Giovedì, 30 Giugno 2022
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Memorie di uno yakuza. Un labirintico incastro di scatole cinesi

Recensione del romanzo “Memorie di uno yakuza” di Saga Jun'ichi edito da Atmosphere Libri

 

La Yakuza di un tempo non aveva nulla a che fare con ciò che si legge nei romanzi e vede nei film  (Saga Jun'ichi)

 

Quando nel 2001 uscì Love and  Theft di Bob Dylan chi scrive aveva da qualche mese 14 anni e, ad esser proprio sinceri, il Menestrello di Dultuh all'epoca non era proprio tra i miei preferiti. Ascoltai il disco in questione su per giù tre anni dopo. Carino, niente di che. Sapevo per certo che Mr. Tambourine Man aveva inciso di meglio. Il grande amore per Desire e il The Rolling Thunder Revue divampava incontrollato già da qualche tempo. Venni a sapere però di un dettaglio non indifferente che viene riportato anche da Giuseppe Giordano nella postfazione al volume del quale mi accingo a parlare. Sembra che le 12 tracce del disco in questione siano piene di citazioni tratte dalla traduzione inglese di Memorie di uno yakuza. Nel 2004 Atmosphere Libri ancora non esisteva e le altre case editrici nazionali, per quel che ne so, non trovarono remunerativo tradurre e mettere in commercio quest'opera del 1989 di Saga Jun'ichi. Una voce, a quanto pare, mai smentita da Robert Zimmerman, non bastò a garanzia per fare di questo romanzo un best seller come nel resto del Mondo. La cultura si sa in Italia era all'epoca ancora abbastanza elitaria.


Avrei potuto rimediare sul web, una giungla di algoritmi molto più intricata di oggi, una copia dell'edizione di John Bester, ma apprendo sempre dalla postfazione, che sarebbe stata piena di tagli. Quindi se dovevamo godere la metà meglio aver aspettato 33 anni per leggerne l'edizione integrale tradotta dal giapponese.

Asakusa bakuto ichidai, letteralmente Vita di un biscazziere di Asakusa, narra le vicissitudini di Ijichi Eiji uno yakuza d'altri tempi e delle sue avventure e disavventure lungo la via degli eccessi (gokudō) all'insegna della filosofia della sua organizzazione malavitosa. 

Un romanzo picaresco e postmoderno ma al contempo corale, pervaso da quel senso di grottesco tipico della letteratura di genere nipponica. È un po' come leggere Bukowski in salsa teriyaki che invece di raccontarsi si fa raccontare ed è raccontato da un Márquez del Sol levante che alla fin fine, in realtà, trascrive. A voler fare un paragone ancora più azzardato un Intervista col Vampiro di Anne Rice senza vampiri ma zeppa di biscazzieri.

La prima voce narrante è il medico che lo ha preso in cura (Sada) che mette nero su bianco le storie che Eiji gli ha riferito ma allo stesso tempo, durante la narrazione, si inseriscono, a più riprese, personaggi secondari che a loro volta riportano fatti della propria vita o di quella di altre persone ancora. 

L'arco narrativo copre tutta la prima metà del '900 fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale facendo spesso riferimento a fatti storici o reali. Molto interessante è quello del caso Abe Sada, un caso di cronaca nera avvenuto nel 1936 che scosse l'opinione pubblica giapponese fin nelle fondamenta. Un omicidio scabrosissimo causato da una malsana gelosia maturata all'interno di una profonda tensione sessuale che nel 1976  ispirò un film destinato a rimanere nella storia del cinema erotico nipponico e mondiale: Ecco l'impero dei Sensi di Ōshima Nagisa.

E importante sottolineare come, al di là dei diversi comprimari e dei tanti secondari, l'altra grande protagonista di quest'opera sia la città di Tokio, un enorme organismo vivente in continua evoluzione, unica artefice del proprio destino ma, come ogni cosa ed essere vivente, vittima del tempo che passa, cancella e sovrascrive. 

Un'opera intrigante, fatta di rituali e codici d'onore, belle donne e gioco d'azzardo, ma realizzata anche per perdersi nel dedalo delle frasi sottintese, dei dettagli non detti e delle riflessioni sospese a mezz'aria, più o meno zen, di un protagonista anziano e malato, ormai prossimo alla morte. Senza dubbio una lettura consigliata dalla prima all'ultima riga.

 

Saga Jun’ichi, nato nella prefettura di Ibaraki nel 1941, si è laureato presso la Facoltà di Medicina della Keio University. Dopo aver lavorato al Tochigi National Hospital e al Kuakini Hospital (Hawaii), ha poi continuato a esercitare la professione medica nella città di Tsuchiura. Autore prolifico, ha pubblicato vari lavori spesso ispirati ai racconti dei suoi stessi pazienti. Vincitore di numerosi premi, nazionali e internazionali, tra i quali il Nihon shikahon toshokanshō, il Suntory Regional Culture Award, l’International Publishing Culture Award e il Foreign Correspondents Club Best Book Award, Saga è un autore sensibile e delicato che sa regalare ai lettori scorci di un Giappone poco noto.

 

Fabio Montemurrro
11 giugno 2022

 

Informazioni

Memorie di uno yakuza
di Saga Jun’ichi
a cura e traduzione di Giuseppe Giordano
Atmosphere Libri

Pagine  329
Cartaceo  €18,00

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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