Martedì, 07 Febbraio 2023
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Una Boheme natalizia al Verdi di Trieste

Recensione della prima compagnia di La Boheme al Verdi di Trieste in scena dal 9 al 18 dicembre 2022

 

A Trieste ritorna ‘La Boheme’. Titolo amatissimo, apparso per ben 21 stagioni  al Teatro Verdi, ha visto alternarsi, nei vari anni, alcuni fra i più importanti interpreti di quest’opera. A partire da Rosina Storchio,  per passare a Rosetta Pampanini,  alla Melis,  a Mafalda Favero, Alda Noni, la Somigli, Rosanna Carteri,  la Freni,  la Ricciarelli, fino a Fiorenza Cedolins, acclamata protagonista di due edizioni, solo per ricordare alcune delle Mimi. Non fu da meno con Musetta, di cui citiamo, solo per fare degli esempi recenti, la grande Rosetta Pizzo, Elena Zilio, la Scarabelli, l’amatissima Daniela Mazzucato, Eteri Lamoris, Ainhoa Arteta .

Analogo discorso su Rodolfo, interpretato, fra gli altri da: Gigli, Poggi, Infantino, Tagliavini,Filippeschi, Carreras, Ventre, Sabbatini, Hong, Cupido, Borras.

In questa occasione il Verdi ha puntato su un cast di voci emergenti, tutte interessanti, credibili scenicamente e vocalmente, inserite in uno spettacolo di gusto tradizionale . Carlo  Antonio De Lucia, regista esperto, coadiuvato nelle scene essenziali da Alessandra Polimero e con i costumi  di Giulia Rivetti, sostiene gli interpreti  con gradevoli dinamiche  sceniche ed una recitazione agile che il pubblico dimostra di apprezzare.

Certamente questo allestimento non aggiunge nulla alla visione consueta della storia, ma ha il pregio di non stravolgere nulla. Il direttore Christopher Franklin è una presenza frequente del Verdi. In questa occasione il direttore americano offre una lettura personale, caratterizzata da tempi dilatati che si alternano ad atmosfere concitate, volumi orchestrali prevaricanti ed una certa disomogeneità degli equilibri vocali, che. Almeno per chi scrive, sono di difficile comprensione.

Buona la prova del coro, diretto da Paolo Longo, cui si affiancano, bravi vocalmente e frizzanti scenicamente,  i brillanti ragazzi di I Piccoli Cantori della Città di Trieste diretti da Cristina SemeraroLavinia Bini , al debutto nel ruolo,  è stata una intensa Mimì, che ha entusiasmato il pubblico. Il soprano, che delinea una fanciulla che  sembra da subito perfettamente conscia della tragedia che l’aspetta, può contare su una tecnica solida, una voce ampia  ed omogenea nell’estensione, suggestiva nelle note gravi, piena in quelle centrali e con acuti sicuri.

Alessandro Scotto Di Luzio, Rodolfo, ha dovuto duellare con la tosse, che gli ha fatto saltare la prima e che gli ha tenuto compagnia nella prima delle  recite che ha cantato. Il tenore ha molto lavorato sul personaggio, con una passione per il sensibile poeta che  arriva al pubblico anche attraverso una gestualità attenta, che risponde con minuziosa cura alle indicazioni della partitura. Sicuramente se non ci fossero stati problemi di salute la prova sarebbe stata ancora più brillante, ma quella che abbiamo ascoltato è stata una dimostrazione di grande professionalità, una narrazione credibile e molto suggestiva, vocalmente controllata con sicurezza ed in evidente crescendo nel corso della serata.

Federica Vitali è una Musetta molto disinvolta scenicamente , che non è stata aiutata vocalmente dai tempi scelti dal direttore. Leon Kim, che presto affronterà al Verdi la parte di Macbeth,  è stato un Marcello convincente come attore e  sontuoso vocalmente: mette al servizio del ruolo uno strumento potente per volume, sicuro negli acuti, ricco di sfumature e di colori. Fabrizio Beggi, Colline, alterna  con bravura toni spiritosi a momenti di grande umanità, come nella suggestiva ‘Vecchia Zimarra’, che stappa un applauso convinto alla platea.

Il quartetto degli amici è completato dal divertente Schaunard  di Clemente Antonio Daliotti, sicuro vocalmente e credibile scenicamente.

In quest’opera c’è uno stuolo di personaggi secondari che sono determinanti per descrivere l’atmosfera parigina ed il teatro triestino ha selezionato degli interpreti all’altezza: Alessandro Busi ha affrontato con garbo ed ironia con  il doppio ruolo di  Alcindoro/Benôit ; Andrea Schifaudo ha offerto il suo bel strumento vocale a Parpignol ; funzionali allo spettacolo il  sergente dei doganieri di  Damiano Locatelli, il doganiere di  Giovanni Palumbo, il venditore ambulante di Andrea Fusari. Alla fine, applausi meritati per tutti, con particolare entusiasmo verso Lavinia Bini.

 

 

Gianluca Macovez

13 dicembre 2022

 

 informazioni

Trieste, Teatro Giuseppe Verdi, stagione d’opera e balletto 2022
“LA  BOHEME”
Opera lirica in quattro quadri su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa da Scènes de la vie de Bohème di Henry Murger

Musica Giacomo Puccini
Mimì LAVINIA BINI

Rodolfo  ALESSANDRO SCOTTO DI LUZIO

Musetta  FEDERICA VITALI 

Marcello  LEON KIM

Colline  FABRIZIO BEGGI    

Schaunard  CLEMENTE ANTONIO DALIOTTI

Alcindoro/Benôit  ALESSANDRO BUSI

Parpignol   ANDREA SCHIFAUDO

Il sergente dei doganieri  DAMIANO LOCATELLI

Un doganiere   GIOVANNI PALUMBO

 Un venditore ambulante  ANDREA FUSARI

Orchestra Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Maestro concertatore e direttore Christopher Franklin

Maestro del coro Paolo Longo
Con la partecipazione de I Piccoli Cantori della Città di Trieste
diretti da Cristina Semeraro
Regia Carlo Antonio  De Lucia

Scene Alessandra Polimeno e Carlo Antonio  De Lucia

Costumi Giulia Rivetti


Nuovo Allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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