Domenica, 07 Marzo 2021
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Coco: un altro capolavoro Disney Pixar

#recensione del film Coco, di Lee Unkrich e Adrian Molina
 
"Coco", 19esima fatica della Disney Pixar, è ambientato in Messico, nel periodo festivo del dia de los muertos dove i defunti tornano nel nostro mondo, attraverso delle foto, per consumare cibi e bevande prediletti quando erano in vita e rivedere i propri cari. La storia raccontata è quella di Miguel, un bambino proveniente da una famiglia in cui un evento particolare sconvolge la vita della capostipite a tal punto da bandire la musica dalle proprie vite, costringendo così ogni membro a fabbricare e lustrare scarpe piuttosto che suonare uno strumento.
Ruolo chiave lo gioca Mamà Coco, la bisnonna di Miguel, un personaggio splendido, sia che lo si legga tra le righe sia che lo si veda per chi rappresenta davvero ai fini dell'intero prodotto. Lei ha perso il padre (a tal proposito, i primi minuti di film ci danno degli indizi) ed aspetta il dia de los muertos solo per cercare di rivederlo. 
 
In tutto questo, però, dobbiamo specificare che Miguel è stanco di lustrare scarpe in piazza e vorrebbe inseguire il sogno di diventare come il suo idolo Ernesto de la Cruz, il quale ha come motto: "cogli l'attimo", partecipando ad un talent nella piazza principale della sua città dove, anni prima, il suo stesso idolo iniziò la propria carriera.
 
In seguito ad uno strano incidente occorso proprio nel dia de los muertos, il nostro eroe si ritroverà da vivo nella terra dei morti con due guide: Dante, un simpaticissimo cane iperattivo che lo segue ovunque egli vada e il bizzarro Hector, lo spirito di un ragazzo che non può attraversare il ponte di fiori, che guida le anime verso il nostro mondo, dal momento che nessun membro della sua famiglia vuole appendere la sua foto e che sta per essere dimenticato dai suoi cari. Miguel, inoltre, è braccato dagli spiriti dei suoi antenati, per un particolare motivo e dovrà tentare in ogni modo di ritornare prima dell'alba per permettere ad Hector di attraversare il ponte e di riparare al danno fatto alla propria famiglia in modo da spezzare una maledizione che lo potrebbe bloccare per sempre nell'aldilà...
 
Il film è meraviglioso, potente e delicato al tempo stesso, le musiche di Michael Giacchino, la colonna sonora delle canzoni di Ernesto De la Cruz e la regia maestosa di Unkrich, coadiuvata dalla sceneggiatura di Molina, rendono il film un vero capolavoro e forse il migliore dell'anno. 
 
Se Inside Out ci aveva fatto commuovere e il viaggio di Arlo, seppur provvisto di qualche lieve difetto, aveva toccato delle corde molto profonde, Coco ci ha lasciati sbalorditi.
I personaggi sono tutti adorabili, anche quelli che potrebbero sembrare più assurdi come Abuelita, la nonna di Miguel e figlia di Mamà Coco che alcune volte coglie di sorpresa lo spettatore con degli improvvisi scatti di rabbia. Altro grande punto a favore del film e questo va detto con cognizione di causa è che, trattandosi di un prodotto prettamente natalizio ad opera di Disney Pixar, ha un comparto audiovisivo (ma soprattutto visivo) impressionante.
 
In alcuni punti non siamo riusciti a trattenere una profonda commozione e ciò che rende più particolare questo film è che uno di questi momenti commoventi si è creato nei confronti di una semplice comparsa presente sullo schermo, senza voler esagerare, per poco meno di due minuti. Ci sono varie gag indirizzate ad un pubblico di bambini che, però, vengono tagliate da delle battute molto amare che solo gli adulti possono comprendere a fondo. 
 
I colpi di scena sono gestiti molto bene ed alcuni erano davvero sorprendenti ed inaspettati, altri un po' prevedibili. Il semplice concetto del "cogli l'attimo" diventa uno dei capisaldi dell'intero film, oltre all'importanza della famiglia, la musica e soprattutto, la memoria, il ricordare chi c'è stato e valorizzare chi ancora c'è. 
Una trovata molto interessante, nell'ambito della sceneggiatura che prende spunto ma senza copiare da "Inside Out" e renderà partecipe lo spettatore fino agli ultimi, splendidi, minuti di film, dove una forte tensione cresce nei confronti di due personaggi in particolare, ma non faremo spoiler.
 
Vorremo anche dire che è molto difficile trovare dei punti a sfavore per la pellicola. Se però c'è stato qualcosa di poco convincente, quel qualcosa lo si può riscontrare in alcuni frangenti dell'adattamento del doppiaggio italiano, anche se Mara Maionchi (per quel poco che ha dovuto interpretare) alla voce di Mamà Coco ed Emiliano Coltorti come Hector, regalano soddisfazioni e si sente anche una certa professionalità.
Secondo difetto risiede nel corto prima del film, una sorta di sequel di Frozen il regno di ghiaccio intitolato "le avventure di Olaf", che è anche abbastanza carino, ma per quale motivo farlo durare quasi mezz'ora? 
 
L'ultimo lato negativo di "Coco" sta nel fatto che, a fronte di 109 minuti di pellicola, la parte finale è stata un po' frettolosa ed avremmo gradito un prolungamento della durata per dare tempo ad ogni singola situazione, venutasi a creare tra un minuto e l'altro.
 
Noi del La Platea consideriamo Coco non solo tra i film migliori dell'anno ma anche ai livelli di altri film Pixar come "Inside Out", "Toy Story 3", "Alla ricerca di Nemo" e persino "Alla ricerca di Dory". Avremmo però preferito un po' meno fretta nella parte finale ma, meglio di così, non potevano fare.
 
Voto: 9+
 
 
Nicolò Ferdinandi
30 dicembre 2017

 

Stanza a tre

Vincitore terza edizione concorso #inplatea

10/11 dicembre 2019- teatro Trastevere (Roma)

 

 La Platea, la rivista dedicata al mondo del teatro e dell'arte. Registrata al Tribunale di Roma, n° 262 del 27 novembre 2014
 

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