Domenica, 21 Luglio 2019
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Shakespeare in 90 minuti: impresa (im)possibile?

Recensione dello spettacolo Le opere complete di Shakespeare in 90 minuti in scena al Globe Theatre nei giorni 26, 27 e 28 giugno, 15 luglio e 12 e 19 agosto 2019

 

Alcune sono famosissime, altre meno note, in totale sono 37: sono le opere teatrali di William Shakespeare. Ma come metterle in scena tutte insieme in soli 90 minuti? 

Ci sono sicuramente riusciti, a modo loro, Adam Long, Daniel Singer e Jess Winfield. 

Era il 1987, poco più di trent’anni fa, quando i tre autori hanno debuttato all’Edinburgh Festival Fringe con The Complete Works of William Shakespeare, la versione abbreviata e comica delle opere del drammaturgo inglese più famoso di tutti i tempi. Dopo il successo londinese e un primo adattamento in italiano, messo in scena da Zuzzurro e Gasparre nel 2012, la “Bignami Shakespeare Company”, composta da Fabrizio Checcacci, Roberto Andrioli e Lorenzo Degl’Innocenti, traduce, dirige e reinterpreta l’opera omnia del Bardo nel tempio romano a lui dedicato, il Globe Theatre.  

90 minuti, la durata di una partita di calcio, per prendersi gioco del poeta inglese e rileggere i suoi testi in ottica canzonatoria. Senza dubbio una provocazione, di cui gli stessi spettatori, affezionati fan di Shakespeare, sono consapevoli. Insieme agli attori stessi che retoricamente a inizio show domandano “chi di voi conosce La bisbetica domata?”. 

Inizia così, in versione cabaret, Le opere complete di Shakespeare in 90 minuti. 

A riempire la scena ci sono solo loro, i tre attori e i loro oggetti che, di volta in volta, li aiutano a definirsi e a passare da una tragedia/commedia all’altra. E poi c’è il pubblico chiamato a interagire a più riprese (ma meglio non svelare troppo). 

Dopo un inizio lento e poco convincente, il trio recupera immediatamente con un Romeo e Giulietta sui generis, in cui il romanticismo cede il posto a una versione esilarante dell’amore contrastato tra i due giovani. Non sono da meno l’Otello in versione rap, Tito Andronico in versione MasterChef e la telecronaca di tutti i drammi storici. E ancora, strappano grasse risate la messa in scena di Antonio e Cleopatra e di Amleto nelle versioni “long”, “medium” e “short”. È proprio con il principe di Danimarca, con cui si chiude la parodia, che i tre attori superano sé stessi e lanciano una nuova sfida: si può raccontare l’Amleto in meno di 60 secondi? E a ritroso? 

Non è difficile immaginare la risposta!

In un gioco comico che alterna le opere più conosciute e amate a quelle meno famose, e lascia spazio alle varie forme d’arte e d’espressione (mimo e rap compresi) i tre attori danno sfogo alle rispettive abilità di cantanti, attori e danzatori. Recuperano la fisicità della versione originale del testo, dando un’anima e un corpo ai versi del poeta inglese. 

Non ci si commuove, non si riflette e non si ha certo modo di apprezzare la grandezza dei classici. Sicuramente si ride, e tanto: del resto, è un testo che non vuole insegnare nulla di nuovo, che non ha grandi pretese, che invita semplicemente a godere e a ridere insieme, per 90 minuti, il tempo di una partita di calcio. Senza intervallo. 

 

Concetta Prencipe

3 luglio 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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