni. 

Pensi che i ragazzi oggi siano davvero così soli? 

I nostri due personaggi sono calati in una dimensione teatrale: hanno manie e ossessioni particolari rispetto a quelle che potremmo avere nella vita di tutti i giorni. Sono intrappolati in un loro equilibrio personalissimo e solitario. Però penso anche che tutto ciò che portiamo a teatro sia universalizzabile: ognuno di noi ha le sue personali storture. Io da giovane che vive in una grande città e che non viene da una grande città, a differenza dei due protagonisti, penso che sia sempre più difficile incontrarsi veramente senza farsi del male. Siamo molto più corazzati. Siamo continuamente esposti agli stimoli e agli incontri, eppure siamo sempre più chiusi nei confronti di quel che ci succede, perché possiamo rimanere feriti. Bolle di sapone parla anche di questo, di cosa accade all’essere umano quando viene a contatto con qualcosa che scardina il suo equilibrio. A questi personaggi cambia la vita; anche se in realtà non succede niente, dentro di loro cambia per sempre qualcosa. 

 

Quindi la morale di questo spettacolo è più positiva o negativa? 

Non saprei dire se il messaggio è più positivo o più negativo. Sicuramente i nostri due personaggi non ce la fanno a incontrarsi, non ce la fanno neppure a prendersi un caffè. Ma la lettura e l'interpretazione dello spettacolo spetta a chi lo guarda. In Bolle di sapone non c'è una vera e propria morale, non vogliamo insegnare niente a nessuno, ma solo far vivere un'esperienza in cui ognuno trova il suo personale senso.

 

Lo spettacolo fa anche molto ridere. Lo definiresti comico?

Personalmente non amo molto le categorizzazioni. Sicuramente è ironico. Penso che l’ironia sia la strada vincente per parlare anche di cose serie. Quasi sempre troviamo un’affinità con l’altro, perché abbiamo capito il modo di scherzare dell’altra persona. Entriamo in empatia con le persone grazie all’ironia, non grazie alla serietà. Poi questa stessa ironia ci conduce in zone più profonde e sensibili. 

Una caratteristica che hanno tutti gli spettacoli di Lorenzo è che fanno davvero tutti molto ridere. Penso di poter parlare a nome di Lorenzo quando dico che l’ironia è un modo per agganciare un pubblico di non addetti ai lavori, di persone che vanno a teatro per passare un’ora diversa, un’ora in cui dimenticarsi delle preoccupazioni quotidiane. Ma l’ironia è anche un mezzo per permettere agli spettatori di accedere a un messaggio più profondo. 

 

Perché dovremmo vedere Bolle di sapone?

Bolle di sapone ha un pudore e una levità difficili da incontrare a teatro, come nella vita. È uno spettacolo che racconta una storia con delicatezza e con la stessa delicatezza accompagna in una zona intima, che può essere bella da scoprire. 

 

Cosa ti aspetta dopo Bolle di sapone? 

Per fortuna abbiamo un po’ di lavoro da fare. Il prossimo lavoro teatrale che farò sarà uno spettacolo che si intitola Canaglie di Giulia Bartolini. Lo spettacolo è stato selezionato a La Corte Ospitale, per cui a gennaio andremo in residenza per venti giorni per dar vita a questo testo di drammaturgia contemporanea. Giulia è un’autrice giovanissima e di grande talento. 

A dicembre girerò un film con Marco Filiberti e poi sarò in tournée con un altro spettacolo, Amore, che parla di tematiche attuali e giovanili. Devo dire che è un futuro che mi piace molto, sono tutti lavori a cui tengo, nati dal cuore, e condivisi con colleghi giovani che hanno voglia di fare questo lavoro con entusiasmo. 

 

Raccontare le sfumature dell’animo umano penso sia sempre una grande sfida per un attore. Riuscirci una grande soddisfazione. 

Sì, senza dubbio. Chiaramente è sempre una cosa a cui si tende, non si riuscirà mai a raggiungere una profondità di sfumature tale da interpretare veramente un altro essere umano. Saremo sempre noi, però il bello di questo lavoro è anche non sentirsi mai arrivati da nessuna parte. 

 

 

Concetta Prencipe

24 novembre 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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