Recensione della recita udinese de ‘Il Trovatore’ al teatro ‘Giovanni da Udine’
Il promesso aggiornamento sul ‘Trovatore’ allestito dal Verdi di Trieste e portato in decentramento ad Udine non risponde alle domande emerse su questo spettacolo e che, diciamolo subito, in terra friulana si è chiuso con sei minuti abbondanti di applausi e quindi rientra nella categoria dei successi.
Ci eravamo proposti di recensire l’ultima delle repliche per capire se lo scorrere delle recite migliorava la resa di uno spettacolo che a noi da subito era apparso più ricco di ombre che di luci.
Diciamo subito che la sostituzione del protagonista ci impedisce di rispondere alla domanda iniziale in forma compiuta ma rende deflagrante la questione centrale: quello che conta a questo punto non è tanto come hanno cantato gli interpreti o ha suonato l’orchestra, ma se è giusto che per avere dei grandi nomi si accetti di modulare il calendario delle prove, magari sostituendoli e permettendogli di arrivare all’ultimo momento, con una loro personale idea del personaggio, oppure se si accetti di cambiare radicalmente la struttura dell’opera per accogliere i loro desiderata.
Di fatto le differenze fra prima compagnia e seconda erano macroscopiche, proprio nella scelta musicale.
Udine doveva essere la cartina tornasole: il primo cast era alla quinta replica e quindi rodato, nei giorni precedenti non c’erano spettacoli e con le voci riposate quella mesa in scena avrebbe potuto essere il vertice della produzione.
Così non è stato: un cambio annunciato il giorno prima ha portato il Manrico della seconda compagnia a cantare con i colleghi della prima, proponendo di fatto un terzo cast, inedito.
Un disorientante fiorire di cambiamenti, che nel corso delle settimane aveva mutato anche direttore, baritono della prima compagnia e baritono della seconda .
Dal punto di vista visivo, confermiamo il nostro, personalissimo, parere ampiamente negativo sulla regia di Luis Desirè, per la quale rimandiamo alle precedenti recensioni.
Diciamo solo che ci è parso che nel corso delle repliche si siano moltiplicate le perplessità, con cantanti che avevano un’espressione che non rispondeva alla storia, sguardi nel nulla immotivati, movimenti sui quali davano l’impressione di non credere, per primi, gli interpreti.
‘Recitar cantando’ non è una opzione fra ‘Recitare o cantare’.
Nello spettacolo cui abbiamo assistito la sensazione è stato che alcuni cantassero, anche benissimo e pochi vivessero il personaggio.
Anche perché alcuni personaggi ci sono parsi costruiti in modo sommario.
Se sia colpa della regia o dell’interprete sordo alle indicazioni, non lo sapremo mai.
Non è andata meglio con la direzione, che non ci è parsa avere una precisa direzione ed ad ogni recita ha offerto tempi e soluzioni diverse. Certamente è una scelta, se abbiamo colto bene, che può avere le sue ragioni e che potrebbe dimostrare l’eclettismo del direttore Jordi Bernacer alla guida dei sempre bravi musicisti dell’orchestra del teatro Verdi, ma nella quale non ci siamo ritrovati, certamente per nostre mancanze.
Il coro, diretto da Paolo Longo, ad Udine è stato sovrastante in diverse occasioni. Probabilmente, come per alcune piccole disomogeneità, un aspetto legato all’acustica del teatro friulano.
In ogni caso, tenuto conto anche delle richieste della partitura e del ridotto organico, una prova superata con onore.
Rimangono sostanzialmente buone le prove dei comprimari: Daniele Cusari , il vecchio zingaro; Alessandro Di Domenico, un messo; Andrea Binetti, Ruiz ; Erika Zulikha Benato,Ines.
Carlo Lepore è professionista serio. A noi pare fondamentalmente interprete rossiniano d’eccellenza ma il suo Ferrando è cantato correttamente.
Daniela Barcellonaregala una sua visione del personaggio di Azucena . Quasi da tragedia greca. Composta, verrebbe da dire perfino compunta, sembra più una apparizione che una zingara sconvolta dai ricordi e dal rimorso, ma indubbiamente il personaggio è compiuto e suggestivo. Vocalmente mancano le note solfurea delle grande interpreti di tradizione, molte peraltro aggiunte a piacimento dalle cantanti nel corso degli anni, ma gli acuti sono potenti, il lavoro sulla parola sempre attento, la misura narrativa elegante.
Molto buona, nei vari duetti, l’intesa con il Manrico udinese, che incontrava per la prima volta .
Anna Pirozzi è una delle voci più amate del panorama italiano. Confermiamo l’impressione positiva, sottolineiamo la potenza degli acuti, il grande volume sonoro, l’impeto di certi passaggi ed il grande effetto di note come il Re bemolle dell’insieme che chiude la prima parte.
Rimaniamo convinti che certe sfumature vocali siano state sminuite dal fatto di dover cantare arie complesse dietro un velario e sottolineiamo il trionfo personale alla fine dello spettacolo, ma anche i tanti meritati applausi durante la recita.
A noi, per onestà, pare che la voce, sempre rigogliosa, porti il segno di tanto Puccini in alcune asperità, ma potrebbe anche essere una caratteristica che non avevamo colto in passato.
Scenicamente ci è sembrato che la sua Leonora fosse molto penalizzata dalla scelte registiche. Più che una fanciulla contesa, che soffre per amore e che ribalta la situazione optando per il suicidio, che nessuno si aspetta, pur di essere padrona della sua vita e delle sue scelte, ci è sembrata da subito una virago, determinata, decisa, più incline all’azione che al romanticismo. Come se la cantante avesse preso il sopravvento sull’interprete.
Manrico avrebbe dovuto essere Yusif Eyvazov. Però all’ultimo momento è stato annunciato che alla generale avrebbe cantato Samuele Simoncini. Peraltro affiancato da Alessia Nadin, perché la Signora Pirozzi aveva comunicato che avrebbe partecipato solo alla recita serale. In definitiva una generale con due cantanti differenti da quelli che sarebbero andati in scena il giorno dopo.
Ma non basta. Nel corso della prova, viene ufficializzato che il tenore azero non sarebbe stato il protagonista dello spettacolo serale.
Così Simoncini si è trovato a cantare una parte tanto pesante due giorni di seguito, con una Leonora con cui non era mai andato in scena. Sfida non facile, portata a termine con valore.
Nel corso delle repliche il tenore toscano ha sempre optato per l’aria ‘Di quella pira’ della versione senza la ripetizione delle strofe e nella scrittura senza il do. Si tratta di una scelta meno pirotecnica ma molto più rispettosa della volontà del compositore ed ha una sua ragione musicale. Che trova supporto nella bella interpretazione vocale, ricca di colori, solida negli acuti senza essere mai eccessiva, ricca nei fiati.
Il suo Manrico non vuole essere un atleta del pentagramma, ma un personaggio compiuto, recitato con convinzione, che sa trovare il giusto suono per il momento che vive sul palcoscenico, che non dimentica mai la costruzione del ruolo, che non viene mai sacrificata per ottenere un facile applauso.
Certamente affossarlo sotto un cappotto che sembrava adatto più a Yoda che ad un affascinante giovane zingaro non ha aiutato la resa scenica. Ma meglio non tornare sull’argomento.
Infine l’applauditissimo Youngjun Park , che si conferma magnifico interprete, credibile scenicamente ed opulento vocalmente.
La sua prova è maiuscola, grazie ad una voce potente, dagli acuti sontuosi, ricchissima di colori, oceanica nei fiati. Impeccabile la dizione e buono il lavoro sul significato della parola. Il centro è solidissimo ed il suono risulta omogeneo in tutta l’ampia estensione.
Alla fine tanti applausi per tutti, per uno spettacolo che, però, nel corso delle repliche, a differenza di quello che ci aspettavamo, non ha sciolto le nostre perplessità.
Che rimangono, con nostro piacere e conforto, opinioni di nicchia e, da quel che si legge, voce della minoranza.
Gianluca Macovez
16 marzo 2026
informazioni
Udine, Teatro Giovanni da Udine, 14 marzo 2026
IL TROVATORE
di Giuseppe Verdi
Dramma in quattro parti su libretto di Salvatore Cammarano dal dramma El trovador di Antonio Garcia Gutiérrez
Maestro Concertatore e Direttore: JORDI BERNÀCER
Regia: LOUIS DÉSIRÉ
Scene e costumi: DIEGO MÉNDEZ CASARIEGO
Luci PATRICK MEEUS
Coproduzione Opéra de Saint-Étienne/ Città di Marsiglia – Opera
Personaggi e interpreti
Manrico: SAMUELE SIMONCINI
Leonora: ANNA PIROZZI
Il Conte di Luna: YOUNGJUN PARK
Azucena: DANIELA BARCELLONA
Ferrando: CARLO LEPORE
Ines: ERIKA ZULIKHA BENATO
Ruiz: ANDREA BINETTI
Un messo: ALESSANDRO DI DOMENICO
Un vecchio zingaro: DANIELE CUSARI
Maestro del Coro: PAOLO LONGO
Orchestra, Coro e Tecnici della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste