Martedì, 24 Maggio 2022
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Eleonora Gusmano ci parla di Apparatus Matri: cosa significa essere donne oggi?

Intervista a Eleonora Gusmano attrice e regista dello spettacolo Apparatus Matri, della compagnia Focus_2 andato in scena al teatro Spazio Rossellini dal 11 al 13 marzo 2022.

 

Apparatus Matri è uno spettacolo che vuole raccontare l’idea della donna e del femminile oggi, ma siete riuscite a capire cosa vuol dire essere donna oggi?

Raccontiamo la donna oggi cercando di ragionare sul suo ruolo nella società. La nostra compagnia è composta da donne trentenni, siamo figlie delle femministe e partecipiamo alla lotta di genere attivamente. Proprio perché siamo figlie di questa realtà sentiamo di avere addosso l’eredità della battaglia di genere. Ciò ci porta a domandarci se portare avanti un ideale qualunque esso sia estremizzandolo e imponendolo agli altri come univoca verità non rischi di sminuire la complessità che ogni individuo detiene. Cerchiamo quindi di rendere l’idea della donna oggi focalizzandoci su questo pensiero e anche sui tanti cliché che gli ruotano intorno: una donna può fare carriera come un uomo? Una donna di successo può essere al tempo stesso madre?

 

Apparatus Matri è una riscrittura de La casa di Bernarda Alba di Federico Garcia Lorca, come avete adattato lo spettacolo?

Ci troviamo nella Spagna di inizio ‘900, in una famiglia totalmente al femminile che si ritrova a fare i conti con la morte dell’uomo, marito e padre. La madre decide di chiudere le figlie in casa per dedicarsi a tessere il corredo del matrimonio per la prima figlia. Questo è ciò che avviene nel romanzo di Garcia Lorca dove sono gli uomini a dettare le regole, qui invece abbiamo deciso di rivoluzionare completamente le dinamiche. Per prima cosa abbiamo traslitterato ai giorni nostri il contesto cattolico presente nell’opera originaria, ci siamo domandate: cosa può essere altrettanto forte? Così lo abbiamo sostituito con una mentalità femminista che permea tutto lo spettacolo e le caratterizzazioni dei personaggi. Abbiamo estremizzato questa mentalità. La Mater, protagonista dello spettacolo, impone un mondo senza uomini, ma nel farlo, senza volerlo, ne ricalca completamente le sembianze. Il suo femminismo diventa così autoritarismo, un femminismo che per emanciparsi dal maschile non si applica nel seguire principi di uguaglianza, ma diventa simulazione dei comportamenti patriarcali maschili.

 

Non ci sono figure maschili nello spettacolo eppure quella dell’uomo è una figura fondamentale per lo spettacolo: che idea dell’uomo trapela dalla messa in scena?

A differenza de La casa di Bernarda Alba, dove l’uomo è il vero burattinaio che muove le sorti delle protagoniste, qui avviene esattamente il contrario. Le relazione che le protagoniste hanno con gli uomini sono ovviamente ridimensionate, ad esempio la scelta di sposarsi è fondata sul fatto che si crede veramente nel matrimonio.

 

Perchè questo titolo, Apparatus Matri?

Il titolo latino punta a sottolineare, appunto, l’arcaicità di questo sistema distopico che vuole essere rivoluzionario ma degenera in senso quasi reazionario: come un immenso orologio a cucù o macchina infernale i personaggi entrano e escono dalla scena, nel passaggio da spettatori a attori di un meccanismo degenerativo immanente che sembra impossibile da fermare.

 

Lo spettacolo è arricchito da alcuni performer che nei giorni precedenti allo spettacolo hanno partecipato al laboratorio "Identitas" e che poi sono stati selezionati per interpretare la comunità del paese in cui sorge Palazzo Maya, dove ha luogo l’intera scena dello spettacolo. Cosa ti è rimasto di questo laboratorio?

Durante il laboratorio abbiamo lavorato sulla tematica dell’individuo nella società. Chi ha partecipato si è ritrovato a pensare a quale sia il limite fra individuo e collettività: chi siamo quando siamo in gruppo e chi siamo come individuo? Da queste riflessioni nascono dei personaggi che aprono e chiudono lo spettacolo ogni volta in maniera diversa. Con ognuno di loro scriviamo dei piccoli monologhi che nascono dai loro pensieri e che danno un valore aggiunto a tutta la messa in scena. La cosa bella è che, avendo fatto questo laboratorio in diverse città, abbiamo potuto anche constatare come queste percezioni siano diverse anche a livello territoriale. 

 

Enrico Ferdinandi

21 marzo 2022

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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