Giovedì, 25 Aprile 2019
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Dr Jekyll and Mr Hyde: il lato oscuro di noi stessi

Recensione dello spettacolo teatrale Dr Jekyll and Mr Hyde da R.L. Stevenson con Gennaro Duccilli,  Paolo Ricchi, Eleonora Cardei, Maurizio Castè, Wladimiro Sist, Paola Surace, Giordano Luci, Eleonora Mancini, Ariela La Stella, Giovanni Sorrentino. Regia di Gennaro Duccilli. In scena al teatro Flaiano dal 21 febbraio al 10 marzo 2019

 

Nel fondale dell’essenza umana, si nasconde un nucleo comune che annulla le differenze individuali e riguarda tutti noi, custodi a volte ignari dei due volti della nostra anima di cui mostriamo solo una metà...quella metà socialmente accettata, pulita, rispettabile ma, soprattutto, insospettabile. Ma esiste anche il volto nascosto di noi stessi, quello che non vorremmo mai associare alla nostra persona e tantomeno manifestare all’esterno, cararatterizzata da brutture e bassezze, difficili anche da riconoscere come nostre, a tal punto da proiettarle sugli altri, pur di disfarcene.

Su questo tema, attorno al quale ruota la storia del romanzo de “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” di R.L. Stevenson, prende vita la rappresentazione teatrale Dr Jekyll and Mr Hyde diretta e interpretata da Gennaro Duccilli. Nell’Inghilterra di fine Ottocento, l’ irreprensibile dottor Jekyll, stimato e talentuoso medico, è vittima degli effetti negativi ed inaspettati di un suo esperimento orientato a scindere la parte malvagia dell’essere umano dalla sua parte buona. In seguito ad una pozione autosomministrata, egli si trasformerà nel suo opposto, Mr. Hyde, un essere abominevole nell’aspetto e nell’anima, capace di numerosi omicidi e altrettanti maltrattamenti, privo di empatia e scrupoli, a tal punto da malmenare anche una bambina. Attraverso una seconda porzione, il dottor Jekyll potrà ritornare ad essere se stesso e far scomparire il suo doppio agli occhi della gente, e soprattutto del notaio Utterson, di cui il dottore è amico e cliente, che sta iniziando ad indagare sulla strana creatura, raccogliendo testimonianze di spaventate prostitute ed attrici. Tuttavia, sarà sempre più difficile per il dottor Jekyll tenere a bada l’impulsività della sua seconda natura, che prevarrà rapidamente su quella “ufficiale”, anche senza il ricorso alla porzione, inducendo il dottore, sempre più sfinito dalla difficoltà crescente di tornare se stesso, a nascondersi al mondo... fino alle estreme conseguenze. 

Del racconto originale, l’adattamento teatrale riprende le atmosfere vittoriane sospese tra incubo e realtà, ben rappresentate dalla scenografia di Sergio Gotti, nonchè l’emotività degli accadimenti imperniati attorno alla riflessione che Gli uomini non si conoscono bene e nessuno sa quello che fanno. Tale frase, più volte ripetuta dagli attori quasi a volerci ricordare la nostra comune natura, diviene corporea e risuona nell’anima di ogni singolo spettatore, chiamato in causa improvvisamente e costretto a confrontarsi con la propria coscienza. Tutti noi infatti, possediamo dei lati oscuri che, pur appartenendoci, conosciamo solo superficialmente e tendiamo a non accettare come nostri. Per questo motivo, nel caso di Jekyll e Hyde, sarebbe sbagliato parlare di sdoppiamento di personalità, ma piuttosto di un aspetto di questa non integrato con il resto della persona, perchè scomodo e quindi poco contattato, a tal punto da essere vissuto come altro da sè. La sfida dell’essere umano, infatti, non consiste nello scindere o nascondere aspetti non voluti di se stesso, bensì di integrare le sue polarità caratteriali, riconoscendo come naturalmente proprie anche quelle negative. Lo sbaglio del dottor Jekyll, infatti, è stato proprio quello di aver voluto scindere i due aspetti dell’animo umano, senza farli dialogare.

Dunque Stevenson, parimenti e ancor prima di Pirandello, coglie l’umana esigenza di indossare una maschera sociale atta a proteggere la persona da ciò che non vuol mostrare nè agli altri nè a se stessa. Tuttavia, mentre i personaggi pirandelliani riescono a trattenere il loro vero io e a nasconderlo efficacemente dietro la parvenza sociale, venendo , in caso, smascherati da un terzo, il personaggio di Stevenson viene gradualmente sopraffatto da se stesso, dalla sua polarità malvagia ed impulsiva che emerge tanto prepotentemente quanto più egli cerca di reprimerla.

Convincente l’interpretazione di Duccilli che, nel doppio ruolo di Jekyll e Hyde, diversifica efficacemente la personalità dei due personaggi comunicando in modo limpido il dramma emotivo sottostante l’esperienza del dottor Jekyll, sempre più psicologicamente provato ed affranto dopo ogni trasformazione. Perfettamente in linea l’interpretazione degli altri attori che hanno saputo ben assecondare i risvolti della narrazione, offrendo un supporto affidabile alla performance di Duccilli. Interessante l’intuizione registica di allestire un unico sfondo scenografico che, senza trasformazioni, potessere adattarsi alle diverse ambientazioni narrative, prestandosi ad essere l’esterno di una casa di appuntamenti, l’interno di una Chiesa, il teatro anatomico di Jekyll, e l’appartamento di quest’ultimo. La sensazione è che fossero i personaggi stessi, magnificamente vestiti da Ines Delle Vedove, a rappresentare la vera scenografia e colorare di sfumature cromatiche i toni emotivi della drammaturgia. Tuttavia, l’adattamentlo teatrale del testo di Stevenson è sembrato oltremodo caotico e disorientante. Nell’intenzione di essere fedele alla scrittura originale, Gennaro Duccilli nelle vesti di regista sembra aver “raccontato” troppo, saturando e imbottendo la pièce di episodi e antefatti che hanno rallentato molto il ritmo della stessa, “stressando” l’attenzione di un pubblico che già alla fine del primo atto mostrava perplessità. Si è avvertita molto la mancanza di una personalizzazione efficace della drammaturgia che, pur rispettando la stessa, la fluidificasse in chiave teatrale, rendendola più leggibile e raccordabile ad un criterio espositivo più logico. 

 

Simone Marcari

9 marzo 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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