Domenica, 19 Gennaio 2020
$ £

Mi inviti a nozze al Teatro Brancaccino: dall’intolleranza al bisogno dell’altro

Recensione dello spettacolo Mi inviti a nozze, di Valerio Groppa. Con Ketty Roselli, Alberto Bognanni e la partecipazione in video di Samuel Peron. Regia di Siddharta Prestinari. In scena al Teatro Brancaccino dal 26 Dicembre 2019 al 5 Gennaio 2020

 

Non sappiamo esattamente cosa trasformi un’antipatia reciproca già dal primo sguardo, una sorta di colpo di fulmine in negativo, in una successiva e veloce attrazione. Non è raro però ritrovare l’altro nella propria storia, risultato e riflesso di relazioni mancate di cui si portano particolari cicatrici riconoscibili solo da chi ha vissuto esperienze similari: sarà il non immediatamente intellegibile, ad avvicinare i corpi, insegnando loro ad affidarsi. Così ci si accusa, non ci si sopporta, si vorrebbe andar via, ma poi si rimane perchè si riconosce nell’altro un pò di se stessi e della propria solitudine. 

Elisa (Ketty Roselli) e Francesco  (Alberto Bognanni) si conoscono “accidentalmente” all’aeroporto mentre attendono il proprio volo, ognuno troppo imbrigliato dai risvolti e rituali delle sue ossessioni e per nulla tollerante della diversità dell’altro che subito appare persona decisamente infrequentabile. Ma al crescere dell’ insopportabilità reciproca, corrisponde beffardamente una altrettanto incalzante concatenazione di eventi che li vuole, loro malgrado, sempre più necessariamente legati e dipendenti l’uno dall’altra. Essi si ritroveranno a condividere infatti lo stesso volo, saranno vicini di poltrona in aereo e, ahimè, stanno andando allo stesso matrimonio. Nel paradosso della vicenda, dove l’aspetto comico prende forma dallo stridore tra ciò che ci si aspetta dovrebbe naturalmente accadere e ciò che invece di fatto avviene, la mal sopportazione reciproca, sfuma nel bisogno dell’altro, grazie alla condivisione di esperienze di sofferenza sottostanti le apparenze. I due, infatti, sono reduci da relazioni fallimentari e hanno smesso di fidarsi del mondo. La sofferenza che li unisce sembra misurabile dalla rigidità delle loro nevrosi, di fatto corazze atte a proteggersi da una realtà che li ha traditi, a tal punto da perdere contatto con questa. Lui infatti entra in crisi se non porta a termine ogni azione che avvia, secondo un antico dettame materno, mentre nessuna parola contenuta nella loquacità di Elisa sarà funzionale al raggiungimento di Francesco, che verrà distanziato e annegato dal mare delle parole stesse. L’avvicinamento avviene in un momento preciso, ovvero quando uscendo dalla dinamica dell’accusa reciproca, i due protagonisti inizieranno a parlare di se stessi e dei loro fallimenti, dandosi il permesso di aprirsi e ricominciare a fidarsi.

Un iniziale dialogo tra sordi quindi può divenire relazione vera, quando a contattarsi sono i vissuti personali che permettono di passare da “un parlare dell’altro” ad un “parlare di sé all’altro”.  

L’attenta regia di Siddhartha Prestinari sottolinea con l’intercorporeità, ancor prima che col “verbo”, le diverse fasi della relazione che raggiunge pienezza nella distensione e nell’avvicinamento dei corpi. Ben curata la definizione delle due tipologie dei personaggi evidente anche nell’abbigliamento: lei elegante, loquace ma incapace di ascoltare, mentre casual, introverso e problematico nel dialogo, lui. Frizzante e decisamente convincente l’interpretazione di Ketty Roselli e Alberto Bognanni, perfettamente a loro agio nella difficile prova di recitazione “a due” in cui la sfida è saper “mantenere la nota” senza calare d’intonazione. I due attori hanno quindi valorizzato con brillantezza recitativa la buona fattura della stesura drammaturgica, imprimendole una ritmica costante e colmandola anche in quei passaggi in cui la stessa è sembrata ridondante, specie in alcune battute protratte oltre il necessario. L’ intelaiatura della scrittura di Valerio Groppa dischiude, dietro un’ esteriorità a carattere prevalentemente comico, una densità di contenuti di natura esistenziale, rintracciabile in alcune esternazioni in cui emerge il tema della solitudine e di scelte affrettate per esorcizzare la stessa. Gradevole la partecipazione video di Samuel Peron nei panni di Carlo, lo sposo ed ex fidanzato di Elisa che ha lasciato con un video messaggio cinque giorni prima di sposarla. Le diverse ambientazioni, sfondo al viaggio dell’improbabile coppia, sono scenograficamente ben rappresentate da Tiziana Liberotti che si avvale di sequenze fotografiche rappresentanti le stesse e proiettate su uno schermo posto alle spalle degli attori.  

La corposa affluenza di un pubblico soddisfatto e divertito decreta il buon successo della commedia che rintraccia nella creatività e nello spessore recitativo le prerogative più convincenti.  

 

Simone Marcari 

4 gennaio 2020

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter per scoprire gli sconti sugli spettacoli teatrali riservati ai nostri lettori