Lunedì, 22 Aprile 2019
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I miei soldi: la precarietà si fa spettacolo al teatro Studio Uno

Recensione dello spettacolo I miei soldi al teatro Studio Uno dall'11 al 14 aprile 2019

 

Il “Denaro” contamina tutto ... anche l'arte! Su questa amara constatazione si poggia l'opera teatrale “I miei soldi” scritta a quattro mani da Mario Migliucci e Adriano Saleri, che ne ha curato anche la regia.

Lo spettacolo trae ispirazione dal romanzo Mon Chèque di Jean-Claude Carrière, sceneggiatore cinematografico e televisivo francese. Ogni giorno per più di un anno, un giovane sceneggiatore si reca presso un produttore per riscuotere il pagamento della sua opera ed ogni giorno per più di un anno, il produttore e la sua segretaria mettono in scena le scuse più disparate per ritardare, se non evitare, il pagamento della somma dovuta.

Una storia ben nota a chi ha fatto dello spettacolo una professione di cui poter vivere.

Una precarietà che rende instabile l'esistenza stessa dell'individuo e lo porta a rimandare progetti importanti, quali ad esempio costruire una famiglia.

Lo sa bene il giovane protagonista, costretto a barcamenarsi tra le insistenti pressioni della moglie, anche lei esasperata dai continui rimandi che non fanno altro che alimentare i suoi sogni su come investire i soldi una volta ricevuti.

Inevitabile, quindi, non sentirsi partecipe delle vicissitudini dello sceneggiatore, interpretato da Mario Migliucci, costretto suo malgrado ad essere tra due fuochi: ovvero, la moglie, che lo vorrebbe più deciso nell'ottenere quanto gli spetta, e il produttore, che lo rimbalza di continuo e trova mille cavilli pur di non saldare il pagamento.

Tuttavia, il tormento interiore vissuto dal protagonista, dovuto all'ansia nel non riuscire ad arrivare a fine mese, l'angoscia e la mortificazione nel dover quasi elemosinare quanto invece gli è dovuto, stentano ad emergere sulla scena.

La narrazione degli eventi, sebbene contornata da continui accadimenti inattesi che inevitabilmente  ribaltano il corso della storia, risulta essere troppo lenta. Si fatica a ridere delle assurde scuse accampate dal produttore o dei tentativi del protagonista di giustificarsi con la moglie per essere tornato ancora una volta a mani vuote.

Risulta, infine, una forzatura l'ennesimo colpo di coda riservato nel finale che lascia sgomento lo spettatore al termine dello spettacolo.

 

Carmen De Sena

14 aprile 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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