Venerdì, 20 Settembre 2019
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Radio Recall Reloaded al Teatro India: quando il futuro non prevede umanità

Recensione dello spettacolo: Radio Recall Reloaded. Racconti di R. Sheckley, R. Bradbury, PH.K, Dick. Con Simone Càstano, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Emiliano Masala, Alice Palazzi, Roberta Zanardo. Direzione musicale e percussioni: Gianluca Ruggeri; al pianoforte Ivano Guagnelli; ai clarinetti lo special guest Gabriele Coen. Regia di Lisa Ferrazzo Natoli. Andato in scena al Teatro India il 29 agosto 2019 all’interno della rassegna IF/ Invasioni (dal) Futuro, in scena al Teatro India dal 27 agosto 2019 al 1 settembre 2019

Nella suggestiva atmosfera del Teatro India, in occasione della rassegna IF/ INVASIONI (DAL) FUTURO, il presente si proietta in avanti, in un connubio di suoni ed immagini che si rincorrono giocosamente per dare luogo ad una dimensione altra, dove le luci si confondono con le ombre e la realtà evapora nell’immaginazione. In una delle ultime serate di agosto, con un tiepido vento generoso capace ancora di regalarci il profumo dei fiori proveniente da chissà quali prati o terrazze, in uno scenario all’aperto, artefice e donatore di suggestioni, si raccontano “momenti” di vita futura con lo spettacolo Radio Recall Reloaded.

I quattro testi, proposti secondo un registro prevalentemente “reading”, pur differenziandosi per trama ed intensità, sembrano comunque tenersi per mano. Oltre l’ambientazione temporale proiettata nel futuro, essi infatti sono accomunati dall’ accento acuto posto sull’asetticità di una modernità portata all’eccesso che, con la sua velocità e fame di efficenza, confonde i capricci con i bisogni, mancando di parlare al cuore dell’essere umano, scoraggiandone i sentimenti e il libero arbitrio. Nel racconto: Il prezzo del pericolo di R. Sheckley viene evidenziata l’assoluta vacuità di un certo modernismo che premia il protagonismo a tutti i costi alimentando falsi valori e forse... anche falsi esseri umani. Un uomo, prototipo e riflesso dei tempi futuri, disconnesso dal suo reale sentire, per una cospicua ricompensa economica decide di partecipare alla forma piu estrema del Reality Show che lo “obbliga”, per una manciata di ore, a sopravvivere ad una banda criminale intenta a rincorrerlo per ucciderlo, non senza essere affiancato dalla troupe televisiva che ne raccoglie le impressioni a caldo e rigorosamente in diretta.

In un tempo che non contempla tempo da dedicare a tutto ciò che è umano, come l’amore ed i sentimenti, creandone, invece, come un gioco di specchi, soltanto l’illusione e la parvenza, si piange l’uomo, che appare goffo, incapace di adattarsi ad una modernità a lui estranea ma al contempo disconnesso dalla propria essenza: quando da troppo tempo ci si dimentica di se stessi, diviene difficile, infatti, riconoscersi. Sulla tematica inerente l’abolizione delle prerogative umane, si sviluppa il racconto La terza spedizione di R.Bradbury in cui la realtà è ingannevole e apparente, e la possibilità da parte di un gruppo di astronauti di poter incontrare sul pianeta Marte i loro cari defunti è illusoria, ed i sentimenti di gioia e commozione evaporano ben presto.

Una modernità priva di regole, se non quella di essere sempre più moderna e futuribile, tenderà ben presto a trasformare l’essere umano in un robot, sostituendo il suo cuore con nastri perforati, determinandone il comportamento e annullandone la libertà, come succede nel terzo racconto: La formica elettrica di Ph.K.Dick. Nucleo della trama è il tentativo della persona di salvarsi dalla deriva del proprio tempo, ma l’intento di potersi riappropriare di se stessa e della propria essenza umana verrà dramnaticamente scoraggiato da un ambiente che tollera sempre meno parvenze umane.

Il testo di chiusura Cadrà dolce la pioggia ad opera di R. Bradbury sembra essere la naturale evoluzione di quelli precedenti: la figura umana sparisce definitivamente ed inevitabilmente....il mondo futuro sarà gestito da robot con sembianze di animali e da oggetti dotati di vita propria. 

Riuscito l’intento registico da parte di Lisa Ferlazzo Natoli di valorizzare le peculiarità di ogni singolo artista, evitando di disperderle o appiattirle dentro una interpretazione corale, bensì dosandole all’interno di una concezione figura /sfondo caratterizzata dall’alternanza di interpreti, che in modo intermittente emergono  dal buio per divenire parola e movimento. Apprezzabile, infatti, l’intervento sul corpo dei sei attori; questo viene utilizzato come strumento espressivo, creando una variante dinamica alla formula “reading” fino a sfociare nella recitazione. Probabilmente il tema obbligato e la poca masticabilità dei testi selezionati non sempre ha permesso agli artisti di poter esprimere al meglio il loro indubbio talento e di raggiungere emotivamente il pubblico, rimasto comunque appagato, riuscendo solo nei passaggi più densi ad allentare le briglie imposte dal testo e creare quella vibrata intensità espressiva apparsa a volte inevitabilmente rarefatta. Le percussioni e la direzione musicale di Gianluca Ruggeri, il pianoforte di Ivano Guagnelli e i clarinetti di Gabriele Coen arricchiscono di suggestione ed emotività la performance degli artisti, contribuendo a rendere la stessa un’esperienza prevalentemente sensoriale. Sarebbe infatti incompleto cogliere la rappresenrazione assecondandone solo l’aspetto logico e razionale: il testo stesso è solo un elemento integrato all’interno di un’atmosfera complessiva che le immagini e le suggestioni sembrano trasformare in onirica. 

 

Simone Marcari 

2 settembre 2019

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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