Lunedì, 25 Ottobre 2021
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Tosca: l'innovazione attraverso il passato

   "Qualunque cosa sogni d'intraprendere, cominciala. L'audacia ha del genio, del potere, della magia"

                                                                                                                                Johann Wolfgang von Goethe

È pregna di questi ingredienti la Tosca che ci propone (o forse sarebbe il caso di dire "ri-propone") il Teatro Costanzi, a partire da domenica primo marzo. Genio, potere e magia riscontrabili grazie alla grande audacia del Teatro dell'Opera di Roma, che non si lascia scoraggiare dalla crisi e dalle problematiche ad essa legate di cui tutti siamo al corrente, e investe sulla suggestività. Durante la conferenza stampa del 27 febbraio 2015 tenutasi proprio all'interno del Costanzi, il regista Alessandro Talevi, il direttore d'orchestra Donato Renzetti, il sovrintendente teatrale Carlo Fuortes ed il direttore artistico del teatro dell'Opera di Roma Alessio Vlad, hanno provveduto a sottolineare l'importanza di tale evento, mettendo in risalto il legame storico tra quest'opera e il Costanzi; esso nasce infatti negli ultimi anni dell'800, e la prima della Tosca viene rappresentata il 14 gennaio del 1900.

"Il Teatro Costanzi nasce con la Tosca", chiarisce Alessio Vlad: " riproporre la Tosca come la vide Puccini, significa restituire un'identità al Teatro".

Fuortes durante il suo intervento illustra il progetto intitolato "la memoria", un viaggio attraverso la tradizione reso possibile grazie all'uso di costumi e scenografie fedeli alle originali, usate nelle prime produzioni. L'esigenza di rispettare ed onorare la tradizione è certamente molto più radicata in Italia che in altri paesi, in cui, al contrario, si tende a voler "innovare" il teatro attraverso ambientazioni futuristiche o rivisitazioni delle trame. A tal proposito, Fuortes tiene a sottolineare che Renzetti sia "uno degli ultimi direttori d'orchestra in grado di accompagnare il repertorio italiano" - "Infatti mi hanno messo tre cast", scherza Renzetti, che prende la parola e intraprende anch'egli un discorso a difesa della tradizione.

Interviene per ultimo il giovane regista sudafricano, Alessandro Talevi che, a dimostrazione di quanto appena asserito circa il rapporto dei paesi esteri con la tradizione, ammette di non essere un tradizionalista e di subire tuttavia il fascino dei vecchi mezzi teatrali. "L'Italia vanta i migliori pittori di scenografia di tutto il mondo. L'utilizzo di questi vecchi mezzi, dismessi al giorno d'oggi, fa si che il risultato sia qualcosa di sperimentale". Ma lo sperimentalismo di cui parla Talevi non è insito solamente nell'uso di mezzi datati, ma anche e soprattutto nel rispetto meticoloso e quasi ossessivo di ogni minima didascalia. La vera innovazione si ha in questo caso grazie ad un ritorno al passato: in un'epoca in cui l'innovazione, intesa come stravolgimento dell'opera originale è all'ordine del giorno, la vera innovazione risiede nella tradizione. La tradizione è dunque un traguardo per cui è necessario passare, come dimostra la storia dell'arte europea con il movimento di Rappel a l'ordre nei primi del novecento: dopo l'ondata di sperimentalismo portata dalle avanguardie, successivamente alla prima guerra mondiale si sente il bisogno di ritornare all'ordine, riproponendo la centralità della storia come canone e rifiutando gli estremismi avanguardisti.Quando la modernità si uniforma alla consuetudine, l'unica innovazione possibile rimane un ritorno all'origine, alla tradizione. Ed è proprio una Tosca ORIGINALE quella che il Teatro dell'Opera di Roma ci offre, nel senso più ampio del termine.

 

Valentina Gargano

1 marzo 2015

 

 

Informazioni 

TOSCA

Teatro Costanzi 

Musica di Giacomo Puccini

Melodramma in tre atti

Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica

tratto dal dramma omonimo di Victorien Sardou

 

 

 

Direttore

Donato Renzetti

Regia

Alessandro Talevi

Maestro del Coro

Roberto Gabbiani

Scene 

Adolf Hohenstein

ricostruite da

Carlo Savi

Costumi

Adolf Hohenstein

ricostruiti da

Anna Biagiotti

Luci

Vinicio Cheli

 

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA

con la partecipazione del Coro di Voci Bianche del Teatro dell'Opera

 

Nuovo allestimento ricostruito sui bozzetti originali della prima esecuzione del 1900

 

con sovratitoli in italiano e inglese

Prima rappresentazione

domenica 1 marzo, ore 20.00 (turno A)

Repliche

martedì 3 marzo, ore 20.00 (turno B) 

mercoledì 4 marzo, ore 20.00 

giovedì 5 marzo, ore 20.00 (turno C) 

venerdì 6 marzo, ore 20.00 

sabato 7 marzo, ore 18.00 (turno D) 

domenica 8 marzo, ore 16.30 (turno  E) 

martedì 10 marzo , ore 20.00 (turno F) 

mercoledì 11 marzo, ore 20.00 

giovedì 12 marzo, ore 20.00 

 

La recita di sabato 7 marzo  in diretta su  

Ripresa (fuori abbonamento)

mercoledì 24 giugno, ore 20.00 

venerdì 26 giugno, ore 20.00 

domenica 28 giugno, ore 16.30 

 

 

Interpreti (marzo)

Floria Tosca

Oksana Dyka /

 

Raffaella Angeletti 4, 12 /

 

Virginia Tola 6, 8, 11

Mario Cavaradossi

Yonghoon Lee /

 

Massimiliano Pisapia 4, 6, 10, 12 /

 

Stefano La Colla 8, 11

Il Barone Scarpia

Roberto Frontali /

 

Claudio Sgura 4, 6, 8, 11

Angelotti

William Corrò

Sagrestano

Domenico Colaianni

Spoletta

Saverio Fiore

Sciarrone

Daniele Massimi

 

Fabio Tinalli 7, 8, 10, 11, 12

Carceriere

Riccardo Coltellacci /

Giampiero Pippia 7, 8, 10, 11, 12

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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