Giovedì, 18 Luglio 2024
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Maximilian Nisi: Il Festival di Borgio Verezzi avrà una natura inclusiva

Nuovo direttore artistico del Festival di Borgio Verezzi ( Savona, 5  luglio - 14 agosto 2024)  giunto alla cinquantottesima edizione, Maximilian Nisi ci parla della sua concezione di fare Teatro e del ruolo che questo deve avere nei confronti del pubblico. Ben lungi dal denaturare il suo credo e pronto a rimettere in discussione il suo mandato se le sue idee di cambiamento non trovano il giusto sostegno nel tempo dell’attesa.   

 

Dopo ventidue mandati di Stefano Delfino sei il nuovo direttore artistico del Festival di Borgio Verezzi. Non posso non iniziare chiedendoti come stai vivendo questo momento . 

 

A me sinceramente dispiace non esultare particolarmente per questo ruolo. Quello attuale è un periodo in cui le direzioni artistiche teatrali vengono proposte agli attori mentre prima  erano appannaggio di registi o organizzatori. Gli attori non sono degli organizzatori. Personalmente non voglio perdere la mia identità attoriale e registica: posso anche essere un organizzatore ma è l’attore, dalla sua trincea, a conoscere esattamente ciò di cui il pubblico ha bisogno. La sfida è cercare un pubblico sempre nuovo e non semplicemente divertirlo.                                  

 

 Il pubblico risponde emotivamente quando arrivano le vibrazioni giuste, anche se non conosce minimamente lo spettacolo ..     

 

Lo scopo del Teatro è dare emozioni. Spesso si dice che il pubblico ha una velocità diversa rispetto a quella del Teatro. Ci sono spettacoli che sono prevalentemente a carattere informativo e, per quanto teatralizzata, resta pur sempre informazione. L’opera d’arte, invece, deve volare sopra perché lo scopo è espandere la coscienza e dare al pubblico impulsi che possano generare emozioni e sentimenti: il Teatro offre la possibilità di contattare i sentimenti. Il mio obiettivo è formare il pubblico. È un percorso difficile perché mentre si contatta il sacro non possiamo permetterci di non ascoltare il profano, ovvero il riscontro economico apportato da quel determinato spettacolo, a cui le amministrazioni comunali sono attente. Occorre tempo. A Roma, a fronte di diversi teatri chiusi o in crisi, ce ne sono altri, come il Vascello, con una programmazione molto attenta, mai banale e di qualità: in questi teatri il pubblico seguita ad andare volentieri perché sa che lí non troverà la fregatura.

Qual è  la tua sfida  per il Festival ?

 

È necessario fare in modo che il pubblico possa desiderare di ritornare anche l’anno dopo. È facile riempire le piazze con il personaggio televisivo ma se questo non è inserito in una intelaiatura teatrale, con un testo credibile, una regia, scenografia e dei costumi, il pubblico verrà una volta ma non conserverà un buon sapore del Teatro.

 

Temo che la gente non sia ancora abituata alla bellezza perché è una emozione troppo potente da essere contenuta nel corpo e quindi la deve distruggere. Rifiutare il Teatro o semplicemente non tornarci è un modo per distruggere la bellezza …

 

Infatti ho colleghi e amici che non riescono ad ascoltare la musica classica né leggere una poesia per le emozioni ingestibili che queste sollecitano. Il Teatro, come la musica, è energia e le persone non sono capaci di gestire questo patrimonio. Ma è anche vero che nessuno le educa: l’arte è come un cane randagio che una volta entrato in casa non vorrai più mandarlo via.  È anche vero che i teatri sono comunque pieni perché la gente ha bisogno di Teatro e di condivisione. Personalmente sto cercando di capire come lavorare sul pubblico affinché il Teatro diventi un riferimento stabile.  È una scelta in controtendenza perché la gente è stata prima educata e poi diseducata. Grazie a Stefano Delfino, il precedente direttore artistico, il Festival ha raccolto progressivamente una crescente partecipazione di pubblico: anche io sono passato attraverso il Festival portando Goldoni e Shakespeare. Poi inevitabilmente ci si è dovuti adeguare ai tempi ed è subentrata prepotentemente la figura del volto televisivo: un’ usanza che ha preso piede negli ultimi otto anni e  l’ attore teatrale improvvisamente è divenuto un estraneo a casa sua. Non ci sono più attori, registi e autori teatrali ma performance di singole persone prive di drammaturgia, costumi e regia, adatti prevalentemente ad un pubblico televisivo. Non ho alcuna preclusione per l’attore della TV ma deve essere inserito in un contesto teatrale. Noi siamo al servizio del testo che non può essere subordinato alla persona.  

 

Che nome ha  l’elemento che maggiormente porta la tua firma ?

 

Il mio credo è la natura inclusiva del  Festival: è necessario avere la possibilità e il coraggio  di riportare i classici, perché nei classici ci sono tutte  le risposte, mettendo inoltre in scena quella drammaturgia contemporanea  che in piazza non si potrebbe mai proporre. Per esempio a Borgio Verezzi c’è il Teatro Gassman, con cinquecento posti, che stenta durante il periodo invernale: potrebbe essere un luogo ideale per accogliere una rassegna Off con drammaturgia anche moderna  i cui vincitori possono garantirsi una rappresentazione teatrale del loro testo. È necessario anche ruotare i nomi, evitando che una sola persona sia contemporaneamente l’autore, regista e attore, dando vita di fatto a monologhi. Si possono esprimere diverse arti sul palcoscenico purché rivestite teatralmente. Vorrei anche promuovere il ritorno delle regíe e degli autori. La messa in scena dei classici, per esempio, non può prescindere da un’ elevata  competenza artistica atta a far risaltare la grande attualità dei testi e  renda consapevole il pubblico  che dopo duemilacinquecento anni non è cambiato nulla, come i testi di Eschilo dimostrano. La verità è che non abbiamo più il desiderio di lavorare sulla memoria, disinvoltamente  sostituita dalla modernità a tutti i costi. Dovremmo invece  proteggere la nostra tradizione. Temo che il motivo  per cui non rappresentiamo più i classici è perché non siamo più in grado di capirli. 

 

Ci sono certezze che hai trovato e da cui puoi partire ?  

 

Se avessi fatto un cartellone che avesse strizzato l’ occhio alla televisione sarebbe stato tutto più semplice. Una volta gli attori di prosa davano lustro alla televisione, viceversa  gli attori televisivi potrebbero dare lustro al Teatro se  teatralmente integrati. Per questo motivo  quando mi hanno chiesto di dare anticipazioni dei nomi per il Festival ho provocatoriamente fatto i nomi degli autori classici anche se la domanda voleva rintracciare l’attore di grido. Il testo teatrale è  come la Bibbia. Come attori posso dire che c’è Alessandro Preziosi, una persona colta  con una formazione teatrale che si è messo al servizio del  Teatro investendo in prima persona: si presenta al Festival con il Moby Dick di Melville, uno dei padri della letteratura americana.

 

È stimolante  per il pubblico lasciarsi sorprendere dalla  novità inaspettata

 

Vengo per vedere il belloccio della TV e poi rimango assorbito  dalla bellezza dello spettacolo a tal punto da dimenticarmi di lui perché avrò assistito al Moby Dick. Emilio Solfrizzi è un altro attore televisivo che porta l’ Anfitrione di Plauto, ovvero un lavoro atto a divertire il pubblico interpretato da un attore di commedie con i costumi dell’ epoca. Anche in questa occasione il pubblico imparerà qualcosa sul senso e ruolo della commedia stessa. Avremo anche  Otello di Shakespeare, con un’ impronta che riecheggia Le Nuvole di Pasolini, con Giuseppe Cederna, grandissimo attore, nel ruolo di Jago. Non so che tipo di riscontro avranno questi spettacoli ma ho preferito partire dai grandi autori e attori di Teatro .

 

C’è quindi un’ intenzione di rieducare partendo da spettacoli che nell’ immediato potrebbero non essere troppo attraenti per poi elevare nel tempo il pubblico? 

 

Esattamente. Il miglior pubblico che abbiamo in Italia è quello di Torino: quando arrivò Ronconi non fu capito subito perché il suo era un Teatro di studio e non immediatamente godibile come poteva essere quello di Strehler. Ma dopo due mandati Ronconi ha saputo educare il pubblico a tal punto che,  a distanza di ventiquattro anni,  i teatri di Torino sono ancora pieni. Non sono una persona interessata a quanto si guadagnerà quest’ anno perché bisogna avere pazienza se  l’obiettivo è quello di elevare il pubblico e permettergli di prendere qualcosa dal Teatro. Il mio riferimento è stata la mia esperienza teatrale e se  in questo Festival non potrò fare niente di diverso, non lo terrò.

 

Simone Marcari

9 luglio 2024

 

 

Informazioni

 

58° FESTIVAL TEATRALE DI BORGIO VEREZZI

 

PROGRAMMA

 

 Venerdì 5 – sabato 6 luglio

 

MOBY DICK

 

Un Viaggio nelle Profondità dell’Animo Umano

 

Da Herman Melville / adattamento Tommaso Mattei

 

Regia Alessandro Preziosi

 

Con Alessandro Preziosi

 

Musiche dal vivo di Paky Di Maio (Live Electronics)

 

Produzione Pato srl

 

Lo spettacolo è un adattamento scenico del capolavoro di Herman Melville, diretto e interpretato da Alessandro Preziosi. Quest’opera, originariamente pubblicata nel 1851 e introdotta in Italia nel 1932 con la traduzione di Cesare Pavese, esplora la lotta epica e infinita dell’uomo contro i suoi mostri interiori, simboleggiati dalla caccia del capitano Achab alla balena bianca, metafora delle paure, angosce e ossessioni umane. Al di là dell’apparente disperazione e oscurità, lo spettacolo si concentra sulla ricerca di un messaggio di speranza, cercando di riscoprire la “vena aurea e luminosa” che Melville ha sapientemente intessuto nella sua narrazione. Questa dimensione più luminosa del romanzo riflette l’incessante lotta tra bene e male, dove la balena bianca simboleggia un male misterioso ma non invincibile. Alessandro Preziosi, nel ruolo di Achab, guida gli spettatori attraverso un intenso viaggio emotivo e filosofico, oscillando tra le memorie del naufrago Ismaele e l’interpretazione ossessiva di Achab. La performance è arricchita dalla sonorizzazione di Paky Di Maio, che aggiunge una dimensione ulteriore all’esperienza teatrale. L’obiettivo è far comprendere la pendolarità della condizione umana, tra rimpianto e struggimento, e la ricerca incessante di un porto di speranza. Il recital mira a evidenziare le intuizioni di Melville sulla resistenza umana e sulla capacità di andare avanti anche nei momenti più bui. 

 

Martedì 9 – mercoledì 10 luglio – Prima Nazionale

 

ANFITRIONE

Di Plauto

Regia Emilio Solfrizzi.

 

Con Emilio Solfrizzi, Simone Colombari, Rosario Coppolino, Sergio Basile, Viviana Altieri, Cristiano Dessì, Beatrice Coppolino

 

 Scene Fabiana Di Marco

 

Produzione Compagnia Molière 

 

Anfitrione è una delle commedie più celebri di Plauto. La trama ruota attorno a un soldato di nome Anfitrione e al suo servo Sosia, che tornano a casa dopo una lunga campagna militare. Tuttavia Giove, affascinato dalla bella moglie di Anfitrione, Alcmena, decide di assumere l’aspetto del marito per conquistarla. Nel frattempo il vero Anfitrione ignaro, si scontra con Sosia e si sviluppano una serie di equivoci, situazioni buffe e colpi di scena. Inganni che creano una girandola di situazioni esilaranti in cui i personaggi si confondono sulla vera identità di chi hanno di fronte offrendo al pubblico uno spettacolo spassoso e leggero. Un’opera incredibilmente divertente ma anche una fonte preziosa e importante per il suo valore storico linguistico che può essere usata come lente attraverso cui analizzare e commentare la contemporaneità. Insomma, un Plauto modernissimo: quante volte pensiamo di aver di fronte qualcuno ed invece abbiamo di fronte qualcun altro sbagliando le nostre valutazioni? O viceversa: quanto spesso non siamo all’altezza dei ruoli che gli altri ci danno? Questo ormai accade tanto nella vita vera, quella di tutti i giorni, quanto (se non soprattutto) in quella digitale, quella dei social.

 

Sabato 13 – domenica 14 luglio – Prima Nazionale

 

OTELLO

 

Di W. Shakespeare / traduzione e adattamento Francesco Niccolini

 

Regia Emanuele Gamba

 

Con Giuseppe Cederna nel ruolo di Jago e con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Lucia Socci, Lorenzo Carmagnini, Riccardo Naldini, Elisa Proietti

 

Costumi Susanna Fabbrini. Luci Samuele Batistoni

 

Produzione Arca Azzurra. Mic, Regione Toscana, Comune S. Casciano Val di Pesa,

 

in collaborazione con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi

 

C’è un meraviglioso cortometraggio di Pier Paolo Pasolini, si chiama “Che cosa sono le nuvole”: tutto Otello in venti minuti. Uno strano Otello: Domenico Modugno canta e fa un monnezzaro, che in un teatrino di borgata butta via delle marionette vecchie. Jago e Otello sono due di queste marionette, interpretate da Totò e Ninetto Davoli: un capolavoro di poesia e innocenza. L’Otello di Arca Azzurra è ispirato a Pasolini, e rivive all’interno di una compagnia consumata dai palcoscenici e dal tempo, che sulla scena sembra inseguire fantasmi. Giuseppe Cederna è un nuovo monnezzaro, che ricorda il portiere di Macbeth e, da custode dell’inferno, veste i panni del demoniaco Iago: sotto gli occhi degli spettatori si svela un meccanismo teatrale comico e grottesco, feroce e cattivo.

 

Martedì 16 luglio

 

AVEC LE TEMPS DALIDA

 

Scritto e diretto da Pino Ammendola

 

Con Maria Letizia Gorga

 

Musicisti Stefano De Meo (pianoforte), Laura Pierazzuoli (violoncello), Pasquale Laino (clarinetti)

 

Produzione Centro Mediterraneo delle Arti

 

La parabola di Dalida, conclusasi tragicamente nel 1987, è quasi un melodramma, ma anche l’emblema della sorte tragica che si annida in ogni eroina. Lo spettacolo nasce per ricordare questa artista italiana, consacrata in Francia come la più grande cantante di tutti i tempi e che ha venduto più dischi di Frank Sinatra. Per tutta la vita, dietro la star Dalida, la donna Jolanda ha sofferto silenziosamente la tragedia di essere amata più come artista, che come persona. Maria Letizia Gorga, in scena con tre musicisti, racconta la sua breve vita e canta i brani che ne seguono il filo, senza soluzioni di continuità tra parola e canto. Uno dei brani di questo spettacolo, “A ma manière”, interpretato dalla stessa Gorga, è stato inserito nel film di Paolo Sorrentino “Youth”. Lo spettacolo è in scena dal 2003 e vanta quasi cinquecento repliche in Italia, Francia, Svizzera, Tunisia e Serbia.

 

Venerdì 19 – Sabato 20 luglio  Prima Nazionale

 

L’ILLUSIONE CONIUGALE

 

Di Eric Assous

 

Regia Stefano Artissunch 

 

Con Rosita Celentano, Attilio Fontana e Stefano Artissunch 

 

Produzione Daniela Celani per Synergie Arte Teatro

 

In una lussuosa abitazione estiva, la vita coniugale di Giovanna e Massimo, coppia apparentemente perfetta, si svela attraverso un gioco pericoloso di verità e menzogne. I dialoghi taglienti e le situazioni emotivamente cariche, punteggiate da battute brillanti, mettono a nudo la vulnerabilità e la disperazione dei protagonisti, mentre cercano di trovare un equilibrio tra verità e perdono. “L’Illusione Coniugale” è uno spettacolo che cattura l’essenza delle relazioni umane, esplorando i confini del desiderio, della lealtà e del perdono. Tra momenti di tensione ed introspezione, il linguaggio ironico e vivace non solo arricchisce la trama, ma amplifica anche il coinvolgimento del pubblico, offrendo una commedia empatica e sofisticata che illumina la complessità della natura umana.

 

 

 

Domenica 21 -lunedì 22 luglio Prima Nazionale

 

L’AMORE SCOPPIO’ DAPPERTUTTO 

 

Per Fabrizio De Andrè

 

Regia Emilio Russo

 

Cantato e recitato da Laura Marinoni

 

Musica dal vivo da Nidi’s Ensemble

 

Alessandro Nidi (pianoforte), Sebastiano Nidi (percussioni), Filippo Nidi (trombone), Andrea Coruzzi (fisarmonica e sax)

 

Arrangiamenti musicali Alessandro Nidi

 

Produzione Tieffe Teatro Milano

 

Venticinque anni di assenza. Era l’11 Gennaio del 1999 e quel giorno sembrava impossibile, a noi che restavamo, continuare le nostre vite senza Fabrizio De Andrè, senza la sua musica, senza la sua poesia, senza il suo sguardo lucido e lancinante sulle cose del mondo. Ci sbagliavamo, è rimasto con noi e, se possibile, la sua presenza è ancora più forte e riguarda anche le generazioni che non l’hanno conosciuto in vita. La sua luce non si è affatto spenta. Non per ricordarlo, non ce n’è affatto bisogno, ma per festeggiarlo abbiamo pensato ad uno spettacolo a modo nostro, tra le parole e la musica, nuovi pensieri e ricordi per miscelare emozioni tra il palco e la platea. In scena, una grande protagonista delle nostre scene, Laura Marinoni, che con sensibilità, energia e intensità “naviga” tra le parole e le canzoni lungo il filo rosso dei temi cari a Fabrizio De Andrè. Un viaggio in parole e musica tra riferimenti alti (Baudelaire, Villon, Mutis) e storie degli ultimi, dei diseredati. In scena, un quartetto di musicisti per gli arrangiamenti di Alessandro Nidi. Un atto d’amore per il più grande dei nostri cantautori racchiuso dal titolo, che è anche uno dei suoi ultimi appunti. “E poi a un tratto l’amore scoppiò dappertutto”.

 

Venerdì 26 – sabato 27 luglio – Prima Nazionale

 

RELAZIONI PERICOLOSE

 

Da Choderlos de Laclos

 

Regia e drammaturgia Giuseppe Argirò

 

Con Viola Graziosi, Giorgio Lupano, Silvia Siravo e con Demetria Bellina e Vinicio Argirò

 

Produzione Teatro della Città di Catania

 

Raccontare un mondo in dissoluzione: questo è l’assunto di base dell’autore francese Pierre Choderlos de Laclos, che scrive “Le liaisons dangereuses”. Il testo conosce la luce nel 1782 in prossimità di quella rivoluzione francese. La vicenda ruota intorno alla marchesa Isabelle de Merteuil, una donna all’apparenza rispettabile e invece incline a qualsiasi corruzione, sapiente manipolatrice, capace di sedurre e dissimulare la verità: è lei il vero artefice dell’intreccio, in grado di gestire le relazioni fino a un plagio completo degli altri interpreti. Valmont, irriducibile libertino, viene spodestato dalla sua rivale e perde ogni possibilità di controllare gli eventi, rimanendo vittima delle sue stesse macchinazioni. Gli agganci con la contemporaneità riguardano la cronaca di ogni giorno: relazioni malate, a volte tossiche, dove si sperimenta il gioco del potere piuttosto che l’amore. Il libertinismo oscuro e malato del Settecento, già declinato dal marchese de Sade, sembra essere arrivato con un salto temporale nel nostro secolo, determinando rapporti interpersonali improntati al plagio, al possesso dell’altro. 

 

 

 

Martedì 30 luglio  - Prima Nazionale

 

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

 

Di W. Shakespeare / adattamento di Carlo Orlando

 

Regia di Carlo Orlando e Eva Cambiale.

 

Con  Eva Cambiale, Gaia De Giorgi, Iacopo Ferro, Carlo Orlando, Milo Prunotto

 

E i ragazzi della Compagnia del Barone Rampante

 

Coreografie Claudia Monti, scene e Costumi Lorenzo Rostagno e Laura Pontiggia

 

Produzione Compagnia del Barone Rampante

 

“Sogno di una notte di mezza estate” è un incantevole favola d’amore. Un canto alla magia del desiderio, alla sua natura inafferrabile incontrollabile e magica. Il bosco incantato di Oberon e Titania è la selva oscura e meravigliosa, nella quale anche noi ci perdiamo per ritrovarci nell’altro. E ancora una volta, come in Amleto, nelle avventure dei comici vibra tutta la passione di Shakespeare, e grazie a lui anche la nostra, per il teatro: tenero, sconsiderato e autentico atto d’amore che fa specchio alle nostre spaesate coscienze. In scena, un gruppo di giovani interpreti capitanati da alcuni neodiplomati nelle migliori scuole di recitazione nazionali.

 

Venerdì 2 – sabato 3 agosto  - Prima Nazionale

 

CALCOLI

 

Ovvero L’arte dell’inganno

 

Di Gianni Clementi

 

Regia di Blas Roca Rey

 

Con Blas Roca Rey, Pietro Bontempo, Andrea Lolli, Monica Rogledi

 

Produzione La Contrada Teatro Stabile di Trieste  

 

Cosa può succedere se un sottosegretario agli esteri decide di passare – all’insaputa della consorte, fregandosene delle contingenze internazionali e dell’incombente campagna elettorale – un weekend di fuoco con una soubrette televisiva in uno chalet isolato di montagna, prestatogli dal suo portaborse? Tre icone (ahimè!) dei nostri tempi, costrette in uno spazio claustrofobico, noiosamente destinate a celebrare per l’ennesima volta un rito scontato. Ma a scompaginare le ovvie carte in tavola, in un crescendo in bilico fra thriller e commedia, ci penserà l’intruso di turno, l’ospite non atteso, la quarta misteriosa icona. Sarà la sua presenza a rivelare allo spettatore, volutamente e apparentemente relegato al ruolo di voyeur, bassezze e nefandezze, vigliaccherie e… calcoli.

 

Lunedì 5 – martedì 6  agosto / Prima Nazionale

 

UN AMORE DI PESO

 

Scritto e diretto da Marco Cavallaro

Con Marco Cavallaro, Stella Pecollo, Rosario Petix e Valentini Strevini

 

Coproduzione La Bilancia – Esagera

 

Ci si può innamorare di qualcuno sapendo di andare incontro ad una critica sociale fatta di battute, commenti e giudizi non proprio esaltanti? Giorgio, innamorato della bellissima Lara, suo capo d’azienda, un giorno cade vittima di Cupido che scaglia la sua freccia e fa perdere la testa per Carla una donna totalmente diversa da Lara. Tra Lara e Carla ci sono differenze caloriche e sociali che non passano inosservate. Riuscirà Giorgio, insieme all’aiuto del suo amico Mario, a non tenere conto del giudizio della gente e tutto quello che ne deriva? In una società che bada all’apparire si può ancora dare un senso alla parola “Amore”? Una commedia di…peso. Un modo per raccontare che l’importante è stare bene con sé stessi nonostante le difficoltà del non sentirsi a proprio agio con il proprio corpo e con chi ci sta intorno.  

 

 

Giovedì 8 – venerdì 9 – sabato 10 – domenica 11 agosto  / Prima Nazionale

 

VIDEO CLUB

 

Di Sébastien Thiery / versione italiana David Conati

 

Regia Marcello Cotugno

 

Con Gianluca Ramazzotti e Elena Arvigo e con Camilla Ferrara

 

Scene Alessandro Chiti, costumi Giulia Iacovacci.

 

Produzione Oliver&friends

 

Ketty e Marco, moglie e marito, scoprono che la casa in cui vivono da 25 anni nasconde un mistero, che li metterà di fronte alla loro mediocrità quotidiana, alle loro bugie e ai loro tradimenti. In questa commedia ricca di sfumature, i due protagonisti si sfidano a turno in malafede per giustificare verità che non sarebbero mai dovute emergere. La commedia di Sèbastien Thiery – uno dei maggiori successi dell’ultima stagione teatrale parigina – squarcia la vita di una coppia, con un plot sulla crisi coniugale del tutto innovativo, che induce a una riflessione profonda su un mondo iperconnesso dove tutti abbiamo l’impressione di essere osservati. Già Wim Wenders con il suo “Crimini Invisibili” e David Lynch con “Strade Perdute” avevano introdotto, nel lontano 1997, l’argomento, su cui sono poi tornati in tempi più recenti le serie “Black Mirror” e “Person of Interest” e i film “13 Cameras” e “The Voyeurs”.

 

Lunedì 12 agosto – Grotte di Borgio Verezzi – Prima Nazionale

 

 

UNA SOTTILE PAZZIA

 

Da testi di Marcello Barlocco

 

Da un’idea di Aldo Meineri e Silvio Eiraldi / adattamento drammaturgico di Davide Diamanti

 

Regia Silvio Eiraldi

 

Con Davide Diamanti, Matilde Amato, Giovanni Bortolotti, Michela Marenco.

 

Produzione Compagnia Uno Sguardo dal Palcoscenico

 

Lo spettacolo itinerante, tratto dall’opera dell’originale scrittore ligure, è un  viaggio attraverso i meandri della mente di un folle, quella dello stesso Marcello Barlocco. Che cosa sia la follia e che cosa sia la lucidità è difficile da capire, è un confine molto sottile. I personaggi che si incontrano durante il percorso non mostrano altro che le nostre paure e le nostre perversioni più nascoste. Una sottile follia nella quale ci riconosciamo tutti, difficile da accettare, ma della quale non possiamo fare a meno.

 

Mercoledì 14 agosto – Grotte di Borgio Verezzi – Prima Nazionale

 

 

 

DREAMS

Ovvero Sogni e incantamenti

Da Gian Battista Basile

Regia Carlo Senesi

Con gli attori della Compagnia Teatro dell’Albero

Produzione Teatro Dell’Albero

“Dreams” è un viaggio corale attraverso diversi racconti, ispirati alle fiabe de ‘Lo cunto de li cunti’ di Basile, che si snodano sul filo del magico che è in noi. Segmenti di memoria collettiva dove esseri al limite dell’immaginario camminano insieme senza nessuna difficoltà in uno spazio dove mostri, uomini, bestie e piante convivono senza difficoltà pur con incerti confini tra i loro mondi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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