Domenica, 29 Novembre 2020
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Il Trend al teatro Belli continua in streaming. Sleepless: la morte è nel non essere più compresi

Recensione dello spettacolo “Sleepless” in scena in streaming dal teatro Belli per la rassegna "Trend - nuove frontiere dalla scena britannica" dal 26 al 27 ottobre 2020

 

L’imperversare dell’epidemia, che costringe le sale alla chiusura, non riesce comunque a spegnere il sacro fuoco dell’arte. Il Teatro Belli trasforma la crisi in un’occasione per reinventarsi e rilancia la diciannovesima edizione di Trend, nuove frontiere della scena britannica in versione streaming. La regia filmica, che deve farsi carico delle sguardo del pubblico, è molto leggera e aiuta a veicolare l’attenzione senza rendersi troppo evidente: la formula streaming può essere una decisione vincente per mantenere vivido l’ambiente teatrale.

Il secondo appuntamento della rassegna è “Sleepless”, uno spinoso testo di Caryl Churchill. In quest'opera l’autrice non affronta le tematiche che l’hanno resa famosa (femminismo, politiche sessuali, abuso di potere), ma si concentra su tre brevi frammenti di vita di coppia. Elena Callegari e Mario Sala interpretano tutti i personaggi senza ripetersi mai, provando una notevole maturità artistica.

Tutto lo spettacolo si svolge a letto, a notte fonda, quando si è più vulnerabili e suscettibili, quando le maschere indossate di giorno cadono miserabilmente. Lorenzo Loris, regista storico della compagnia del Teatro Out Off di Milano (teatro in cui ha debuttato lo spettacolo il 14 gennaio 2020), dirige la coppia di attori attraverso il paradosso dell’opera: il letto, che a prima vista è una zattera, un piccolo quadrato illuminato circondato da tenebre, non svolge la funzione giaciglio, al contrario tutti vegliano e si agitano. Lo spazio del confronto diventa area di scontro, i pensieri dei personaggi si trincerano dietro le lenzuola in una guerra senza possibilità di vittoria.

Da ogni storia emergono due caratteristiche fondamentali: l'inevitabile incomunicabilità tra i personaggi e la morte, letterale o figurata, come unica valvola di sfogo. La coppie non appaiono come forti di un’identità comune e condivisa, ma piuttosto come somma inconciliabile e forzata di individui separati. Da questo estremo individualismo nasce l’impossibilità di ascoltare l’altro, l’unico confronto possibile nasce dall’annullamento del prossimo, perdendo quindi il senso stesso del dialogo. Il regista, che da anni ha fatto esperienza di teatro dell’assurdo, riesce a portare in scena l’opera mostrando la frammentarietà e la perdita di orientamento nella vita di coppia. Gli attori, forse un po’ anziani per i personaggi interpretati, fanno emergere, con i ritornelli del testo, i toni grotteschi della gabbia di azioni abitudinarie.

Poter vedere lo spettacolo in streaming sdraiati nel letto, magari con il proprio congiunto a fianco, proietta lo spettatore in una piccola dimensione di autoriflessione. Si ha l’impressione di essere la quarta coppia dello spettacolo, che a proprio modo non riesce a comunicare, anche se in toni meno eclatanti. A ogni personaggio rimane solo la morte: l'assassinio del rivale in amore o del consorte, l’omicidio degli altri come unici responsabili dell’incomprensione, quindi causa dei propri problemi. 

“La morte non è nel

 non poter comunicare,

ma nel non poter più essere compresi.”

(Pier Paolo Pasolini)

 

 

Luca Monari

27 ottobre 2020

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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