Mercoledì, 17 Agosto 2022
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Teatro Vascello stagione 2015 - 2016

 

 

dal 6 al 13 ottobre 2015                                                                                      PROSA

 

Fattore K

VILLA DOLOROSA
Tre compleanni falliti
liberamente tratto da Tre sorelle di Čechov

 

 

un nuovo spettacolo di Roberto Rustioni

di Rebekka Kricheldorf
traduzione Alessandra Griffoni
adattamento e regia Roberto Rustioni

con Carolina Cametti, Silvia D’Amico, Gabriele Portoghese, Roberto Rustioni, Federica Santoro
assistente alla regia Gabriele Dino Albanese

in collaborazione con Associazione Olinda Onlus e Cadmo/Le Vie dei Festival

progetto ideato nell'ambito Fabulamundi Playwriting Europe 2014

residenza Carrozzerie n.o.t.

 

Il testo della giovane Rebecca Kricheldorf, una sorta di riscrittura delle Tre sorelle di Cechov trasposte ai nostri giorni, è ricco di suggestioni. Villa Dolorosa è un gioco di sguardi: quello di Rebekka Kricheldorf incrocia lo sguardo di Cechov.
In Germania, ai nostri giorni, in una villa un po' fatiscente, abitata da una strana famiglia, si festeggia un compleanno e all'orizzonte, sullo sfondo, si intravede "Tre sorelle", il capolavoro. Cambiano le regole del gioco, ma l'obiettivo è sempre lo stesso: afferrare la vita. Con leggerezza e col sorriso sulle labbra, malgrado il titolo un poco ingannevole! Ci si interroga sulla felicità, sul lavoro, sull'amore e su tante altre cose. Il tempo scorre, ogni anno si festeggiano i compleanni, ma ogni volta è diverso, qualcosa nelle nostre tre sorelle è cambiato, anche se non si vede chiaramente. Di certo, alla fine, la vita non l'acciuffi mai, ti sfugge da tutte le parti, vale la pena quindi rompersi la testa per questa cosa di cui sappiamo poco o nulla?

E allora… nasdarowie! Alla salute! E via con le danze...!!!

Rebekka Kricheldorf (Freiburg im Breisgau, 1974) vive a Berlino. Dopo aver studiato Filologia Romanza alla Humboldt University di Berlino e Scrittura creativa teatrale all'Università delle arti della stessa città, ha seguito un tirocinio al Theater Luneburgi. E' stata autore in residenza al Nationaltheater Mannheim (2004) e al Theaterhaus Jena (2009-2011), di cui era anche  direttore artistico.

 

 

dal 16 al 18 ottobre 2015                                                                                    DANZA

 

ALDES

ROBERTO CASTELLO / NUOVA PRODUZIONE 2014-2015

p h A L E S S A N D R O C O L A Z Z O

IN GIRUM IMUS NOCTE

(ET CONSUMIMUR IGNI)( 2 0 1 4 - 2 0 1 5 )

(Andiamo in giro la notte e siamo consumati dal fuoco)

 

di Roberto Castello

interpreti Mariano Nieddu, Stefano Questorio, Giselda Ranieri,

Ilenia Romano/Irene Russolillo

luci, musica, costumi Roberto Castello

costumi realizzati da Sartoria Fiorentina

con il sostegno di MIBACT/Direzione Generale Spettacolo dal vivo, REGIONE TOSCANA/Sistema Regionale dello Spettacolo

 

Uno scabro bianco e nero e una musica ipnotica sono l'ambiente nel quale si inanellano le micro narrazioni di questo peripatetico spettacolo notturno a cavallo fra cinema, danza e teatro.

Illuminato dalla fredda luce di un video proiettore che scandisce spazi, tempi e geometrie, il nero profondo dei costumi rende diafani i personaggi e li proietta in un passato senza tempo abitato da un'umanità allo sbando che avanza e si dibatte con una gestualità brusca, emotiva e scomposta, oltre lo sfinimento e fino al limite della trance.

Il ritmo martellante della musica e del movimento trasporta poco a poco in una dimensione ipnotica e ad un'empatia quasi fisica con la fatica degli interpreti.

“In girum imus nocte et consumimur igni”, “Andiamo in giro la notte e siamo consumati dal fuoco”, enigmatico palindromo latino dalle origini incerte, che già fu scelto come titolo da Guy Debord per un famoso film del 1978, va così oltre la sua possibile interpretazione di metafora del vivere come infinito consumarsi nei desideri, per diventare un'esperienza catartica della sua, anche comica, grottesca fatica.

dal 28 ottobre al 1° novembre 2015                                                                    DANZA

 

Enzo Cosimi Danza

SOPRA DI ME IL DILUVIO

 

coreografia di Enzo Cosimi

collaborazione alla coreografia Paola Lattanzi

interprete Paola Lattanzi

video Stefano Galanti

musiche Chris Watson, Petro Loa, Jon Wheeler

fruste sciamaniche Cristian Dorigatti

disegno luci Gianni Staropoli

organizzazione Maria Paola Zedda

in collaborazione conBiennale di Venezia, Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, Arteven, Milano Teatro Scuola Paolo Grassi, Abruzzo Circuito Spettacolo

Premio Danza&Danza 2014 Produzione Italiana dell’anno

Presentato in prima assoluta alla Biennale di Venezia – Danza - 2014.

 

Dopo la creazione  Welcome to my world  dedicato all’idea della fine del mondo, del verificarsi di una nuova Apocalisse, prendo nuovamente ispirazione dal rapporto doloroso dell’Uomo con la Natura nella società contemporanea.

Ripensare l’opera come un luogo di magia e di perdita di certezze. Dare spazio ad un’arte della coreografia che contenga una componente tecnica rigorosa,  sperimentale, attraverso la quale indirizzare una riflessione sul mondo in cui viviamo in rapporto alla Natura e a percepirlo in termini sensoriali.

Esaurito il paradigma della postmodernità, si ipotizza l’apparire di un Nuovo Uomo che si affaccia ad un paesaggio arcaico, tribale di cui il continente africano rappresenta l’emblema. Un’Africa urlata, violata che, nonostante i massacri senza fine  a cui è sottoposta da sempre, riesce a restituirci una visione di speranza.   

Anche questo lavoro, come Welcome to my world, focalizzerà una scrittura di danza scarna, ossuta, un campo percettivo vuoto in cui si vive in uno stato irreale, visionario. Partiture di gesti, movimenti, in apparenza semplici ma che riportano alla complessità del lavoro sulla “presenza”, sull’atto performativo, sulla percezione del sistema nervoso a discapito di quello muscolare. Amplificare in scrittura coreografica fenomeni naturali che tendiamo a considerare scontati e renderli visivamente come campi che sconfinano verso una spiritualità laica, una metafisica del corpo, un pellegrinaggio di meditazione.

 

Enzo Cosimi

dal 19 al 22 novembre 2015  Sala Studio                       PROSA – TEATRO SOCIALE

 

La Fabbrica dell'Attore – Teatro Vascello

HAI APPENA APPLAUDITO UN CRIMINALE

 

di e con Daniela Marazita

regia Alessandro Minati

 

Semi-lettura emozionata dell'intenso racconto dell'esperienza di una donna che sfida il pregiudizio estremo scegliendo di fare teatro in carcere con uomini colpevoli di indicibili reati.

È inverno pieno. Nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso, nel gelo di una cappella dedicata alla celebrazione della messa, si tengono i primi incontri del laboratorio teatrale. All'inizio ci sono un uomo ed una donna ma presto lei rimarrà l'unica a condurre il gruppo di dodici uomini verso quello che appare l'irraggiungibile traguardo del palcoscenico.

Diffidenza, contraddizioni, paura, giudizio morale, TEATRO. Sentimento, rigore, tradimento, scoramento, riscatto, seduzione, violenza, impotenza, dolore, desiderio, finzione. Rieducazione. TEATRO. Inadeguatezza. Cultura, bellezza, orrore. Rigore. Giustizia. Verità. Coinvolgimento, studio. Tenacia. Gioco. Miseria. Unione. Coraggio. TEATRO.

L'universo evocato da ogni parola s'impone, impotente, nella ricostruzione a posteriori dell'emozione, raccontata dall'esclusivo punto di vista della protagonista (l'autrice stessa), di quello che si rivelerà un incontro stra-ordinario destinato a lasciare, come il teatro insegna, un intangibile ma indelebile segno.

La cronaca di un'esperienza che penetra inconsapevolmente il sommerso che è in ognuno di noi, un incontro impossibile tra le sbarre che diviene realtà da condividere tra "liberi" e "detenuti". L'accettazione della contraddizione come strumento di sopravvivenza che solo il teatro sa cogliere. Nel luogo della privazione della libertà e non solo, attraverso il teatro si apre, dunque, un'infinita riflessione anche sulle prigioni interiori, sul senso della "detenzione" come pena da infliggere, sul bene, sul male, sul valore della diversità di genere, e di ogni genere. Si semina senza aspettative e qualche volta il miracolo accade.

La conferma che il teatro è un doveroso atto di civiltà dell'uomo verso se stesso.

 

dal 24 al 26 novembre 2015                                            PROSA – TEATRO SOCIALE

 

Tearca Onlus

noveEtrentatré

 

tratto dal romanzo “Sumino o’falco. Autobiografia di un ergastolano”

regia di Tiziana Sensi

soggetto di Tiziana Sensi e Demetrio Sacco

sceneggiatura di Demetrio Sacco

con Cosimo Rega,  Mariateresa Pascale e gli studenti del D.A.M.S. di ROMA TRE

musiche di Dario Rosciglione

con il Patrocinio di COMUNE di ROMA Assessorato Scuola, Sport, Politiche Giovanili e Partecipazioni/ROMA TRE Università Degli Studi/Dipartimento di Filosofia Comunicazione Spettacolo/Maestri di Strada Onlus

 

Gli studenti/attori del D.A.M.S di ROMA TRE, dopo aver frequentato un laboratorio teatrale intensivo che si è tenuto nell’aula Columbus, portano in scena lo spettacolo noveEtrentatré liberamente tratto dal romanzo di Cosimo Rega “Sumino ‘o Falco. Autobiografia di un ergastolano” protagonisti insieme allo stesso Cosimo Rega.

Gli studenti: “Scrivere in poche righe quello che questo laboratorio mi ha trasmesso è davvero difficile perché è stato talmente intenso che ogni secondo andrebbe riportato e spiegato…”  “Per la prima volta è uscita una parte di me che neanche io forse conoscevo…”

“…si è rivelato essere molto più di un laboratorio... E' stata uno dei periodi più intensi della mia vita…”

noveEtrentatré non è un titolo casuale:Nella Costituzione italiana, il fondamento della libertà della cultura va individuato nell’art. 33, che proclama la libertà dell’arte e della scienza. L’articolo 9 della Costituzione impegna la Repubblica a promuovere lo sviluppo della cultura, sostenendo le attività culturali e cercando di mettere tutti in condizione di poterne godere. La Corte Costituzionale ha considerato i valori protetti dagli articoli 9 e 33 di fondamentale rilevanza”.

L’idea di Tiziana Sensi, attrice e regista, impegnata anche nel “teatro civile”, è che questo lavoro possa essere portato soprattutto al “Sumino” di oggi, ragazzi che per pochi soldi alla settimana si vendono alla cultura della malavita senza pensare alle conseguenze future.

Cosimo Rega si occupa di teatro da molti anni, è stato il fondatore della prima compagnia teatrale di Rebibbia, gli mancano pochi esami alla Laurea in Lettere e Filosofia a Tor Vergata. Nell’ultimo film dei Fratelli Taviani“Cesare deve morire” è tra i protagonisti nel ruolo di Cassio.

Cosimo, Sumino, oggi sconta l’ergastolo e proprio dal carcere di Rebibbia, dopo 40 anni di detenzione, racconta la sua storia. Dopo i sogni e le speranze della prima giovinezza, ripercorre la sua caduta nel mondo della malavita organizzata, tratteggiando il profilo psico-sociale del fenomeno criminale camorristico, un ingranaggio fatto di violenti conflitti e di mutevoli alleanze, riportando la sua drammatica esperienza.

Rega spiega come le dinamiche di quello spietato meccanismo possano condurre ad una strada senza uscita, facendo sfuggire di mano le redini della propria esistenza. Ma questo romanzo è anche la storia di una rinascita: dopo la condanna definitiva, e dopo i duri anni in cui è passato da un istituto all’altro, si trova ad affrontare un’altra crudele realtà: la consapevolezza di aver perso la propria vita, la propria dignità, ogni speranza. Ma proprio da questa consapevolezza inizia quel percorso che lo spingerà a riscoprire se stesso, a crearsi una nuova identità, a riconquistare una nuova condizione umana e sociale che guarda, con speranza, a un futuro di “Cittadino italiano”.  

L’uomo condannato a fine pena mai.

“Dopo che ho conosciuto il teatro sta cella me pare’na prigione”

4 - 5 - 6 dicembre 2015                                                                                       DANZA

 

Déjà Donné/Sosta Palmizi

DA DOVE NASCONO LE STELLE

 

creazione di e con Giorgio Rossi e Simone Sandroni

creato e interpretato da Giorgio Rossi e Simone Sandroni

luci Cesare Lavezzoli

costumi a cura di Giorgio Rossi

testi a cura di Simone Sandroni

si ringraziano per la collaborazione Elvira Zuñiga Porras, Erica Archinucci

 

Da Dove Nascono le Stelle è il titolo della nuova creazione di Simone Sandroni e Giorgio Rossi. I due performers si incontrano nuovamente in scena dopo anni da “Piume”, spettacolo presentato alla Biennale della Danza di Lione nel 1998. La nuova performance è una co-produzione tra la compagnia Déjà Donné e Sosta Palmizi e verrà presentato in anteprima in entrambe le regioni di residenza delle due compagnie: il 12 aprile 2015 al Teatro Mecenate di Arezzo all'interno della rassegna Invito di Sosta ed il 17 Aprile 2015 al Teatro Brecht di Perugia all'interno della stagione di teatro contemporaneo. L'idea di lavorare ad un nuovo progetto nasce da una serie di performance ed improvvisazioni che i due coreografi hanno fatto insieme nel 2013 e 2014 che hanno permesso loro di capire come e cosa fare, quale strada percorrere insieme per la nuova creazione.

dal 9 dicembre 2015  al  17 gennaio 2016                                                         PROSA

 

La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello – Fondazione TPE – RezzaMastrella

NUOVO SPETTACOLO

 

di Flavia Mastrella e Antonio Rezza

con Antonio Rezza, Ivan Bellavista e tre performer

(mai) scritto da Antonio Rezza

habitat di Flavia Mastrella

assistente alla creazione Massimo Camilli

disegno luci Mattia Vigo

organizzazione generale Stefania Saltarelli

macchinista Andrea Zanarini

In uno spazio privo di volume, il muro piatto chiude alla vista la carne rituale che esplode e si ribella.

Non c’è dialogo per chi si parla sotto.

dal 10 al 20 dicembre 2015 Sala Studio                                                             PROSA

 

Associazione Teatrale Pistoiese

MALEDETTO NEI SECOLI DEI SECOLI L'AMORE

 

dal racconto di Carlo D'Amicis

con Valentina Sperlì  

regia Renata Palminiello

scena Tobia Ercolino

luci Emiliano Pona

suono Andrea Giuseppini

 

Dall'omonimo racconto di Carlo D'Amicis (Manni, 2009), scrittore di numerosi romanzi di successo, redattore e conduttore del programma Fahrenheit di Radio3 Rai, una trasposizione che Renata Palminiello (di cui ricordiamo la collaborazione con Thierry Salmon e il suo debutto alla regia nel 2013 con Maros-Gelo da Tre Sorelle di Čechov) firma per un’attrice sensibile e di grande temperamento come Valentina Sperlì, applaudita protagonista, nelle ultime stagioni, di Molly Sweeney di Friel, Un marito ideale di Oscar Wilde e L’impresario delle Smirne di Goldoni.

Lo spettacolo si avvale della scena di Tobia Ercolino, delle luci di Emiliano Pona e del suono curato da Andrea Giuseppini.

 

Ci si può assumere la responsabilità della morte di un uomo, dopo aver rifiutato quella della sua esistenza? È quanto accade a Lady Mora, la spregiudicata chiromante protagonista del racconto, quando, unica parente rimasta in vita, è chiamata a decidere il destino di un cugino entrato in coma.

Anni prima, fuggì il suo amore. Oggi, lo abbandonerà di nuovo?

 

“Sia stato il caso, la vita o l’amore ad averla portata di fronte al cugino, ormai non può andare via: questa è una condizione dove, per quanto si dubiti sempre di saperlo fare, si resta, si sta. E lei resta, sta, inchiodata a terra. L'improvvisa vicinanza con la morte la precipita non solo nello stato emotivo di impotenza e disorientamento, ma anche in un luogo speciale, "fuori dal tempo", dove, nel continuo flusso di parole, con rabbia e riso, con sarcasmo e rimprovero, con dolore, la vita di lui e quella di lei si sovrappongono, cadono l’una nell’altra. Per questo non è un monologo, ma un dialogo con una persona che non risponde.”

 

Renata Palminiello

dal 22 al 31 gennaio 2016                                                                                  PROSA

 

Teatro Franco Parenti / Sonia Bergamasco

IL BALLO

 

racconto di scena ideato e interpretato da Sonia Bergamasco

liberamente ispirato a Il ballo di Irène Némirovsky

 

Sonia Bergamasco, Premio Eleonora Duse 2014

 

Il ballo, pubblicato con grande successo nel 1930, è uno dei racconti più crudeli e affascinanti di Irène Némirovsky, brillante scrittrice di cui recentemente si è riscoperto lo straordinario valore. Qui l’autrice reinterpreta la fiaba di Cenerentola attraverso la storia del complesso e tormentato rapporto tra una madre egoista e ambiziosa, Rosine e la figlia adolescente Antoinette. Al centro della vicenda lo sfarzoso ballo che Rosine, proveniente da una famiglia piccolo borghese arricchita, organizza in casa senza badare a spese mossa da un irrefrenabile desiderio di rivalsa e affermazione sociale. Dal ballo viene esclusa però Antoinette la quale, dopo quattordici anni di mancanza d’amore, vivrà questo divieto come l’ultimo affronto e diverrà l’artefice di una spietata vendetta. Queste pagine, acute e penetranti, raccontano la storia di una piccola crudeltà sviscerando un tema doloroso venato di una corrente sotterranea di tenerezza.

Sonia Bergamasco, attrice colta e raffinata, ha compreso la forza e la profondità di questo testo e lo ha trasformato in un monologo a più voci rivelando con delicatezza ed eleganza, attraverso un gioco di specchi, l’illusione, la rabbia e il disamore di tutti i personaggi.

L’attrice, sempre sostenuta dal Teatro Franco Parenti, dopo il successo dello spettacolo “Karenina” nato da una riflessione sull’infelicità, affronta ora questa nuova sfida.

 

dal 4 al 7 febbraio 2016                                                                                      PROSA

 

Fortebraccio Teatro

UBU ROI

 

di Alfred Jarry

adattamento e regia di Roberto Latini

con Roberto Latini

e con

Savino Paparella, Padre Ubu

Ciro Masella, Madre Ubu

Sebastian Barbalan, Regina Rosmunda/ Zar Alessio

Marco Jackson Vergani, Capitano Bordure/ Orso

Lorenzo Berti, Re Venceslao/ Spettro/ Nobili

Guido Feruglio, Principe Bugrelao

Fabio Bellitti, Palotini/ Orsa/ Messaggero

 

Datato 1896, il testo è la definizione di un processo di teatralizzazione unica: un gioco scolastico che diventa spettacolo per marionette e poi occasione scenica per riflessioni sulla natura dell'arte teatrale. Attraverso una costante reinterpretazione del Macbeth di Shakespeare, Alfred Jarry apre il Novecento alla "patafisica", la scienza delle soluzioni immaginarie. Quasi un errore imprevisto della letteratura teatrale. Una specie di sbaglio che si è cercato talvolta di relegare appena fuori dal teatro, regolamentare dentro una distanza che potesse essere rassicurante, una devianza riconosciuta come diversa e quindi sopportata dentro una differenza. Il tempo, l’arte intorno all'arte e tutto ciò che è il teatro degli ultimi cent’anni, hanno invece reso possibile ricollocare Jarry tra Pirandello e Beckett, ammettendolo all'assolutezza che gli compete e quindi, come rispondendo ad un reclamo, farci i conti.

Ubu Roi è ormai un classico del teatro mondiale, come Edipo o Amleto, capace cioè di superare se stesso e mettersi a disposizione dell'occasione teatro che ogni appuntamento scenico rappresenta.

 

“Per me, da Jarry inizia il Teatro contemporaneo.

Gli Ubu sono un’alterazione e una capacità insieme. Dalla loro comparsa sulla scena si può stabilire un punto di non ritorno. E quindi anche di ripartenza, o partenza nuova.

Mentre ci si affannava ad accompagnare il Teatro alla vita e a ricomporre tutte le sfumature dei velluti del Teatro intanto borghese, Jarry è riuscito a ricondurci al Teatro, a riconvocarci, proponendo delle figure e una modalità di relazione tra testo e scena assolutamente contemporanei.

Jarry propone una nuova convenzione, più che moderna, dentro l’assolutezza che soltanto i classici riescono a determinare.

Ubu apre la strada al Teatro del Novecento.

Sono sempre stato convinto che quanto proposto dalla scena difficilmente riesca a stare al passo con i cambiamenti che avvengono in platea. Voglio dire che la velocità di trasformazione, di evoluzione, del pubblico, i gradi, come conquista, della comunicazione e ogni altra relazione che si stabilisce tra lo spettacolo e il pubblico, sono più in avanti di quanto generalmente lo spettacolo riesca a proporre. Jarry, insieme a pochi, pochissimi altri, è riuscito invece a darci un appuntamento dentro il futuro prossimo, spostando il luogo dell’incontro dalla convenzione stabilita alla relazione possibile.

La patafisica, o scienza delle soluzioni immaginarie, è una parola che da sola può essere sinonimo di Teatro.”  

 

Roberto Latini

dal 10 al 14 febbraio 2016                                                                                  DANZA

 

Balletto di Roma

FUTURA

 

coreografia Milena Zullo

da un’idea diGiampiero Solari

colonna sonora realizzata da Roberto Costasulle canzoni di Lucio Dalla

scene e costumi Giuseppina Maurizi

light designer Emanuele De Maria

 

Tra storie e poesie di uomini e sogni, tra mondi e racconti di ieri e di sempre, la canzone di Lucio Dalla incontra i volti e i colori della danza di oggi. Il Balletto di Roma, rappresentante eccellente della migliore forma coreografica italiana e dei più innovativi slanci creativi contemporanei, omaggia e ricorda il poliedrico artista bolognese con uno spettacolo originale di musica, danza, canzoni e parole.

 

FUTURA, ballando con Lucio è il frutto di un incontro di idee ed emozioni, tra la nostalgia di un'amicizia spezzata dal tempo e la memoria di una voce resa eterna dal mondo. Sono i compagni di una volta e gli ammiratori di sempre a portare in FUTURA il ricordo più vivo del musicista dai guizzi di genio, del cantautore ironico e poeta, dell'improvvisatore eclettico e instancabile. Roberto Costa, musicista, compositore e arrangiatore, nonché storico collaboratore e amico di Lucio Dalla, ricostruisce, appositamente per la produzione del Balletto di Roma, un nuovo percorso di note e parole, tra le tracce indelebili di canzoni indimenticate e i frammenti di una voce sfuggita al tempo. Grazie alla collaborazione di Sony Music e per gentile concessione dei cugini di Lucio Dalla, ad impreziosire la costruzione musicale di Costa saranno gli estratti sonori ricavati da alcuni multitraccia originali delle canzoni di Lucio. La colonna sonora di FUTURAballando con Lucio darà, a tratti, alla complessità degli arrangiamenti missati da Dalla una nuova suggestione, lasciando che la sola voce di Lucio o un unico pianoforte riempiano di emozioni i silenzi di un mondo di palcoscenici senza Lucio.

Collaborazione e amicizia legano all'artista bolognese anche Giampiero Solari, regista, drammaturgo, autore teatrale e televisivo di grande esperienza e successo, il quale affida la sua idea dello spettacolo alle abili e profonde mani della coreografa e regista romana Milena Zullo. Insieme Solari e Zullo scelgono di condurci lungo un viaggio unico e ininterrotto che naviga tra ricordi antichi e nuove suggestioni, storici accordi e moderne influenze. Tra le parole delle canzoni di Lucio, su cui si basa la coreografia, si riscopre lo sguardo di un collezionista di immagini e vite che osservava la gente e ne incorniciava le storie. Alle suggestioni di uno sguardo irregolare sulla vita, la coreografia affida la rappresentazione di canzoni disordinate che appartengono a tutti. Tra frammenti di versi e personaggi di un circo pop, il racconto dei mille fragili eroi di piazza trova in FUTURAballando con Lucio il proprio palcoscenico di immagini, movimenti, luci e costumi. È la danza a trasformare  la rete sonora di note e parole per i versatili e plastici danzatori del Balletto di Roma in immagini e visioni antiche che riemergono tra scenari moderni e sensazioni nuove, in un dialogo attivo e costante tra corpi flessuosi e suoni vibranti.

dal 16 al 28 febbraio 2016                                                                                  PROSA

 

Teatro Metastasio Stabile della Toscana/Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

con la collaborazione di Spoleto58 Festival dei 2Mondi

PORCILE

 

di Pier Paolo Pasolini

regia Valerio Binasco

scene Lorenzo Banci
costumi Sandra Cardini

musiche Arturo Annecchino

luci Roberto Innocenti

 

personaggi e interpreti:

PadreMauro Malinverno

MadreValentina Banci

Julian FrancescoBorchi

IdaElisa Cecilia Langone

Hans-Guenther Franco Ravera

HerdhitzeFulvio Cauteruccio

MaracchioneFabio Mascagni

Servitore di casa Pietro d’Elia

 

Porcile è un dramma in undici episodi che Pasolini ha scritto nel 1966 e che poi, nel 1969, ha trasposto nel film omonimo per raccontare l'impossibilità di vivere secondo le proprie coordinate, i propri istinti, preservando l’intima natura di se stessi dal mondo cannibale.

 

In Porcile la trama si sviluppa nella Germania del dopo nazismo, nel momento in cui la borghesia con il suo modo globalizzante di intendere la democrazia ha preso il Potere e lo gestisce.

Julian, figlio «né ubbidiente né disubbidiente» di una coppia della borghesia tedesca, trova nel porcile paterno un amore 'diverso' e 'non naturale' che, tuttavia, lui riconosce come scintilla di «vita pura». La passione misteriosa che segna il personaggio fin dal suo ingresso diviene simbolo del disagio di chi non si riconosce nella società coeva, e si rifugia in qualcosa di istintuale ma segreto.

Porcile non fa prigionieri.Condanna tutti, dal primo all'ultimo.Non c'è redenzione, non c'è possibilità di salvezza in questo mondo soggiogato in modo, oramai, antropologico. Non c'è speranza in questo porcile dove tutti mangiano tutto, dove il solo deve essere il tutto.

 

Valerio Binasco

dal 2 al 13 marzo 2016                                                                                       PROSA

 

La Fabbrica dell'Attore – Teatro Vascello

DIONYSUS

Il dio nato due volte

 

progetto e regia di Daniele Salvo dalle Baccanti di Euripide

con Manuela Kustermann, Melania Giglio, Daniele Salvo

musiche Marco Podda

luci Valerio Geroldi

cast in via di definizione

 

Le Baccanti rappresentano una finestra sull’irrazionale, su un mondo antico di reale libertà espressiva, di possessione dionisiaca, una riflessione sul senso del divino nelle nostre vite e su ciò che, nella nostra quotidianità, viene rimosso. La parola antica è un grido proveniente da un altro tempo, un appello alla riflessione, al risveglio dei sensi, un’esortazione a guardarci dentro in altri modi. Nel frenetico vivere odierno noi affidiamo gli ultimi scampoli di irrazionalità e presenza fisica ai momenti dell’eros, della malattia, del sonno. Le Baccanti, invece, agiscono in stato di automatismo mentale, di sonno perenne, sono in qualche modo “agite” dal Dio, Dioniso opera attraverso di loro, attraverso i loro corpi e le loro voci, li trasforma e ne fa strumento di ebbrezza, sensualità, stordimento, morte, dolcezza infinita, ambiguità demoniaca.

Il Dio in qualche modo si fa corpo e plasma le loro voci. La febbre del nostro tempo ci porta a vivere in una realtà anestetizzata, un mondo fittizio in cui l’emozione è bandita, al servizio di un intellettualismo sterile e desolante. I nostri occhi sono quotidianamente accecati da immagini provenienti dai media. La legge del mercato non perdona: si vendono cadaveri, posizioni sociali, incarichi pubblici, armi, sesso, infanzia, organi. Restiamo indifferenti. La dimensione borghese soffoca i nostri migliori istinti, la nostra sensibilità (che brutta parola oggi, considerata quasi scandalosa), la nostra sincerità e si porta via ogni forma di creatività, ogni volo. La nostra dimensione irrazionale viene completamente annientata.

Il senso dell’affermazione dell’Io divora i nostri giorni.L’arte è svuotata della sua dimensione spirituale. I media, persuasori occulti, agiscono sui nostri cuori e sulle nostre menti addomesticando anche gli spiriti più ribelli, sigillando gli occhi più attenti. La dimensione spirituale è irrimediabilmente perduta. Il senso del tragico è ormai sconosciuto. Il corpo viene cancellato. Siamo ormai definitivamente trasformati in consumatori e, nel medesimo istante, in prodotti, sconvolti da una guerra mediatica senza precedenti nella storia. Illusi della nostra unicità, della nostra peculiarità, in realtà pensiamo tutti nello stesso modo, pronunciamo le stesse parole, abbiamo tutti le stesse esigenze, le stesse speranze, le stesse ansie, la stessa quotidianità fabbricata in serie. Ci illudiamo di essere liberi.

Abbiamo bisogno di invocare ancora Dionysus

dagli alti clamori, che grida evoé, Protogono, dalla duplice natura,

generato tre volte, signore Bacchico,

selvaggio, indicibile, arcano, con due corna, due forme,

coperto di edera, dall'aspetto di toro, marziale, Evio, santo,

che mangia carne cruda, Trieterico,che produce grappoli,

dal manto di germogli, Eubuleo, dai molti consigli,

generato dalle unioni indicibili di Zeus e Persefone,

demone immortale”

 

Daniele Salvo

dal 15 al 26 marzo 2016                                                                                     PROSA

 

Il Teatro del Carretto

LE MILLE E UNA NOTTE

 

drammaturgia e regia Maria Grazia Cipriani

scene e costumi Graziano Gregori

 

Raccontate le storie della vostra vita, riversateci sopra il vostro sangue e le vostre lacrime e il vostro riso, finché non fioriranno.

 

“In quella che è una delle più straordinarie raccolte di storie di tutta la letteratura, il sultano Shahriyar, per vendicarsi dell’infedeltà della prima moglie, uccide sistematicamente le spose al termine della prima notte di nozze. Shahrazad, figlia del Visir, decide di porre fine alla strage. Si offre così come sposa al sultano, e riesce a scampare alla morte e a salvare la vita di chissà quante altre donne, grazie alla sua intelligenza ed al suo fascino: racconta una serie interminabile di storie incastonate l’una nell’altra in un sapientissimo gioco di scatole cinesi… Per mille e una notte il crudele sultano ascolta rapito… e, al termine della narrazione, le rende salva la vita e rinuncia alla sua legge disumana.

 

La narrazione de Le mille e una notte risale ad un millennio fa e pur il suo tema appare più attuale e moderno che mai: in boscaglie intricate, o nel bagagliaio di un’automobile, o in un sinistro vigilare di porte segrete e serrature che custodiscono scempi e orrori, tale disumana efferatezza permane e rischia di crescere ovunque.

La nostra protagonista vive nell’oggi.

Il tema delle Mille e una notte e solo il pretesto, il filo conduttore, la cornice che si fa elemento di raccordo tra visioni e frammenti di racconti felici o tragici tratti dalla mitologia, dalla fiaba, dalla letteratura e dalla drammaturgia… fino a quelli tratti dalla cronaca dei nostri giorni: un universo onirico e visionario che il teatro può offrire e che poi ci viene incontro ogni giorno dai titoli dei giornali.

La struttura dello spettacolo e quella di un labirinto in cui si passa attraverso una storia e ci si ritrova in altre storie, incatenate l’una all’altra come anelli di una catena in un espediente narrativo che è del “teatro nel teatro” ed è presentato a volte in forma continua, a volte rapsodica, costellato di poesie e canti, a costituire un unico arazzo che vuole essere un fiducioso canto alla vita.

dal 29 marzo al 3 aprile 2016                                                                             PROSA

 

La Fabbrica dell'Attore  Teatro Vascello – Andrea Schiavo

YERMA

 

di Federico Garcia Lorca

traduzione e adattamento Roberto Scarpetti

regia Gianluca Merolli

con Elena Arvigo, Giandomenico Cupaiuolo e Giulia Maulucci

e la partecipazione di Maurizio Rippa

scene e costumi Alessandro Di Cola

musiche originali Luca Longobardi

 

Più che un testo teatrale, sembra una favola nera: una storia torbida di vittime e sciacalli, dove vittime e sciacalli si scambiano i ruoli regolarmente. Yerma. Un equilibrio perfetto basato sull'autosufficienza degli archetipi umani, che si stagliano nella storia come presenze imprescindibili e si alternano nella trama a volte da protagonisti, a volte da semplici messaggeri. Qui non abbiamo di fronte Maria, Juan o Victor, ma lo Sposo, la Sposa, l'Amante, la Vecchia... E non dialogano, ciascuno immerso nella propria aridità, nella propria solitudine. Maternità e paternità affrontati non tanto come bisogno reale, piuttosto il suo contrario, piuttosto intesi come ricerca disperata di dare un senso a queste esistenze prive di relazioni.

Non solo una presunta sterile, Yerma, che ha fatto del desiderio d'avere un figlio la sua ossessione, ma un mondo di persone che non sanno più toccarsi, arsi, infecondi. Questo ha reso ai miei occhi il testo così interessante. Mi sembra che il decadentismo e il senso di sconfitta dell'autore sia diventato quello dei personaggi, e che questo ripiegarsi in se stessi dei personaggi sia facilmente riconducibile al mio, al nostro.

Il testo - uno dei meno praticati di Lorca - vola altissimo, facendosi forte di una stretta dicotomia tra verso e prosa, in una lingua asciutta, viva, concreta.
Quanto dolore nelle pagine di Lorca?

La forza ci vorrebbe, per gridare ciò che non si vuole essere, dire, agire. Per gridare chi si vuole seguire, dove si vuole fuggire. Il volere. Questo bisogno disperato di entrare nel corpo di un altro, di dare vita, di riceverne. In questo mondo prosciugato di desiderio, di calore umano, ci siamo bevuti tutto ed ora non si beve più. Non si piscia più, non si eiacula più. Non c'è rimasto che il nostro corpo e un posto nel mondo da occupare e rivendicare. Pochi i fortunati, mai a vista. Tanti i disperati, tutti esposti al pubblico ludibrio.

 

Gianluca Merolli

5 - 6 aprile 2016                                                                                                  DANZA

 

DANCING PARTNERS

An international project for practice interchange and international profiling

 

compagnie in rete: Thomas Noone Dance (Spagna), Norrdans (Svezia),

Company Chameleon (Inghilterra), Spellbound (Italia)

 

Dancing Partners è un progetto in rete avviato nel 2013 per la promozione della danza contemporanea da parte di un team di artisti consolidati di diverse nazionalità. Concepita come iniziativa itinerante, DP fa tappa in ognuno dei Paesi coinvolti (Spagna, Svezia, Inghilterra e Italia) in cui a seguito di una residenza temporanea, luogo di scambio e confronto tra i vari artisti nella sede della Compagnia ospitante, sono programmate performance, laboratori, incontri, dibattiti con il pubblico stesso e con gli studenti avvicinati nelle attività di formazione del progetto. DP ha cosi’ non solo un fine di promozione del lavoro degli artisti coinvolti ma un forte radicamento nei territori toccati con attività di formazione di settore oltre che del pubblico. I partner sono Thomas Noone Dance (Spagna), Norrdans (Svezia) e Company Chameleon (Inghilterra).

Spellbound Contemporary Ballet  è entrata nel 2014 grazie ai rapporti già attivi con gli artisti delle altre compagini e sarà parte del progetto già a Barcellona nel novembre 2015 per poi fare tappa in Inghilterra, Svezia e Italia nel 2016.

Uno degli aspetti fondamentali di DP è la natura di scambio tra artisti oltre che di interazione con i territori. I diversi componenti infatti si trovano a lavorare e mescolarsi in progetti dove il comune denominatore sulla condivisione di un pensiero artistico comune prevale sull’etichetta del singolo.

Dancing Partner nella sua componente Italia partirà attraverso il partenariato di Spellbound con una residenza coreografica presso gli studi della compagnia al Daf Dance Arts Faculty di Roma e due spettacoli  il 5 e 6 aprile presso il Teatro Vascello cui sono abbinati dei momenti di incontro con gli artisti e dei laboratori coreografici.

dal 7 al 17 aprile 2016                                                                                        PROSA

 

Teatro Franco Parenti

GLI INNAMORATI

 

di Carlo Goldoni

regia Andrèe Ruth Shammah

con Marina Rocco, Matteo De Blasio, Roberto Laureri, Elena Lietti,

Alberto Mancioppi, Silvia Giulia Mendola, Umberto Petranca, Andrea Soffiantini

scene e costumi Gian Maurizio Fercioni

luci Gigi Saccomandi

musiche Michele Tadini

 

Andrée Ruth Shammah riprende il suo percorso di ricerca su Goldoni - dopo “La Locandiera” e “Sior Todero Brontolon” - con “Gli Innamorati”: inesorabile macchina teatrale adatta alla nuova compagnia del Teatro Franco Parenti, reduce dal successo del “Don Giovanni” di Filippo Timi.

Due giovani innamorati si tormentano benché niente si opponga al loro amore, scatenando una vibrante tensione che attraversa tutti i personaggi. Un testo straordinariamente contemporaneo che intrappola il pubblico in un intreccio dove si ride e ci si riconosce nelle dinamiche che Goldoni ha saputo orchestrare con acume e infinita umanità.

dal 21 aprile al 1° maggio 2016                                                                          PROSA

 

La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello

PILADE

 

di Pier Paolo Pasolini

regia Daniele Salvo

con Ivan Alovisio, Sara Aprile, Claudia Benassi, Ruggero Cecchi, Simone Ciampi, Michele Costabile, Elio D’Alessandro, Marcella Favilla, Melania Fiore, Selene Gandini, Melania Giglio, Paola Giglio, Alessandro Gorgoni, Piero Grant, Marco Imparato, Francesca Mària, Sara Pallini, Silvia Pietta, Alessandra Salamida

musiche Marco Podda

actor coach Melania Giglio

costumi Nika Campisi, Claudia Montanari

assistenti alla regia Ruggero Cecchi, Alessandro Gorgoni

si ringrazia Fabiana di Marco per la cortese collaborazione

 

Continua il felice connubio tra i testi di Pier Paolo Pasolini e Daniele Salvo che, dopo aver messo in scena l’ultima intervista del poeta con Siamo tutti in pericolo, dirige Pilade interpretato da un gruppo giovanissimi attori.

Il progetto Pilade, tramite un lavoro fondato su un’analisi e uno studio approfondito del testo (metodo appreso da Salvo lavorando con Luca Ronconi) vuole rappresentare una risposta al momento di crisi che la nostra cultura sta vivendo. Attraverso il lavoro sulla recitazione il pensiero di Pasolini riesce ad arrivare attuale e con forza fino ai nostri giorni.

 

Pilade, l'obbediente, il silenzioso, il discreto, il timido Pilade, nato per essere amico, è la figura di un "diverso", dotato di una grazia cristallina. Ostinatamente e senza farsi distrarre dalle mille sirene del nuovo tempo, rincorre una luce come un santo. Oggi Pilade è irrimediabilmente solo e assediato da Atena, la dea che "non conosce il ventre materno né le perversioni che nascono dalla nostalgia" e trova unico rifugio possibile nella Poesia. Incontra la sorella di Oreste, Elettra, e conosce un desiderio indicibile, mai provato prima, disperato e incontenibile, come una macchia di petrolio su un cuore puro. Oreste, l'amico fidato, parla ora il linguaggio della nuova società, un linguaggio incomprensibile, vuoto, che ottunde la mente. La piazza di Argo si prepara a divenire città del futuro, illuminata dalla luce di Atena, la dea della ragione. Nel paese natale altri giovani cantano altre canzoni, incomprensibili per chi non è al passo con i tempi. Nel pensiero di Oreste il movimento della nuova vita è verso il progresso, il potere, la luce di un futuro accecante e promettente, mentre nella prospettiva di Pilade "la più grande attrazione di ognuno di noi è verso il passato, perché è l'unica cosa che noi conosciamo ed amiamo veramente: è il ventre di nostra madre la nostra meta". Oreste difenderà quindi a oltranza la ragione, il progresso e il dominio della città da parte della sola classe borghese, mentre Pilade tenterà di ricondurre Oreste ai valori legati al passato. Ma il sogno utopico di una conciliazione tra il vecchio mondo e quello nuovo, regolato da altre regole e altri valori, la speranza di trovare un punto d'incontro tra ragione e pulsioni irrazionali, tra noi e i nostri avi, fallisce miseramente: la democrazia dell'Aeropago emargina il diverso mentre Oreste diviene lentamente ed inesorabilmente un uomo di potere. Pilade si ostina, con la forza della dolcezza, dell'amore e della caparbietà, a restare fedele al vecchio mondo, a non tradire gli antichi ideali. E’ una storia di devozione, dedizione, ingenuità perduta, disperata dolcezza, fedeltà assoluta, ricerca ostinata della verità, assoluta lealtà, amore maschile. E per questo Pilade rimarrà per sempre solo.

 

Daniele Salvo

dal 5  al 15 maggio 2016                                                                                    PROSA

 

Teatro Franco Parenti/Jacovacci e Busacca

PEPERONI DIFFICILI

la verità chiede di essere conosciuta

 

testo e regia di Rosario Lisma

con Anna Della Rosa, Ugo Giacomazzi, Rosario Lisma, Andrea Narsi

scene e costumi Eleonora Rossi

luci Paola Tintinelli e Luigi Biondi

musiche Gipo Gurrado

 

Ambientato nella cucina di un giovane parroco di provincia, Peperoni difficili si ispira a una piccola vicenda realmente accaduta e pone domande sul “mentire a fin di bene”, sulla verità e il diritto di dirla o di saperla. I personaggi coinvolti, oltre al parroco, sono la sua bellissima sorella volontaria in Africa, un bidello allenatore della squadra dell’oratorio, un bancario, colto, brillante e stranamente inconsapevole di essere spastico.

Rosario Lisma, autore vincitore del Premio ETI Nuove Sensibilità 2009 con L’operazione, si ispira alla tradizione umoristica del ‘900 e alla commedia all’italiana.

In scena, con lui, oltre a Ugo Giacomazzi e Andrea Narsi, anche Anna Della Rosa, giovane pluripremiata interprete del teatro italiano e ultimamente sugli schermi cinematografici in La Grande Bellezza.

 

dal 18 al 22 maggio 2016                                                                                   PROSA

 

Fortebraccio Teatro

METAMORFOSI

da Ovidio

adattamento e regia di Roberto Latini

musiche e suoni Gianluca Misiti

luci e direzione tecnica Max Mugnai

in collaborazione con Armunia Festival Costa degli Etruschi, Festival Orizzonti, Fondazione Orizzonti d’Arte

 

Penso a Le Metamorfosi di Ovidio come a un prezioso vocabolario per immagini. Questo è il testo di riferimento di tutta la letteratura moderna e contemporanea.

               Voglio provare a interpretare teatralmente il linguaggio, la struttura e i suoi episodi. Voglio provare l’occasione di non mettere in scena quei Miti, ma "tradurre", nell'etimologia comune di tradire e tradizione, ciò che alcuni Miti sembrano custodire per il contemporaneo. I concetti e le derive possibili declinabili da ogni episodio descritto da Ovidio, mi permettono di immaginare e costruire materiale teatrale mantenendo strutture e riferimenti; allo stesso tempo, mi permettono di provare un percorso ogni volta diverso nel montaggio degli episodi scelti. Mettere la nostra percezione sensibile in relazione con i concetti lì espressi, credo possa darmi la possibilità di provare a costruire una sintassi per il contemporaneo nelle grammatiche di contenuti, struttura e forma. Il concetto stesso di Metamorfosi è davvero così fondamentale per il contemporaneo che anche il Teatro che siamo - e che diventiamo insieme – credo possa essere spiegato nei tentativi di precisare, trattenere e assecondare questo concetto. E' come se "metamorfosi" fosse una chiave per i generi e anche per la possibile interpretazione dei processi di ricerca. Non voglio provare a definire, ma voglio lavorare sulle metamorfosi del linguaggio teatrale, sulle sue sollecitazioni, sui suoi limiti e sulle capacità di dire oltre l’evidente.

La vastità dell’Opera di Ovidio è tale per cui non può esserci scelta diversa da quella di dividere per episodi la struttura della proposta.

La successione narrativa contenuta ne Le Metamorfosi spazia dalla creazione dell’Universo fino alla morte di Cesare: dal Caos alla fine di un Mondo, di un Tempo, tutto lo sforzo ovidiano mi sembra sia nel mettere ordine nel mezzo.

               La narrazione dei Miti sembra avere questo costante sottotesto, questa aspirazione, sicuramente.

Voglio rinunciarvi da subito, non mettere in ordine, in nessun ordine, anche per non rischiare la costrizione di un eventuale percorso filologico, piuttosto provare a liberare ulteriormente, ad aprire e moltiplicare, per stare in una drammaturgia mobile e tentare una scrittura scenica in movimento che possa tramutare l’inafferrabilità nell’accoglienza di un concetto di apertura e trasformazione.

Contrastare la narrazione o la successione narrativa e procedere come tra fotogrammi o stanze improvvisamente aggiunte ai lampi del pensiero.

Quanto prodotto di volta in volta deve essere nella disponibilità di trasformarsi e svilupparsi per montaggio, senso e capacità di superarsi. I diversi Miti, selezionati, distillati e sovrascritti devono conservarsi e articolarsi nella tensione verso possibili moltiplicazioni di senso.

Credo sia fondamentale che il pensiero artistico si collochi nel giusto atteggiamento. Le Metamorfosi mi sembrano, per quello che in questi anni è diventato il nostro percorso, l'occasione più interessante, per prossimità, stimoli e distrazione di confine.

 

Roberto Latini

VASCELLO IN MUSICA

 

19 ottobre 2015

 

Ass. Cult. Marco Taschler

LANDSCAPES

 

Un viaggio attraverso i suoni e i colori del mondo

Uno spettacolo musicale di Vincenzo De Filippo, Cesare del Prato e Sergio Cuvato

 

coro gospel Taschler Voices

ensemble vocale AlcantoMarmediterra 6th

voce e flicorno Vincenzo De Filippo

bajan Pasquale Lancuba

clarinetti Luca Cipriano

chitarre Andrea Filippucci

pianoforte Alessandro Forlini

contrabbasso Paride Furzi

batteria Emanuele Zappia

luci Pasquale Citera

suono Clive Simpson

immagini e grafica Sergio Cuvato

produzione esecutiva Cesare del Prato

direzione e composizione Vincenzo De Filippo

17 novembre 2015

 

PAOLO VIVALDI e i SOLISTI DELL'AUGUSTEO

Il suono dell'immagine - Genesi di una colonna sonora

 

La forma dello spettacolo proposto dal Maestro Paolo Vivaldi è il concerto con proiezione di immagini. Esso è articolabile in maniera flessibile a seconda del pubblico e del luogo di esecuzione, dando più o meno importanza alla parte orale e ai contributi video.

L'intento principale di questo concerto è di offrire non solo un'ora circa di musica ed immagine, riprodotte entrambe tramite un supporto multimediale, ma di coinvolgere il pubblico con un'esecuzione dal vivo dei brani delle colonne sonore composte da lui stesso e rese note al pubblico grazie alla messa in onda televisiva o la proiezione cinematografica. L'ensemble può eseguire le musiche suonando parallelamente alla proiezione del film oppure suonare i temi senza immagine per poi risentirli nel mixaggio definitivo del film, permettendo di cogliere l'elaborazione e la trasformazione che il materiale tematico subisce nell'incontrare l'immagine.

Durante il concerto verranno anche spiegate la genesi e la composizione di una colonna sonora che nasce non solo dal rapporto con l'immagine ma anche da un'esigenza narrativa e drammaturgica a seconda delle storie che vengono raccontate.

14 dicembre 2015

 

Ass. Cult. Marco Taschler

A CHRISTMAS GOSPEL CARROL

 

Liberamente tratto dal racconto “ Canto di Natale” di Charles Dickens

Per voce recitante e coro gospel

Adattamento del testo, musiche originali e arrangiamenti di Federico Benetti

con Charlie Cannon

 

La celebre novella dickensiana racconta la redenzione del vecchio avaro, accidioso e “antinatalizio” Ebenezer Scrooge, il quale, grazie all’ intercessione del fantasma del suo socio defunto, Jacob Marley, e la visita di tre Spiriti, ritrova la gioia del Natale, e con essa la pietà e la solidarietà tra gli esseri umani.

 

“A Christmas Carol” prevede un’ adattamento del testo originale, narrato da una voce recitante, nel quale si inseriscono gli interventi musicali del coro gospel, accompagnato da un gruppo strumentale, con l’esecuzione di brani originali e adattamenti in chiave gospel di carols natalizi di varie nazioni.

 

28 dicembre 2015

 

Compagnia Diritto & Rovescio

IL SEGRETO DI CHET BAKER

 

di Roberto Cotroneo

voce recitante Massimo Popolizio

musiche eseguite dal vivo da Roberto Cotroneo

cura registica Teresa Pedroni

 

“Possibile che Chet Baker fosse ancora vivo? E che la sua morte sia stata una messa in scena? Proprio vivo, e in Italia, e capace di  passeggiare, di tanto in tanto, per un reticolo di paesi del Sud senza essere riconosciuto? Un vecchio, con una  ragnatela di rughe sul viso che sembravano un insieme di tracce, di strade da percorrere?”         

L’autore  in scena al pianoforte con Massimo Popolizio voce recitante. Una serata che si prefigge di offrire la magia dell’incontro tra la letteratura e la musica. Un evento  insolito che ha come protagonisti un grande attore e l’autore  Roberto Cotroneo  che esegue al pianoforte le note  che l’hanno accompagnato nel suo percorso creativo di scrittura del romanzo. Un’occasione magica per ricreare l’atmosfera evocata da pagine straordinariamente emozionanti su un personaggio  mitico come il trombettista Chet Baker. Il rapporto tra la lettura attoriale e la lettura musicale in questa occasione  così intima e partecipata  è  impegnata a  tessere una partitura che esprima al suo meglio le possibilità e i sotto-testi nascosti nell’opera letteraria. La premessa di questo romanzo è finzione. Ma di quella finzione che nella musica trova la possibilità di esistere: un musicista dato per morto, che in realtà è ancora vivo e si è nascosto al mondo. Baker non si è suicidato nel 1988 ad Amsterdam, dopo una vita trascorsa a suonare la tromba, cantare con quella sua voce fragile e commovente, e a lottare con la droga. Si è ritirato nel Salento a vivere come un eremita  sulla via  indicata dal mistico Gurdjieff.  Sulle note di My funny Valentine il narratore e protagonista della storia  si mette alla ricerca  del genio. Cotroneo nelle pagine vibranti e appassionanti del libro, sospese tra realtà  e immaginario,  sviluppa il  suo  viaggio misterioso  nella musica e nella poetica di questo grande protagonista del jazz, viaggio  che funge da specchio al percorso stesso del protagonista assurgendo a vero e proprio viaggio iniziatico alla ricerca di se stessi.

 

11 gennaio 2016

 

Ass. LSD  e Controchiave

COSE 8

ROOTS MAGIC & FRIENDS

 

clarinetti Alberto Popolla

sax alto Errico De Fabritiis

contrabbasso Gianfranco Tedeschi

batteria Fabrizio Spera

Ospiti

voce, chitarra Mike Cooper

trombone Tony Cattano

pianoforte, fisarmonica Luca Venitucci

 

Una sorta di avant-blues repertory band. La musica suonata da Roots Magicattinge ai due estremi della tradizione musicale afro americana. Da Blind Willie Johnson e Charlie Patton passando per Ornette Coleman, John Carter, Sun Ra e Phil Cohran, fino a Julius Hemphill, Henry Threadgill e Olu Dara.

Dal Delta Blues al Jazz Creativo, un repertorio calibrato intorno all’idea di reinvenzione della radice Blues fra tradizione e innovazione.

 

2 febbraio 2016

 

La Fabbrica dell'Attore – Teatro Vascello

GUCCIO !

Uno spettacolo-concerto sull'Opera musicale di Francesco Guccini

 

da un'idea di Giuseppe Gandini e Roberto Manuzzi

con Valentina Bruscoli, Giuseppe Gandini

musica dal vivo Germano Bonaveri, Antonello D’Urso, Roberto Manuzzi

drammaturgia e regia Giuseppe Gandini

con le canzoni di Francesco Guccini

 

Lui e Lei, due conoscenti dei tempi dell’Università di Bologna degli anni ‘90, raccontano nel tempo dell’oggi, attraverso due paralleli monologhi interiori, la loro unica comune esperienza: aver partecipato ‘venti anni fa o giù di lì’ ad un concerto di Guccini al palasport di Bologna. Lui come fan sfegatato e speranzoso di sedurre Lei; lei completamente priva di qualsiasi conoscenza gucciniana e assai mal disposta all’evento cui deve partecipare suo malgrado, per non ferire Lui. La narrazione procede parallela e serrata, le sensazioni reciproche descritte sono intervallate e sottolineate dalle varie canzoni classiche e non del Poeta di Pavana. Il tono è quello della commedia, ilare, ma al tempo stesso sincero e profondo.

Dopo il concerto nulla sarà più come prima, ma non per quel che capiterà tra loro, cioè nulla, ma perché Lei sarà intellettualmente ‘illuminata sulla via di Damasco’ e Lui capirà dove concentrare in futuro le proprie energie di uomo e studente.

Descrivendo teatralmente ‘Quello che non…’ è successo tra i due protagonisti il tentativo è quello di far emergere ‘per contrasto’ due storie lontane in una sola coinvolgente narrazione, cercando di emozionare un pubblico immerso nel vortice, narrativamente coerente, delle canzoni del Maestro reinterpretate ed eseguite da tre grandi musicisti, uno dei quali (Manuzzi) storico componente della band che ha accompagnato negli ultimi 25 anni Guccini nei suoi memorabili concerti in giro per l’Italia.

22 febbraio 2016

 

Ass. LSD  e Controchiave

COSE 8

ASCANIO CELESTINI  & ANTONELLO SALIS

 

21 marzo 2016

 

Ass. LSD  e Controchiave

COSE 8

ORCHESTRA DEL 41° PARALLELO

 

E’ un organico tutto al femminile, nato da un progetto della Provincia di Roma nel 2009, che propone un viaggio musicale ideale attraverso diverse tradizioni popolari del mondo. Le musiche sono arrangiate dal direttore Stefano Scatozza, e da alcune musiciste dell’orchestra. Il repertorio attuale prende spunto dalle tradizioni musicali di alcuni Paesi situati sul 41° parallelo tra cui: Italia Centro-Meridionale, Turchia, Stati Uniti, Grecia, Albania, Armenia, Bulgaria, Macedonia, Portogallo, Spagna. Da circa un anno con l’orchestra collabora la coreografa specialista di danze etniche Paola Stella. “L’Orchestra del 41 parallelo” è anche il titolo di un film documentario di Camilla Tomsich dedicato all’esperienza formativa e ai percorsi individuali delle singole musiciste di questo particolare organico.

L’Orchestra ha all’attivo numerose collaborazioni e concerti con ospiti di eccezione: Rita Marcotulli, Lucilla Galeazzi, Giovanna Marini, Nada, Andrea Satta e i Tetes de Bois, Raffaella Misiti, Javier Girotto.

 

18 aprile 2015

 

Ass. Cult. Marco Taschler

ORCHESTRA GIOVANILE DI ROMA

direttore Andrea Cerasa

 

9 maggio2015

 

Ass. Cult. Marco Taschler

LANDSCAPES RELOADED

Un viaggio attraverso i suoni e i colori del mondo

Uno spettacolo musicale di Vincenzo De Filippo, Cesare del Prato e Sergio Cuvato

IL VASCELLO DEI PICCOLI

dal 10 al 18 ottobre 2015  

 

OmenNomen

LA SPADA NELLA ROCCIA la storia di Re Artù

adattamento e regia di Danilo Zuliani

14-15 novembre 2015   

 

LE STAGIONI DI MICHELINO SENZASONNO

liberamente ispirato alla novella Marcovaldo di Italo Calvino

di Concetta Galluso

dal 5 al 13 dicembre 2015  

 

BUBBLES

uno spettacolo di bolle di sapone

di Marco Zoppi

dal 19 dicembre  2015 al 6 gennaio 2016  

 

La Fabbrica dell'Attore - Teatro Vascello

LA GABBIANELLA E IL GATTO

di Luis Sepùlveda

regia  Maurizio Lombardi

dal 9 al 17 gennaio 2016  

 

Bustric e il Magico PICCOLO PRINCIPE

da Antoine de Saint-Exupéry

uno spettacolo di Bustric

dal 30 gennaio  al 6 marzo 2016  

 

La Fabbrica dell'Attore Teatro Vascello

CENERENTOLA

regia  Maurizio Lombardi

dal 12 marzo al 3 aprile 2016  

La Fabbrica dell'Attore Teatro Vascello

LA BELLA E LA BESTIA

regia  Maurizio Lombardi

 

INFORMAZIONI E BOTTEGHINO

STAGIONE DI TEATRO E DANZA

Orari:

tutti i giorni ore 21.00   domenica ore 18.00

 

Biglietteria:

Intero Prosa € 20,00

Ridotto Prosa over 65  € 15,00

Ridotto Prosa studenti € 12,00

Posto unico Danza € 15,00

Posto unico Sala Studio € 10,00

Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto

 

Abbonamento libero a 10 spettacoli a scelta € 100,00

esclusi i Festival

 

VASCELLO IN MUSICA

Orari:

ore 21.00

 

Biglietteria:

Intero € 15,00

Ridotto over 65 e studenti € 12,00

Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto

 

IL VASCELLO DEI PICCOLI

Orari:

sabatoore 17.00   domenica ore 15.00

 

Biglietteria:

Intero adulti € 10,00

Ridotto bambini € 8,00

Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto

TEATRO VASCELLO

via Giacinto Carini, 78 – 00152 Roma

Tel. 06.5881021/06.5898031

www.teatrovascello.it

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

I FESTIVAL AL TEATRO VASCELLO

una collaborazione attiva per il territorio

 

18 settembre - 6 ottobre 2015

 

LE VIE DEI FESTIVAL

Direzione artistica Natalia Di Iorio

Settembre - dicembre 2015

 

ROMAEUROPA FESTIVAL

Direzione artistica Fabrizio Grifasi

 

30 settembre - 4 ottobre 2015

RADHOUANE EL MEDDEB MATIAS PILET  ALEXANDRE FOURNIER

Nos limites

 

22 ottobre - 25 ottobre 2015

ADRIEN M / CLAIRE B

Le mouvement de l’air

 

10 - 15 novembre 2015

ASCANIO CELESTINI

Laika

 

19 -  22 novembre 2015

AURÉLIEN BORY

Questcequetudeviens?

 

28 - 29 novembre 2015

HOTEL PRO FORMA

Laughter in the Dark

 

1 - 2 dicembre 2015

MUTA IMAGO  HERMES ENSEMBLE

Hyperion di Bruno Maderna

2 - 8 novembre 2015

 

TEATRI DI VETRO

Direzione artistica Roberta Nicolai

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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