Lunedì, 27 Giugno 2022
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Teatro Quirino. Uno, nessuno e centomila per la regia di Capodici il non essere dell'Io

Recensione dello spettacolo Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello.  Con Pippo Pattavina e Marianella Bargilli. Regia di Antonello Capodici. In scena al Teatro Quirino dal 25 al 30 gennaio 2022.

 

Quando non possiamo essere la stessa persona per tutti, di fatto non esistiamo. L'unicità soltanto immaginata si arrende al cospetto di tanti noi, quanti sono gli sguardi altrui, fino a disperdere l'Io, precipitato inevitabilmente nel suo non essere: uno, nessuno e centomila.  

Semplice, fino a sfiorare la banalità, drammatico: come solo le cose semplici sanno essere, il pretesto della complessa opera pirandelliana si origina dalla constatazione del sign. Vitangelo Moscarda ( Pippo Pattavina) di avere il suo naso leggermente disallineato, complice l'ingenua osservazione della moglie Dida ( Marianella Bargilli). Sembra una cosa da poco vero ? Non lo è affatto invece e diviene dramma  quando in gioco c'è il crollo delle sicurezze acquisite, quelle su cui riposava indisturbato il nostro senso di esserci. E quando scricchiola il pavimento, figura e sfondo si inseguono e l'ossessione per il dettaglio diviene protagonista. Essere visti per una vita con il naso storto, convinti, per una vita, di apparire con il naso dritto si assurge ad atroce metafora dell'impossibilità, anche per la maschera, di far breccia nell'altrui percezione. 

Poter restituire una visione univoca di se stessi diviene così vana illusione. Il come si appare infatti, non appartiene più a noi, ma alla soggettività altrui, unica e irripetibile per ciascuno. Figlio di un banchiere ricordato e additato, anche dopo la sua morte, come usuraio, anche Vitangelo Moscarda eredita dal padre ruoli,  beni e appellativi. Quest'ultimi coniati,  o semplicemente perpetuati, da una certa massa, urgente di classificare, di definire e poi giudicare sulla base di un credo fondato sul nulla.  E poi c'è Gengè. Ovvero sempre Moscarda ma soprannominato così dalla moglie Dida che in lui vede il suo Vitangelo, diverso da come lui appare per se stesso, a tal punto da divenire geloso della relazione tra la moglie e quell' estraneo di Gengè. Ricomporre i centomila frantumi del suo essere per sintetizzarli in una sola figura  universalmente riconosciuta diviene così bisogno fondamentale di Moscarda. Egli decide così di elaborare una strategia atta a riscattare la sua condizione di usuraio  agli occhi della gente attraverso un plateale  atto di generosità. 

Ora, il signor  Marco di Dio, uomo dal passato moralmente opaco e dal presente precario, vive in condizioni di semi povertà. Egli, con sua moglie Diamante, alloggia  in uno degli appartamenti di proprietà Moscarda di cui non paga affitto, sostenuto da un vitalizio che Moscarda padre aveva concesso lui. Vitangelo, consapevole di essere considerato dallo stesso di Dio un usuraio, decide dapprima di sfrattare la coppia morosa per poi agire un colpo di teatro donando loro una casa più grande. Oltrepassando le resistenze dei due storici funzionari della banca, Quartorzo (Rosario Minardi) e Firbo (Giampaolo Romania) e del notaio Stampa, uomini eticamente mediocri, egli ottiene la documentazione e autorizzazione necessarie al suo "esperimento".  Spesso però gli occhi altrui, quelli di fronte ai quali ci si vorrebbe “rinnovare” sono miopi e pigri e non hanno proprio voglia di guardare. La maschera non può cambiare. Non deve. 

Rappresentazione teatrale di indubbio spessore che la magistrale interpretazione di Pippo Pattavina ha ulteriormente elevato ad un'altezza da vertigini. Gestualità, pause ed intonazione vocale sono gli elementi che l'attore siciliano ha sapientemente plasmato ed intersecato trasferendo con misura e precisione la densità del messaggio pirandelliano. Lodevole l'intervento registico di Antonello Capodici nel riuscito e non facile compito di intercettare quella via mediana che corre nella dorsale tra il rispetto per  la partitura originaria e le personalizzazioni della stessa. Elegante, a tal proposito, il taglio cinematografico identificabile dall' utilizzo del flashback. La "pellicola", infatti,  procedendo per episodi, inizia narrando l'ultima sequenza, in cui Moscarda al cospetto del giudice (Mario Opinato) dovrà spiegare alcune dinamiche intercorse tra lui e Anna Rosa: amica della moglie ma al contempo "sostenitrice" dello stesso Moscarda. Costantemente nella parte e nella ritmica che essa contiene, i quattro attori orbitanti attorno al personaggio di Moscarda han dato prova di grande versatilità, ulteriormente esaltata dai doppi ruoli ad essi assegnati. L'intento registico sembra quello di mantenere le atmosfere originarie raccontando anche il lato umoristico di Pirandello esplicitbile dalla caratterizzazione di alcuni personaggi su cui, forse, si è calcata oltremodo la mano rischiandone a tratti la caricatura. Originale e assolutamente riuscito il progetto scenico ( Salvo Manciagli) impostato su pannelli mobili che, assecondando la narrazione, dischiudono nuovi ambienti dei quali le luci ne risaltano allestimento e colori, armonizzandosi con le musiche di Salvo Manciagli. 

Un tardo pomeriggio di mercoledì che sapeva di sabato sera: tale è stata la sensazione all'interno di una sala gremita. Ulteriore testimonianza che per il teatro fatto con amore sarà sempre, e giustamente, sabato sera .  

 

Simone Marcari 

28 gennaio 2022

 

Informazioni 

Uno, nessuno e centomila. Di Luigi Pirandello

Con Pippo Pattavina e Marianella Bargilli. 

E con: 

Rosario Minardi

Mario Opinato

Gianpaolo Romania

Musiche originali: Mario Incudine

Scene: Salvo Manciagli

Produzione: ABC Produzioni e ATA Carlentini

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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