Lunedì, 27 Giugno 2022
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Racconto sconosciuto: al teatro Tor Bella Monaca, una profonda e malinconica ricerca di se stessi e dei veri valori dell’esistenza

Recensione dello spettacolo Racconto sconosciuto in scena al teatro Tor Bella Monaca dal 13 al 30 gennaio 2022

 

“Che bello il teatro!”

Ecco, questo è uno spettacolo che ti fa gridare forte: “Che bello il teatro!”, con i velluti nelle scenografie, il recitato perfetto, un testo tutto da scoprire, i corpi degli attori e come si muovono sul palco, pochi artifici e una pura e semplice messa in scena oserei dire: perfetta!

Lo spettacolo in questione è “Racconto sconosciuto”, un inedito di Cechov, di cui l’ autore aveva lasciato solo degli appunti sulla realizzazione teatrale; morì prima che lo potesse portare a termine.

Ci siamo oramai troppo abituati a messe in scena che stravolgono testi e azioni, ad una ricerca di nuovo spesso troppo artefatta e priva di senso; ecco perché una messa in scena come questa orchestrata da Duccio Camerini è un respiro largo e aperto su una pratica teatrale classica e niente affatto banale. La storia è ricca di spunti di riflessione, in questo Cechov ne rimane in assoluto uno dei maestri, c’è la politica, la società, gli ideali, l’ amore, ma soprattutto l’incanto, la speranza e il successivo disincanto; drammatico, crudele e malinconico. 

Il protagonista del racconto, lo “sconosciuto” appunto, è  Stjepan, un anarchico che si fa assumere come cameriere nella casa di un importante funzionario, Orlov,  figlio di un potente uomo politico, reputato nemico della rivoluzione. Lo scopo della presenza nella casa di Stjepan, è cercare documenti che arrechino danni all’ importante politico. L’anarchico ben presto si renderà conto di non essere adatto allo scopo; piene di drammatica consapevolezza le confessioni di tale incapacità. Inoltre, l’uomo si innamorerà perdutamente  dell’ amante di Orlov, Zinajda Fèdorovna, amore anche esso, pudico e segreto, mal rivelato solo nel momento del declino della donna, mai ricambiato. In questo scenario si muovono una serie di personaggi secondari, mai però di secondo piano che ricamano con la loro presenza la mediocrità e i vizi di una vita ricca e inutile, senza nessuna morale, senza nemmeno la chiara consapevolezza del tempo sprecato nel nulla. All’interno di quella casa, a contatto con quella vita Stjepan perderà completamente aderenza con i suoi ideali, quasi infettato da quella esistenza, da cui non si lascerà mai coinvolgere, ma dalla quale non riuscirà mai comunque ad emergere. In questo racconto Cechov, che oramai ha perso l’ironia degli inizi, seppure a tratti ne rimane cenno, soprattutto nel raccontare i vizi dei ricchi; emerge con la tragica realtà che delinea l’esistenza, non c’è una luce di speranza quasi mai, se c’è, è fioca, per spegnersi definitivamente nel finale, anche esso tragico. 

La regia di Duccio Camerini è classica, seppure con qualche guizzo che cade a pennello in scena, alcuni tableau vivant con i corpi in posizioni non comuni, alcuni personaggi  spesso di schiena al pubblico, ma è essenzialmente una regia pulita, coerente con il testo e mai forzata (e il testo volendo ne avrebbe indicate di forzature). Camerini interpreta inoltre il doppio ruolo, di Orlov e Stjepan, anzi il triplo (in una scena anche quello del vecchio padre, potente uomo politico) e accidenti quanto è bravo! 

Mai impostato, sempre misurato, semplice e senza sentire necessità di forzare su dei caratteri. Camerini fa una cosa a nostro parere essenziale e spesso dimenticata nel teatro contemporaneo: “da spazio al testo!”.  

Bravi tutti gli altri attori, Silvia Maria Vitale, l’impudica governante Polja, Elena Baroglio, la disperata Zinaida, amante di Orlov, Matteo Micheli, l’amico arrivista Kukuškin, ma permetteteci di menzionare in particolar modo Pietro De Silva nella parte dell’ arrivista e spudorato Pekar’skij. Pietro De Silva da grande attore qual è fa teatro solo con un gesto, una stortura di bocca, una parola, si trasforma in Pekar’skij, neanche senza troppa fatica (o perlomeno così ci appare), diventa il personaggio, lo caratterizza, lo veste, lo è.

Insomma per chi ancora non lo avesse visto, vi invitiamo a non perdere “Racconto sconosciuto”.

Cercatelo il teatro così, guardatelo, non ne siate mai sazi, non stanca mai; bensì produce senso a questa arte meravigliosa!

 

Barbara Chiappa

24 gennaio 2022

 

informazioni

di Anton Cechov

con Duccio Camerini, Silvia Maria Vitale, Elena Baroglio, Matteo Micheli

e con Pietro De Silva

scenografia Fabiana Di Marco

laboratorio tecnico L.T. COSTRUZIONI SRL

musiche Gianluca Cucchiara

costumi Greta Aureli

aiuto regia Livia De Luca

luci Mauro Buoninfante
assistente alla regia Aurora Ghezzo
montaggio sonoro Simone Miccinilli

consulente storico Anne Salieres
drammaturgia e regia Duccio Camerini

Prodotto grazie al contributo di NUOVOIMAIE

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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