Domenica, 29 Gennaio 2023
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Monica Maggi: la libraia felice che dona nuova vita ai libri abbandonati

Intervista alla Libraia felice Monica Maggi fondatrice del movimento Pagine Viaggianti.

 

Monica Maggi è una giornalista, scrittrice ed ex libraria con un amore così grande per i libri che ha deciso, dopo aver chiuso la sua attività, di creare un’associazione denominata Libra e un progetto, Pagine Viaggianti, che  le permettessero di salvare i libri dal macero e  farli arrivare anche a coloro che non amano o non possono frequentare le librerie.  

Per conoscerla meglio e  far conoscere il suo progetto ecco a voi l’intervista:

 

Come è nata l’idea di Pagine Viaggianti? 

L’idea di Pagine viaggianti è nata immediatamente dopo la chiusura della mia libreria. Io ho avuto una libreria proprio classica, quella con le scaffalature, il registratore di cassa, il classico  negozio di libri, a Morlupo. Ovviamente si reggeva solo con le mie forze è dopo tre anni è stata chiusa. Però nel frattempo avevo fatto l’esperienza che mi ha cambiato la vita, avevo capito che gli italiani, la gente, soprattutto le donne  leggerebbero molto di più se avessero una disponibilità dei libri diversa. Il che vuol dire una disponibilità economica, di spazio, di tempo, di situazione, che permetta di trovare il libro non  soltanto in biblioteca o in libreria ma bensì ovunque. Il libro diviene così  alla portata di tutti.  Ho scoperto inoltre che i libri in offerta sul mercato erano poco appetibili, il lettore ama soprattutto i classici, i libri a cui non pensiamo da anni. Certo qualcuno ama anche le ultime uscite ma i classici russi e tedeschi sono i più richiesti. Così  ad un anno esatto dalla chiusura della libreria mi sono inventata questo progetto. Ho raccolto  tutti i libri che avevo nel mio magazzino e ho chiesto il permesso all’Atac per due fermate della linea  A e B in zone periferiche e mi sono messa 12 ore, dalle 7 di mattina alle 7 di sera, il 23 aprile del 2013 a donare libri. È stato un successo travolgente, è come se io avessi toccato con mano che la gente non aspettava altro.

Qual è l’obiettivo del progetto?

L’obiettivo del progetto è far innamorare della lettura chi non ha mai letto o quantomeno chi non ha mai pensato di andare in una libreria. Se uno prende un libro in mano scatta qualcosa sempre. Certo, ci sono quelli che non vogliono leggere e il libro non lo prendono neanche in mano ma il mio  obiettivo è stato far innamorare tutti della lettura, recuperare i libri ed evitare che finiscano al macero, distrutti e  abbandonati. Recuperare anche i classici, le letture un po’ dimenticate e dare la possibilità economica a tutti di leggere. Un progetto quindi che tocca più aspetti, più valori: l’aspetto economico, sociale, culturale ed ecologico. Mi sono trovata tra le mani un progetto che altro non è che quello che io provo nei confronti del libro. Poi alla fine sono io la prima fruitrice di questo progetto che sta crescendo moltissimo proprio perché ha questi quattro puntelli fondamentali.

 Le iniziative che realizzate sono numerose, può dircene qualcuna che per lei è più significativa?

Le iniziative non sono solo a Roma,dove ho un punto fisso all’interno di un mercato, ma sono iniziative che si realizzano proprio attraverso questi libri recuperati. Faccio un esempio banale: mi chiamano e io vado a recuperare tantissimi libri. Tra l’altro con l’associazione  che si chiama Libra sono accreditata nell’elenco delle biblioteche comunali di Roma che sono tenute  dopo un po’ di tempo a svecchiare i libri. L’alternativa alla mia associazione è il macero, dovrebbero per legge chiamare una ditta che li prenda e li porti via. Quindi io vengo costantemente chiamata sia da privati, sia da istituzioni ( come le biblioteche) che mi donano questi libri. Sono molto di più i libri che ricevo rispetto a quelli che riesco a dare via. Allora ho aperto un altro canale, un canale di donazione.  Per esempio in Calabria sono state realizzate quattro  piccole biblioteche scolastiche in quattro scuole medie nell’Aspromonte. Oppure nelle carceri come il carcere di Rieti, o all’ospedale San Giovanni di Roma nella sala d’attesa. Cerco di realizzare con i miei libri altre situazioni simili dove c’è una richiesta di libri ma non c’è una libreria. Poi sono stata nel 2016-2017 anche nelle zone terremotate, ho portato moltissimi libri e ho contribuito a realizzare i primi punti lettura quando si sono ricostruite le prime realtà commerciali. È diventata non solo una distribuzione  al singolo individuo ma la costruzione di punti di lettura più generali. Mi stanno chiedendo anche le biblioteche di condominio, anche quello! È un po’ come un virus contagioso...

 

Pagine viaggianti sta salvando, grazie a lei e al contributo dei suoi collaboratori, molti libri, ma cosa significa per lei salvare un libro? 

Salvare un libro è salvare la nostra memoria, la nostra storia. Salvare un libro è come salvare più vite umane. Sembrerà una sciocchezza però salvo in qualche modo l’autore che ha scritto quel libro, i personaggi che sono all’interno, le mani che hanno sfogliato quel libro, gli occhi che lo hanno letto e il lettore a cui è stato regalato.  Io trovo tantissimi libri con le dediche all’interno o cartoline, lettere d’amore quindi salvo tutto questo. Io non penso mai a quanti non ne salvo altrimenti mi metterei a piangere. Salvo quello che salvo e per il resto spero che nascano tante altre realtà così, in grado di farlo. Un’altra situazione che sto realizzando nel paese dove vivo,   Riano,  è la creazione di piccole biblioteche all’interno degli esercizi commerciali che ne fanno richiesta. Per ora ci sono una  farmacia, un piccolo pub, due bar, delle realtà che si fanno il loro angoletto di libri. Io lascio un cartellino con scritto come funziona il progetto e come mettersi in contatto con me e partono.

 Un’ ultima  domanda per i nostri lettori: come si può contribuire al suo progetto?

Io sono sui social che sono potentissimi quando c’è bisogno di diffondere l’idea di un progetto. Mi trovano su facebook  e twitter come la “Libraia felice” e ho anche un blog che si chiama “Io sono una libraria”.  L’aiuto concreto è mettersi in contatto con me e poi dirmi come mi vorrebbero aiutare. Donando libri? Venendo  a prendere i libri? Creando una piccola biblioteca dove vogliono loro? Tesserandosi all’associazione? Facendo i volontari? C’è lavoro per tutti! Quindi l’importante è contattarmi e dire cosa si vuole fare.

 

 

Debora Fusco

1 dicembre 2022

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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