Domenica, 21 Luglio 2019
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La partita della vita giocata a un tavolo da poker: il ‘Regalo di Natale’ di Pupi Avati come metafora di vita

Recensione dello spettacolo ‘Regalo di Natale’ in scena al Teatro Quirino dal 7 al 19 maggio 2019

 

È stato un debutto coi fiocchi quello che ha visto protagonista la pièce teatrale ‘Regalo di Natale’, adattamento del noto film omonimo diretto da Pupi Avati. Proprio come nella pellicola dell’86, anche sul palcoscenico del Quirino vediamo la scena muoversi e consumarsi intorno a un tavolo da gioco cui sono seduti quattro amici di lunga data: Lele (Giovanni Esposito), Franco (Filippo Dini), Ugo (Valerio Santoro) e Stefano (Gennaro Di Biase). Le loro vite si sono intrecciate, accavallate e separate diverse volte durante tutti gli anni della loro amicizia ma, in qualche modo, questa notte di Natale li vede di nuovo riuniti. Insieme a loro, gioca al tavolo del poker anche l’avvocanto Santelia (Gigio Alberti), noto per le disastrose perdite, che i quattro amici proveranno a spennare ottenendo, invece, quel riscatto umano che ognuno di loro cercava.

Se il lungometraggio degli anni ‘80 vedeva protagonista un cast formato dai più noti attori italiani dell’epoca quali Diego Abatantuono, Alessandro Haber, Gianni Cavina, George Eastman e Carlo Delle Piane, l’adattamento teatrale proposto da Sergio Pierantonio, non è stato da meno: la sfida di ricercare dei protagonisti altrettanto carismatici e che fossero in grado di riproporre a teatro un feeling e un’atmosfera addirittura maggiori rispetto agli stessi personaggi del film, è riuscita perfettamente. Ognuno degli interpreti, infatti, ha donato al proprio personaggio sfumature, accenti e note del tutto nuove per rifuggire dal rischio ‘imitazione’ e conferirgli una vita e un carattere nuovi.  In questo modo anche il pubblico ha trovato una certa gratificazione nel constatare che la pièce resta ugualmente interessante e degna di nota. 

Indubbiamente portare a teatro un testo già conosciuto al pubblico rappresenta un’operazione molto difficile e ancora di più se quel testo è stato scritto per il cinema, ma l’adattamento di Pierantonio unito alla grande bravura degli attori, diretti da Marcello Cotugno, ha fatto la differenza e la messinscena si è rivelata vincente: Giovanni Esposito ha donato al personaggio di Lele uno spirito angosciato ma esilarante cui si devono i migliori momenti comici della pièce, che strappano più di una ristata al pubblico in sala, mentre realista e leale risulta lo Stefano di Gennaro Di Biase, che si contraddistingue per l’eleganza e lo stile impeccabili; il Franco di Filippo Dini appare come colui che più degli altri amici sa affrontare la realtà con occhi disincatati e sinceri, mentre Valerio Santoro regala un’aura di mistero ed enigmaticità al suo Ugo.

Lo spettatore viene man mano coinvolto nelle vite di questi quattro personaggi e dalla partita a poker che ha il sapore di una sfida con se stessi e la vita: delusione e derisione ma anche fugacità e senso di impotenza sono le sensazioni che trapelano dall’atteggiamento dei quattro amici e dall’atmosfera di tensione e frizione che si crea tra loro anche grazie all’entrata in scena dell’avvocanto Santelia. A stemperare e coprire tutto questo marasma di negatività, arriva infine la neve, quasi a rappresentare la speranza che quell’umanità triste, insidiosa, piena di rimorsi e rancori, sia solo un enorme bluff.

 

Diana Della Mura

12 maggio 2019

  

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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