Giovedì, 04 Giugno 2020
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#iorestoacasa ma riscopro il teatro: 'Quaranta.. ma non li dimostra'. Ridere e pensare con Peppino e Titina de Filippo

#recensione del DVD dello spettacolo “Quaranta ma non li dimostra (il teatro di Peppino De Filippo)”, visto a casa nei giorni di quarantena da Coronavirus!

 

In questi giorni particolari è importante non diluirci dentro la trappola della routine o nella morsa del “dovere” necessariamente fare qualcosa. A volte ciò che risulta davvero nutriente non risiede nel “macro” bensì nelle piccole cose, purché sentite come realmente nostre. Una proposta per arginare un certo appiattimento umorale, rivitalizzando e tenendo allenate le nostre più nobili prerogative di empatia e introspezione, può venire dalla visione in video di alcuni spettacoli teatrali. Nello specifico,  la pièce “Quaranta...ma non li dimostra”, scritta nel 1933 da Peppino e Titina de Filippo e portata in televisione nel 1963, ci offre la doppia e preziosa opportunità di poter riflettere e ridere su tematiche universali. Queste, anche quando non vissute direttamente da noi, raggiungono e mettono in vibrazone la nostra anima comune di esseri umani. Potremo inoltre apprezzare le straordinarie doti interpretative e drammaturgiche di un attore di eccelso spessore, quale Peppino de Filippo, troppo spesso trattato sbrigativamente come fratello “minore” di Eduardo o come semplice spalla dell’inarrivabile Totò. È bello e se vogliamo, anche emozionante, andare a scoprire ciò che è meno visibile, rintracciandone un valore più prezioso perchè più nascosto rispetto all’immediatamente bello. 

Ma perché non hai agito nei miei confronti come hanno agito loro? (...) Perchè non hai fatto anche tu come hanno fatto le tue sorelle? Nonostante le punizioni non mi hanno mai dato retta e adesso si sposano (...). Sei rimasta prigioniera della tua remissività: mi hai evitato il dispiacere di punirti ma mi hai tolto la gioia di poterne constatare i buoni effetti contrari”.

Quando i sentimenti espressi nell’opera teatrale sono universali e parlano dell’umano sentire, questa sfugge alle categorie del tempo e diviene attuale nel qui ed ora. Lo sguardo di un padre vedovo, Don Pasquale ( Peppino de Filippo), che vede sua figlia quarantenne, Sesella, sfiorire zitella, senza prospettive nè speranze, nascoste chissà dietro a quale maglia da rammendare e qualche camicia da stirare, è un tema profondo che condensa le molteplici anime della genitorialità in un unico sentire. Sesella (Lidia Martora) rinuncia alla sua giovinezza al contrario delle sue sorelle che colgono il fiore della loro età, fidanzate e in procinto di sposarsi. Ella diviene al contempo madre di quest’ultime e moglie di suo padre, occupandosi delle faccende domestiche e lasciando che siano gli altri a vivere il loro tempo. Sesella con la sua fedeltà incarna così la figlia ideale per un padre rimasto solo, contrapponendosi di fatto alla vitale e colorata imprevedibilità delle sorelle. Ma il cuore di un padre non può appagarsi nel constatare a quale prezzo sua figlia stia pagando una certa ubbidienza. Don Pasquale è preso dalla morsa tra ciò che un genitore deve dire anche se non lo sente, perchè questo è il suo ruolo e la speranza di essere disubbidito affinchè la figlia possa restituirsi alla vita ed essere uguale alle altre. Una morsa talmente stretta da portare il padre a rimproverare Sesella per l’eccessiva fedeltà alla regola genitoriale deprivandolo di poterne godere gli effetti positivi della disubbidienza. “ È un paradosso ma è così: dovevi fare il contrario. Anche tu al mare, anche tu a ballare e dove meglio ti sarebbe piaciuto (..). Io non rimprovero te ma rimprovetandoti rimprovero me, ma tu dovevi fare tutto il contrario di quello che io volevo”.

Come spesso accade, quando la realtà è inaccettabile e al contempo immodificabile, ci si rifugia nell’illusione e nell’autoconvincimento per incrinare l’ineluttabilità del presente. Analogamente, padre e figlia, grazie ad un divertente equivoco, si illudono di un certo interesse nei confronti di quest’ultima da parte di Luciano Giacomelli (Gianni Agus) giovane giornalista di bella presenza, squattrinato, ma alquanto onesto e grande amico di Bebè (Luigi de Filippo), il fidanzato di una delle figlie di don Pasquale. Tenero è l’amore e commovente la dedizione con la quale Pasquale cerca di favorire l’avvicinamento di Giacomelli a Sesella, esaltandone le doti di modernità ed emancipazione, in realtà mai possedute da questa, sempre più goffa nell’incarnare un ruolo che non le appartiene e destinata a rimanere una quarantenne donna di casa.. innamorata.

 

Simone Marcari

16 marzo 2020

 

informazioni

Peppino De Filippo

Don Pasquale Di Domenico

Lidia Martora

Sesella

Rossella Como

Carmela

Maria Grazia Spina

Giulia

Wilma Morgante

Maria

Paola Quattrini

Antonietta

Dolores Palumbo

Donna Giacinta

Gianni Agus

Luciano Giacomelli

Luigi De Filippo

Bebè

Pino Ferrara

Alberto

Pietro Carloni

Don Matteo

Armida Di Pasquale

La signora Amalia

Gigi Reder

Un garzone

 

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Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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