Martedì, 04 Agosto 2020
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La vita gioca con me: Una storia di orrore, amore e grazia

Recensione di La vita gioca con me di David Grossman. Il libro è edito dalla Mondadori, la principale casa editrice italiana. La cui missione è la diffusione della cultura e delle idee.

 

La vita gioca con me “in ebraico Iti ha-hachaim mesachek harbeh”, Con me la vita gioca molto, è un titolo emblematico che contiene in se tutto il romanzo.

Grossman narra le vicende di tre donne di una stessa famiglia: Vera la nonna fredda e distaccata, Nina la madre sempre assente, con un grande sofferenza che le impedisce di fermarsi e Ghili figlia e nipote con un gran vuoto dentro lasciato dall’abbandono della madre.

Tutte e tre hanno una grande sofferenza alle spalle, un passato difficile che impedisce loro di essere felici. Assieme a Rafael, figliastro di Vera e padre di Ghili intraprenderanno un viaggio alla scoperta del passato. Un viaggio che li unirà e farà emergere allo stesso tempo tanta sofferenza. Una sofferenza però quasi catartica che permetterà ai protagonisti di capirsi profondamente e forse perdonarsi.

Il romanzo è “una storia di orrore, amore e grazia come solo le famiglie sanno creare”come ci dice lo stesso David Grossman nelle sue interviste.

Tuvia era mio nonno. Vera è mia nonna. Rafael, Rafi, mio padre, e Nina non c’è. Nina non è qui. È sempre stato questo il suo contributo particolare alla famiglia”, annota Ghili nel suo quaderno.

Qualcosa però ad un certo punto è cambiato... Per la festa dei novant'anni di Vera, Nina è tornata; ha preso tre aerei che dall'Artico l'hanno portata al kibbutz, tra gioia e angoscia dei partecipanti alla festa. E questa volta sembra che Nina non abbia intenzione di fuggire via poiché ha una cosa urgente da comunicare ma soprattutto vuole conoscere qualcosa. Vuole che sua madre le racconti finalmente cosa è successo in Jugoslavia, nella "prima parte" della sua vita, quando si è caparbiamente innamorata di MiloŠ, figlio di contadini serbi senza terra; di quando MiloŠ è stato sbattuto in prigione con l'accusa di essere una spia stalinista. Vuole soprattutto sapere perché Vera è stata deportata nel campo di rieducazione sull'isola di Goli Otok e perché l’ha abbandonata, all'età di sei anni e mezzo. Inoltre Nina suggerisce di partire alla volta del luogo dell'orrore che ha risucchiato Vera per tre anni e che ha segnato il suo destino e poi quello della giovane Ghili.

David Grossman, in questo romanzo, ha raccontato, in forma romanzata, la storia di Eva Panic Nahir, una donna conosciuta in Iugoslavia, che era stata internata nell'isola di Goli Otok, uno dei gulag di Tito. Eva e Grossman erano legati da una forte amicizia e lei voleva che lo scrittore trasformasse in romanzo le sue vicenda e quelle di sua figlia, Tiana Wages.

L’autore lo ha fatto egregiamente descrivendo i personaggi in maniera molto realistica e facendo percepire profondamente le emozioni che hanno provato.

Grossman ha una penna particolare in grado di scavare dentro i sentimenti delle persone. É come un coltello che scava nella profondità dell’animo umano riuscendo così a toccare corde profonde, che permettono di percepire nitidamente cosa provano i personaggi.

Il racconto è narrato da una prospettiva femminile, quella di Ghili, la più giovane dei protagonisti. È raccontato sotto forma di diario, quaderno scritto a mano, redatto però in terza persona perché ciò che racconta è troppo doloroso per Ghili, come scrive lei stessa nel romanzo.

Quelli descritti sono avvenimenti molto duri; è raccontata infatti una triste pagina della storia europea, le persecuzioni e le deportazioni in Jugoslavia durante il regime sociale di Tito. Di quello che è accaduto nel periodo tra il 1949 e il 1956 nei Gulag di Tito, campi di rieducazione in cui internavano i dissidenti filosovietici, se ne è parlato poco e poco si conosce. Grossman però con questo romanzo.grazie al racconto della sua amica, pone in parte rimedio, anche se in maniera romanzata a questa scarsa diffusione d’informazioni.

Ciò che l’autore ci vuole comunicare, principalmente, è che:”nella vita scegliere significa escludere”. Nella vita gioca con me Vera sceglie, a nostro parere non proprio saggiamente, di difendere la reputazione dell’amato marito e così abbandona sua figlia escludendola per un periodo dalla propria vita. Allo stesso modo Nina, sua figlia, abbandona Ghili perchè non si sente in grado di amare. Questo ci mostra come ogni scelta ha una conseguenza che ricadrà su altre persone e le escluderà.

Nel romanzo si parla inoltre del diritto di dimenticare e di mentire per difendere la propria fragile esistenza. A volte mentire è necessario perché è troppo doloroso raccontare la verità e possiamo ferire qualcuno, anche noi stessi.

Sono argomenti difficili e profondi ma narrati in maniera sapiente da David Grossman che anche questa volta non delude i lettori.

L’unica nota negativa sono i continui salti temporali che a tratti rendono poco scorrevole la lettura senza però rendere meno comprensibile o far perdere il filo del racconto.

David Grossman (Gerusalemme, 1954), è noto per il suo impegno in favore di una soluzione pacifica della questione palestinese. É uno dei più grandi narratori contemporanei. È diventato un caso letterario nel 1988 con Vedi alla voce: amore e poi ha scritto numerosi libri tra cui: Ci sono bambini a zigzag, Che tu sia per me il coltello, Qualcuno con cui correre, A un cerbiatto somiglia il mio amore ecc.. Con Applausi a scena vuota ha vinto il prestigioso Man Booker International Prize nel 2017.

 

 

Debora Fusco

19 dicembre 2019

 

Informazioni 

La vita gioca con me

Di David Grossman

Mondadori

Pag. 300

Cartaceo € 21,00

eBook € 11,99

 

 

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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