Domenica, 11 Aprile 2021
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La danza del nano e altri racconti. Lo strano caso letterario del Dr. Ranpo e Mr. Tarō

Recensione de “La danza del nano e altri racconti” di Edogawa Ranpo edito da Atmospere Libri. Casa editrice nata a Roma per invitare il lettore a un viaggio intorno al mondo. Viaggiare per conoscere le storie più varie, per sapere qualcosa di più degli uomini che vivono o hanno vissuto esperienze diverse cogliendo di un carattere i silenzi e le gioie, i tormenti e la felicità.

 

Una delle caratteristiche del sospetto è che, quando si manifestano gli indizi che lo generano, questi si moltiplicano a una velocità impressionante, proprio come le nuvole che precedono un acquazzone sul finire del giorno” (Edogawa Ranpo)

È uscito qualche mese fa, precisamente ad ottobre 2020, per i tipi di Atmosphere Libri, l'antologia di racconti e brevi saggi La danza del nano e altri racconti di Edogawa Ranpo. Un volume prezioso sia nella fattura, sia nei contenuti. In 210 pagine il traduttore e curatore Alessandro Tardito è riuscito non solo a riunire nove racconti tra i più memorabili della produzione dell'autore giapponese ma anche a inserire tre brevi saggi inediti di rara bellezza dove Hirai dismette le vesti di Edogawa mettendosi a nudo davanti ai propri lettori e narrando, come a dei carissimi amici di lunghissima data, aneddoti della sua vita privata e di scrittore.

Edogawa Ranpo, principalmente noto al pubblico occidentale per essere stato il capostipite della letteratura poliziesca giapponese, è il nome d'arte dello scrittore Hirai Tarō. Uno pseudonimo che la dice lunga sul Nostro in quanto è la traslitterazione fonetica di Edgar Allan Poe, suo principale autore di riferimento. Ranpo, noto nel Paese del Sol Levante anche per le sue opere eroguro (erotico – grottesche) è stato, a suo tempo, non solo un autore geniale (ancora oggi, dal 1955, viene assegnato ogni anno dal Mystery Writers of Japan un premio letterario di genere a lui dedicato) ma anche un osservatore attivo della società, in continua evoluzione e cambiamento, a lui contemporanea.
I nove racconti della presente antologia sono obiettivamente lo specchio di quanto detto finora. Dalla loro lettura emergono le fonti d'ispirazione primaria, Edgar Allan Poe (Sogno diurno, Il fantasma, La danza del nano, I canali di Marte, I crimini misteriosi del dottor Mera) e, anche se non lo si direbbe, E. T. A. Hoffmann (Un amore inumano). Interessante è sottolineare come in alcuni casi sono ben chiare sia le citazioni sia le rielaborazioni.
Sogno Diurno non a livello di narrazione ma di dinamiche e atmosfere fa pensare fin dalla prima lettura a Il cuore rivelatore. La stessa angoscia, la stessa tensione. Un omicidio, un occultamento di cadavere, un movente differente (passionale) ma lo stesso risultato finale. Solo più sottile e macabro.
Il fantasma, che è l'unico racconto dell'antologia con protagonista il celeberrimo investigatore Kogoro, riprende in modo lampante lo stereotipo dell'investigatore (improvvisato) Auguste Dupin, anche se non mancano le sfumature di una scrittura e analisi mutuate sicuramente dall’incontro, non occasionale, con l’opera di Arthur Conan Doyle. L'intero racconto, inoltre, è permeato da un clima di ossessione e da un estraniante senso di claustrofobia. Ne La danza del nano invece, fin dalle prime battute è chiaro l'omaggio al racconto Hop – Frog del Maestro di Boston. Un racconto stilisticamente perfetto. Nella prima parte prevalgono i registri onirico e erotico – grottesco di carattere sadomasochistico che  nella seconda cedono il passo all'orrore più puro che si muove vertiginosamente lungo la china di un climax di tensione ascensionale che si scioglie, al fulmicotone, col volare via delle ultime visionarie parole. Memorabile, quando meno te lo aspetti, il richiamo visivo alla Salomè di Oscar Wilde.
In Un amore inumano, invece, il riferimento, neanche tanto alla lontana, sembra essere L'uomo della sabbia di Hoffmann, non tanto per fabula e intreccio ma per la tematiche affrontate della bambola (ukiyo)/automa e dell'amore, per l'appunto, “impossibile”.
In altri racconti, come I canali di Marte è la tematica del doppio (tanto cara anche a Poe) ad emergere. Non nella sua accezione classica però. La storia narrata è quella di uomo che esprime finalmente la sua omosessualità vivendo un esperienza di erotismo, al contempo, profondamente carnale e spirituale, nel corpo della sua donna in uno scenario da sogno. Ne Il rifugio antiaereo e in Erbe velenose, Ranpo per bocca dei protagonisti rivela tutta la sua capacità innata di oscuro scrutatore della società nella quale si muove tutti i giorni. I risvolti saranno una beffa nel primo caso, una reazione a catena inaspettata nel secondo. Un caso a se stante sembra essere Nascondino, dove Osei, la (reale) protagonista del racconto, incarna al contempo, come una novella Lady Macbeth, la figura di femme fatale e la personificazione del Male più assoluto. Il racconto si dipana su tre piani narrativi: 1) Il legittimo rapporto/gioco sadomaso tra Osei e il marito Kakutarō. 2) Il più o meno consentito gioco dell'adulterio praticato da Osei. 3) L'innocente (e in ultimo fatale) gioco del nascondino di  Kakutarō. Caustica sarà la risoluzione che farà emergere, tra le righe, tutta la misoginia dell'Autore. Emblematica, al riguardo, è la passione del protagonista per i bonsai.
Molto particolare è l'esperimento metanarrativo de I crimini misteriosi del dottor Mera dove è lo scrittore stesso, in prima persona, a diventare protagonista di un racconto dove uno sconosciuto (e ammiratore) gli espone la storia di una serie di suicidi (dei quali ha scovato la causa e trovata la soluzione) che potrebbe essere, a suo dire, ottimo materiale per un racconto. Ingenue, ma nel loro piccolo, contestualizzandole, intriganti le implicazioni logiche ma fantasiose tra la teoria dell’imitazione ideata a fine 1800 dal sociologo francese Gabriel Tarde, la luce della luna e il proprio riflesso allo specchio. Torna anche qui la tematica del doppio ma sviluppata su una tangente molto originale anche se col senno di poi può sembrare se non banale per lo meno scontata.

Senza dilungarsi troppo, un fattore molto interessante che ritorna in molti dei racconti sopracitati è la presenza del Mare e del “marino” come archetipo dell’ignoto e metafora dell'inquietudine umana (“Ma voi...non sentite come un rumore di acqua che scorre?” “Il calore che saliva ondeggiando come alghe” “Il cielo notturno era iridescente come le meduse” “Parevano meduse iridescenti” “Meduse luccicanti” “Il mare di lucciole sparse su tutta la strada infine si spense” “Davanti ai miei occhi non c'era anima viva, eppure mi sentivo come se, alle mie spalle, brulicasse uno sciame  di creature indistinte simili a meduse”). Viene a tal proposito la curiosità di scoprire se Edogawa Ranpo abbia avuto occasione di leggere un altro grande maestro del weird come quel visionario di H.P. Lovecraft che dal mare, chi lo ha frequentato lo sa, è stato sempre ossessionato.

Concludendo possiamo racchiudere tutto il senso e l'atmosfera della narrativa di Ranpo nell'incipit del racconto Hakuchumu, che apre la raccolta (e chiude questa recensione): “Era stato un sogno diurno? Oppure era successo davvero?”

 

Edogawa Ranpo, pseudonimo di Hirai Tarō  (1894-1965), è il fondatore del genere noir giapponese. Ranpo ha dato vita a una vasta produzione letteraria che ha ispirato gli scrittori giapponesi del periodo pre e post-bellico, gettando le basi per una completa fusione tra il mistery di fattura occidentale e la tradizione autoctona. Nel 1963 fonda la “Associazione degli scrittori mystery del Giappone” (Nihon suiri sakka kyōkai) che gli dedica l’omonimo premio Edogawa Ranpo (Edogawa Ranposhō), assegnato ogni anno in Giappone dalla casa editrice Kodansha al miglior scrittore del panorama mistery. 

 

Fabio Montemurrro

9 marzo 2021

 

Informazioni

La danza del nano e altri racconti
di Edogawa Ranpo
a cura e traduzione di Alessandro Tardito
Atmosphere Libri 

Pagine 210
Cartaceo euro 17,00

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

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